DALLE URNE FAVORITI AL MALIKI E ALLAWI, CON L’INCOGNITA CURDA
di Barbara Schiavulli
Baghdad. Gli iracheni non hanno dubbi il grande sconfitto di queste elezioni, qualunque saranno i risultati, è al Qaeda. Avevano minacciato di uccidere chiunque fosse andato a votare, avevano distribuito volantini come i candidati, ma la gente per quanto impaurita, non si è chiusa in casa. “Bravi e coraggiosi gli iracheni che hanno votato”, si è complimentato Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite insieme al resto del mondo che con il fiato sospeso ha osservato le elezioni. Ma all’indomani a Bagdad, ancora in giorno di festa, gli iracheni riprendono la vita normale, con poca elettricità, poco lavoro, un traffico che innervosisce e il timore che la calma che in questi giorni ha regnato nel paese possa all’improvviso scomparire. “Ora non possiamo che aspettare i risultati”, ci dice un signore dentro ad un supermercato che ha riaperto dopo due giorni di negozi chiusi per il coprifuoco. E i risultati si faranno attendere, forse tra qualche giorno i primi parziali, a fine mese quelli finali che riveleranno i nomi dei 325 membri del parlamento. E se votare non è stata una passeggiata, formare un governo sarà un’arrampicata. Secondo gli analisti, nessuno otterrà la maggioranza piena. L’affluenza alle urne è stata del 62 per cento, con picchi nelle province sunnite, come quella di Anbar e Diyala che nel 2005 sabotarono il voto. Molti sunniti nonostante avessero liste etniche, sembrano aver preferito dare il voto all’ex premier Allawi, che nella sua coalizione laica, ha voluto includere tutte le fazioni, quindi avendo con sé sciiti, curdi e anche sunniti come il vice presidente Hashemi. Ad Allawi il voto anche delle donne che premiano la sua impronta secolare, stanche di anni di un irrigidimento delle tradizioni dovuto alla violenza. Buona anche l’affluenza nel sud dove gli sciiti in modo compatto sembrano aver preferito il premier Al Maliki che nonostante l’influenza iraniana ha dovuto per ottenere il gradimento di tutti, importare anche componenti meno rigorose per attrarre voti. “Il testa a testa sarà probabilmente tra loro”, ci dice Sami Abbas, un’analista politico – ma non sottovaluterei la componente curda”. Nel nord i curdi sono stati sempre i più compatti serrati dietro alla loro agognata autonomia, ma il nuovo movimento di Gorran (Il Cambiamento) rappresenta una sfida e una seccatura per i due partiti principali, che coalizioni degli sconfitti si spaccheranno e i piccoli partiti faranno la corte ai vincitori che li cercheranno per aumentare seggi. Insomma fare previsioni ora è davvero complicato”.
Tanto più che all’interno di ogni lista c’è di tutto, all’ex uomo degli americani Chalabi, si sono uniti i sadristi (radicali), con l’ex premier Allawi ci sono i sunniti, ma anche l’altro ex premier Jafaari, tutti con delle idee politiche molto diverse. D’altra parte però il governo non verrà mai formato prima che il Parlamento nomini il nuovo primo ministro che uscirà dai partiti vincitori, ma i nomi dei possibili candidati sono ancora un mistero. Ma la vera preoccupazione - si stima che per formare il governo, ci vorranno almeno sei mesi - è che, nel frattempo, tra un litigio e un negoziato, la violenza riempia gli spazi vuoti della politica.
Indeboliti da questa spaccatura saranno meno forti per negoziare con gli sciiti ed è probabile che il Gorran ottenga tanti seggi quanti il partito del presidente filoamericano Talabani (Unione Patriottica del Kurdistan). I risultati in Kurdistan, paradossalmente potrebbero essere essenziali per la formazione del nuovo governo e sul destino del premier Al Maliki.
Intanto l’ex premier Allawi avverte della possibilità di brogli, non tanto a livello di voto dove un margine di “errore” è accettabile in democrazie relativamente nuove, quanto il rischio che i conteggi possano essere manipolati. “Ipotizzando che il conteggio sia corretto – ci suggerisce Abbas – comunque nel momento in cui arriveranno i risultati sarà un pandemonio per le trattative, le coalizioni sono troppo eterogenee, le coalizioni degli sconfitti si spaccheranno e i piccoli partiti faranno la corte ai vincitori che li cercheranno per aumentare seggi. Insomma fare previsioni ora è davvero complicato”.
Tanto più che all’interno di ogni lista c’è di tutto, all’ex uomo degli americani Chalabi, si sono uniti i sadristi (radicali), con l’ex premier Allawi ci sono i sunniti, ma anche l’altro ex premier Jafaari, tutti con delle idee politiche molto diverse.
IL FATTO QUOTIDIANO 9 MARZO 2010
NIGERIA, CRISTIANI UCCISI COL MACHETE: DONNE E BAMBINI SGOZZATI, I MACELLAI HANNO POI BRUCIATO L’INTERO VILLAGGIO
DOMENICO QUIRICO
CORRISPONDENTE DA PARIGI
Jos, nel centro della Nigeria, è una città maledetta, i pogrom tribali sono un terrore che vive nel cuore della città e dello stato di Plateau. Nel 2008 700 persone furono massacrate in scontri furibondi. Nel gennaio scorso i morti sono stati trecento, molti dei quali gettati nei pozzi dopo essere stati fatti a pezzi. I fuggiaschi, garrotati dalla paura, furono 40 mila.
Nella notte tra sabato e domenica, erano le tre, la dannazione puntuale è ritornata. Le bande di liquidatori hanno svegliato a raffiche di fucile e di mitra alcuni villaggi alla periferia della città, abitati dalla etnia Berom, contadini, sedentari, cristiani: quando la gente terrorizzata è uscita dalle case, nel buio, i macellai hanno cominciato a lavorare con i machete, il feroce e poco costoso arnese dei genocidi africani. Poi hanno gettato i corpi delle vittime, donne e bambini soprattutto, nelle case, dandole alle fiamme. Alle sei del mattino si sono allontanati per cercare nuovi bersagli. Secondo testimoni oculari della strage i morti sarebbero centinaia. Un giornalista intrepido che ha raggiunto il villaggio di Dogo Nahawa ha contato, solo lì, 103 corpi senza vita accatastati; «Ma stavano portando altri cadaveri dai campi vicini», ha aggiunto. E più tardi Gregory Yenlong, commissario per l’Informazione locale, ha parlato di almeno 300 vittime.
La Nigeria da mesi è uno Stato senza testa: il presidente Umaru Yar’Adua, malato, ha vissuto per mesi in un ospedale in Arabia Saudita. I poteri sono esercitati da un presidente ad interim ambiziosissimo, Goodluck Jonathan, che ieri ha proclamato l’inevitabile e tardivo stato di massima allerta nella regione centrale del Paese.
Sotto accusa per i massacri sono finite le popolazioni fulani, pastori nomadi musulmani malvisti dai contadini. Il furto di alcuni capi di bestiame sarebbe la fragile scusa per la carneficina. Dietro i fulani , si sussurra, anche questa volta ci sarebbero i movimenti fondamentalisti del Nord musulmano, più o meno legati ad Al Qaeda. I cui militanti sono decisi a estendere in questo gigante africano il peso della sharia e dell’elemento islamico ai danni dei «cristiani» del Sud, considerati avari prepotenti e ricchi di petrolio.
