Giorgio Bongiovanni - La storia - La biografia


MESSAGGI


 

DAL CIELO ALLA TERRA

GIORDANO BRUNO. MUTAZIONE E REINCARNAZIONE

I MUTANTI SONO ESSERI DI LUCE AL SERVIZIO DEL CRISTO E DELL'INTELLIGENZA COSMICA. LO SPIRITO, SCINTILLA DI DIO, NON HA TEMPO, È INFINITO.
GIORDANO BRUNO NON È  MAI  MORTO PERCHÈ LA SUA PATRIA È L'ETERNITÀ.
I CARNEFICI BRUCIARONO IL CORPO MA EGLI È RINATO NEL TEMPO E NEL MONDO PER ESSERE UNO DEI PRECURSORI DELLA VENUTA DI CRISTO, PER ESSERE IL TESTIMONE DELLA NUOVA FILOSOFIA E DEL RERUM DIVINARUM SCIENTIA NOVA (LA NUOVA TEOLOGIA).
GIORDANO BRUNO POSSEDEVA  E POSSIEDE LA SAPIENZA E LA SAGGEZZA DI GIOVANNI L'APOSTOLO IL QUALE INSIEME AL BATTISTA RAPPRESENTANO COLORO CHE ANNUNCIANO L'APOCALISSE, IL RINNOVAMENTO ED UN NUOVO RINASCIMENTO CHE PROIETTERÀ L'UMANITÀ VERSO UNA NUOVA ERA DI PACE, GIUSTIZIA E AMORE. VERSO L'INSTAURAZIONE DI UNA SUPERCIVILTÀ CHE AVRÀ IL DIRITTO DI ENTRARE A FAR PARTE DELLA GRANDE FAMIGLIA COSMICA.
PACE!                       
DAL CIELO ALLA TERRA
 

SANT’ELPIDIO A MARE (ITALIA)
30 LUGLIO 2009, ORE 16:41
Giorgio Bongiovanni
Stigmatizzato

*POEMA DE GIORDANO BRUNO A SUS VERDUGOS
 
Decid, ¿Cuál es mi crimen? ¿Lo sospecháis siquiera?
Y me acusáis, ¡sabiendo que nunca delinquí!
Quemadme, que mañana, donde encendáis la hoguera,
Levantará la historia una estatua para mí.
Yo sé que me condena vuestra demencia suma,
¿Por qué?...Porque las luces busqué de la verdad,
No en vuestra falsa ciencia que el pensamiento abruma
Con dogmas y con mitos robados a otra edad,
Sino en el libro eterno del Universo mundo,
que encierra entre sus folios de inmensa duración;
los gérmenes benditos de un porvenir fecundo,
basado en la justicia, fundado en la razón.
Y bien, sabéis que el hombre, si busca en su conciencia,
la causa de las causas, el último por qué
ha de trocar muy pronto, la Biblia por la ciencia,
los templos por la escuela, la razón por la fe.
Yo sé que esto os asusta, como os asusta todo
todo lo grande, y quisierais poderme desmentir.
Más aún, vuestras conciencias, hundidas en el lodo
de un servilismo que hace de lástima gemir...
Aún allá, en el fondo, bien saben que la idea,
es intangible, eterna, divina, inmaterial...
Que no es ella el Dios y la religión vuestra
Sino la que forma con sus cambios, la historia universal.
Que es ella la que saca la vida del osario
la que convierte al hombre, de polvo, en creador,
la que escribió con sangre la escena del calvario,
después de haber escrito con luz, la de Tabor.
Más sois siempre los mismos, los viejos fariseos,
Los que oran y se postran donde los puedan ver,
fingiendo fe, sois falsos llamando a Dios, ateos
¡chacales que un cadáver buscáis para roer!...
¿Cuál es vuestra doctrina? Tejido de patrañas,
vuestra ortodoxia, embuste; vuestro patriarca, un rey;
leyenda vuestra historia, fantástica y extraña.
Vuestra razón la fuerza; y el oro vuestra ley.
Tenéis todos los vicios que antaño los gentiles
Tenéis la bacanales, su pérfida maldad;
como ellos sois farsantes, hipócritas y viles
Queréis, como quisieron, matar a la verdad;
Más... ¡Vano vuestro empeño!...Si en esto vence alguno;
soy yo porque la historia dirá en lo porvenir;
"Respeto a los que mueren como muriera Bruno"
Y en cambio vuestros nombres... ¿Quién los podrá decir?

¡Ah!...Prefiero mil veces mi muerte a vuestra suerte;
Morir como yo muero... no es una muerte ¡no!
Morir así es la vida; vuestro vivir, la muerte
Por eso habrá quien triunfe, y no es Roma ¡Soy Yo!
Decid a vuestro Papa, vuestro señor y dueño,
Decidle que a la muerte me entrego como un sueño,
porque es la muerte un sueño, que nos conduce a Dios...
Más no a ese Dios siniestro, con vicios y pasiones
que al hombre da la vida y al par su maldición,
Sino a ese Dios-Idea, que en mil evoluciones
da a la materia forma, y vida a la creación.
No al Dios de las batallas, sí al Dios del pensamiento,
al Dios de la conciencia, al Dios que vive en mí,
Al Dios que anima el fuego, la luz, la tierra, el viento,
Al Dios de las bondades, no al Dios de ira sin fin.
Decidle que diez años, con fiebre, con delirio,
Con hambre, no pudieron mi voluntad quebrar,
Que niegue Pedro al Maestro Jesús, que a mí ante el martirio,
de la verdad que sepa, no me haréis apostatar.
¡Más basta!... ¡Yo os aguardo! Dad fin a vuestra obra,
¡Cobardes! ¿Qué os detiene?... ¿Teméis al porvenir?
¡Ah!...Tembláis...Es porque os falta la fe que a mí me sobra...
Miradme...Yo no tiemblo... ¡Y soy quien va a morir!...

"Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548. Durante i tredici anni passati nel convento di San Domenico a Napoli, maturò ed esplose la sua crisi religiosa, che doveva già essere in atto quando, nel 1572, ricevette l'ordine.  Non ebbe mai in quel periodo parole di sostegno per i protestanti, ma andò esternando ai novizi molti dubbi Sui dogmi fondamentali della Chiesa, né volle nella sua cella altra immagine che un crocifisso. Quando fu iniziato contro di lui un procedimento per eresia, il Bruno si rifugiò a Roma, nel 1576, nel convento della Minerva, e il Generale dell'Ordine gli mosse accusa per 130 proposizioni eretiche. Ormai soltanto la fuga poteva salvarlo: andò a Genova, ma dopo tre giorni passò a Noli, dove insegnò grammatica ed astronomia. Poi passò a Venezia e di lì a Ginevra, dove depose l'abito ecclesiastico e sferrò violenti attacchi contro la Chiesa dei dogmi e della corruzione.  Egli confidava che avrebbe trovato a Ginevra un ambiente accogliente; messosi in contatto con numerosi calvinisti italiani, trascinò faticosamente innanzi la sua vita correggendo bozze di stampe, sperimentando un'esistenza amara e scoraggiante. Si trasferì in Francia. A Tolosa studiò filosofia, ottenendo anche una cattedra presso quella università, da cui si allontanò dopo due anni, per recarsi a Parigi. Qui egli pubblicò il primo scritto filosofico «De umbris idearum», dedicandolo a Enrico III.  Ne ricevette una cattedra, che tenne per pochissimo tempo. Dal 1583, per quasi tre anni, si trasferì a Londra, dove trascorse il più sereno periodo di tutta la sua breve e tragica vita: tenne alcune esemplari conferenze e probabilmente ebbe cattedra ad Oxford. Pubblicò i «Dialoghi italiani» ed iniziò la stesura del poema latino «De immenso», ma le sue lezioni sull'immortalità dell'anima e sul sistema copernicano furono proibite. Ne seguirono altre opere: «arbor philosophorum», «Figuratio Aristotelici phisici auditus”, «De Monade, Numero et Figura», il «De triplici minimo et mensura» e il «De innumerabilibus, immenso et infigurabili» tra altre dopo aver dato alle stampe il «De lampade combinatoria Lulliana» e centosessanta tesi contro i matematici e filosofi del tempo. Dopo la sua partenza da Francoforte, si lamenta la mancanza di notizie attendibili e si perdono alquanto di vista i casi tumultuosi della vita del Bruno. La prima città in cui egli ritornò fu Padova, il cui clero perseguitò alacremente il Bruno, che andò a Venezia, dietro invito del nobile Giovanni Mocenigo, perché gli insegnasse la mnemonica e la geometria.  Purtroppo si trattò di una tappa particolarmente drammatica della sua vita tragica e inquieta. Denunciato al Sant'Uffizio dallo stesso Mocenigo, gli furono imputate numerose eresie: che il pane non si converte nel corpo di Cristo, che non c'è distinzione in Dio di persone, che il mondo è eterno, che vi sono infiniti mondi e tanti altri concetti, in verità degni di approfondimento e di analisi, non certo di indiscriminata e faziosa condanna. Dopo tristi e vergognose vicende processuali, fu pronunciata da Venezia la sentenza di estradizione, in virtù della quale il Bruno fu consegnato nelle mani del Tribunale ecclesiastico di Roma, vale a dire del suo carnefice.  Il penoso viaggio avvenne via mare, nel 1593. Ouando poi il Filosofo, tradotto inopinatamente a Roma, si trovò di fronte all'inflessibile volontà dei giudici di distruggere in lui quanto di più caro alitava nella sua mente ardita e solenne, impegnò la sua tenace volontà nella difesa appassionata e coerente delle sue altissime idee contro l'oscurantismo della Chiesa. La sentenza di condanna a morte fu pronunziata l'8 febbraio del 1600.  Secondo la prassi doveva essere eseguita entro il termine di ventiquatt'ore; ma essa venne ritardata fino al 17 febbraio, nell'estremo tentativo di far recedere il Bruno.  Ma tutto fu inutile: il suo coraggio fu così perseverante e ostinato, la sua coerenza morale tanto ferrea, che dai ministri di giustizia fu condotto in Campo de' Fiori.  E quivi, spogliato nudo e legato a un palo, fu bruciato vivo e le sue ceneri si sparsero nell'aria e furono rapite dal vento. Con la morte del suo corpo, non poteva morire il suo pensiero, il quale certamente era diffuso negli ambienti dell'alta cultura europea."   
(Tratto da "L'universo cosmico bruniano alla luce della filosofia contemporanea" Luigi Simonetti - Ed. Scala, Nola 1985).

*Nota: Abbiamo preferito non tradurre il poema di Giordano Bruno che abbiamo trovato in un archivio spagnolo per non intaccare l’originalità dei versi.

 

torna su



 

HO SCRITTO IL 30 LUGLIO 2009:

UN’ALTRA MARTIRE DELLA GIUSTIZIA FALCIATA DAGLI ASSASSINI DELLA VITA.
I POTENTI DELLA RUSSIA, PUTIN IN TESTA, DOVREBBERO RISPONDERE.
I GRANDI POTENTI DELLA MAFIA RUSSA SI NASCONDONO COME CODARDI E VIGLIACCHI. MA VERRÀ IL TEMPO CHE LA GIUSTIZIA FARÀ LUCE SUGLI AGNELLI CHE SONO STATI SACRIFICATI.
SI! IL TEMPO VIENE.

                                                                                                                                               GIORGIO BONGIOVANNI
                                                                                                                                                      STIGMATIZZATO

SANT’ELPIDIO A MARE (ITALIA)
30 LUGLIO 2009

 

RUSSIA: NATALYA ESTEMIROVA DIRIGEVA UN' ORGANIZZAZIONE UMANITARIA E DENUNCIAVA GLI ABUSI DEL POTERE IN CECENIA

Assassinata l' erede della Politkovskaya
Rapita a Grozny davanti ai vicini di casa. L' indignazione di Medvedev Nuova linea Il presidente russo sollecita le indagini e riconosce che l' omicidio può essere legato all' attività della vittima in favore dei diritti umani
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - Ancora una esecuzione e ancora una volta una persona che tentava di far rispettare i diritti umani in Cecenia e che denunciava i misfatti delle squadracce legate al potere. Solo che ieri, per la prima volta, dal Cremlino è arrivata «l' indignazione» del presidente Dmitrij Medvedev per il delitto e, soprattutto, una dichiarazione della sua portavoce Natalya Timakova che ha sorpreso tutti gli osservatori: «Sfortunatamente sembra che questo omicidio premeditato possa essere collegato alle attività in favore dei diritti umani» della vittima. Per capirci, siamo ad anni luce di distanza da quando l' allora presidente Vladimir Putin sostenne che l' influenza sulla vita politica russa della giornalista Anna Politkovskaya, appena freddata sotto casa, era «minima».
Ma veniamo all' «esecuzione» di Natalya Estemirova, che da anni tentava di difendere i deboli in Cecenia e nelle vicine repubbliche islamiche del Caucaso settentrionale. Ieri mattina, mentre usciva di casa a Grozny per recarsi a un appuntamento, la donna è stata caricata a forza su una vettura bianca e trascinata via sotto gli occhi dei vicini. Nel pomeriggio il suo cadavere è stato ritrovato al bordo di una strada di grande traffico nella vicina repubblica di Inguscezia. Natalya era stata uccisa già in mattinata con numerosi colpi di arma da fuoco al torace e alla testa.
Da sempre la cinquantenne Natalya faceva cose che non piacevano alle autorità. Durante il conflitto tra ingusci e osseti del nord nel 1992 aveva aiutato i rifugiati a mettersi al sicuro ed era riuscita ad ottenere il rilascio di numerosi ostaggi. Ai tempi della prima guerra cecena, dopo il 1994, «Natasha aveva raccolto tantissime testimonianze di civili torturati dalle forze russe», ha raccontato Tatyana Lokshina, dell' associazione Human Rights Watch.
Poi la Estemirova aveva collaborato con Anna Politkovskaya, di cui era diventata carissima amica. Fino al 2006, quando Anna fu ammazzata sotto casa. La donna aveva continuato da sola, collaborando anche con l' associazione Memorial. Nella sua borsetta sono stati trovati lasciapassare per i centri di detenzione speciali gestiti dalle forze di sicurezza cecene. «Non c'è dubbio che Natalya è stata uccisa per la sua attività», ha dichiarato l' ex dissidente ed esponente di punta del movimento per i diritti civili Lev Ponomaryov, aggredito e picchiato recentemente.
Nella Cecenia «pacificata» gli uomini del presidente Ramzan Kadyrov fanno il bello e il cattivo tempo e i rapimenti continuano, anche se in misura ridotta. Secondo i suoi colleghi, la Estemirova si stava occupando in questi giorni di un caso recente, quello di una giovane di vent' anni, Madina Yunusova, morta il 5 luglio scorso. Il marito della giovane era stato ucciso tre giorni prima in una operazione speciale ed etichettato come terrorista. La giovane era stata vista in ospedale da alcuni conoscenti, ma poi il suo cadavere era stato portato a casa dai militari avvolto in un telo.
In tutti i casi recenti dal Cremlino non erano mai giunte dichiarazioni immediate e, soprattutto del tenore di quelle rilasciate ieri da Medvedev. Il presidente ha espresso la sua indignazione e ha invitato il capo dell' ufficio investigativo della procura a compiere ogni passo per indagare l' omicidio. Medvedev ha anche espresso le sue condoglianze alla famiglia e agli amici di Natalya. Dopo gli incontri con esponenti del movimento per i diritti civili e l' intervista al giornale per il quale lavorava la Politkovskaya, un altro piccolo passo su una strada diversa da quella tracciata da Putin.

