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Guantanamo
QUEL CARCERE-LAGER SIMBOLO DEGLI SPRECHI
Nei giorni cupi la prigione più famosa del mondo arrivò a ospitare 800 presunti terroristi. Oggi ne restano 181 Presto, però, ci saranno soltanto 48 "elementi pericolosi". E gli Usa spendono ogni anno 180 milioni di dollari.
ANGELO AQUARO
GUANTANAMO BAY - dal nostro inviato
L´ordine con cui Barack Obama prometteva la chiusura di quest´inferno - «Washington, 22 gennaio 2009» - è appeso nella bacheca di Camp IV, tra gli orari delle preghiere e il calendario dei mondiali. Sarà un caso ma è l´unico documento senza traduzione: come si dice in arabo «bugia»?
Quel che resta di Guantanamo, otto anni dopo l´apertura del lager, fa gridare ancora allo scandalo. Nei giorni più cupi il supercarcere più famoso del mondo arrivò a ospitare 800 disgraziati. Una folla di detenuti senza prove che spinse a ingrandire a dismisura il mostro.
Anno 2002: Camp 1, 2 e 3. Anno 2003: Camp 4. Anno 2004: Camp 5. Anno 2006: Camp 6 e 7. Anno 2008, l´ultimo di George W. Bush, Camp Iguana, destinato ai detenuti da rilasciare, e forse proprio per questo con la capacità più limitata: soltanto 20 posti. E adesso? Dei 240 prigionieri «presenti» quando Obama ordinò la chiusura molti sono stati rilasciati. Molti ospitati dai governi alleati. Ne restano 181.
Altri 55 sono stati dichiarati trasferibili: e siamo a 116. Altri 30 aspettano di finire sotto processo militare. Ne restano ancora 86: gli ultimi di Guantanamo. Dieci sono già sotto processo. Cinque sotto la commissione militare a cui l´altro giorno si è arreso Al Qosi, l´autista di Bin Laden. Altri 5 sotto il tribunale civile che dovrà giudicare anche la mente dell´11 settembre Khaled Sheik Mohammed. Poi ce ne sono 48 in quella terra di nessuno che il ministero della Giustizia etichetta così: «Troppo pericolosi da essere rilasciati». Pericolosi: ma senza nessuna prova che permetta di istruire un processo. Restano altri 38 prigionieri non solo senza processo: neppure così pericolosi. E allora perché tenere in piedi per poche decine di fantasmi questa baracca che costa ai contribuenti 180 milioni di dollari all´anno?
La strada per Kittery Beach unisce la «piazza» di Guantanamo Bay (dove trovi Subway e McDonald´s) all´inferno dei campi. Potresti uscire a Windmill Beach: è bellissima. Invece prosegui fino al posto di blocco. Il cartello giallo dice: «Valore della settimana: rispetto!». Se superi un filo spinato alto mezzo metro, un filo spinato alto due metri e mezzo e un filo spinato alto due metri e mezzo, ecco, sei all´ingresso di Camp Delta. Un´altra barriera di filo spinato. Ancora un´altra. Sei dentro. E lì, sulla destra, la prima cosa che appare (prima della bandiera a stelle e strisce che intravedi) è la macchinetta che distribuisce Pepsi Cola.
L´enciclopedia Sunset «Azalee, Rododentro e Camelie» spunta in bella vista nel primo scaffale della biblioteca all´ingresso di Camp 4. Il 4 è il cuore di Camp Delta: quell´agglomerato pensato per ospitare fino a 1212 detenuti. Sette volte l´attuale popolazione. La biblioteca è simbolo e specchio del campo. Funziona così. Al 4 ci mettono quelli che danno meno fastidio. Al 6 quelli cattivi. Al 5 quelli cattivissimi. Al 7 quelli così cattivi - dalla mente dell´11 settembre in giù - che nessuno ti dice neppure quanti e dove sono.
Infatti chiedi: quanti saranno a Camp 4? Dai 50 ai 70. E a Camp 6? Una settantina. E al Camp 5? Una ventina. Se 181 sono in tutto i detenuti, e gli altri campi sono praticamente vuoti, vuol dire che i compagni di Sheik Mohammed nel fatidico 7 sono meno di venti. Mrs. Rosario è la bibliotecaria meno indaffarata del mondo. Dice che sì, in effetti qualcuno ha chiesto Twilight, il bestseller sui vampiri. Ma chi ci crede? I 910 magazine di cui favoleggiano le statistiche sono archeologia: l´unico in mostra è un Paris Match del maggio 2009 che in copertina fa svettare Nicolas Sarkozy. Le foto della First lady Carla Bruni sono state scarabocchiate: già così sexy in Occidente figuriamoci agli occhi di questi fanatici. In compenso ecco le versioni in arabo di Superman, Asterix e TinTin: anche queste quasi intonse.
Però il 4 è davvero il migliore dei mondi (qui) possibili. I prigionieri si muovono in libertà nel cortile guardato da quattro torrette e protetto da due doppi giri di filo spinato. Le celle sono aperte tutto il giorno tranne da mezzanotte alle quattro del mattino. I detenuti fanno il bucato come nel cortile di casa. C´è pure l´aria condizionata. Insomma dimenticate il Camp X-Ray dei tempi dell´orrore: dimenticate i prigionieri in catene vestiti di arancione. Gli unici «X-Ray» rimasti a Guantamano sono quelli della radiologia del centro medico. Il Senior Medical Officer ti spiega come ormai risolvano anche il dramma sciopero della fame: basta un tubicino «grande come uno spaghetto» che fa ingollare le lattine di Ensure multigusto. Il problema che in questi giorni attanaglia i medici è un altro: «Col boom dei mondiali tutti a giocare a calcio: e mezza prigione in infermeria».
Il carcere vero è quello dei campi 6 e 5. Altro che l´aria aperta di Camp 4: questo è un incubo di cemento senza scampo. Per carità: ci sono due sale tv. Ma spiare, non visti, i prigionieri dietro al vetro - che per loro è uno specchio - è il Grande Fratello più sadico che c´è. Ecco, questa è una classe di attività ricreativa. Lezione di «Life Skills»: impara a vivere. Cinque file di banchi di acciaio. Cinque studenti. Le caviglie inchiodate dalle catene al pavimento. Barbe lunghe. La vita qui scorre così. Però almeno al campo 6 hai diritto a sei ore fuori per giocare a calcio a pallacanestro: a Camp 5 neppure quello. Soltanto due. Ti spiegano anche che qui, è vero, stanno i più cattivi. Ma che tanti scelgono di soggiornarci «per scelta». Spirito di sacrifico, si sa, fa rima con martirio. E con leadership. A scanso di equivoci il campo non si visita: troppo hard.
Eppure il colonnello Andrew McManus, che di questo inferno in terra è il numero due, ha ancora la forza di sorridere. Dice che a conti fatti con Barack le cose sono comunque migliorate. Dice che i detenuti ora «almeno hanno una speranza»: che è puro slang obamiano. Sarà. L´altro giorno sei poveracci hanno preferito restare qui piuttosto che essere rimpatriati in Algeria: «Lì ci torturano davvero». Guantanamo otto anni dopo è una contraddizione che nessuna promessa (o bugia) è riuscita ancora a sciogliere.
LA REPUBBLICA 12 LUGLIO 2010
 

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