Le violenze sono croniche in questa frontiera interna, le lotte contrappongono cristiani e musulmani. Ma la frattura religiosa si sovrappone ad un’altra più antica e profonda, quella tra «indigeni» e «immigrati». In Nigeria un indigeno (come è scritto scriteriatamente anche nella Costituzione) è colui chi può dimostrare che i suoi antenati sono originari di uno dei 36 stati della federazione. Il nativo di uno stato meridionale potrà vivere anche 40 anni in una regione del Nord, ma sarà sempre uno straniero. La xenofobia contro questi immigrati interni si è inasprita negli ultimi anni. Una commissione federale controlla che i diritti degli indigeni in ciascun stato siano rispettati: nell’attribuzione degli impieghi pubblici e delle borse di studio passano davanti agli «stranieri». Poichè la ricchezza petrolifera del Paese è al Sud, molti nordisti musulmani vi emigrano per cercare fortuna e si sentono discriminati. E spuntano i machete.
LA STAMPA 8 MARZO 2010
DA STARBUCKS COME NEI SALOON DEL WEST
L´ultima provocazione della lobby delle armi: tutti al caffè con le pistole in vista
L´azienda subisce senza reagire: "Non è compito nostro, la decisione compete al Parlamento"
FEDERICO RAMPINI
dal nostro corrispondente
NEW YORK - Come in una grottesca parodia di film western, entrano nel saloon col cinturone delle pallottole e la pistola bene in vista nella fondina, pronta a essere sfoderata. Ma non è un remake di "Per un pugno di dollari" e il saloon è uno dei bar Starbucks. L´ultima campagna dei fanatici del porto d´armi in America ha varcato una nuova soglia. La provocazione più in voga adesso è profanare Starbucks, la catena di caffè più popolare d´America, che almeno alle origini attirava un pubblico giovanile e di sinistra. E che adesso, per paura di sfidare la lobby delle armi, si rifiuta di prendere posizione contro le incursioni dei "cowboy". Sono manifestazioni in difesa del diritto più estremo che 38 Stati Usa riconoscono: non solo di girare armati, ma addirittura di esibire le armi da fuoco in bella vista in un locale pubblico.
È una campagna diretta da OpenCarry.org, nuova organizzazione nella galassia della destra radicale, sempre più rumorosa e aggressiva. «Non facciamo nulla di diverso da quelli che girano armati - proclama il fondatore del movimento Mike Stollenwerk - solo che ci togliamo la giacca e mostriamo quel che c´è sotto». L´obiettivo politico è evidente. I cowboy di Starbucks hanno preso di mira soprattutto i bar della California, cioè lo Stato più di sinistra d´America, dove è diffusa nell´opinione pubblica l´avversione alle armi. Solo in questo Stato le irruzioni armate da Starbucks sono state ben 140.
A conferma del movente politico, la diatriba sulle armi ha avuto un revival dopo l´elezione di Barack Obama. Ancor prima che s´insediasse alla Casa Bianca, nella blogosfera di destra impazzavano le voci sui presunti progetti di limitare il porto d´armi (In realtà Obama non ci ha mai pensato: non troverebbe una maggioranza al Congresso). Le prime sfide di OpenCarry.org furono lanciate l´estate scorsa in occasione dei dibattiti pubblici sulla riforma sanitaria. A quegli incontri in varie città degli Stati Uniti partecipavano senatori, deputati, e qualche volta lo stesso Obama. I militanti di OpenCarry.org si sono presentati armati, con le pistole in bella vista. La polizia non ha potuto far nulla in quegli Stati dove la legge locale è ipertollerante.
L´Fbi segnala da tempo l´escalation di propositi bellicosi nella blogosfera di destra: è lo stesso ambiente dove si organizzano milizie armate per la "supremazia bianca", quello in cui si formò Timothy McVeigh, il terrorista della strage di Oklahoma City (168 morti nel 1995). La preoccupazione è tanto più forte in quanto la destra "rispettabile" non fa nulla per prendere le distanze da queste provocazioni. La National Rifle Association (Nra), la potente lobby pro-armi che ha quattro milioni di iscritti, non ha mai criticato le invasioni di Starbucks. «Noi sosteniamo il diritto legale dei cittadini - ha dichiarato la Nra - di esercitare l´autodifesa secondo i principi costituzionali». La Nra è considerato uno dei più importanti gruppi di pressione al Congresso, nella sola campagna presidenziale del 2008 spese 10 milioni di dollari. Tra le poche organizzazioni che si battono per limitare il porto d´armi c´è la Brady Campaign, fondata da James Brady, il collaboratore di Ronald Reagan paralizzato dal 1981, quando un giovane squilibrato sparò al presidente per assassinarlo. La Brady Campaign ha lanciato una petizione per convincere Starbucks a vietare l´esibizione di armi. Starbucks non ci sente: il fatturato non si tocca, neanche se il prezzo dovesse essere una strage. Altre catene che avevano subito incursioni armate, come Peet´s Coffee e California Pizza Kitchen, hanno usato il regolamento interno per vietarle. Starbucks ribatte: «Questa discussione deve svolgersi nelle aule parlamentari, non spetta a noi».
LA REPUBBLICA 9 MARZO 2010
ANCORA FEDELI. GRANDE FUGA DA SCIENTOLOGY
Lascia il regista Haggis. L’accusa dei reduci: trattati da schiavi, donne costrette all’aborto
L’«impero» di Scientology in America si sta sgretolando, a partire dalla roccaforte di Hollywood. L’ultimo a sbattere la porta è stato Paul Haggis, vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura di «Million dollar baby» di Clint Eastwood e la regia di «Crash». Aveva vissuto 35 anni nella religione «spaziale» di Ron Hubbard, ma qualche mese fa ha scritto la lettera d’addio. Finite sul web, le sue dimissioni si sono aggiunte alle accuse di molti ex membri dello staff che hanno raccontato di essere stati costretti a lavorare sette giorni su sette dall’alba alla tarda serata, per una cinquantina di dollari la settimana. «Alcune ragazze - scrive il New York Times - sarebbero state obbligate ad abortire».
I transfughi passati all’accusa sono moltissimi: come Jason Beghe, 50 anni, attore americano di cinema («Thelma e Louise», tra gli altri) che frequentò le sue prime lezioni di Scientology a 34 anni, e diventò il testimonial favorito dall’attuale capo della setta, David Miscavige, per i suoi video di reclutamento.
Nel 2007, Beghe si trasformò in un critico esplicito della religione hubbardiana. Al il giornale newyokese «The Village Voice» che gli chiedeva se le sue denunce esplicite contro Scientology avrebbero danneggiato la sua carriera hollywoodiana, Beghe rispose che «probabilmente non mi capiterà di fare alcun film con la United Artist per qualche tempo». La battuta era sul celebre studio californiano che di recente è stato rilanciato da Tom Cruise, dalla sua socia Paula Wagner, amministratore delegato della società e dalla Metro-Goldwin Mayer. Con John Travolta e Nancy Cartwright (che dà la voce al furfante dei fumetti Bart Simpson), Cruise è restato tra i sostenitori più in vista della setta.
«La decisione di Beghe e di Haggis di dimettersi da Scientology sembra aver causato al movimento le più gravi difficoltà recenti sul piano dell’immagine, non solo per la sua dipendenza dai personaggi di Hollywood sia come fonte di reddito per i corsi più costosi, sia come veicoli pubblicitari per la religione», ha commentato il giornale inglese «The Observer».