Dragosei Fabrizio
(16 luglio 2009) - Corriere della Sera    

 

torna su



 

LA LOTTA CONTRO LA MAFIA!


LA LOTTA CONTRO UNA DELLE TESTE DEL MOSTRO, DELL'IDRA, DELL'ANTICRISTO!
NON UNA DIVAGAZIONE, UNA DISTRAZIONE, UN ALLONTANAMENTO DALLA NOSTRA MISSIONE. NON È UNA TENTAZIONE.
LA LOTTA CONTRO LA MAFIA, LA RESISTENZA CONTRO I TIRANNI, I MALFATTORI, I GUERRAFONDAI, GLI SPECULATORI CHE VIVONO SULLA PELLE UMANA È UN MANDATO CHE ABBIAMO RICEVUTO DAL CIELO, DALLA VERGINE SANTISSIMA E DAL SUO SANTO FIGLIO IL CRISTO.
LA NOSTRA FEDE CI IMPONE DI AGIRE E DI ESSERE COSÌ COME SIAMO: ASSETATI DI GIUSTIZIA.
ABBIAMO VESTITO L'ABITO FRESCO E TRASPARENTE DEL GIORNALISMO INDIPENDENTE PER FAR SÌ CHE LE ANIME DELLA GENTE CHE CERCA LA VERITÀ NON VENGANO INQUINATE DAL PARTITISMO O DA UNA QUALSIASI CORRENTE RELIGIOSA, POLITICA, ECONOMICA E MILITARE. SIAMO SOLIDALI E APPOGGIAMO I GIUSTI, GLI EREDI DEI MARTIRI DELLA VERITÀ CHE HANNO DATO LA LORO VITA PER LA GIUSTA CAUSA.
LA LOTTA CONTRO LA MAFIA, VI ABBIAMO DETTO E RIPETUTO PIÙ VOLTE, È PARTE FONDAMENTALE DEL TRIPODE SUL QUALE POGGIA L'ESPERIENZA SPIRITUALE, MISTICA E MESSIANICA CHE MI HA FOLGORATO NEL LONTANO 2 SETTEMBRE 1989.
GLI AMICI E FRATELLI CHE ACCOMPAGNANO L'UMANO CAMMINO DELLO SCRIVENTE, SONO I PURI, I GIUSTI, GLI ASSETATI DI GIUSTIZIA E GLI AFFAMATI D'AMORE.
LORENZO BALDO È UNO DI QUESTI.
LEGGETE ATTENTAMENTE LA SUA CRONACA DALLA TRINCEA DI PALERMO.

                                                                                                                                  DAL CIELO ALLA TERRA

S.Elpidio a Mare, 25 luglio 2009
Giorgio Bongiovanni
Stigmatizzato

 

RESISTENZA E VERITÀ
La lunga marcia di Salvatore Borsellino

Palermo, città che ti penetra dentro scuotendoti fino alle tue radici per metterti alla prova.
Città di sangue, di martiri, di macellai pronti a uccidere chiunque ostacoli il passo di Cosa Nostra. Città di insospettabili colletti bianchi che si incontrano con quegli stessi macellai e che insieme a loro decidono la vita e la morte rimanendo impuniti nell'ombra.
Palermo, città della lotta, della resistenza e del riscatto.
Gli occhi chiari di Salvatore Borsellino scrutano il cielo, dietro di lui un fiume di persone con le agende rosse in mano lo segue sulla strada che sale verso il Castello Utveggio. Il suo grido “Resistenza!” echeggia sul Monte Pellegrino lungo i 5 km del percorso. L'immagine resta scolpita nella mente e nel cuore in questo 17° anniversario della strage di via D'Amelio.
Rivedo le immagini dei telegiornali di quel 19 luglio 1992 che mostravano una via di Palermo sfregiata come Baghdad dopo un attacco kamikaze, pezzi di cadaveri sparsi sul suolo coperti pietosamente da lenzuoli insanguinati.
Quel 19 luglio, alle ore 16.58, un'autobomba aveva fatto saltare in aria il giudice Paolo Borsellino e i suoi 5 agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
17 anni dopo è Salvatore, il fratello di Paolo, a calpestare quel luogo profanato dall'orrore, con tutta la sua rabbia e la sua sete di giustizia.
Lo osservo e lo rivedo come nel replay di un film dove il finale è già noto. E come dentro un film ecco che compaiono gli interpreti principali e le comparse.
Ma è dall'inizio che questa storia va raccontata.
Nei giorni che precedono l'arrivo di Giorgio a Palermo è un susseguirsi di impegni. Incontri in procura, contatti con il comitato di Salvatore Borsellino principale organizzatore degli eventi di quest'anno e soprattutto contatti con la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo che ci ha concesso l'utilizzo dell'atrio per la conferenza che, come ogni anno, organizziamo in memoria di Paolo Borsellino.
Giornate intense, segnate da un caldo africano, a tratti interrotto da rapidi acquazzoni.
Una parte della redazione di ANTIMAFIADuemila mi raggiunge a Palermo mercoledì 15 luglio. Insieme ad Anna, Francesco, Maria, Emanuele e Silvia si prosegue senza sosta il lavoro organizzativo.
Due giorni dopo Giorgio arriva a Palermo insieme a Sonia, Giovanni, Mara, Elisabetta e Davide, con loro c'è anche il resto della redazione di ANTIMAFIADuemila e una parte dell'associazione Falcone e Borsellino: Marco, Aaron, Monica, Dora, Samuele, Roberto Senigagliesi, Fabio Maggiore, Federica, Daniele e Lara insieme a Vanessa e Georgina De Huertos e ad Antonella Morelli che si è aggregata da Bari. Nell'arco della serata ci raggiunge Oscar Torres, figlio di Leoncio, venuto appositamente dalla Spagna per vivere con noi queste giornate.
Giorgio è segnato dalla stanchezza, due giorni prima è rientrato dal Sudamerica, la sofferenza è evidente, ma la luce che emana va oltre ogni umana condizione.
Ceniamo sulla terrazza della casa di Giovanni e Meri, nostri cari amici e fratelli di Palermo, l'aria è abbastanza fresca. Mille pensieri affollano la testa di ognuno di noi.
Fin dall'inizio sapevamo che l'anniversario della strage di via D'Amelio di quest'anno sarebbe stato molto particolare. E ora siamo lì pronti a viverlo.
Giorgio è molto concentrato, mentre parla misura accuratamente le parole nella speranza che i nostri spiriti acquisiscano sempre di più quella consapevolezza necessaria per rafforzare la nostra fede ed affrontare ogni difficoltà. Dopo aver definito alcuni dettagli organizzativi ci salutiamo dandoci appuntamento all'indomani.