Alla domanda del «New York Times» sul numero degli affiliati, il portavoce di Scientology Tommy Davis ha risposto vagamente: «Certamente nell’ordine dei milioni negli Usa e di altri milioni nel mondo». Ma non ha saputo spiegare perché nel sondaggio sulla Identificazione Religiosa negli Stati Uniti, i 55 mila che si erano definiti di Scientology nel 2001 si siano ridotti a 25 mila nel 2008. Il diffondersi delle denunce dei fuoriusciti è sicuramente un fattore non trascurabile, anche se seccamente negato dalla gerarchia. In un video circolato su You Tube l’anno successivo al suo abbandono, Beghe, che con la moglie Deborah Rennard, anche lei attrice ed ex devota ad Hubbard, ha scucito almeno un milione di dollari in 12 anni, ha definito Scientology «molto pericolosa per la tua salute e il tuo sviluppo su tutti i terreni: spirituale, psicologico, mentale, emotivo» Io non ho un particolare obiettivo a parlare ora. Sto solo tentando di aiutare. Ho il lusso di essere stato in Scientology, e dopo esserne stato dentro, di esserne fuori».
Adesso tra gli scampati c‘è anche Haggis, che ha scritto ai boss della setta esprimendo la sua indignazione dopo aver scoperto che le denunce dei transfughi erano tutte vere. «Queste accuse sono fatte da leader internazionali che sono stati devoti della chiesa per buona parte della loro vita». Come i coniugi Chris e Chrieste Collbran, reclutati da teenager come membri della Sea Org e che ora si sono finalmente liberati da questa relazione diventata opprimente. Avevano firmato un contratto per miliardi di anni, visto che la chiesa fa credere che i suoi fedeli conquistano la immortalità, ma per 13 anni sono stati sfruttati all’osso. In compenso, sono diventati debitori di Scientology per migliaia di dollari in corsi purificatori: quelli dove un adepto deve rispondere alle domande di un superiore, mentre tiene in mano un aggeggio collegato al «misuratore» che dà il verde
LA STAMPA 8 MARZO 2010
USA: ROVE AMMETTE, IN IRAQ MAI TROVATE ARMI DISTRUZIONE MASSA
MA DIFENDE BUSH: NON INGANNO' GLI AMERICANI, STORIA LO PREMIERA'
(ANSA) - WASHINGTON, 3 MAR - Karl Rove, il massimo stratega di George W. Bush durante i suoi due mandati presidenziali, ammette che in Iraq non fu mai trovata alcuna arma di
distruzione di massa.
Nel suo libro di memorie che uscira' presto con il titolo "Courage and Consequence", ("Il coraggio e la conseguenza"), Rove sostiene che quel fallimento ''danneggio gravemente la credibilita' dell'amministrazione e indeboli' l'appoggio popolare alla guerra''. Tuttavia, sulla scelta di Bush a
intervenire militarmente, tiene il punto. ''Il mio peggiore errore'', scrive Rove, fu quello di non aver replicato con forza a chi accusava la Casa Bianca di aver portato il Paese in guerra creando falsi pretesti. Il Presidente, sottolinea, non ha mai voluto ingannare deliberatamente gli americani sull'esistenza di queste armi.
Nel libro, Rove sostiene che ''la storia giudichera' favorevolmente'' la leadership di George W. Bush'', in particolare la sua decisione di invadere l'Iraq, definita nel volume ''l'azione piu' logica della sua presidenza e la risposta piu' giustificabile agli attentati dell'11 settembre'', nonostante i responsabili fossero i terroristi di Al Qaida e non Saddam Hussein.
''Avendo visto la carneficina che quattro aerei potevano provocare agli Stati Uniti - scrive Rove - Bush era deciso a fare di tutto per evitare che armi molto piu' potenti potessero finire nelle mani del dittatore piu' pericoloso al mondo''.
Infine, Rove difende a spada tratta l'operato della Casa Bianca nell'affrontare l'emergenza nei giorni dell'uragano Katrina, che devasto' nel settembre 2005 una vasta area degli Stati Uniti meridionali. Secondo lui, i veri responsabili del pasticcio dei soccorsi furono le autorita' locali, in
particolare il sindaco di New Orleans, Ray Nagin, e il governatore della Louisiana, Kathleen Blanco, ambedue, manco a dirlo, democratici. (ANSA).
03-MAR-10 17:26 NNNN
SI È RIAPERTO IL FRONTE DI BAGDAD L´INCUBO DEL FALLIMENTO PER OBAMA
Novantamila soldati americani sono ancora nel Paese
"New York Times" critico: un errore delegare il dossier al vicepresidente Joe Biden
FEDERICO RAMPINI
dal nostro corrispondente
NEW YORK - Diciassette morti per gli attentati già nella prima giornata di pre-voto in Iraq. Purghe massicce ai danni dei candidati sunniti. Il famigerato capo delle "squadre della morte" sciite sicuramente eletto. E il premier Nuri al-Maliki che dichiara alla Cnn: «Potremmo chiedere ai soldati americani di restare più a lungo se la sicurezza lo richiede».
L´America aveva distolto la sua attenzione dall´Iraq, declassato rispetto all´importanza dell´Afghanistan. Ora di colpo Washington scopre che queste elezioni potrebbero trasformarsi in un incubo. Nell´ipotesi peggiore, l´Iraq può precipitare nuovamente in una guerra civile come quella che lo infiammò nel 2004, esponendosi a ulteriori interferenze dell´Iran. Uno scenario che finirebbe per intralciare la tabella di marcia del ritiro americano. Che finora procede a ritmo sostenuto, e con un traguardo finale ormai vicino. Da 124.000 soldati nel settembre scorso, la presenza militare Usa è già scesa a 90.000. Entro settembre Barack Obama ha promesso di completare il ritiro di tutte le "truppe di combattimento". Resterebbero, è vero, 50.000 soldati americani con un dispiegamento flessibile: ufficialmente avranno funzioni di consulenza e addestramento. In realtà, come ha spiegato il vicepresidente Joe Biden, «quelli che lasceremo in Iraq non saranno cuochi». Al minimo allarme quei 50.000 potranno tornare in un ruolo di punta. Il generale Ray Odierno, comandante capo delle forze americane in Iraq, ha già previsto un piano B: mantenere una brigata di combattimento nella zona di Kirkuk abitata dai curdi, una delle potenziali aree di turbolenza. Ma il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ieri ha minimizzato il piano B: «E´ normale che il Pentagono sia pronto per ogni scenario. Noi rispettiamo la tabella di marcia, sarà mantenuta la promessa del presidente sul ritiro delle forze da combattimento in agosto». La precisazione di Gibbs era attesa. Sforare su quella data per Obama sarebbe un brutto colpo, con ripercussioni gravi in vista delle sue elezioni, le legislative di mid-term che si terranno a novembre negli Stati Uniti. Già sulla difensiva per il controverso iter della riforma sanitaria e per il maxideficit pubblico, la Casa Bianca non può permettersi un infortunio su un fronte che sembrava aver chiuso. Obama si gioca la credibilità personale. La sua opposizione alla guerra in Iraq fu cruciale per garantirgli le simpatie della base liberal del suo partito, e vincere le primarie democratiche contro Hillary Clinton nel 2008. Da allora Obama ha già procurato molte delusioni all´ala pacifista: ha deciso l´escalation militare in Afghanistan; si è rimangiato la promessa di chiudere Guantanamo a breve termine. Se dovesse far marcia indietro anche sull´impegno di ritirare le truppe dall´Iraq sarebbe un colpo duro. Forse una ragione in più per spingere una parte degli "obamiani" della prima ora a starsene a casa, anziché votare democratico a novembre.
La Casa Bianca ha dato per vinta troppo presto la partita irachena? E´ il dubbio emerso alla vigilia del voto. Il New York Times critica la scelta di delegare il dossier iracheno da molti mesi al vicepresidente Joe Biden, che come la maggior parte dei vicepresidenti americani (Dick Cheney escluso) è politicamente un "peso piuma" nell´Amministrazione. Tanto più che la squadra che ha assistito Biden in questi mesi è stata composta da cinque funzionari di modesto livello "prestati" dal Dipartimento di Stato e dal Pentagono. Una task force di serie B, mentre Obama e il fior fiore dei suoi uomini si concentravano su altre priorità. Biden smorza gli allarmi. In un´intervista al New York Times si è detto fiducioso che le elezioni di domenica non saranno un bis di quelle del 2005, segnate da una serie di stragi. «L´Iraq - ha detto il vicepresidente - ha finalmente scoperto la politica». Le fazioni in lotta fra loro, sostiene Biden, hanno imparato a regolare i conti in Parlamento anziché gettando bombe dall´esterno. I mass media sono meno ottimisti. S´interrogano su segnali inquietanti come la candidatura di Hakim al-Zamili, famigerato capobanda sciita che gli americani avevano cercato (invano) di far condannare dalla giustizia irachena per le sue sanguinose persecuzioni contro gli sciiti. Non convince neanche il ruolo di Ahmed Chalabi, beniamino dell´Amministrazione Bush, che ha decimato i candidati sunniti cancellandoli dalle liste elettorali.
5 marzo 2010 – La Repubblica
A KUNDA, NELLO STATO DI UTTAR PRADESH. INDIA, CROLLA CANCELLO IN UN TEMPIO
Fuga di massa dei fedeli: 71 morti
La maggior parte delle vittime sono donne e bambini, calpestati dalla folla in fuga. Oltre duecento feriti
MILANO - La ressa e poi la strage. Il crollo del cancello principale davanti al tempio hindu Ram Janki, a Kunda, nello Stato indiano di Uttar Pradesh, ha causato un fuggi fuggi incontrollato di 15mila persone, devoti del guru Kripaluji Maharaj. Tragico il bilancio: almeno 71 i morti e 200 i feriti. Fonti della polizia e della magistratura hanno precisato che è provvisorio e che la maggior parte delle vittime sono donne e bambini, calpestati dalla folla in fuga.
CANCELLO CROLLATO - Migliaia di persone erano nel tempio di Ram Janki in occasione di una visita dell'87enne guru Kripalji Maharaj, nella speranza di poter ricevere dalle sue mani il Prasad (cibo offerto agli dei e poi consumato). Tuttavia, a causa dell'enorme folla, i responsabili del tempio hanno chiuso i tre cancelli di accesso. Per la forte pressione quello principale è venuto giù con parte del muro su cui era incardinato. Un testimone ha detto alla tv Cnn-Ibn che c'è stata una fuga generale. «Molta gente, soprattutto donne e bambini - ha raccontato - è caduta a terra e inesorabilmente calpestata dalle persone che si allontanavano come impazzite». Secondo il giovane, «molti cadaveri, oltre a quelli conteggiati, sono stati portati fuori da un cancello secondario, e forse non verranno mai aggiunti al bilancio ufficiale delle vittime».
DUECENTO FERITI - Gli oltre 200 feriti sono stati portati negli ospedali di Pratapgarh e Allahabad. Qui fonti sanitarie hanno assicurato che le condizioni di molti di loro sono disperate. La tragedia è approdata in Parlamento, dove l'opposizione ha chiesto al governo del premier Manmohan Singh di riferire su quanto avvenuto, e spiegare perché nonostante la presenza di così tanta gente, non vi fosse un meccanismo di sicurezza sufficiente. (Ansa)
04 marzo 2010 - CORRIERE.IT
MONTENEGRO/ PREMIER SOTTO ACCUSA: PROTEGGERE NARCOTRAFFICO SARIC
Secondo opposizione Djukanovic è membro di 'piramide criminale'
Belgrado, 2 mar. (Apcom-Nuova Europa) - Il premier del Montenegro, Milo Djukanovic, sarebbe al vertice di una 'piramide criminale' che assicura protezione al latitante Darko Saric, il narcotrafficante in fuga, dalla fine di gennaio scorso, da un mandato di cattura internazionale spiccato a suo carico da Belgrado. Sono accuse forti quelle che lancia Nebojsa Medojevic, leader dell'opposizione montenegrina, dalle pagine del quotidiano Glad Srpske. "E' impossibile che il cartello di Saric sia cresciuto a livello globale senza che un singolo reato penale gli sia mai stato contestato in Montenegro" osserva Medojevic, che aggiunge di avere "forti indicazioni che Djukanovic protegga Saric".
Cittadino serbo, ma natio del Montenegro, quest'ultimo è ritenuto la mente di un potente traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America all'Europa: sulle sue tracce gli inquirenti di mezzo mondo sono finiti dopo il maxi sequestro di 2T di cocaina effettuato lo scorso ottobre in un porto uruguaiano, nell'ambito dell'operazione di polizia internazionale "Guerriero balcanico".
"Possiedo le richieste di rinvio a giudizio e i capi d'accusa (a carico di Saric) preparate dalla procura" dichiara Medojevic, alla guida del Movimento per i cambiamenti (Pzp) e strenuo oppositore politico di Djukanovic. Dalla documentazione in suo possesso emergerebbe dunque che il premier montenegrino è "parte di una piramide criminale" e che avrebbe "esercitato pressioni" sui procuratori affinché ignorassero le informazioni sul conto del sospetto narcotrafficante "fornite per anni da polizia e agenzie di sicurezza alle procure".
La latitanza di Saric sta rischiando di trasformarsi in una caso diplomatico tra Belgrado e Podgorica: anche l'antimafia serba crede infatti che Saric si stia nascondendo entro i confini del Montenegro.
E AD HAITI ARRIVANO I TURISTI SESSUALI
Roma. Il turismo sessuale ha una nuova raccapricciante attrattiva: i bambini haitiani, quelli colpiti dal terremoto, orfani e poveri. La drammatica denuncia e' dell'Ecpat, la rete internazionale che combatte lo sfruttamento sessuale dei minori.
Il coordinatore dell'Ecpat-Repubblica Domenicana, Luis Mendez Jimenez, in questi giorni a Roma, riferisce che l'organizzazione ha rilevato 'un traffico di bambini da Haiti a Santo Domingo per evidente scopo di sfruttamento'.
Tratto da: www.rainews24.it
IN ARRIVO A SIGONELLA I DRONI GLOBAL HAWK. NISCEMI SFIDA GLI USA, GLI ABITANTI IN LOTTA CONTRO IL RADAR AMERICANO
Preoccupazione per le emissioni elettromagnetiche "già al limite con le antenne esistenti"
Gli aerei senza pilota potranno volare no-stop dalla Sicilia al Sudafrica e ritorno
GIAMPAOLO CADALANU
A Niscemi il cancro fa più paura di Al Qaeda. Poco fuori da questo paese, 26mila abitanti nel sud della Sicilia, le forze armate americane vogliono installare un nuovo potentissimo sistema radar, all´inizio previsto per Sigonella e poi spostato, anche per non togliere spazio ai nuovi aerei senza pilota, così da trasformare il lembo estremo d´Italia in un pilastro del controllo globale.