Sabato 18 luglio 2009
La giornata operativa inizia alle 8,30 del mattino quando Monica, Samuele, Vanesa ed io arriviamo in via D'Amelio. Abbiamo appuntamento con Antonio, il cameraman ingaggiato a Palermo per le riprese video del documentario legato ad ANTIMAFIADuemila progettato dal nostro fratello uruguayano Georges Almendras. Una brutta polmonite ha bloccato Almendras in Uruguay, ma la realizzazione di questo documentario prosegue ugualmente. Dopo qualche minuto ci raggiunge Salvatore Borsellino. Ci abbracciamo felici di rivederci.
Il giorno prima, alle 3 del pomeriggio, sotto un sole cocente, lo stesso Salvatore aveva già fatto le prove della marcia di 5 km da via d'Amelio a Castello Utveggio per testarne la tempistica. La stanchezza alle gambe non intacca minimamente lo spirito indomito di questo guerriero.
La marcia delle agende rosse organizzata da Salvatore per quello stesso pomeriggio rappresenta un punto cardine di questo anniversario. Castello Utveggio domina Palermo dal Monte Pellegrino ad un'altezza di 346 mt sul livello del mare.
Alcune indagini legate alla strage di via D'Amelio ipotizzano che il pulsante del telecomando che ha fatto esplodere la bomba possa essere stato premuto proprio da quel castello all'interno del quale c'era una sede distaccata dei servizi segreti civili. Da quell'osservatorio la visuale su via D'Amelio è perfetta e chiunque avesse premuto il telecomando non avrebbe rischiato di subire l'onda d'urto della bomba.
Attualmente nel castello vi è la sede del CERISDI, una scuola manageriale presieduta dal prof. Adelfio Elio Cardinale, marito dell'ex magistrato Anna Maria Palma, Pubblico Ministero nei primi processi per la strage di via D'Amelio.
L'agenda rossa rappresenta invece quell'agenda di colore rosso di Paolo Borsellino misteriosamente scomparsa dalla borsa del magistrato poco dopo lo scoppio della bomba. In quell'agenda il giudice Borsellino scriveva i suoi appunti più riservati, soprattutto dopo la strage di Capaci nella quale erano morti il suo amico e fratello Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i 3 agenti di scorta.
In quelle pagine molti magistrati e investigatori ritengono che vi potessero essere elementi importantissimi su quella famigerata “trattativa” tra mafia e Stato, messa in atto per far cessare le bombe (di cui parlano anche alcune sentenze per le stragi del '92 e del '93), nei confronti della quale Paolo Borsellino si sarebbe messo di ostacolo e che di fatto ne avrebbe decretato la condanna a morte.
Salvatore Borsellino è consapevole del significato simbolico di una marcia da via D'Amelio fino al Castello Utveggio con centinaia di persone che con il braccio alzato mostrano un'agenda rossa. E' come se un intero popolo chiedesse di sapere che fine ha fatto l'agenda rossa di Paolo Borsellino.
Una vera e propria richiesta di verità.
Soprattutto ora che le indagini sul carabiniere Giovanni Arcangioli ripreso dalle telecamere in via D'Amelio mentre si allontana dalle macchine in fiamme con in mano la valigetta di Paolo Borsellino sono state chiuse da una vergognosa sentenza di proscioglimento emessa lo scorso mese di febbraio dalla Corte di Cassazione. Ed è nei confronti di questo muro di gomma che Salvatore si scaglia con tutte le sue forze.
Il cielo su via D'Amelio diventa sempre più cupo. Nubi dense si gonfiano rapidamente rendendo l'atmosfera del momento ulteriormente surreale. Un vento insidioso ci impedisce di realizzare l'intervista davanti all'ulivo piantato esattamente dove 17 anni fa c'era il cratere lasciato dalla bomba. Cerchiamo un posto un po' più riparato mentre alcune gocce di pioggia si intercalano a sprazzi di sole. Alla fine ci sistemiamo dietro l'angolo di via D'Amelio.
Monica comincia a leggere le domande e Salvatore risponde senza risparmiarsi ripercorrendo 17 anni di vita. Anni di dolore, di impotenza, di annichilimento, fino ad arrivare a quella rabbia e a quella sete di giustizia che anima ogni sua azione. Salvatore ringrazia con forza Giorgio per il suo lavoro e per aver saputo creare una “comunità di guerrieri”, ed è alla domanda sulla fede che comincia a emozionarsi particolarmente: “Io conoscevo Paolo da ragazzo – spiega Salvatore mentre la sua voce si incrina –  noi avevamo avuto un'educazione cattolica, però eravamo piuttosto <<tiepidi>> dal punto di vista della fede come purtroppo tanti italiani. Quello di cui io mi accorsi nei 3 giorni che trascorsi sulla bara di Paolo dopo il suo assassinio... e me ne accorsi dai discorsi della gente, dai suoi amici che con me venivano a parlare di Paolo, era che Paolo aveva avuto un'evoluzione incredibile nel corso degli anni in cui eravamo stati lontani”.
“Paolo, forse per la vicinanza della morte che era sempre accanto a lui, aveva acquistato una fede incredibile, una fede così forte che io, addirittura attraverso Paolo già morto, attraverso l'amore delle persone che venivano a parlarmi di lui e che mi parlavano di questa sua fede di questo suo amore, ebbi qualcosa di cui oggi trovo addirittura delle difficoltà a parlare... io ebbi quasi  un'illuminazione... riuscii a capire quello che veramente può essere Dio... cioè come Dio sia l'amore universale che è dentro ciascuno di noi, che però ha una sua vita diversa da quella che è la nostra vita... una vita che è all'interno di tutti noi, una vita distinta da noi...”.
“Questa fede che sono riuscito ad avere in quei giorni oggi non ce l'ho più come allora e ce l'ho come il ricordo di qualcosa che sono riuscito a vedere... che oggi non vedo più... mi trovo oggi nella condizione di chi ha visto il sole e poi è diventato cieco... ha visto le stelle e poi è diventato cieco... e questa cosa deve raccontarla ad un'altra persona... e quindi non riesco a parlarne...”. “Capisco che questo è il motivo per cui Giorgio, che ha avuto un'esperienza mistica... di questa esperienza non mi ha ancora parlato... mi ha detto che un giorno me ne parlerà, però siccome è una persona che riesce a separare in maniera eccezionale quella che è la sua esperienza mistica, quella che probabilmente gli dà la forza, da quello che è il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata... non ha voluto o non ha saputo ancora parlarmene... e io posso capirlo perché io stesso di queste cose non riesco a parlarne...”.
A quel punto l'emozione ha il sopravvento e con le lacrime che gli rigano il volto Salvatore termina quel grido liberatorio che sempre più assomiglia  ad una  preghiera.
Lo abbracciamo cercando di calmare la foga del suo spirito, ma è come cercare di trattenere il corso di un fiume che sta per esplodere in una cascata. Dopo essersi ripreso continua il suo lavoro rispondendo alle telefonate dei suoi ragazzi che reclamano una sua direttiva o un suo parere. Ci salutiamo dandoci appuntamento nel pomeriggio per la marcia.
Ci mettiamo in macchina verso la casa di Letizia Battaglia. Letizia è una fotografa tra le più famose e premiate al mondo. Ma è innanzitutto una nostra amica. Da quando esiste ANTIMAFIADuemila ci ha aiutato regalandoci le sue preziosissime fotografie di mafia, ci ha ospitati a casa sua in questi 9 anni e soprattutto ci ha donato il suo amore e la sua voglia di lottare.
Letizia ha vissuto gli anni della “mattanza” di Palermo. Quasi un ventennio, tra gli anni '70 e i primi anni '90 con decine di morti ogni giorno per le strade della città. Lei era lì, con la sua macchina fotografica, unica donna tra i tanti fotografi uomini che sgomitavano per scattare le foto. Dopo la strage di via D'Amelio Letizia ha deciso di non fotografare più. Tanto era l'orrore che avevano visto i suoi occhi in tutti quegli anni.
Arriviamo nel suo appartamento al penultimo piano di un palazzo liberty. Letizia ci accoglie con tanto affetto e ci chiede subito di capire il taglio che avrà questo documentario. Sistemiamo le luci mentre lei si accende un'ennesima sigaretta. Ad ogni domanda che le si pone Letizia si concentra, è come se stesse rivivendo il lungometraggio della sua vita.
Soffre ripensando ai martiri che ha visto cadere nella guerra contro la mafia. E' un dolore fisico che attraversa il suo essere. Socchiude gli occhi e fa un cenno con la mano di interrompere le domande. Silenzio. Poi riprende alzando la voce quando parla dei politici collusi: Andreotti, Dell'Utri, Cuffaro, Berlusconi. E' tanta la sua rabbia quando riflette sulla decadenza e sull'imbarbarimento del popolo italiano. “Io non sono pessimista... io sono disperata!” grida Letizia mentre guarda fisso negli occhi Monica.
Da una parte assistiamo a tutta la disillusione di una donna che alla soglia dei 75 anni ha visto crollare le ideologie e le speranze nelle quali credeva. Dall'altra però veniamo investiti dall'ultimo sospiro di chi non vuole gettare la spugna e si impone di cercare comunque una forma di resistenza. Resistenza... Questa parola continua a martellare in testa anche dopo che ci abbracciamo con Letizia.
In un attimo arrivano le 3 del pomeriggio e già siamo di ritorno in via D'Amelio. Lentamente la strada si riempie di persone. Uomini, donne, ragazzi, bambini, intere famiglie venute da tutta Italia in risposta alla chiamata di Salvatore Borsellino. Tra questi anche il gruppo dei nostri fratelli di Pordenone, capitanati da Domenico e Carla, giunti qualche ora prima insieme ad una parte del gruppo di Bari tra i quali Licia, Kavus e Annamaria. C'è anche il gruppo di Catania con Saro, Enzo, Angelo, Valeria, Grey, Giusy e tutti gli altri insieme ad Annamaria da Varese ed una parte del gruppo di Palermo: Giovanni,  Sergio, Giuseppe e Casimiro.
Centinaia di agende rosse si ergono verso il cielo. Giorgio abbraccia forte Salvatore quasi a infondergli ulteriore forza.  Il corteo è pronto per partire. Salvatore in testa grida: “Resistenzaaa!!”. Da lontano il castello Utveggio sembra quasi temere l'arrivo dei partecipanti. La polizia controlla a distanza tutta la situazione. Durante il tragitto il grido più frequente che si alza di bocca in bocca è quello di: “Paolo vive!”. Ma c'è anche il coro di: “Fuori la mafia dallo Stato” che non accenna a smettere.
Dopo circa un'ora si arriva davanti a questo castello terminato nel 1933 e intitolato in onore del cavaliere Michele Utveggio. Il colpo d'occhio è notevole, centinaia di manifestanti si apprestano ad un assalto pacifico a quella che a tutti gli effetti può essere definita come una fortezza inespugnabile.
Sul piazzale davanti al castello Salvatore torna a parlare al megafono. Chiede di poter accedere all'osservatorio situato dall'altro lato da cui si vede perfettamente via D'Amelio. I responsabili del castello acconsentono che solamente una trentina di persone munite di telecamera accedano all'osservatorio. Antonio, il nostro cameraman, è uno di questi.
Alcuni minuti dopo Salvatore invita tutti a scendere verso via D'Amelio. Con passo accelerato Salvatore avanza senza guardarsi indietro e in poco più di mezzora siamo arrivati all'ingresso del cammino. Ci salutiamo e andiamo a preparaci per la nostra conferenza.
Un'ora prima dell'orario di inizio previsto l'atrio della facoltà di Giurisprudenza si riempie velocemente. Sono oltre 700 le persone che attendono l'apertura del convegno “I mandanti impuniti – Il tempo della verità sulle stragi di Stato”.
Nel frattempo intervistiamo Vincenzo Agostino, il padre dell'agente di polizia Antonino Agostino, ucciso insieme a sua moglie Ida Castellucci, in stato di gravidanza, il 5 agosto del 1989. Vincenzo Agostino è un uomo imponente, dallo sguardo fiero, che ha deciso di non tagliarsi più la barba fino a quando non saprà la verità sull'omicidio del figlio e della nuora e fino a quando non avrà giustizia. La sofferenza e la rabbia di quest'uomo si stagliano nell'aria, in ogni parola che pronuncia.
E' il dolore di un padre a cui viene ucciso un figlio. Un dolore per cui non esiste rassegnazione. Giorgio lo abbraccia e gli promette che avrà giustizia e che quella lunga barba verrà tagliata.
Seduto in prima fila c'è Antonino Di Matteo, il magistrato che negli anni '90 è stato Pubblico Ministero in alcuni processi per la strage di via D'Amelio e che ora, insieme al giudice Antonio Ingroia, conduce le indagini delicatissime sui mandanti esterni delle stragi di Falcone e Borsellino. Il Preside della facoltà di Giurisprudenza, Giuseppe Verde, introduce la serata. Anna Petrozzi, caporedattrice di ANTIMAFIADuemila e soprattutto sorella in questa battaglia, modera il dibattito in maniera impeccabile presentando in anteprima il nuovo ANTIMAFIADuemila.
Ed è Rita Borsellino, sorella di Paolo e Salvatore, attualmente eurodeputato, ad aprire la serata. “La memoria di Paolo è ancora viva – dichiara la Borsellino – ma soprattutto è viva la reazione di chi non si rassegna al silenzio e alla negazione della verità. Perché solo la verità è giustizia”. “Non volevo mancare a questo appuntamento – prosegue Rita – che da tanti anni produce un dibattito vero, forte e serio in cui senza mezzi termini, con parole di verità si parla di ciò che è accaduto 17 anni fa e di ciò che man mano si va sviluppando”.
Subito dopo è la volta di Giorgio. Si alza in piedi e con voce ferma legge le recenti dichiarazioni del Procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, relative all'agenda rossa di Borsellino: <<Si può ipotizzare che Paolo avesse segnato su quell'agenda notizie da lui apprese in ordine allo svolgimento di una trattativa tra lo Stato e Cosa nostra e che quindi il furto di questa agenda potrebbe essere stato ispirato o organizzato da un terzo livello, un servizio segreto deviato>>. Il direttore di ANTIMAFIADuemila invita poi il sen. Giuseppe Lumia a fare chiarezza sui rapporti tra la loggia massonica P2 e la politica per poi insistere sul nodo della questione: “nel momento in cui si farà chiarezza sui mandanti occulti potremo capire chi comanda veramente in Italia. I mandanti delle stragi sono ancora al potere nel nostro Paese”.
Giorgio invita quindi a leggere profondamente i giornali che parlano dell'inchiesta delicatissima che la procura di Palermo sta svolgendo su mafia e Stato. “Voglio invitare tutta la cittadinanza a sostenere la Procura di Palermo e in particolare Antonio Ingroia e Nino Di Matteo che hanno nelle mani queste importanti indagini. Non li dobbiamo lasciare soli. Dobbiamo stare vicino ai magistrati onesti affinché non li uccidano come è successo a Borsellino e Falcone”. Per poi concludere con l'appello finale: “Dobbiamo difendere i magistrati liberi che non sono appoggiati da alcun potere politico. Quando sentirete che attaccheranno Ingroia e Di Matteo sappiate che c’è un tentativo di isolarli. Noi dobbiamo riunirci e sostenerli”. Applausi scroscianti interrompono più volte l'intervento di Giorgio, così come i relatori che si susseguono.
“Sono convinto che certe verità scomode, soprattutto quella di via D’Amelio, non vengono fuori da sole e neanche per il merito di questo o di quel magistrato – esordisce il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia – certe verità si possono raggiungere insieme. Occorre che la collettività chieda a tutte le istituzioni di fare il proprio dovere”.
“Io parto da lontano – continua Ingroia - e dico che l’America di Obama non è quella di Bush. E’ l’America che ha prodotto Obama al posto di Bush. Se sta cambiamo qualcosa in quella che era l’America guerrafondaia, allora vuole dire che nel mondo intero qualcosa sta cambiando sul serio”. C’è una voglia di legalità che sta contagiando tutto il mondo”. “Anche l’Italia che è diventata negli ultimi anni la patria dell’impunità e dell’immunità potrà diventare un giorno la patria della legalità”.
La gente continua ad applaudire, mentre Salvatore Borsellino afferra il microfono e inizia a gridare. “Perché non si è potuto arrivare alla fase dibattimentale del processo sulla sottrazione dell’agenda rossa di Paolo nonostante esistano prove filmate? Come è possibile che il processo sia stato fermato in fase di udienza preliminare?”. “Io non darò tregua – sottolinea con forza Salvatore – a chi si nasconde dietro a delle bugie e dice che non ricorda di avere incontrato Paolo come l’allora Ministro dell’Interno Nicola Mancino”.
Salvatore Borsellino ricorda quindi le parole di suo fratello prima di morire:  <<Sto vedendo la mafia in diretta>>. “Ed era un’altra rispetto alla mafia che possiamo pensare – spiega Salvatore – Paolo si riferiva alle commistioni della criminalità organizzata con gli apparati dello Stato”. “Mio fratello è stato ucciso perché si è messo di traverso alla scellerata trattativa tra lo Stato e la mafia. Fin dai primi anni dopo l’attentato si diceva che la strage di via D’Amelio era anomala. Riina stesso aveva  tranquillizzato chi all’interno di Cosa Nostra nutriva dubbi sul compiere quell’attentato dicendo che doveva fare un favore a qualcuno”.
Mentre Salvatore parla il “comitato cittadino 19 luglio 2009” è dietro di lui con le agende rosse sollevate in alto. In silenzio. Prima di concludere il suo intervento Salvatore lancia un appello accorato: “Domani ci riapproprieremo di via D’Amelio. Vi assicuro che lo abbiamo già fatto oggi con tutte le persone che sono venute da ogni parte d’Italia a darci forza per chiedere verità sulla sparizione dell’agenda rossa. Domani nessun politico si presenterà a deporre corone pronunciando discorsi vuoti!”.
La rivoluzione di Salvatore Borsellino è esattamente questa. Per troppi anni in via D'Amelio, in occasione dell'anniversario dell'omicidio di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta, si sono susseguiti diversi politici, alcuni dei quali legati indissolubilmente ai mafiosi stragisti, venuti a deporre corone di fiori per poi riprendere i peggiori affari sul sangue dei giusti.
A questo scempio Salvatore quest'anno ha detto no. E chiamando all'adunata giovani e meno giovani da tutta Italia ha voluto riprendersi simbolicamente via D'Amelio.
“Sono passati 17 anni dalla morte di Paolo – prosegue Salvatore nella parte finale del suo intervento – e io ancora non ho potuto seppellire mio fratello. Non lo potrò fare fino a quando non sarà fatta giustizia e non ci sarà verità sulle stragi”. “17 anni fa abbiamo rifiutato i funerali di Stato perché credevamo che Paolo fosse stato ostacolato e non protetto a sufficienza. Ci fu allora una folla di gente che si scagliò contro i politici presenti. Oggi dovremmo cacciare via dal parlamento chi occupa quel posto indegnamente ed offende la democrazia del nostro Paese!!”.
L'emozione di tutti i presenti è palpabile mentre l'applauso sembra non finire mai. L'ex magistrato Luigi de Magistris, trasferito dal suo ufficio per aver osato investigare sulle commistioni politico mafiose del nostro Paese, europarlamentare eletto con oltre 400.000 voti, prende successivamente la parola. “Al parlamento Europeo – esordisce de Magistris – abbiamo introdotto come priorità il contrasto al crimine organizzato e alle mafie facendo capire che la criminalità organizzata non è solo un problema italiano”.
“La mafia – continua il deputato dell’Italia dei Valori – è penetrata all’interno del tessuto politico istituzionale del nostro Paese, così come in quello economico e non è più possibile distinguere dove comincia l’economia illegale e finisce quella legale. Stiamo cercando di far capire questo agli altri Paesi dell’Europa altrimenti la criminalità mangerà anche loro così come ha mangiato l’Italia”.
“Noi dobbiamo far capire all’estero che cosa sta accadendo nel nostro Paese e che si sta definitivamente consolidando il disegno piduista. 
Quando si parla di mafia nel modo in cui ci stiamo occupando stasera – aggiunge l'ex magistrato – mi rendo conto che purtroppo la politica e le istituzioni del nostro Paese non sono affatto mature.
E non dimentichiamoci che quando si parla di collusioni di mafia all’interno delle istituzioni non si può non parlare di magistratura collusa. Questo mi preoccupa perché ho visto utilizzare in maniera a mio avviso illegittima il potere disciplinare da parte della magistratura ordinaria”.
“Per quanto mi riguarda – conclude de Magistris – io non voglio un partito pro giudici. Io voglio una politica che sia vicino ai giudici di cui stiamo parlando stasera, una politica che non manifesti debolezze di fronte a magistrati collusi che ancora risiedono in posti chiave delle istituzioni repubblicane”.
L'applauso prosegue incessantemente e apre la strada all'ultimo intervento della serata. E' il senatore Giuseppe Lumia a sottolineare l'appoggio prezioso ricevuto in questi anni da ANTIMAFIADuemila.
Lumia spiega che probabilmente “la trattativa tra mafia e Stato non ha avuto inizio dopo la strage Borsellino” in quanto “è ipotizzabile che la trattativa abbia avuto inizio dopo la famosa sentenza della Cassazione nel gennaio 1992 (quella che rendeva definitive le condanne ai mafiosi del primo grande maxi processo alla mafia)”.
“Forse la verità – conclude il senatore –  è che la trattativa sia parte di qualcosa che c'è sempre stato e che non si è mai interrotto e non ha deposto le armi. E' rapporto di connivenza tra mafia e Stato”.
E sull'onda delle parole di Giuseppe Lumia si chiude quello che a tutti gli effetti rappresenta un incontro memorabile. La gente defluisce lentamente mentre insieme ai relatori e a tutti i nostri amici e fratelli ci apprestiamo per andare a cena.