Se in passato la Sicilia era il fronte e Sigonella il baluardo contro i sommergibili sovietici, con la fine della Guerra fredda dal mare sembra poter arrivare tutt´al più un´invasione di affamati. Così l´entusiasmo dei locali per la presenza degli apparati militari oggi è a livelli molto modesti. La minaccia vera, dicono a Niscemi, sono proprio i radar: la Us Navy ha scelto la piccola base aperta nel 1991 in contrada Ulmo per piazzare le parabole del sistema satellitare "Muos". L´incubo sono le emissioni elettromagnetiche: la gente teme tumori e malformazioni genetiche. Dopo un primo via libera delle istituzioni locali, il comune di Niscemi ha revocato il suo nulla osta, necessario anche per la valutazione di impatto ambientale: la base sorge nel mezzo di una riserva naturale protetta. «Finora nessuno controllava le antenne già esistenti. Adesso abbiamo fatto fare delle rilevazioni, e abbiamo scoperto che già ora l´impianto sfiora spesso i limiti di legge per le emissioni elettromagnetiche», spiega il sindaco Giovanni Di Martino.
Revocato il via libera, il comune di Niscemi ha fatto controllare ai suoi periti le relazioni tecniche prodotte dalle Forze armate americane. E il giudizio degli esperti è stato secco: la documentazione è insufficiente e inadeguata. In parole povere, non ci sono garanzie per la salute degli abitanti. La rabbia della gente di Niscemi si è rapidamente diffusa anche nei centri vicini: nel maggio scorso migliaia di persone hanno sfilato chiedendo che i radar finissero altrove. Persino l´amministrazione regionale si è schierata apertamente contro la realizzazione dell´impianto.
«Per ora la questione sembra sopita», dice il sindaco, «ma non ci facciamo illusioni». In realtà l´intera questione può essere risolta d´imperio dal ministero della Difesa, che ha il potere di scavalcare le amministrazioni locali, imponendo la costruzione dell´impianto sgradito. Ma non sarebbe una decisione facile: se la giunta di Niscemi è di centrosinistra, anche molte amministrazioni di centrodestra, dei centri vicini, si sono opposte al nuovo radar.
Per gli Usa la sostituzione del sistema satellitare lanciato nel 1993 è urgente. Le esigenze sono cambiate dopo l´11 settembre, e l´attuale rete satellitare continua a perdere colpi. Il Muos in più garantisce ai militari canali sempre aperti, anche perché prevede la possibilità per "utenti speciali" di bloccare gli altri utilizzatori, in modo da disporre di una banda di comunicazione molto ampia in caso di necessità. Insomma, la Marina Usa, responsabile del sistema, voleva averlo pronto già per questo mese, ma l´allestimento dei satelliti è in ritardo e ci sono problemi di compatibilità con la vecchia rete.
Va invece avanti rapidamente lo schieramento degli aerei senza pilota "Global Hawk", presto in arrivo in Sicilia. Questi droni, fratelli maggiori dei "Predator", possono volare senza rifornimento per distanze enormi «da Sigonella a Johannesburg e ritorno», dicono i tecnici della Northrop Grumman. Le forze Usa li schierano già in Arabia Saudita e presto anche a Guam, nel Pacifico. Le date le ha confermate a Defense News il colonnello Ricky Thomas, responsabile dei Global Hawk: «I progetti prevedono l´arrivo dei droni nell´ottobre 2010, l´operatività nei primi mesi del 2011». E non sarà una presenza da niente: «Sigonella ha il potenziale per diventare una base grandissima di Global Hawk», dice l´ufficiale.
LA REPUBBLICA 5 MARZO 2010
L'INSOSTENIBILE IPOCRISIA DEGLI USA E IL TERRORISTA IRANIANO
di Gian Carlo Caprino
Pubblicato il 01 Marzo 2010
La recente cattura, da parte delle autorità iraniane, del terrorista Abdulmalek Rigi mette in luce, principalmente, due interessanti aspetti del dossier Iran:
1) La sorprendente abilità raggiunta dai servizi segreti di Teheran, che sono riusciti a catturare Rigi senza alcun spargimento di sangue.
2) L'ipocrisia degli Stati Uniti i quali, mentre strombazzano ai quatto venti che le ragioni dell'invasione di Iraq e Afghanistan sono esclusivamente dovute alla "guerra globale al terrorismo", non esitano a usare essi stessi i terroristi quando si tratta di destabilizzare Paesi ritenuti nemici.
Per quanto riguarda il primo punto, c'è da notare che Rigi, quando è stato catturato, volava nello spazio aereo iraniano, partito da Dubai e diretto alla base militare statunitense di Manas, in Kirghisistan. Due caccia iraniani hanno affiancato l'aereo civile su cuii Rigi si trovava, costringendolo ad atterrare in territorio iraniano; Rigi è stato catturato, senza spargimento di sangue, e trovato in possesso di un falso passaporto afghano.
Poiché l'Afghanistan è un Paese militarmente occupato, con un governo collaborazionista (quello dell'ex petroliere della Unocal Hamid Karzai), è assolutamente fuori luogo pensare che tale passaporto sia stato fornito ad un terrorista di quel calibro senza il consenso delle autorità militari statunitensi. Quindi Rigi è, sicuramente, un terrorista legato ai servizi segreti americani.
Ma chi è Abdulmalek Rigi? E' un esponente dell'etnia originaria delle regioni iraniane del Sistan - Baluchistan (confinanti con il Pakistan), leader del movimento terrorista "Jundallah", nella lista dei "most wanted" del governo iraniano per aver provocato, sin dal 2003, centinaia di morti civili in decine di attentati nel tentativo di provocare la secessione del Baluchistan iraniano. E' il responsabile dell'ultimo eccidio dell'ottobre scorso in cui morirono 43 persone, tra i quali 15 alti ufficiali dei Pasdaran.
Appena catturato, Rigi ha pensato bene di vuotare il sacco, facendo le seguenti dichiarazioni:
"Dopo che Obama venne eletto, gli americani ci contattarono e mi incontrarono in Pakistan. Lui (l'agente americano) mi disse che gli americani chiedevano un colloquio". Rigi ha proseguito: "Io all'inizio non accettai ma lui promise a noi grande cooperazione; disse che ci avrebbe dato armi, mitragliatrici ed equipaggiamenti militari; ci promise anche una base militare in Afghanistan, a ridosso del confine con l'Iran".
"Nei nostri meeting gli americani dicevano che l'Iran aveva preso la propria strada di indipendenza e che al momento il loro problema era proprio l'Iran e non Al-Qaeda e nemmeno i talebani; solo e solamente l'Iran. Dicevano di non avere un piano militare adatto per attaccare l'Iran; questo, dicevano, è molto difficile per noi; dicevano che per ciò la Cia contava su di me perchè credeva che la mia organizzazione fosse in grado di destabilizzare il paese".
Abdolmalek Rigi ha inoltre spiegato: "Un ufficiale della Cia mi disse che, essendo per loro molto difficile attaccare l'Iran, il governo americano aveva deciso di dare supporto a tutti i gruppi anti-iraniani capaci di creare difficoltà al governo islamico. Per questo mi dissero che erano pronti a darci ogni sorta di addestramento, aiuti, soldi quanti ne volevamo e la base per poter mettere in atto le nostre azioni".
La teorizzazione (anche se non palese) dell'uso del terrorismo, da parte degli USA, per destabilizzare Paesi che non vogliono piegarsi al loro imperialismo non deve meravigliare però più di tanto chi si occupi, anche minimamente, di geopolitica.
In una intervista pubblicata nel n° 5 2006 della rivista bimestrale "Rivista Militare", èdita (è bene saperlo!) direttamente dal ministero della Difesa italiano, Edward Luttwak, politologo e geostratega, membro dal 2004 del "National Security Council" del Dipartimento di Stato, "falco" molto ascoltato da i Presidenti americani a partire da Clinton e "autorevole" consulente della stessa rivista così testualmente dichiarava:
"Al tempo degli Imperi multietnici il diritto alla libera scelta dell'identità nazionale dei singoli componenti era ovunque repressa, ma ora la situazione è cambiata. Dodici Stati sono nati dall'implosione dell'URSS, cinque dall'ex Jugoslavia; il tutto con il contributo decisivo dell'Occidente. E' quindi tempo che anche per l'Iran giunga la stessa ora. Sebbene, infatti, i Persiani monopolizzino il potere politico e impongano la loro lingua e la loro cultura a tutti, le altre nazionalità rapresentano quasi la metà degli abitanti dell'Iran. Di questi i Curdi nel Nord-Ovest e i Baluchi nel Sud -Est (e qui la allusione al movimento terrorista Jundallah è evidente/n.d.r.) lottano per l'indipendenza"
E ancora Luttwak diceva:
"Mentre alcune etnie possono essere considerate secondarie in Iran e quindi continuare ad essere soggette alle brutali repressioni (sic!) del potere centrale, non così può avvenire per l'etnia Azera nel Nord del Paese. Gli Azeri iraniani sono infatti ben 16 milioni, molto più numerosi degli stessi abitanti dell'Azerbaijan e, pur essendo di religione sciita, parlano la lingua turca........(omissis)...... Certamente meritano l'indipendenza nazionale ed il nostro (americano) amichevole rispetto e supporto (anche qui la minaccia di fomentare il terrorismo secessionista è evidente/n.d.r.) per facilitarne la separazione dall'Iran"
Se io fossi nei panni del governo di Teheran comincerei a drizzare le antenne nei territori a maggioranza Azera. Ma, data la palese efficienza e maturità dell'intelligence iraniana, credo che ci abbiano pensato da soli. http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1269
CINA, 800 MILIONI DI SOLDATI IN CASO DI GUERRA
Il paese asiatico ha approvato una legge che permetterà la chiamata di tutta la popolazione attiva
L'assemblea nazionale popolare cinese ha approvato una nuova legge che permetterà di mobilitare tutta la popolazione, più di 800 milioni di persone, in caso di minaccia militare.
La legge include tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni e tutte le donne dai 18 ai 55 anni, con alcune eccezioni quali i lavoratori della scuola,delle organizzazioni sociosanitarie e i funzionari delle Nazioni Unite. La mobilitazione potrà essere decisa dal Consiglio di Stato (organo esecutivo) o dalla Commissione Militare Centrale (lo stato maggiore dell'esercito) quando la sovranità del Paese, l'unione, l'integrità territoriale e la sicurezza nazionale siano direttamente minacciati. L' Esercito di Liberazione Popolare cinese è la forza armata più numerosa del mondo, contando più di due milioni di effettivi.
26-2-10 Peace Reporter
KARADZIC IN TRIBUNALE: «LA MIA GUERRA ERA SANTA E GIUSTA». VOLEVO IMPEDIRE UNO STATO ISLÁMICO.
L'ex leader serbo bosniaco in aula all'Aja
Radovan Karadzic compare infine in aula nel tribunale dell'Aja, venti mesi dopo l'arresto e dopo aver esaurito tutti gli espedienti per ritardare ancora, e ridicolizzare, il processo in cui deve rispondere di genocidio e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra in Bosnia. Fin dalle prime battute, si cala nel ruolo abbandonato nel 1996, quando s'era dileguato inseguito dai mandati d'arresto internazionali: quello del capopopolo, del leader dei serbi-bosniaci. «Sto qui non per difendere la persona mortale che io sono, ma per difendere la grandezza di una piccola nazione della Bosnia Erzegovina». Come se quindici anni non fossero passati. Come faceva Milosevic, trasformando il tribunale in un'ultima tribuna politica.
Radovan Karadzic durante il processo per crimini di guerra (Reuters)Capelli bianchi e lunghi, Karadzic sceglie una cravatta rosso-blu, i colori della bandiera nazionale. Lo faceva anche Slobo nelle occasioni importanti. Parla in serbo, spesso in terza persona. A un tavolo vicino, siede il legale inglese Richard Harvey, l'avvocato difensore che la corte gli ha nominato d'ufficio, dovesse decidere un'altra volta di non volersi presentare in aula. «Non voglio difendere me stesso, dicendo che non ero importante». Non ha mai saputo rinunciare alle mostrine. Piuttosto, l'autodifesa di Karadzic fa tutt'uno con la versione «serbo-bosniaca» di quella guerra, diventa già dalle prime parole un manifesto storico e politico a un tempo, dove Karadzic — più che discolparsi e scusarsi — sembra voler rivendicare per sé un ruolo storico. «Io difendo la nostra nazione e la nostra causa, che è giusta e sacra: e in questo modo difenderò anche me stesso, e il mio nome». Quella guerra, è la tesi di Karadzic, fu colpa dei musulmani bosniaci, non dei serbi: «I musulmani avevano fatto questa scelta: una Bosnia sovrana e indipendente che non poteva che portare alla guerra».
E si riferisce al referendum, indetto nel 1991, quando la Jugoslavia — dalla Slovenia alla Macedonia — crollò come un domino sotto i colpi delle consultazioni popolari. Al referendum bosniaco (sostenuto da croati e musulmani) i serbi prima s'opposero, poi sostenuti da Belgrado imbracciarono i fucili. Ma se allora Karadzic arringava i contadini serbi contro i musulmani «che ci vogliono rubare la terra», oggi in tribunale la tesi è più raffinata, e aggiornata agli spauracchi dei tempi correnti. Io «volevo prevenire — sostiene adesso Karadzic — uno Stato islamico nel cuore dell'Europa». I serbi come baluardo all'islamizzazione avanzante, l'ultimo argine a difesa dell'Occidente: abbozzò questa difesa già Milosevic dopo l'11 settembre. Peccato che — Karadzic certo non lo dice — la Bosnia di allora (non quella velata dell'ultimo film di Jasmila Zbanic, Na Putu, presentato alla Berlinale, che è in parte emersa dalla guerra) fosse la comunità musulmana più laica e integrata al mondo.
Per Karadzic, dunque, i 44 mesi d'assedio di Sarajevo, le 10mila vittime colpite dai cecchini nella capitale, l'80% della terra conquistata a un certo punto dai serbi con le armi (il nucleo, poi ridimensionato, della futura e autonoma Repubblica serba di Bosnia), erano un colossale atto d'autodifesa dalle pretese musulmane. «I serbi reclamavano i loro territori, e questo non è un crimine». Quello che non c'è mai stato, sostiene, è «l'idea, né tanto meno un piano per espellere i croati e i musulmani». Niente pulizia etnica. Nessun piano per il massacro di 8mila uomini musulmani a Srebrenica. Niente stupri, né «campi di concentramento», erano — sostiene Karadzic — solo «centri di raccolta di rifugiati». Fuori dall'aula, ieri, una delegazione delle madri di Srebrenica. Un gruppo che si fa sempre più piccolo, di udienza in udienza, non più le decine di donne che in passato salivano con gli autobus dalla Bosnia. Sempre più stanche, sempre guidate da Melina Hadziselimovic. «Ma siamo qui — ripete — per dire al mondo che le vittime sono ancora vive».