Domenica 19 luglio 2009
Alle 8 del mattino siamo già in via D'Amelio, i ragazzi del gruppo di Salvatore stanno finendo di sistemare il palco e le attrezzature tecniche per le riprese video da mandare su Internet in streaming. Salvatore arriva poco dopo, con lo sguardo controlla ogni cosa per poi guardare in alto verso il Castello Utveggio. Ecco che nuovamente via D'Amelio si riempie di persone con le agende rosse in mano.
Mancano i palermitani, in mezzo ai partecipanti provenienti dal resto d'Italia sono la netta minoranza. Una ragazza dal palco grida tutto il suo sdegno per l'assenza dei lenzuoli bianchi, simbolo di lotta alla mafia, sui balconi dei palazzi di via D'Amelio.
Poco dopo interviene Rita Borsellino che, pur menzionando le uova lanciate come forma di protesta da qualche balcone di quella via lo scorso anno, spezza una lancia in favore dei suoi coinquilini ricordando che qualche anno prima Silvio Berlusconi era rimasto giù in strada a parlarle al citofono in quanto lei non lo aveva fatto salire in casa per evitare passerelle politiche.
Parte la diretta web, altre piazze d'Italia si collegano con Palermo. Intervengono giornalisti, intellettuali, magistrati, ognuno porta la sua testimonianza. Ricevo una telefonata da Giorgio, con il respiro trattenuto mi dice di aver sanguinato da poco, ma che una volta riprese le forze ci raggiungerà lì. Resto un attimo in silenzio e penso al significato di quel momento.
Salgo anch'io sul palco, mi appello a unire le forze nella lotta alla mafia affinchè diventi una nostra causa di vita, così come nella parte avversaria la mafia è una causa di vita per boss mafiosi del calibro di Matteo Messina Denaro.
Il sole cocente illumina questa strada e tutti i cartelli appoggiati sui muri. Cartelli con scritte di rabbia. Su un'inferriata è appoggiata la ricostruzione di una lapide con la foto del mafioso assassino Vittorio Mangano, definito dallo stesso Silvio Berlusconi e dal senatore Marcello dell'Utri (condannato in I° grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) un “eroe”; a fianco della lapide la scritta: “I vostri fiori metteteli sulle tombe dei vostri eroi”.
Dopo una breve pausa per il pranzo si ritorna al presidio. Verso le ore 15.00 riprendono gli interventi in diretta da via D'Amelio e in collegamento con le altre piazze d'Italia. Interviene anche Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano, assassinato dalla mafia l'8 gennaio 1993. Anche in lei tanta rabbia e sete di giustizia.
Il giornalista Marco Travaglio interviene in collegamento ricordando l'importanza in questo anniversario di “dire la verità”.
Dopodichè è la volta di Giorgio, sale sul palco con grande emozione e la lezione di coraggio e di grande umiltà che lascia in ognuno di noi è un segno tangibile della sua essenza. “La verità fa molto male – sottolinea Giorgio – ma come ha detto un grande maestro come Gesù Cristo la verità fa anche liberi. E allora la verità è che chi ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta ancora oggi comanda in Italia! E' potente... e non sono solamente i politici a partire dal presidente Berlusconi, ma anche tutte quelle forze occulte che danno forza a questo potere, i grandi poteri occulti, le massonerie deviate, i servizi segreti che qui in via D'Amelio penso abbiano azionato il telecomando che ha fatto saltare in aria i ragazzi e il giudice Borsellino! Queste verità vanno dette. Perché questi esseri meravigliosi che secondo noi credenti ci guardano dal Cielo vogliono che la gente sappia la verità, perché la gente si deve risvegliare in modo che questo Paese possa finalmente risorgere! In modo che la nostra terra amatissima possa risorgere e possa diventare libera!”.
L'emozione rapisce Giorgio che a stento trattiene le lacrime: “Salvatore... io non sono degno di stare in questo palco... sono onorato di esserlo... noi facciamo un piccolo lavoro.. vogliamo ascoltarti... seguire la tua forza, la tua giustizia... speriamo di aiutare te e tutti gli altri che come te vogliono giustizia... Penso che Paolo è un nostro fratello... noi abbiamo bisogno di lui, della sua forza.. affinchè lui ci faccia arrivare all'Essere Supremo. La vera storia di Paolo Borsellino sarà scritta forse tra 100 o 200 anni... allora sapremo chi realmente ha rappresentato nel senso supremo questo grande personaggio come Falcone e tutte le vittime della mafia... Io mi emoziono quando sento parlare Sonia Alfano, Rita Borsellino e tutti quelli che hanno avuto una tragedia nella loro famiglia... e quindi ovviamente anche Salvatore... grazie Salvatore...”.
“Ma io insisto – conclude Giorgio con forza tornando a parlare delle inchieste sui mandanti esterni delle stragi – questa indagine delicatissima è in mano ai procuratori Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, quindi sosteniamoli, non lasciamoli soli perché la mafia uccide quando vengono isolati i giudici! Nel momento in cui la grande informazione, le televisioni, i grandi potenti cercano di limitare il lavoro della procura di Palermo e quella di Caltanissetta diretta da Sergio Lari che sta indagando sui mandanti esterni noi dobbiamo ribellarci, scendere nelle strade e sostenerli! Ricordatevi i nomi di questi magistrati, se ve lo dico c'è un motivo e lo potete leggere nella nostra rivista... loro possono fare luce alla verità sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese... dal sangue di Falcone e Borsellino è nata la seconda Repubblica... questa gente ancora comanda e noi la dobbiamo cacciare via con la verità!”.
Un applauso scrosciante accompagna Giorgio mentre scende lentamente dal palco. Subito dopo è la volta di Gioacchino Genchi, l'investigatore della Polizia di Stato che per primo ha seguito le indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino che portavano a piste esterne alla mafia (nella strage di Capaci si occupò tra l'altro del computer manomesso di Giovanni Falcone, mentre per la strage di via D'Amelio si occupò tra l'altro dei misteri del Castello Utveggio e del ruolo dei servizi segreti deviati all'interno della strage). Genchi è un uomo di Stato che ha pagato un prezzo altissimo per non aver guardato in faccia a nessuno: trasferito, delegittimato, isolato, sospeso dal servizio, anche e soprattutto per aver lavorato negli ultimi anni al fianco di Luigi de Magistris quando quest'ultimo era ancora un magistrato.
Il grido Di Gioacchino Genchi si espande per tutta via D'Amelio, si rivolge ai ragazzi li sprona a non smettere mai di cercare la verità e la giustizia. A un certo punto l'affondo va nei confronti della Corte di Cassazione e qui Gioacchino chiede a gran voce che si faccia luce “su tutti gli inciuci che i potenti e gli avvocati dei potenti sono riusciti a fare comprando giudici, cancellieri e sentenze, a danno di poliziotti, di magistrati, di carabinieri che sono morti perché si tentasse di affermare giustizia in questa maledetta Italia!!”.
La gente non smette di applaudire fino alle 16,58 quando scatta il minuto di silenzio. E' il minuto esatto nel quale 17 anni fa la bomba esplose in via D'Amelio. Ora però non vola una mosca. Le telecamere di diverse emittenti riprendono il silenzio di un popolo che chiede verità e giustizia. Salvatore è come sospeso tra due dimensioni. Giorgio e alcuni di noi siamo a pochi passi da lui. Tutto è immobile.
Centinaia di braccia alzate con un'agenda stretta tra le mani si protraggono verso l'alto quasi a sigillare un contatto tra Cielo e Terra. Il tempo si è fermato. “A quale Dio, si chiede Palermo offriamo le lacrime e il patto – è la voce della scrittrice palermitana Marilena Monti a ridestarci da quel limbo mentre legge la sua poesia <<Giudice Paolo>> - a quale celeste sovrano chiediamo conto e ragione se Paolo è in croce, con gli altri, i ragazzi quotidiani soldati trafitti...”.
Molti piangono, la poesia prosegue fino alla promessa finale di Marilena Monti che alzando lo sguardo dal libro verso l'orizzonte recita: “Ti giuro, Giudice Paolo dagli occhi di miele e mestizia, che noi ti faremo giustizia!...”. Esplode un applauso liberatorio che unisce tutti i presenti.
Tra questi c'è anche il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, la gente lo applaude e fa il tifo per lui. Lari con grande umiltà prende in mano un'agenda rossa, ringrazia, stringe le mani e dopo alcuni minuti torna insieme alla moglie verso la sua macchina blindata. Giorgio è esausto, sfibrato  per le tante ore in cui è rimasto in piedi, abbraccia Salvatore e si avvia verso la macchina.
Poco dopo si forma nuovamente il corteo pronto a partire da via D'Amelio per dirigersi nel cuore di Palermo, verso Piazza Magione, in quei luoghi dove Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno vissuto. Salvatore è in testa allo striscione “Via D'Amelio: Strage di Stato”, è come un pugile sul ring, cosciente di non potersi fermarsi un attimo.
Parte il corteo. Si attraversa una parte della città passando davanti al carcere dell'Ucciardone. Tra quelle mura avevano soggiornato i peggiori criminali di Cosa Nostra, prima di essere trasferiti in blocco nelle supercarceri di Pianosa e dell'Asinara dopo la strage di via D'Amelio.
A un certo punto ci si infila nei vicoli del quartiere della Kalsa. Si arriva in via Vetriera, là dove era nato Paolo Borsellino e dove la sua famiglia aveva la storica farmacia. Dalle case la gente ci osserva, alcuni con evidenti segni di disapprovazione. Ma le grida del corteo infrangono il silenzio umido di quei vicoli. Infine si arriva a Piazza Magione.
Salvatore non ha più voce. E' stravolto ma ha ancora quella carica di adrenalina che lo tiene in piedi. Le persone si sparpagliano per la piazza, il testimone di giustizia Pino Masciari prende il microfono e racconta il suo calvario di imprenditore che vive sotto scorta, lontano dal suo paese, dopo essere stato testimone di accusa in importanti processi di 'Ndrangheta.
Salvatore si appresta ad andare all'apertura della fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino organizzata ogni anno dal gruppo di Azione Giovani. Lo rivediamo un'ora dopo mentre si disseta in attesa della parte conclusiva della giornata.
Sul palco Marco Bertelli, tra i principali organizzatori, chiama per gli ultimi interventi. L'attore Giuseppe La Licata legge un testo scritto da Paolo Borsellino sull'importanza del rispetto delle regole, di seguito è Rita Borsellino a salire per un excursus storico sul significato di esserci oggi, a distanza di 17 anni.
Subito dopo Salvatore con un filo invisibile di voce torna a scuotere i cuori dei presenti: “Io sento il battere dei vostri cuori, li ho sentiti in questi giorni e nel momento che ci siamo conosciuti... ho tanta rabbia per non riuscire a parlare in questa piazza, ma ho anche tanta felicità per vedere quanti di voi sono venuti qui a combattere con me questa battaglia di giustizia... vi prego.... io non ho la voce per gridare... fatelo voi per me... RESISTENZA!!!!!”.
Ed ecco che la piazza prende tutto il fiato che ha in gola e grida, alza la voce e sovrasta lo stesso Salvatore. “RESISTENZA!!!” è il grido di tutti i presenti. La commozione di Salvatore si fonde nella sua passione.
Una volta ripresosi racconta la storia del collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, colui che qualche tempo prima del 19 luglio 1992 avrebbe dovuto uccidere Paolo Borsellino, poi l'ordine viene posticipato alla strage di Capaci e, una volta pentito, Vincenzo diventa una sorta di figlio spirituale del giudice. E' Valentina, una ragazza del comitato 19 luglio 2009, a leggere la lettera di Lucia, una delle quattro figlie di Vincenzo Calcara. Sono parole dirette, senza sconti per nessuno, un vero riscatto morale per chi come Vincenzo sa quale è l'unico modo per riscattarsi per il male commesso.
Gli applausi si intervallano e preparano il terreno per l'ultimo intervento. Questa volta è Cristina a leggere un testo di Antonino Caponnetto, ideatore del pool antimafia, quasi un padre spirituale per Falcone e Borsellino, scomparso nel 2002. “Io seguito a pensare a loro – scriveva Caponnetto riferendosi a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – come persone vive!”. La gente è ora in silenzio, come se quelle parole si unissero al grido di Salvatore per saldarsi dentro ognuno dei partecipanti.

Lunedì 20 luglio 2009
Davanti all'ingresso di Palazzo di giustizia decine di manifestanti con le agende rosse in mano sono venute per solidarizzare con i magistrati schiacciati dalle leggi contro la giustizia ideate e realizzate da un governo colluso come quello attuale. Salvatore Borsellino è in prima fila.
A un certo punto dall'ingresso secondario esce Antonio Ingroia, i ragazzi esplodono in un tifo da stadio. Salvatore lo abbraccia a lungo. Con un sorriso disarmante Ingroia ringrazia tutti e si avvia verso l'aula di giustizia dove lo aspetta un'udienza del processo contro il generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, due protagonisti dei misteri che ruotano attorno alla “trattativa” tra mafia e Stato.
Insieme ad Anna, Maria e al nostro cameraman seguiamo Ingroia con il quale abbiamo appuntamento per un'intervista da inserire nel documentario di Georges Almendras. Poco dopo nei corridoi della procura ci raggiunge Giorgio, è ancora visibilmente stanco, ma il suo passo è tutt'altro che indeciso.
In attesa dell'arrivo di Antonio Ingroia, Giorgio ed io entriamo dal giudice Roberto Scarpinato, noto Pubblico Ministero del processo contro l'ex primo ministro Giulio Andreotti, per chiedergli un'analisi sugli ultimi eventi. Scarpinato ci accoglie con grande disponibilità mentre rilegge con grande intelligenza ogni avvenimento dandogli una collocazione storica e soprattutto dimostrando come “tutto sia collegato”.
Al termine del colloquio usciamo dal suo ufficio, Ingroia non è ancora arrivato, Anna, Maria e il cameraman attendono insieme ad alcuni nostri colleghi. Giorgio decide quindi di raggiungere Salvatore che sta andando via in quanto il presidio davanti a palazzo di giustizia è terminato.
Lo raggiungiamo al bar davanti il tribunale. Salvatore è sempre senza voce, ma la carica di questi giorni lo anima come non mai. Giorgio gli dà un'ulteriore dose di forza. Prima di salutarci Salvatore mette le sue braccia su Giorgio e su di me quasi a unirci in un piccolo cerchio. Dietro di noi il traffico di Palermo impazza. Ma è come se un'altra volta il tempo si fermasse.
Salvatore ci guarda nel profondo del nostro animo. Sorride. Gli occhi brillano di commozione. Ma la fierezza del suo sguardo è sempre quella di un guerriero. Ci abbracciamo.
Poco dopo Francesco arriva in macchina a prendere Giorgio, Salvatore si incammina da solo e io torno in tribunale. Anna ha finito da poco l'intervista ad Ingroia. E' tempo di rientrare.
Dopo pranzo ci vediamo in una sala per una piccola riunione operativa con i fratelli e amici di tutta la Sicilia prima di rientrare a casa.
Giorgio spiega l'implicazione spirituale della lotta alla mafia, il significato dello smascheramento del volto dell'Anticristo di cui la Madre Celeste gli aveva parlato a Fatima il 2 settembre 1989, rimarcando l'importanza della scelta di operare stabilmente in Sicilia.
In ogni sua parola è racchiuso l'atto di amore più alto che ogni uomo può compiere su questa terra: dare la vita per i propri amici, per i propri fratelli.
Un atto d'amore al quale abbiamo già assistito 2000 anni fa attraverso il sacrificio di Gesù Cristo e che ora ritroviamo in un suo strumento cosciente, uomo tra gli uomini.
Ed è nel nome del Maestro, in attesa del suo ritorno e nel nome di tutti i Giusti che si sono avvicendati per renderci liberi che dobbiamo onorare questo debito. Lottando per la giustizia. Gioiosamente, come diceva Paolo Borsellino, con coraggio e determinazione, senza arretrare mai.
Con la consapevolezza di avere una grande responsabilità nei confronti di chi ci ha preceduto e che ci chiede di continuare a combattere per liberare questa Terra con la Verità.