Mara Gergolet
02 marzo 2010
NIGERIA: GLI INDIGENI PRESENTANO IL CONTRO ALLA SHELL
di Salva le Foreste
Un processo esemplare, quello dell’Aia, che vede la Shell citata in giudizio dalle popolazioni del Delta del Niger: Goi-Ogoni, Ikot Ada Udo e Oruma, assieme all’associazione olandese Milieudefensie (Friends of the Earth Olanda). E’ la prima volta che la Shell è citata in giudizio in Olanda per crimini commessi all’estero. Dopo il processo svoltosi negli Stati Uniti, dove la Shell è stata costretta a pagare per evitare una condanna per complicità nell’assassinio del leader ambientalista nigeriano Ken Saro Wiwa, ora quattro contadini e pescatori nigeriani citano in giudizio il colosso petrolifero in Olanda. Il loro ambiente è stato distrutto dagli sversi di petrolio degli oleodotti della Shell, e i nigeriani chiedono che sia loro pagata la giusta compensazione per i danni subiti. Richiedono inoltre che la Shell avvii una completa operazione di bonifica.
La Shell respinge ogni responsabilità, ma evidentemente ha qualche ragione di temere il processo, dato che i suoi avvocati sostengono che la corte olandese non abbia alcuna giurisdizione sulle attività della propria sussidiaria nigeriana. Il primo verdetto riguarderà quindi la giudicabilità della Shell di fronte a una corte olandese, ma la Shell non accetta neppure questo procedimento.
"La Shell profitti milionari. Allo stesso tempo non rispetta la legge, inquina l’ambiente e impoverisce contadini e pescatori distruggendo i loro campi e i loro fiumi - commenta Geert Ritsema di Milieudefensie - E’ davvero triste che un’impresa di queste dimensioni si abbassi ad acrobazie giuridiche per evitere di assumere le proprie responsabilità". Secondo l’associazione, il danno ambientale non sarebbe frutto di semplici incidenti, ma segue uno schema di sistematico inquinamento ai danni dei diritti delle popolazioni locali, che si è protratto per anni.
"Questa gente ha chiesto più volte alla Shell di bonificare i siti inquinati, ma non hanno ottenuto nulla - spiega Chima Williams, dell’associazione nigeriana Environmental Rights Action - questa causa legale in Olanda è la loro ultima risorsa. http://www.agoravox.it/Nigeria-gli-indigeni-presentano-il.html
PARADISO SAN MARINO
Di Emiliano Fittipaldi
Colossi come Unicredit, Intesa-San Paolo, Monte dei Paschi di Siena. E istituti minori. Tutti finiti in una inchiesta per una frode superiore al miliardo
Davanti ai magistrati di Roma e ai finanzieri che fanno domande a raffica, la scusa più gettonata dai banchieri convocati in procura è questa: "Enrico Pasquini lavora con noi da anni, ma come facevamo a sospettare? Ma lo sapete che è un conte, un aristocratico, e che è sposato con Clara Nasi, imparentata nientepopodimeno con la famiglia Agnelli? Voi non vi sareste fidati? No? Ah, no?". Già: il who's who della finanza italiana in questi giorni sta facendo un giro a piazzale Clodio. In procura i dirigenti arrivano alla spicciolata, uno dopo l'altro: sono i rappresentanti di colossi come Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Intesa-Sanpaolo, di istituti più piccoli come la Cassa di Risparmio dell'Aquila, di tre importanti banche sanmarinesi. Tutti finiti in un'inchiesta messa in piedi dai giudici e dal Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza, incentrata su una mega operazione di riciclaggio per un giro di frodi superiori al miliardo di euro. Un'inchiesta che mira al cuore del sistema creditizio nazionale, "una roba", dice una fonte vicina al dossier, "peggiore dello scandalo Fastweb-Telecom".
Gli avvisi di garanzia sono pronti, ed è prevedibile siano numerosi: rischiano di finire nella rete degli inquirenti centinaia di aziende grandi e piccole di tutta Italia, più una decina di banche, fiduciarie, holding estere, Vip del mondo dello sport e dello spettacolo. Gli investigatori sono ancora al lavoro, ma si sa che i reati contestati a vario titolo sono diversi, e spaziano dall'appropriazione indebita aggravata all'associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, fino alla violazione della legge 231 (quella sulla responsabilità amministrativa delle società).
Al centro di tutto ci sarebbe proprio Enrico Maria Pasquini, fino a pochi mesi fa ambasciatore in Spagna e presso l'Ordine di Malta per San Marino. Nella piccola Repubblica del monte Titano il conte è qualcuno: a lui fa riferimento una delle più vecchie fiduciarie del paradiso fiscale, la Smi (San Marino Investimenti), ed è lui che nel 2008 ha comprato per quattro soldi la Banca del Titano, rinominata poi San Marino International Bank, poi commissariata dal governo locale. I suoi interessi non si contano. Pasquini controlla la Ferrotramviaria, azienda che opera soprattutto in Puglia, la Iti Finanziaria e la Iti Leasing, oltre - sospetta la Gdf - due società di Madeira. Soprattutto, il conte è il patron di Amphora. La fiduciaria (italiana) con elegante sede a via Winckelmann, al centro di Roma, che ha dato il nome all'inchiesta. Cosa fanno i suoi sette dipendenti? Secondo il sito Internet, Amphora sa "garantire discrezione a chi voglia effettuare un'operazione o detenere un bene senza apparire" ed è capace di offrire "un approdo professionale a coloro i quali desiderino un alter ego professionale nella propria attività". Secondo i pm, invece, la fiduciaria sarebbe anche lo snodo cruciale di un complesso meccanismo per riciclare centinaia di milioni di euro sottratti dagli imprenditori alle loro aziende (vedi box a pag. 56). Un sistema perfetto e condiviso da tutti, perché tutti hanno trovato il loro tornaconto. Le banche, gli imprenditori che diventano ricchi, gli intermediari italiani e di San Marino che intascano le commissioni. Ci perde solo lo Stato, e i poveracci: perché l'imprenditore evade non pagando le imposte dovute dalla sua azienda, mentre gli operai rischiano di trovarsi senza stipendio quando l'impresa stessa fallisce. Non a causa della crisi o di poche commesse ricevute, ma perché il proprietario ha 'spostato' i ricavi sul suo conto personale.
L'inchiesta è in fase preliminare (i finanzieri stanno tentando di ottenere le ultime informazioni sulle società coinvolte), ma c'è un filo rosso che la collega a quella di Fastweb e alle indagini sulla cricca della Protezione civile: il passaggio di soldi nelle banche della Repubblica di San Marino. Sul Titano Fabrizio Rubini, uomo di fiducia di Gennaro Mokbel e del senatore Nicola Di Girolamo, aveva infatti aperto un conto alla Cassa di Risparmio dove tre società estere della banda (così sospettano i carabinieri del Ros) avevano fatto rientrare parte del bottino riciclato. In 10 mesi, da gennaio a ottobre del 2008, vi arrivano ben 3,5 milioni, soldi prelevati in contanti dallo stesso Rubini. Un commercialista che ha fatto quello che ha voluto per mesi, nonostante fosse da poco uscito di galera perché accusato di aver assassinato il rivale in amore. Se la più grande banca dell'enclave viene usata per far rientrare i capitali del gruppo di Mokbel, i pm di Firenze che indagano sulla 'cricca' di Balducci e compagni hanno scoperto che almeno uno degli indagati si sarebbe fatto intestare "beni non meglio individuati in San Marino". Operazione effettuata dal commercialista Stefano Gazzani "su disposizione di Diego Anemone e in favore di Mimma Gordiani, madre dell'ingegner Claudio Rinaldi", nominato commissario per i lavori dei Mondiali di nuoto in sostituzione di Balducci.