Lorenzo Baldo
Sant'Elpidio a Mare 24 luglio 2009

Per tutti gli approfondimenti e per la galleria di immagini:
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/17986/78/  
www.antimafiaduemila.com
www.19luglio1992.com

 
Salvatore Borsellino si incammina verso Castello Utveggio
 
L'arrivo delle agende rosse davanti a Castello Utveggio
     
 
S. Borsellino, G. Bongiovanni  e Il sen. Giuseppe Lumia in Via D’Amelio
 
Giorgio in Via D'Amelio
     
 

La conferenza “I mandanti impuniti”

 

 

torna su



 

HO SCRITTO IL 23 LUGLIO 2009:

HOWARD MENGER, UN ALTRO PIONIERE DELLA VERITÀ DEL TEMPO DI TUTTI I TEMPI SE N’È ANDATO!
IL CONTATTISTA HOWARD MENGER HA RAGGIUNTO LA DIMENSIONE DELLA LUCE E DA QUEL LUOGO DI BEATITUDINE CON EUGENIO SIRAGUSA, GEORGE ADAMSKY E GLI ALTRI MESSAGGERI DEGLI “ANGELI DI IERI EXTRATERRESTRI OGGI” GUIDA I NOSTRI PASSI.
GRAZIE FRATELLO HOWARD MENGER.
A PRESTO!


                                                                                                                                                    GIORGIO BONGIOVANNI
                                                                                                                                                            STIGMATIZZATO
23 LUGLIO 2009
SANT’ELPIDIO A MARE (ITALIA)

 

È MORTO IL FAMOSO CONTATTISTA HOWARD MENGER
VIAGGIÒ A BORDO DEI DISCHI VOLANTI

    

Howard Menger, uno dei contattisti più conosciuti degli anni '50, si è spento nella sua casa di Vero Beach in Florida il 25 Febbraio 2009. Aveva compiuto da pochi giorni 87 anni. Era nato a Brooklyn, New York nel 1922. Rimane un importante materiale fotografico e video, oltre alle sue dichiarazioni, ad attestare la genuinità della sua affascinante esperienza avvalorata anche da testimoni credibili, quali il dott. Tom Richards, fisico dell’università di Princeton e altri che furono partecipi di alcuni dei suoi incontri con gli extraterrestri.
Menger strinse un bel rapporto di amicizia con Eugenio Siragusa tanto da regalargli la pellicola originale di un oggetto da lui filmato in Ohio.
I primi avvistamenti di “oggetti circolari e luccicanti” cominciarono per Menger già all’età di 8 anni ed erano preceduti da una sorta di richiamo, da una voce che egli avvertiva dentro di sé. Fu proprio quella voce a guidarlo nel 1932 in un tratto di bosco situato nei pressi della sua abitazione di High Bridge, nel New Jersey, dove ebbe luogo il suo primo contatto con un essere extraterrestre. “Lì - raccontò il giovane Howard - seduta su un sasso vicino al ruscello, c’era la donna più bella che i miei giovani occhi avessero mai visto! La calda luce del sole le illuminava il volto e le spalle, accendendo di riflessi i suoi lunghi capelli dorati... mentre se ne stava seduta su quel sasso sembrava irradiare una luce scintillante e io mi domandavo se fosse a causa dell’insolita caratteristica del tessuto che indossava, che aveva uno splendore e una lucentezza simili a quelli del nylon. Quell’abito non aveva né bottoni, né chiusure, né cuciture, per quanto potevo vedere”. La bella signora rivelò a Menger di conoscerlo da “tanto, tanto tempo” perchè lui, in passato, era stato legato al suo popolo. “Non è colpa tua Howard se non puoi capire tutto ciò che sto dicendo”, lo tranquillizzò la donna, “non dartene pensiero... quando sarai più grande comprenderai qual è la tua missione... e ogni volta che qualcosa ti preoccuperà ricorda: noi ti saremo sempre vicini, ti osserveremo, ti guideremo”. I contatti con esseri provenienti da altri mondi continuarono anche durante il servizio militare che Menger prestò ad Okinawa. Durante uno di questi incontri gli fu profetizzata la distruzione di Hiroshima e Nagasaki per lo scoppio di due ordigni nucleari. Nel settembre del 1956, secondo il suo racconto, fu portato dagli extraterrestri sulla Luna dove scattò alcune istantanee mostranti una struttura cupolare ed un disco sospeso al di sopra.
Menger ricevette diversi messaggi dagli alieni che spiegavano il motivo della loro visita sul nostro pianeta. I “fratelli dello spazio”, come era solito chiamarli, giungono fino a noi da lontani lidi “per impedire una distruzione planetaria che causerebbe seri problemi all’equilibrio dell’intero sistema solare… loro ci considerano dei fratelli e ci amano… vivono in pace ed armonia e lavorano per servire Dio… migliaia di esseri dalle sembianze umane, venuti da altri pianeti vivono in mezzo a noi. Alcuni si sono incarnati in corpi terrestri, altri hanno raggiunto la Terra a bordo di un’astronave e poi si sono stabiliti qui. Può anche darsi che vivano nella casa accanto alla vostra, uno di loro potrebbe essere un vostro collega di lavoro, la cameriera che vi serve al bar o al ristorante. Ciò che comunque accomuna tutti questi spiriti è il loro amore per il prossimo”.

Nel maggio del 1999 il contattista Howard Menger rilasciò alla nostra redazione questa intervista telefonica:
D: All’età di dieci anni Lei si incontrò, per la prima volta, con un essere extraterrestre. Cosa ha provato in quel momento e quanto questo evento ha influenzato la sua vita?
R: Era il 1932 e io avevo 10 anni. Stavo passeggiando nel bosco quando vidi, vicino ad un ruscelletto, la donna più splendida che i miei occhi avessero mai contemplato: i lunghi capelli biondi le incorniciavano la testa e le spalle e l’abito che indossava ricordava quello di uno sciatore. Quando si voltò verso di me provai un forte sentimento d’amore e di attrazione fisica nei suoi confronti e la sensazione di conoscerla già. “Howard - mi disse mentre fremevo di gioia - ho intrapreso un lungo viaggio per venire a trovarti e per parlare con te”. Mi rivelò che sapeva da dove venivo e quale sarebbe stata la mia missione sulla terra; lei e i suoi simili mi osservavano da molto tempo con mezzi che io non potevo comprendere. Poi si avvicinò e disse di conoscermi da molto, molto tempo. Improvvisamente la sua espressione si fece triste e lei iniziò a parlarmi dei grandi cambiamenti che avrebbe sopportato il mio paese e il mondo intero: tremende guerre, torture e distruzione sarebbero state la conseguenza delle incomprensioni tra i popoli. “Quando sarai più grande - disse - comprenderai meglio la tua missione. E ricorda che noi contattiamo i nostri simili”.
D: Ha raccontato a qualcuno le sue esperienze?
R: Non parlai con nessuno di quanto mi era successo. Ero già considerato un po’ pazzo per le mie idee sull’esistenza di altri mondi abitati!
D: Durante il servizio militare un essere alieno le profetizzò l’esplosione della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Come le parlò della bomba atomica che ancora non era stata inventata?
R:Una notte, al campo, mi svegliai di soprassalto a causa di una voce che mi chiamava con insistenza. Mi resi conto, dopo un po’, che si trattava di una comunicazione telepatica e quindi mi vestii in gran fretta e mi diressi verso una delle grotte situate nella zona occidentale dell’isola nella quale si trovava il nostro accampamento. Lì incontrai uno dei miei “amici”. Tra le altre cose mi parlò di un avvenimento che si sarebbe dovuto verificare molto presto e che avrebbe scosso il mondo dal suo letargo. “Ti chiederai cosa intendo dire - mi chiese - molto presto vedrai a cosa alludo”. Qualche giorno più tardi qualcuno schiacciò un bottone e un inferno incandescente polverizzò Hiroshima.
D: Gli extraterrestri le fecero altre profezie?
R: Mi dissero di conoscere molto bene gli uomini della Terra, molto meglio di quanto non ci conoscessimo noi stessi. Quando chiesi al mio amico perchè i nostri scienziati non avessero ancora scoperto la forza elettromagnetica lui mi rispose: “Ah, ma l’hanno scoperta! Non la sanno però utilizzare. Se ne conoscessero il segreto se ne servirebbero, probabilmente, per fini distruttivi. Finché non avranno raggiunto la maturità necessaria l’Onnipotente impedirà loro di utilizzarla”.
D: Lei ha più volte dichiarato di aver viaggiato in altre galassie e di aver visitato altri pianeti. Cosa ricorda di queste esperienze?
R: Il primo settembre del 1956 ebbi l’invidiabile possibilità di viaggiare a bordo di una delle loro astronavi. Mi fecero entrare in una grande sala circolare al centro della quale si trovava una sorta di macchinario a forma di spirale, apparentemente d’oro. Mi fecero sedere mentre uno dei tre uomini che costituivano l’equipaggio si sedette davanti al pannello di controllo. Un altro essere si mise accanto a lui mentre il terzo rimase vicino a me. Improvvisamente lo schermo si illuminò ed io vidi pianeti grandissimi su uno sfondo di stelle. Sorpassammo la luna e osservammo il passaggio di alcune meteore e, infine, raggiungemmo Venere. Sorvolammo il pianeta ed io vidi delle magnifiche costruzioni a forma di cupola con pianerottoli a spirale in mezzo a boschi e giardini. Vidi foreste, vaste distese d’acqua e persone in abiti dalle tinte pastello. Notai anche la presenza di animali che non mi erano familiari e di veicoli privi di ruote che sembravano fluttuare sul suolo. Quando ritornai sulla terra mi sembrò di entrare in una prigione. In seguito, comunque, ho fatto altri viaggi con loro. Sono stato, ad esempio, sulla luna.
D: Quante fotografie ha potuto scattare ai dischi volanti alieni e ai loro equipaggi?
R: Ho potuto scattare quante fotografie volevo solo che per farlo ho avuto bisogno di una lente speciale della quale mi fecero dono i viaggiatori dello spazio.
D: Le hanno mai parlato di Dio?
R: Alla fine di agosto del 1956 ebbi il privilegio memorabile di incontrare uno dei più evoluti fra gli uomini di altri pianeti. Mi ero recato in uno dei luoghi di contatto e vidi arrivare l’astronave. Somigliava ad un grande sole e per questo ripensai al miracolo di Fatima e all’enorme palla di fuoco che i testimoni identificarono con l’astro solare. Una volta atterrato il disco mi venne incontro un uomo grande e bello dai capelli biondi che trasmetteva un forte sentimento di compassione e d’amore. Penso che se mi fosse apparso il Maestro Gesù avrei provato per lui gli stessi sentimenti che sentivo per questo essere. Alzò le braccia e iniziò a comunicare con me telepaticamente, trasmettendomi in pochi minuti più informazioni di quante ne avrei potute apprendere in una settimana di colloqui. “Voi vivete in un mondo d’illusione - mi disse - non comprendete di essere esseri quadridimensionali in quanto possedete il pensiero che è il vostro sesto senso. Sappiate bene che lo spirito pensa sempre, anche dopo la morte che, in realtà, non è la fine di tutto. Conosciamo il vostro concetto errato sulla natura di Dio. L’intelligenza Suprema non ha forma. Dio non è un uomo. Dio è l’universo stesso. L’uomo è limitato ma Dio è senza limiti, è infinito: Egli si esprime in tutti gli uomini, in tutte le forme. Gli uomini sono dei che si formano alla scuola della vita, su questo e su altri pianeti, che ricercano il Sapere e la Saggezza per poter servire i loro fratelli e il Creatore. L’uomo avanza continuamente sulla scala che porta alla perfezione e anche se un gradino si rompe sotto il peso dei suoi errori, il suo scopo è sempre quello di diventare perfetto, una sola cosa con Dio. La sua Anima registra i suoi errori, le sue esperienze, i suoi pensieri. L’anima di un uomo come nel caso delle forme di vita inferiori, cani, gatti, mucche, cavalli ecc. è il risultato del processo di evoluzione di una Coscienza. Quella che voi chiamate reincarnazione è preceduta da un processo di transizione che voi chiamate morte, ma questa non rappresenta la fine della Coscienza ma la continuazione delle esperienze vissute senza l’aiuto del corpo fisico. La morte è solo un’illusione: tu sei sempre esistito ed esisterai sempre, tu sei eterno come l’Universo, come Dio. I vostri scienziati non sono ancora abbastanza aperti poiché rifiutano quanto non riescono a spiegare con l’aiuto del cosiddetto metodo scientifico. Ma un giorno dovranno imparare ad elaborare una nuova scienza”. Questo mi disse quel meraviglioso essere che con le sue parole mi trasmise forza e coraggio.
D: Ha mai provato un senso di sconforto a causa dell’indifferenza della gente?
R: Io e mia moglie non ci siamo mai scoraggiati anche se a volte siamo rimasti delusi di fronte alla reazione dell’umanità.
D: Pensa che sia cambiato l’atteggiamento delle masse nei confronti del fenomeno UFO?
R: Durante le mie conferenze ho sempre detto: “Voi tutti siete speciali... perchè? Perchè siete qui!” Penso che nelle masse si stia verificando un’apertura di coscienza.
D: E’ ancora in contatto con loro?
R: Certamente. Tutti lo siamo, semplicemente non sappiamo di esserlo.
D: Ha una visione ottimistica del futuro?
R: Sono ottimista perchè ho incontrato degli angeli. Anche mia moglie la pensa come me.
D: C’è un messaggio particolare che lei vorrebbe trasmettere a tutti?
R: Il mio messaggio e anche quello di mia moglie è il seguente: “Siamo tutti responsabili del nostro destino... ognuno individualmente... loro (gli extraterrestri) vogliono che ci salviamo da soli e non possono interferire con il destino dell’umanità... loro possono solo intercedere”.
D: Grazie.
R: Grazie a voi.  

 

torna su



 

INGANNO! TRADIMENTO! TRUFFA!

NOTIZIA: l’Aquila (Italia). Luglio 2009. cronaca in mondovisione. g8.  riunione dei paesi più ricchi e potenti del mondo con la partecipazione della cina e di altri 20 paesi tra sudamerica e asia.
Sorrisi, passerelle tra i terremotati. promesse di disarmo nucleare tra stati uniti e russia. promesse di finanziamento in decine di miliardi di dollari per i paesi poveri, promesse di riduzione dei gas tossici per il medio ambiente, promesse di ricostruzione dei paesi terremotati, promesse di rapporti di vera amicizia tra i popoli con la benedizione del vaticano e del santo padre. promesse e minacce all’iran sul suo programma nucleare. promesse di una soluzione all’eterno odio e conflitto tra arabi-palestinesi e israele. Promesse. promesse. promesse.                                             

DAL CIELO ALLA TERRA

INGANNO! TRADIMENTO! TRUFFA! TRAGEDIA! BEFFA! COMPROMESSO! IPOCRISIA!
QUESTI SONO I VERI SENTIMENTI CHE HANNO PERVASO QUESTA ASSURDA E INUTILE RIUNIONE.
I CAPI DEL MONDO, VERI E PROPRI BURATTINI DEI DOMINATORI DEL PIANETA SANNO BENISSIMO CHE TUTTE LE PROMESSE CHE HANNO LANCIATO CADRANNO NEL NULLA.
UN MILIARDO DI ESSERI UMANI SOFFRE E MUORE DI FAME!  UNO OGNI TRE SECONDI DEL VOSTRO TEMPO. OLTRE TRENTA GUERRE INSANGUINANO IL VOSTRO MONDO. L’HABITAT DEL VOSTRO PIANETA È SATURO DI INQUINAMENTO E LA TERRA GEME DI DOLORE. UNA GUERRA NUCLEARE È PROSSIMA A SCATENARSI TRA VARI PAESI IN CONFLITTO TRA LORO. (PAKISTAN, INDIA, IRAN, ISRAELE, CINA-RUSSIA-ORIENTE, STATI UNITI-OCCIDENTE, ECC. ECC.)
SE NEI VOSTRI CUORI SI È SPENTO IL SENTIMENTO DELL’AMORE E DELLA FRATELLANZA, POSSA ALMENO IL SENTIMENTO DELLA VERGOGNA E  DELLA COLPA INVADERE VIOLENTEMENTE I VOSTRI SPIRITI.
SIETE PERSONIFICATI DA UN CINICO, SADICO E SANGUINARIO DESIDERIO DI POSSESSO E DI  DOMINIO CHE SUSCITA NEI NOSTRI SPIRITI COMMISERAZIONE  E PENA.
CI SENTIAMO INDIGNATI E CHIEDIAMO PERDONO A DIO PER VOI CHE SIETE I NOSTRI FRATELLI, MALGRADO TUTTO! SI, I NOSTRI FRATELLI MALEDETTI ED ACCECATI DALL’ODIO PER SE STESSI, PER I  VOSTRI FRATELLI, PER I VOSTRI FIGLI, TUTTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA UMANA DEL PIANETA TERRA.
I VOSTRI CUORI SONO DIVENTATI FREDDI E PALLIDI COME UNA STATUA DI MARMO, L’APATIA DELLE VOSTRE ESISTENZE INUTILI, IL VIOLENTO E SANGUINARIO ODIO PER VOI STESSI ED INFINE, GRAZIE A DIO, LA SETE DI GIUSTIZIA DEI BUONI E DEI GIUSTI, HANNO SUSCITATO NELL’INTELLIGENZA ONNICREANTE L’INDISPENSABILE VOLONTÀ DI INTERVENIRE E METTERE LE COSE AL GIUSTO POSTO, SEPARANDO IL GRANO DALLA GRAMIGNA.
LA STORIA DI SODOMA E GOMORRA, IL DILUVIO UNIVERSALE, LE PIAGHE D’EGITTO, LA SEPARAZIONE DEL MAR ROSSO, SANSONE E I FILISTEI,  LA DISTRUZIONE DI ATLANTIDE, LE FRUSTATE AI MERCANTI DEL TEMPIO DOVREBBERO SUSCITARE IN VOI IL RICORDO DELLA GIUSTIZIA DIVINA E QUINDI IL TIMORE DI DIO. MA VOI, VOI FRATELLI MALEDETTI DELLA TERRA, PER FORTUNA NON TUTTI, AVETE SFIDATO LA VOLONTÀ DEL CREATORE E QUINDI LA SUA SANTA IRA.
IL TEMPO VIENE!
IL TEMPO DI COLUI CHE MANTIENE LE SUE PROMESSE: L’ALTISSIMO ADONAY.
IL TEMPO NEL QUALE SARÀ RISTABILITA SULLA TERRA LA GIUSTIZIA UNIVERSALE, DOVE I MANSUETI, I GIUSTI, I PACIFICI, EREDITERANNO IL REGNO CHE IL PADRE CELESTE INSTAURERÀ SUL VOSTRO MONDO.
IL TEMPO DELLA SECONDA VENUTA DI CRISTO!
PACE!

                                                                                                                                                   DAL CIELO ALLA TERRA
Montevideo (Uruguay)
11 luglio 2009, ore 12:32
Giorgio Bongiovanni

Stigmatizzato

 

AFRICA, IL PICCOLO G8. GUERRE, FAME, DESERTIFICAZIONE, AIDS: I DRAMMI DEL CONTINENTE DOVE 
VIVE UN MILIARDO DI PERSONE

Berlusconi promette i soldi che fino ad ora l’Italia non ha dato: ad agosto i 130 miliardi di dollari
UMBERTO DE GIOVANNANGELI
Africa dimenticata. Africa tradita. Il G8 delle parole illude quella culla dell’umanità dimenticata, sfruttata, insanguinata, alla quale la comunità internazionale, riunita all’Aquila, aveva promesso di dare risposte.
Una promessa tradita. Nel documento degli Otto sull’Africa «non c’è traccia di un piano di finanziamento di 60 miliardi di dollari che dovrebbero essere versati entro il 2001 per la cura e la ricerca delle principali malattie infettive e per il rafforzamento dei sistemi sanitari», denunciano le Ong impegnate in campo sanitario nel Sud del mondo. «Secondo la Banca Africana per lo Sviluppo, Paesi come la Repubblica Democratica del Congo ed il Kenya rischiano di esaurire nel giro di poche settimane le riserve estere per l’acquisto dei beni primari, necessari alla sopravvivenza di molti dei loro cittadini - rileva Salil Shetty, direttore della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite - In questo stesso momento Paesi come Laos, Uganda, Senegal, Capo Verde e Sudan stanno tagliando i fondi destinati a combattere la povertà estrema. I fondi per allo sviluppo, compresi quelli per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, potranno diminuire di circa 200 milioni di dollari a causa della crisi finanziaria globale. Oggi si stima che le persone ricadute nella povertà siano circa 50 milioni». «Considerato che i leader dei Paesi ricchi, negli ultimi anni, hanno versato 18 miliardi di dollari per salvare le istituzioni finanziarie - nove volte più di quanto abbiano dato in aiuti negli ultimi 49 anni - siamo convinti che trovare le risorse economiche necessarie sia solo una questione di volontà politica», conclude Salil Shetty. Una volontà che al summit dell’Aquila si è manifestata. A parole.
Fondi dimenticati. «Negli ultimi sei o sette G8, l’Africa è stata sempre al centro delle attenzioni, poi i vari Paesi non hanno quasi mai mantenuto le promesse. Il problema non è ripetere le belle parole, è far seguire i fatti», ricorda Romano Prodi, che dal settembre 2008 presiede il Gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. I Paesi del G8 avrebbero dovuto versare 25 miliardi di dollari all’anno di aiuti entro il 2010, l’Italia ha finora rispettato solo il 3% degli impegni presi. Ma Silvio Berlusconi promette che l’Italia verserà i 130 milioni di dollari del Global Fund per l’Africa «entro il prossimo mese» coprendo così il ritardo nei pagamenti delle quote. E ne aggiungerà altri 30 milioni di più. 
Promette il Cavaliere presidente del G8 delle promesse.
Intanto l’Africa soffre. Di fame (nell’Africa sub-sahariana 265 milioni soffrono la fame, rimarca l’ultimo rapporto della Fao). 

L’Africa muore. Denuncia Save The Children: in Africa muoiono 1500 bambini sotto i cinque anni ogni 24 ore. Nell’Africa sub-sahariana muore il 43% dei bambini nati. Le cause principali sono disturbi neonatali, polmonite, malaria, diarrea, Aids e morbillo. L’Africa fa i conti con la piaga dell’Aids (22 milioni di sieropositivi solo nell’Africa sub-sahariana). L’Africa può morire. Anche di promesse non mantenute.
L'UNITA' 10 LUGLIO 2009

 

torna su



 

HO SCRITTO IL 9 LUGLIO 2009
 
IL COLPO DI STATO IN HONDURAS!
UNA CHIARA ED INEQUIVOCABILE DIMOSTRAZIONE CHE I TIRANNI, ASSASSINI DELLA VITA, SONO SEMPRE GLI STESSI. APPOGGIATI, SPESSO, QUASI SEMPRE, DAL VATICANO E DAI RICCHI.
LEGGETE GLI ARTICOLI ALLEGATI SULLA CRIMINALE SITUAZIONE CREATASI IN HONDURAS CONTRO IL LEGITTIMO PRESIDENTE ZELAYA E LA POPOLAZIONE CHE LO HA ELETTO. IL "CONSIGLIERE" DEL PRESIDENTE BURATTINO MICHELETTI, IN MANO AI MILITARI, È UN ASSASSINO TORTURATORE VECCHIO STAMPO.
MAH! COSA DIRE! CI VORREBBE UNA RIVOLUZIONE.
NOI, SENZA ARMI, STIAMO FACENDO LA RESISTENZA IN ATTESA DELLA GIUSTIZIA DIVINA.
 
                                                                                                                                                           GIORGIO BONGIOVANNI
Montevideo (Uruguay) 
9 Luglio 2009

 

Il sicario di Roberto Micheletti. La storia del torturatore Joya Améndola,
braccio destro del presidente di fatto
di Gennaro Carotenuto, 5 luglio 2009

A chi ha vissuto la guerra sporca in Centroamerica negli anni ‘80 si è gelato il sangue quando è stata resa nota la notizia che il “ministro consigliere” (una specie di Gianni Letta) del presidente di fatto honduregno risponde al nome di Billy Joya Améndola, un altro paisà (Amendola è il cognome della madre) del quale essere orgogliosi.
Ripercorrere il curriculum di Joya Améndola è indispensabile per capire la cultura politica della giunta golpista presieduta dal simpatico paisà Roberto Micheletti.
Negli anni ‘80 Billy Joya Améndola era uno dei dirigenti principali del Battaglione d’Intelligenza 3-16, incaricato del sequestro e sparizione di oppositori politici e fondatore degli squadroni della morte “Lince” e “Cobra”. In questo ruolo era uno dei principali incaricati di sequestri, tortura e assassinii in Honduras ed è accusato con certezza di almeno undici uccisioni sotto lo pseudonimo di “dottor Arranzola”. Inoltre è accusato del sequestro e della tortura di sei studenti dei quali quattro sono tuttora desaparecidos. Il sequestro avvenne il 27 aprile del 1982 nella casa del viceprocuratore della Repubblica, Rafael Rivera violando l’immunità del numero due della giustizia del paese usando i metodi della dittatura argentina.
Infatti se non risulta che Joya Améndola sia stato addestrato negli Stati Uniti è certo invece che abbia lavorato in Argentina agli ordini di uno dei principali repressori, Guillermo Suárez Mason, noto tra l’altro come principale organizzatore del sequestro di bambini durante l’ultima dittatura. Inoltre ottenne una borsa di studio dell’esercito honduregno per studiare nel Cile di Augusto Pinochet. Successivamente, dall’84 al ‘91 era l’elemento di raccordo tra l’esercito honduregno e i repressori argentini e statunitensi nella guerra sporca.
Il governo spagnolo dal 1985 in avanti ha più volte chiesto l’estradizione di Joya Améndola attraverso l’Interpol ma il sistema giudiziario honduregno (quello stesso che oggi accusa Mel Zelaya di 18 capi d’imputazione) non ha mai dato corso ad alcuna richiesta. Nonostante ciò, quando nel 1994 un giudice di Tegucigalpa lo accusò di sequestro e tortura e nel 1995 fu emesso contro di lui un mandato di cattura, fu proprio in Spagna che si rifugiò e restò come richiedente asilo fino al 1998 quando fu espulso. In quegli anni operò come catechista in un collegio di Siviglia.
Lo ritroviamo adesso come braccio destro di Roberto Micheletti.
www.gennarocarotenuto.it

 

L’Honduras all’ombra di Negroponte.
Dietro il golpe di Tegucigalpa la mano dell’ex ambasciatore in Iraq
Nel 1979 aveva creato i Contras

L’Honduras è il paesino che ospita una base Usa dalle orecchie lunghe: i radar di Soto Cano ascoltano l’intera America Latina. Chi alza la voce nella Terra del Fuoco finisce negli archivi meglio documentati dei due continenti, eppure nessuno si è accorto che un po’ di militari vecchia maniera organizzava un colpo di stato attorno alla bandiera stelle e strisce. Contro il presidente Zelaya o per impasticciare il presidente Obama? L’altro interrogativo è meno tranquillo. L’isolamento internazionale dell’Honduras, espulso dall’Organizzazione degli Stati Americani, ha l’aria di una situazione calcolata per radicare il golpe ed aprire uno spazio dove non valgono le abitudini noiose della democrazia. L’Honduras diventa terra di nessuno a disposizione di industrie pesanti, traffici proibiti, campi dove si addestrano quei mercenari che chiamiamo «contractors», latifondi manovrati dagli orfani di Bush figlio. Mormora la Chiesa del cardinale. La Chiesa dei monsignori Opus Dei e Legionari di Cristo prega il presidente deposto di restare in esilio. E l’ombra di John Dimitri Negroponte torna in ogni sospetto. Nel rimbalzo di società di comodo il suo nome spunta fra i proprietari di immense piantagioni. Ha inventato l’Honduras moderno che si comporta così.
Quasi 70 anni, Negroponte cresce all’ombra di Nixon, Reagan, Bush padre. Comincia in Vietnam dove il generale Westmoreland è il primo a intuirne il genio. Durante l’agonia di Saigon recita la parte dell’americano tranquillo: ispira il protagonista del romanzo di Graham Green. Si dichiara «innamorato» del generale Van Thieu. Parla perfettamente vietnamita e l’amicizia con i militari estremi alimenta le leggende. Regan lo chiama al Pentagono, accanto a Colin Powel. Quando nel 1979 i sandinisti rovesciano in Nicaragua il dittatore Somoza, per ridare vigore alla presenza americana nella terza America, Negroponte finisce in Honduras, ambasciatore-viceré. Trasforma la piccola delegazione (che veglia su 3 milioni di abitanti) nella più imponente ambasciata delle americhe: 6 mila funzionari, cattedrale Cia. Assieme ad Oliver North organizza l’armata dei contras, controrivoluzionari che fanno la guerra al Nicaragua per «ristabilire l’ordine». Nasce la brigata 314-m con l’impegno di schiacciare le teste calde: torture, fucilazioni di massa documentate a Washington dalla Commissione per la Difesa dei Diritti Umani. Ma è l’operazione IranGate il momento alto della missione. North mette in moto un fantastico girotondo segreto: coinvolge le industrie belliche di Pinochet e i suoi cargo militari. Portano armi a Saddam Hussein (impegnato nella guerra a Khomeini per conto Usa), tornano con missili e mitragliette raccolte a Beirut da imprecisati mediatori. Produzione rigidamente sovietica da seminare lungo il confine tra Honduras e Nicaragua per attribuire al governo di Managua i massacri degli indigeni Miskitos. Genio dell’operazione, Negroponte.
Inaugura a Tegucigalpa un protettorato senza reticenze. È lui ad annunciare in Tv il risultato delle elezioni. Nel marzo ’83, appena Newsweek dà notizia di fantasmi armati (i contras, appunto) accampati attorno la frontiera del Nicaragua, l’ambasciatore chiama i giornalisti. Niente domande, parla solo lui: «È falso che esista una guerriglia organizzata per sfinire il governo di Daniel Ortega». A chi chiede informazioni sull’improvviso ingigantirsi dell’ambasciata e di un contributo «di assistenza» passato da 780 mila dollari a 125 milioni, risponde agitando la mano. «È domenica, giorno sacro al riposo. Andate a controllare: non troverete niente». E se ne va. 20 ore di viaggio e la colonna di noi curiosi arriva a Cifuentes, provincia di Paradiso, 12 chilometri dal confine col Nicaragua. Campo militare recintato, tute leopard armate di Ak 47, fabbricazione sovietica: mitragliette palestinesi raccolte dagli israeliani a Beirut. Ragazzi americani istruiscono meticci e indios Misquitos «perseguitati dai sandinisti». Ci accolgono con diffidenza, non fanno vedere gran che se non la mensa dai lunghissimi tavoli. Permettono l’incontro con una pattuglia appena tornata dalla ricognizione in «territorio nemico». Odiato Nicaragua.
Negroponte continua la carriera a Panama: prepara l’invasione che fa saltare il presidente Noriega. Finalmente la promozione a governatore di Bagdad. Gran finale, zar dei sette servizi segreti, l’uomo più potente degli Stati Uniti fino all’arrivo di Obama. Il golpe di Tegucigalpa può essere il prologo della nuova commedia che l’ex americano tranquillo mette in scena nel suo Centro America. Ma se il presidente deposto riappare accompagnato dalla signora Kirchner, l’avanspettacolo può trasformarsi in dramma. Nessuno torna in dietro.
Maurizio Chierici
L'UNITA' 6 LUGLIO 2009


 

torna su



 

In relazione al programma MISTERO, andato in onda su Italia Uno, condotto da Enrico Ruggeri.

HO SCRITTO IL 5 LUGLIO 2009:

GLI ALIENI, MIEI AMICI E FRATELLI, NON SONO AGGRESSIVI ED ASSASSINI COME GLI UMANI DELLA TERRA.
RISPETTO L'AMICO ENRICO RUGGERI, MA GLI AUTORI DEL SUO PROGRAMMA SONO POCO O MALE INFORMATI.
SAREBBE TROPPO LUNGO SPIEGARE IN QUESTO SCRITTO LA MILLENARIA E PACIFICA VISITA EXTRATERRESTRE. VI SONO MILIONI DI PAGINE DELLA STORIA CHE LA DIMOSTRANO E NEL NOSTRO SITO SONO PUBBLICATI GRANDI DOSSIER SUL TEMA. (www.giorgiobongiovanni.it)
MI SEMBRA DOVEROSO SOTTOLINEARE, ANCORA UNA VOLTA, CHE È LA LOGICA SCIENTIFICA, ETICA E FILOSOFICA CHE CI IMPONE, VOLENTI O NOLENTI, DI CREDERE CHE UNA CIVILTÀ EXTRATERRESTRE CHE HA RAGGIUNTO E SUPERATO LA VELOCITÀ DELLA LUCE (perché gli alieni che ci visitano vengono dal cosmo) E CHE POSSIEDE QUINDI UNA TECNOLOGIA  DI MIGLIAIA DI ANNI PIÙ AVANZATA RISPETTO A QUELLA DELL'UOMO, NON PUÒ CHE AVER SUPERATO LE BARRIERE DELL'ODIO E DELLA DIVISIONE, SVILUPPANDO L'AMORE E L'ALTRUISMO OLTRE CHE LA TOLLERANZA ED IL RISPETTO. IN SOSTANZA NON SI È AUTODISTRUTTA, COME RISCHIA DI FARE OGGI L'UOMO E QUINDI HA REALIZZATO LA SUPERCIVILTÀ.
SE NON SI COMPRENDE QUESTO CONCETTO  ALLORA SI COMPIONO GROSSI ERRORI DI DISCERNIMENTO. COME QUELLO COMMESSO DALL'AMICO RUGGERI E DAI SUOI AUTORI, SICURAMENTE IN BUONA FEDE. SONO INVECE IN MALA FEDE ALCUNI RICERCATORI, FALSI UFOLOGI CHE SONO PAGATI DAL POTERE CHE HA TUTTO L'INTERESSE A SCREDITARE LA VERITÀ PACIFICA E SALVIFICA DEGLI EXTRATERRESTRI.
INFATTI, IMMAGINATE UNA CIVILTÀ ALIENA CHE PUBBLICAMENTE ORGANIZZA UN CONTATTO MASSIVO CON LA POPOLAZIONE DI TUTTE LE CITTÀ DELLA TERRA IGNORANDO I POTERI POLITICI E MILITARI DELLE NAZIONI. PENETRANDO CON UN SEGNALE UNICO IN TUTTE LE TELEVISIONI DEL MONDO. IMMAGINATE INOLTRE CHE QUESTI ALIENI OFFRANO UNA SCIENZA IN GRADO DI RISOLVERE I PROBLEMI PIÙ GRAVI DELL'UOMO: GUARIGIONE DA TUTTE LE MALATTIE. ENERGIE ALTERNATIVE IN TEMPO REALE E PER TUTTI IN ABBONDANZA. BENESSERE PER L'UMANITÀ CON L'IMMEDIATA SPARIZIONE DELLA FAME, DELLA GUERRA, DEI CONFLITTI SOCIALI. SCOMPARSA DELLA MONETA, RIEQUILIBRIO DELL'ECOSISTEMA CON LA PURIFICAZIONE TOTALE DELL'HABITAT DEL PIANETA.  UNIONE E RISPETTO TRA LA RELIGIONE  SPIRITUALE E LA SCIENZA. IN SOSTANZA LA RIVELAZIONE DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO CON UN’ULTIMA E DEFINITIVA RIVOLUZIONE COPERNICANA.
SECONDO VOI COME REAGIREBBERO I VENDITORI DI ARMI, I BANCHIERI, I PETROLIERI, I POLITICI CORROTTI, LE GRANDI ORGANIZZAZIONI CRIMINALI,  L'ALTA FINANZA, I CAPI DELLE GRANDI RELIGIONI, L'IMPERO D'OCCIDENTE (Stati Uniti e suoi vassalli) E L'IMPERO D'ORIENTE!?  (Cina - Russia e loro vassalli).
MI PERMETTO DI RICORDARE CHE DURANTE IL SUMMIT DEL 1985 TRA REAGAN E GORBACIOV IL FOLLE PRESIDENTE REAGAN PROPOSE UN’ALLEANZA  MILITARE-NUCLEARE AL SEGRETARO DEL PCUS DELL'UNIONE SOVIETICA, NEL CASO IN CUI GLI ALIENI AVESSERO "ATTACCATO" LA TERRA.
MI SEMBRA DI ESSERE STATO ABBASTANZA CHIARO NELL'ESPORRE LA MIA VERITÀ SULLA PACIFICA VISITA EXTRATERRESTRE. CONCLUDO RAMMENTANDO A TUTTI CHE È NEI PROGETTI DEGLI ALIENI, MIEI AMICI E FRATELLI, IL CONTATTO DIRETTO CON L'UMANITÀ E QUESTO IMMENSO EVENTO È IN STRETTA RELAZIONE CON UNA PROFEZIA CHE RIGUARDA TUTTI GLI UOMINI. LA SECONDA VENUTA DI CRISTO. (Matteo, cap 24). 
                                                                                                                

                                                                                                                     In Fede
                                                                                                          Giorgio Bongiovanni

Montevideo, 5 luglio 2009

 

torna su



 

IL CRISTO È IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE

HO SCRITTO IL 5 LUGLIO 2009:  

Rispondo ad un lettore che mi chiede se sono cattolico e seguo i precetti della chiesa.

IL CRISTO È IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE, NOSTRO SIGNORE. EGLI È LA MASSIMA ESPRESSIONE DI DIO, IL QUALE CI HA OFFERTO LA REDENZIONE.
CRISTO HA VISITATO PRIMA DI NOI  MILIARDI E MILIARDI DI ALTRI MONDI, SIA FISICI CHE  ASTRALI. NOI SEGUIAMO GLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA CATTOLICA (UNIVERSALE), INSEGNAMENTII SACRI CHE NEGLI ULTIMI 1500 ANNI LA CHIESA DI ROMA PRIMA E  IL VATICANO POI HANNO CALPESTATO E TRADITO. ANCHE SE GENERALMENTE LA BASE È CRISTIANA, IL VATICANO HA VOLUTAMENTE CANCELLATO ALCUNI BASILARI INSEGNAMENTI DI CRISTO (come la reincarnazione) PER MOTIVI DI POTERE TEMPORALE.
NON APPROFONDIAMO, E LO LASCIO IMMAGINARE A LEI, I CRIMINI E GLI ASSASSINII CHE IL VATICANO E I PRINCIPI DELLA CHIESA HANNO COMMESSO NEL NOME DI CRISTO E DI DIO, BESTEMMIANDO COSÌ CONTRO LO SPIIRITO SANTO.
NOI CREDIAMO CHE CON LA SUA SECONDA VENUTA IL CRISTO RIFORMERÀ IL VATICANO ED IN GENERALE TUTTE LE CHIESE CRISTIANE CHE A LUI  SONO DEVOTE E CACCERÀ DALLE STESSE TUTTI QUEI SUOI MINISTRI CHE L'HANNO TRADITO RICOSTRUENDO LA CHIESA DEI MISSIONARI, DEI PADRE PIO, DEI SAN FRANCESCO, ECC.
CRISTO SARÀ ANCHE L'UOMO-DIO CHE FONDERÀ IN UN’UNICA DISCIPLINA LA RAZIONALITÀ E LA FEDE E SARÀ LA GUIDA DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO DOVE LA TECNOLOGIA E L'ETICA SPIRITUALE SARANNO COME IL BINARIO DOVE IL TRENO DELLA VITA E DELLA VERITÀ PERCORRERÀ IL CAMMINO DELL'EVOLUZIONE UMANA E SPIRITUALE.
INFATTI IL CONTATTO TRA CIVILTÀ EXTRATERRESTRI E L'UMANITÀ CON LA PRESENZA CRISTICA NEL MONDO SARÀ  LA NUOVA RIVOLUZIONE COPERNICANA E FINALMENTE L'UOMO USCIRÀ DEFINITIVAMENTE DALL'ODIO E DALL'IGNORANZA INSTAURANDO FINALMENTE SUL PIANETA TERRA UNA SUPER CIVILTÀ BASATA SULL'AMORE E SULLA GIUSTIZIA.

                                                                                                                                               CORDIALI SALUTI
                                                                                                                                         GIORGIO BONGIOVANNI

MONTEVIDEO (URUGUAY)
5 LUGLIO 2009

 

torna su



 

Abbiamo ricevuto la seguente mail dal Cile:

“Ciao a tutti i miei fratelli, specialmente a Giorgio Bongiovanni, vi invio una notizia speciale, un messaggio da fare conoscere da parte di un essere che ha lasciato questo mondo. Un messaggio per tutti, aspetto la vostra risposta. Alex di Cile”. 

Ho risposto così:

UN ANGELO CHE HA VISITATO GLI UOMINI DELLA TERRA PER INSEGNARE LORO CHE LA VITA È ETERNA E CHE TUTTI APPARTENIAMO ALL’ETERNITÀ.   
ECCO COSA ERA QUESTA BAMBINA CHE HA ANNUNCIATO IL GIORNO E L’ORA DELLA SUA MORTE. UN ANGELO, PERCHÉ VIVE NELLA LUCE DI CRISTO.
                                                                                                                                                 GIORGIO BONGIOVANNI
                                                                                                                                                          STIGMATIZZATO
MONTEVIDEO (URUGUAY)
3 LUGLIO 2009

Storia iniziale

Giovedì 28 maggio ci ha chiamato Martita, una colombiana che ha una figlia di 16 anni la quale è stata protagonista di eventi strani e paranormali tutta la sua vita. Da quando aveva due anni è stata speciale; una bambina introvertita, che diceva di vedere persone morte, animali che non c’erano e che ascoltava suoni della natura con una sensibilità unica, per esempio, lei era capace di ascoltare quando un albero stava crescendo e spuntando le sue foglie. Inoltre aveva il dono della guarigione attraverso le mani.
Martita e suo marito, un noto psichiatra, la portarono da diversi psicologi per molti anni, perché il padre della bambina non si rassegnava ad accettare che sua figlia fosse diversa.
Tutti questi eventi  paranormali portarono la famiglia a trasferirsi in Colombia per iniziare una nuova vita, ma le cose peggiorarono ancora, perché presto si sparse la voce della presenza di una bambina “con poteri” speciali. La pressione da parte delle persone li spinsero a fare ritorno in Cile.
Tra le altre cose, la giovane che ormai aveva 16 anni, predisse la data della morte di suo fratello e di suo padre che venne a mancare in un tragico incidente.
Quello che spaventa Martita è che sua figlia ha sempre azzeccato le cose che ha annunciato e la giovane ha appena detto che se ne deve andare, che la lasci partire… che in due settimane se ne andrà da questo mondo.
Mercoledì 10 giugno ci ha chiamato Amalia, la sorella di Martita, per comunicarci che la ragazza era deceduta nel giorno e nell’ora indicate. Lunedí 8 giugno alle 16:23 ore.
Aveva lasciato una lettera spiegando che era il suo momento, che Martita (sua madre) doveva stare tranquilla perché lei “aveva cose da fare”.
Non soffriva di nessuna malattia diagnosticata clinicamente, era completamente sana.
A continuazione la lettera e l’audio (in lingua spagnola) all’interno del programma di Pablo Aguilera, che ha dichiarato che si tratta di una delle storie più forti che abbia sentito in radio.

Fonte: http://www.portalnet.cl/comunidad/archive/index.php/t-223927.html

 

TESTO DELLA LETTERA DELLA BAMBINA CHE HA ANNUNCIATO LA SUA MORTE

Oggi, lunedí 8, 16:23, alla fine sarò libera da questo guscio che tanto mi ha insegnato del mondo.
Anche se c’è per un tempo ho risentito del tuo egoismo di donna, per non lasciarmi libera nella mia esistenza, non te ne faccio una colpa, purtroppo è la malattia degli esseri umani attuali, l’egoismo.
Donna, sento il tuo dolore, ho cercato di spiegarti che io non ti appartengo, come niente in questo mondo ti appartiene. Ho cercato di placare la tua immensa sofferenza, ma non ci sono riuscita. Tuttavia la mia gratitudine verso il tuo corpo e la tua essenza è inesauribile. Hai fatto tutto ciò che si aspetta da una madre per proteggere la sua creatura. Il mio corpo si è nutrito dal tuo e dal tuo corpo sono nata per vedere, riconoscere e respirare la mia altra madre: la natura. Avete un bellissimo mondo, dico avete perché ormai non mi appartiene più, adesso di certo sono di ritorno alla mia amata casa, dopo un lungo viaggio alla tua. Ringrazio il tuo sforzo per insegnarmi il tuo mondo, la sua forma di vivere e le sue abitudini.
Rimani in pace, donna, perché hai fatto tutto bene, sono stata felice. Non posso negarti che ho conosciuto il dolore che sente lo spirito quando non comprende tanta ignoranza, tanto dolore inutile, tanto egoismo, ma allo stesso tempo mi sono allietata nell’ingenuità di un bambino, nella purezza dello spirito delle tribù indigene, nella loro ignoranza su cosa significa l’egoismo, nei loro successi, nei loro riti interagendo con la madre natura e nel loro rispetto infinito e così semplice vero il grande spirito. Ricorda sempre questi simboli, una pagnotta di pane, una bilancia, una spada, un calice e una rosa. Il pane significa il dovere di aiutare gli affamati, la bilancia rappresenta la determinazione di lottare per la giustizia, la spada incarna il valore dello spirito, il calice che deve contenere sempre l’elisir della compassione per ogni essere vivente attorno a te e la rosa ti deve ricordare sempre la bellezza che possiede ogni giorno. Che la vita non è soltanto sacrificio e lavoro, ma è anche bella e per questo va difesa. Vivi donna, sorridi e non ti lamentare delle tue ferite, non soffrire più, la morte è una festa, è un meraviglioso ritorno a casa.
Arrivederci donna, ti abbraccia e ti ringrazia per il tuo lavoro, Axx..

18 giugno 2009
          

 

 

torna su


 


 

LE ANCELLE DELL’AMORE DI DIO E DEL MIO CUORE IMMACOLATO CONTEMPLANO LA VISIONE CELESTE DEL MIO SPIRITO !
LE  ANCELLE DEL GIARDINO  DI DIO SONO  GLI STRUMENTI DEL MIO CELESTE AMORE, DEI MIEI MESSAGGI CHE RICHIEDONO CONVERSIONE E RAVVEDIMENTO LE ANCELLE DEL MIO SANTO FIGLIO IL CRISTO SONO STATE ELETTE DAL MIO SPIRITO DI MADRE CHE È L’IMMACOLATA CONCEZIONE !
 LE ANCELLE D’AMORE DEL SANTO SPIRITO SONO NEL MONDO PER  SVOLGERE  LA LORO MISSIONE DI CARITÀ, DI SERVIZIO, DI SOFFERENZA CRISTICA E DI CONSOLAZIONE  AGLI APOSTOLI DI MIO FIGLIO GESÙ !
LE ANCELLE DELL’AMORE DI DIO COMPLETANO IL NUMERO SACRO DEI 144.000 E QUINDI NEL GIORNO E NELL’ORA DELLA POTENZA E DELLA GLORIA DI MIO FIGLIO GESÙ NEL MONDO ESSE SI VESTIRANNO DI LUCE, ASCOLTERANNO BEATE IL GIUDIZIO DI DIO  E SARANNO EREDI DEL SUO  REGNO  IN TERRA INSIEME AI BUONI, AI GIUSTI, AI PACIFICI ED  AI PURI DI CUORE !
IN MEZZO A VOI, CARO FIGLIOLO, VIVONO ED OPERANO ALCUNE DELLE MIE PREZIOSE ANCELLE.
LORELLA, LA  MADRE  PERLA DEL TUO FIGLIOLO GIOVANNI, È UNA DI QUESTE. UNA PICCOLA GEMMA DEL MIO SPIRITO CHE PROFUMA D’AMORE DIVINO E PROTEGGE IL TUO PASSO INSANGUINATO !
PACE !              

DAL CIELO ALLA TERRA

Ho ringraziato la Madre del Celeste Amore!
La Santissima Madre mi ha anche rivelato che Lorella in altre vite è stata varie volte Veggente e Strumento delle Sue Apparizioni.

 

Montevideo, 2 luglio 2009.
Ore 20,13
Giorgio Bongiovanni                                                
Stigmatizzato. 

 

SOGNO DI LORELLA

È da qualche giorno che sento forte il desiderio di vedere i fratelli del cielo ... di vedere delle astronavi. Sabato mattina mentre il Sole splendeva nel cielo azzurro, vedo un grande cuore formato dalle nuvole, con un punto sotto di esso. Man mano che le nuvole del grande cuore si  dissolvono, vanno a formare un altro cuore pieno piccolo ... un piccolo segno che mi ha reso molto felice!
Nella notte del 28 Giugno 2009 sogno ... di trovarmi in una grande stanza con una grandissima finestra, vicino alla quale c'erano tante persone che guardavano fuori, nel cielo. Io seguo Giorgio che si sta dirigendo in una sala per una conferenza. All' improvviso sento la gente gridare ... “È il Cristo! È il Cristo!”. Io mi fermo e chiamo Giorgio, vedo scritto nel cielo il nome "Cristo” . Vanno tutti ad ascoltare Giorgio per una conferenza, io rimango davanti alla finestra, incantata a guardare verso il cielo azzurro, nella speranza e nell'attesa di vedere "qualcosa”. Alzo gli occhi e vedo alla mia destra una grande immagine della Vergine, di color celeste, -chiaro, luminoso-rosa. Io mi vedo come proiettata nel cielo, avevo la figura della Madonnina vicinissima. Accanto a lei vedo tre sfere luminose ruotare su loro stesse in posizione a triangolo, si spostavano con il vertice a volte in alto, a volte in basso. All'improvviso hanno incominciato a ruotare velocemente diventando un’unica sfera, grande, luminosissima. Anch'essa ruotava su se stessa e improvvisamente mi viene incontro e mi tocca.... mi vedo rientrare nella stanza e dico…"Lo devo dire a Pier, quello che ho visto! ... mi sveglio!



Lorella Placidi

Sant’Elpidio a Mare, li 29 giugno 2009

 

torna su



Gesú Cristificato, il Messia, il Figlio del Dio Vivente, oggi, 1 luglio dell’anno 2009, durante la sanguinazione delle mie stigmate mi è Apparso, ancora una volta. Io che tanto lo amo e lo adoro ho ascoltato e scritto:

DAL CIELO ALLA TERRA

HO BUSSATO! HO CHIAMATO!
POCHI HANNO RISPOSTO, POCHI HANNO RINNEGATO SE STESSI PER SEGUIRMI!
ORA CHE è GIUNTO IL TEMPO DELLA MIA DIVINA GIUSTIZIA E QUELLA DEL PADRE CELESTE, MIO E VOSTRO, MOLTI,  MOLTISSIMI, PER PAURA CHIEDONO SALVEZZA E PERDONO!
VIGLIACCHI E CODARDI!
AVRANNO PIANTO E STRIDOR DI DENTI E LA MORTE SECONDA SARà LA LORO COMPAGNA!
VIGLIACCHI, CODARDI, ASSASSINI DELL’ANIMA E DEL CORPO SONO I VENDITORI DI ARMI, I GUERRAFONDAI, I PADRONI DELLE ARMI NUCLEARI, I CAPI DELLE GRANDI ORGANIZZAZIONI CRIMINALI, I VERTICI DELL’ECONOMIA SATANICA CHE DOMINANO IL VOSTRO MONDO E I MASSIMI RAPPRESENTANTI DELLE RELIGIONI, COMPRESE QUELLE CHE INDEGNAMENTE USANO IL MIO SANTO NOME CRISTICO.
PURTROPPO E CON MIA SOMMA TRISTEZZA HO VISTO CHE MILIONI E MILIONI  DI ESSERI UMANI SONO CADUTI NELLA RETE DI QUESTI STRUMENTI DEL MALIGNO, DIVENENDO SERVI LORO E DEL DIO DENARO.
HO BUSSATO! HO CHIAMATO!
TRAMITE IL SANGUE DI UN GIUSTO ED IL SANGUE DI MOLTI MARTIRI, ED ATTRAVERSO MOLTI MIEI MESSAGGERI E PROFETI CHE VI HO MANDATO IN DUE MILLENNI DEL VOSTRO TEMPO, DALL’ORIENTE E DALL’OCCIDENTE, VI HO OFFERTO ANCORA UNA VOLTA LA REDENZIONE, LA SALVEZZA DELLE VOSTRE ANIME, MA I POTENTI TIRANNI ED IL SINEDRIO DI QUESTO TEMPO INSIEME A MOLTISSIME ANIME, LORO ADEPTE, HANNO RIFIUTATO, RIFUGIANDOSI NEGLI INGANNI PROPOSTI DA SATANA.
RICORDATE LA MIA PROFEZIA? .… Serpenti, razza di vipere, come sperate di sfuggire all’ira che vi  sovrasta? Perciò, Io vi manderò Profeti e Saggi e Scribi, di loro alcuni li ucciderete, altri li flagellerete…. e li perseguiterete di città in città, affinchè cada su di voi  tutto il sangue innocente sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria che uccideste tra il santuario e l’altare…. Affinchè sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti… dal sangue di Abele sino al sangue di Zaccaria. Io vi assicuro tutto questo accadrá sopra questa generazione.(Matteo, 23,33-35. Luca, 11,49-51).
I SEGNI IN CIELO ED IN TERRA CHE VI AVEVO PROMESSO SONO IN CORSO E LA LORO MANIFESTAZIONE è
VISIBILE IN TUTTO IL MONDO  (Matteo, cap 24).
SEGNI DIVINI CHE SI MANIFESTANO AD UNA CIVILTà UMANA ORAMAI AGONIZZANTE, DOVE MILIONI E MILIONI DI BAMBINI, MIEI PARGOLETTI, VENGONO FALCIATI DALLA FAME E DALLE PIù ATROCI SOFFERENZE, DOVE MILIARDI DI ESSERI UMANI SONO COSTRETTI A VIVERE NELLA POVERTà PIù ASSOLUTA.
COSA!  COSA AVETE IMPARATO DAI MIEI INSEGNAMENTI E DAL MIO SUPREMO SACRIFICIO D’AMORE.
QUANTE! QUANTE! LACRIME DI SANGUE HA VERSATO LA MIA SANTISSIMA MADRE NELLE SUE INNUMEREVOLI APPARIZIONI NEL MONDO!
QUANTE! QUANTE! VOLTE LA CELESTE MADRE VI HA CHIAMATO NEL MIO NOME!
IL RAVVEDIMENTO DELL’UMANITà è VENUTO MENO E QUINDI IL GIUDIZIO E L’APOCALISSE SONO INEVITABILI. IO SONO GIà SULLA TERRA, VE L’HO GIà DETTO, LA MILIZIA CELESTE DEGLI ANGELI COSMICI MI
PRECEDE INSIEME ALLO SPIRITO DI ELIA CHE GRIDA NEL DESERTO ED ANNUNCIA LA MIA PROSSIMA MANIFESTAZIONE NEL MONDO CON POTENZA E GLORIA (Matteo, cap 24).
VOGLIO RICORDARE ANCORA A TUTTI GLI SPIRITI VIVENTI NELLA LUCE E A TUTTI GLI SPIRITI CHE VIVONO NELLE TENEBRE CHE LA SALVEZZA ASSOLUTA RIGUARDA  QUELLA DELLO SPIRITO, LA SALVEZZA DEL CORPO è RELATIVA.
SI SALVERANNO TUTTI COLORO CHE HANNO MESSO IN PRATICA I VALORI DELLA GIUSTIZIA, DELLA PACE E DELL’AMORE. RICORDATE! …. Non chi mi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei Cieli, ma solo chi fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli….  (Matteo, 7-21).
MOLTI LAICI E “NON CREDENTI” SI SALVERANNO PERCHè HANNO VISSUTO E MESSO IN PRATICA I MIEI COMANDAMENTI ED IO HO DIMORATO NEI LORO CUORI E NON NELLA LORO MENTE.
MOLTI CREDENTI E RELIGIOSI SI PERDERANNO NEI MEANDRI OSCURI DELLA MORTE SECONDA PERCHè, SEPOLCRI IMBIANCATI ED IPOCRITI, HANNO MENTITO A DIO E A LORO STESSI ED IL MIO NOME è STATO SOLO PRESENTE NELLA LORO MENTE E  NELLA LORO BOCCA, ALLONTANANDO DEFINITIVAMENTE DAL LORO CUORE IL MIO AMORE. 
VI RICORDO UN’ALTRA DELLE MIE PROFEZIE….  Molti in quel giorno mi diranno. Signore! Non abbiamo parlato nel tuo nome?… Ma io dirò loro: Allontanatevi da me, non vi conosco!... (Matteo, 7, 21-29)
QUEL GIORNO E QUELL’ORA SONO PROSSIMI A MANIFESTARSI, QUANDO I CAVALLI DELL’APOCALISSE, GLI ZIGOS (ACQUA, ARIA, TERRA E FUOCO) METTERANNO IN GINOCCHIO IL GENERE UMANO SAPPIATE CHE L’ORA è VICINA.
QUEL GIORNO I 144.000 ELETTI SI VESTIRANNO DI LUCE E SARANNO PRELEVATI IN CIELO DAI MIEI ANGELI COSMICI, A LORO SI UNIRANNO TUTTI COLORO CHE HANNO “SENTITO” LA CHIAMATA E QUINDI RISVEGLIATO I LORO SPIRITI ALLA VERITà ED ALLA VITA. QUESTI SPIRITI FRATELLI DEGLI ELETTI, MERITERANNO LA SALVEZZA GRAZIE ALLE LORO OPERE. IN MEZZO A LORO DANZERANNO DI GIOIA TUTTI I BAMBINI DEL PIANETA I QUALI SARANNO STRAPPATI DALLE MANI DELLA FAME, DELLA VIOLENZA E DELLA TORTURA CAUSATA DAGLI ASSASSINI DELLA VITA.
QUEL GIORNO E QUELL’ORA SONO PROSSIMI. SAPPIATELO!

HO BUSSATO! HO CHIAMATO!
PACE!                                                                                                                           
                                                                                                                       DAL CIELO ALLA TERRA

Montevideo (Uruguay)
1 Luglio 2009 ore 12,30

Giorgio Bongiovanni