La Repubblica del monte Titano sembra rimanere un'attrazione irresistibile per chi cerca riservatezza e per chi vuole mettere in piedi frodi fiscali o operazioni di riciclaggio. A parte l'inchiesta romana, la procura di Forlì sta lavorando su altre indagini che coinvolgono quasi tutti gli istituti di San Marino. "Ci sono alcuni motivi che spiegano la resistenza del fenomeno nel tempo", chiosa Flavio Aniello, comandante del Nucleo speciale entrate della Gdf: "Un segreto bancario rigidissimo, la vicinanza e la comodità di andare e venire senza troppi problemi, l'assenza di frontiere e di controlli da parte delle autorità locali. Il governo ha proclamato più volte l'intenzione di cambiare passo, ma per ora non ci sono grandi novità". San Marino, insieme ad altri paradisi fiscali, è finito nel mirino dei Grandi qualche mese fa, quando la lotta alle enclave è diventata prioritaria. Secondo i finanzieri sono ancora poche le novità entrate a regime. "La cooperazione amministrativa è ancora difficile, le cattive abitudini sono dure a morire. Dietro c'è, crediamo, un interesse del governo di San Marino: lo scopo della loro economia, se di economia si può parlare, è quella di attrarre trader".
In effetti, su 61,5 chilometri quadrati non è facile immaginare altra forma di economia se non quella finanziaria. Così se tentare di fare lo spallone, cioè portare contanti o assegni nascosti in una valigetta, sembra ancora un gioco da ragazzi, San Marino appare la tappa giusta per chi vuole mettere in piedi una frode carosello basata su false fatturazioni. "Si tratta di una finta filiera commerciale costituita da varie società, quasi tutte destinate a produrre esclusivamente carta". Continua il comandante: "Mettere in mezzo una società off shore aiuta molto: le rogatorie all'estero sono difficili, sul Titano c'è un solo giudice che le fa. Qui, inoltre, le società possono sfruttare una fiscalità di vantaggio notevole, l'Iva e l'imposta sul reddito più bassa. La criminalità organizzata? Visto che è molto allettata da frodi ed evasione, è ovvio che sia interessata a insediarsi a San Marino. Soprattutto da quando hanno capito che si possono riciclare grandi quantità di denaro sporco".
Le società che aprono ogni anno sono migliaia, anche se sono spesso scatole vuote che non operano in sede. L'unica traccia reale della loro esistenza è una mail-box, una cassetta della posta controllata da un fiduciario che in genere ne gestisce altre centinaia. "I controlli? Sono pochi", dice Aniello. Un eufemismo: la Gdf si è divertita a incrociare varie tabelle di import-export, e ha scoperto che l'Italia fa più affari con il micro Stato indipendente che con la Germania. Se fosse vero, non si saprebbe nemmeno dove metterle le merci che arrivano sul monte romagnolo: il consumo pro capite dei sammarinesi, considerando il saldo ufficiale del settore informatico, ammonterebbe a 27 mila euro l'anno a famiglia. Solo di computer e cellulari.
Se il governo del Titano ha recentemente accettato la Convenzione di Strasburgo per la collaborazione tra le polizie giudiziarie e il reato di riciclaggio, secondo le forze che indagano su truffe e crimini mafiosi la Serenissima non si è dotata di forze di polizie sufficienti a cambiare l'andazzo. Non solo c'è un unico giudice che deve rispondere a tutte le richieste di rogatoria, ma il combinato disposto delle norme fa si che gli accertamenti bancari devono essere resi noti alle parti massimo dopo sei mesi dall'inizio delle indagini. Un tempo minimo per un'indagine seria. Così come poco seri sembrano i tentativi, da parte del governo locale, di intromettersi nelle decisioni della Banca Centrale di San Marino: qualche giorno fa i vertici (dimissionari) dell'organismo che vigila sul sistema finanziario hanno infatti scritto una lettera ai due capi di Stato, raccontando che alcuni membri dell'esecutivo avrebbero tentato di condizionarne l'azione, per sospendere "ispezioni scomode", ricorda il 'Corriere' citando le parole dei banchieri, "concedere autorizzazioni in assenza dei requisiti, ammorbidire interventi e sanzioni".
Il futuro è incerto, come incerti sono i rapporti con l'Italia. L'ultimo scudo di Tremonti ha svuotato le casse, e sul Titano non l'hanno presa affatto bene. Si sentono assediati. Difficile dargli torto, pensando ai furgoni della Finanza che monitorano tutte le strade che salgono verso l'enclave. Vengono fotografate le targhe delle automobili, alla ricerca degli spalloni che troppo di frequente fanno capolino nello staterello. Le facce no, bisogna rispettare la privacy: perché qualcuno, a San Marino, ci va anche per turismo. L'ESPRESSO 5 MARZO 2010
TROVATI I FONDI NERI DI ANEMONE ERANO NELLA CASSAFORTE DI UN PRETE
L´imprenditore al telefono: don Evaldo, sei un angelo
La traccia dalle intercettazioni: "Dimmi quanto ti serve...li vado a prendere"
È l´economo di una congregazione di Roma: un milione nascosto dietro un quadro
FRANCESCO VIVIANO
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA - I fondi neri dell´imprenditore Diego Anemone, che aveva messo le mani su molti appalti del G8 e dei Grandi Eventi e avrebbe ricambiato i favori distribuendo soldi e benefit a magistrati, funzionari della Protezione civile, politici e uomini delle forze dell´ordine, erano custoditi da don Evaldo Biasini, economo della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Gesù. Quei soldi sono stati trovati nella cassaforte del prete.
Dietro a un quadro che rappresenta scene religiose, i carabinieri del Ros hanno trovato la cassaforte con un milione di euro circa, tra contanti e assegni. Denaro che il sacerdote, economo della Congregazione (con sede a Roma vicino alla Fontana di Trevi), custodiva gelosamente e prelevava ogni volta che Anemone ne aveva bisogno. Don Biasini, secondo le accuse, era il cassiere per i pagamenti in nero dell´imprenditore, socio di maggioranza anche del Salaria Sport Village di Roma. Gli investigatori dei Ros sono arrivati a localizzare la cassaforte dei "fondi neri" attraverso le intercettazioni telefoniche, in particolare quella in cui Anemone chiede a don Evaldo di procurargli subito 50 mila euro in previsione di un incontro che l´imprenditore aveva fissato il giorno dopo, a piazza Ungheria a Roma, con il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
Bertolaso ha confermato l´incontro (filmato, tra l´altro) ma ha negato di avere mai ricevuto soldi dal suo amico Diego Anemone (e in effetti la circostanza non ha avuto nessun tipo di riscontro).
Il sistema della riserva dei fondi neri era molto semplice. Secondo gli inquirenti di Firenze e di Perugia, Anemone aveva eseguito lavori di restauro per conto di don Evaldo alla Congregazione religiosa e non aveva emesso fatture, d´accordo con lo stesso sacerdote. Don Evaldo però non pagava subito, tratteneva i soldi e li consegnava ad Anemone «a rate», 40-50 mila euro a volta, quando l´imprenditore glieli chiedeva per «ringraziare» i suoi benefattori, coloro cioè che lo agevolavano all´interno dei ministeri dei Lavori pubblici e delle Infrastrutture, per gli appalti milionari. Vere e proprie tangenti, dunque. Che comunque sarebbero «sfuggite» ai controlli di alcuni generali, ufficiali e marescialli della Guardia di Finanza e di alcuni magistrati della Corte dei conti: i quali avrebbero chiuso un occhio - questa è l´ipotesi degli inquirenti - in cambio di assunzioni di amici e parenti nelle aziende di Diego Anemone, di massaggi gratis al Salaria Sport Village, di costruzioni e ristrutturazioni di alloggi di personaggi eccellenti. Nella cassaforte di don Evaldo Biasini sono stati trovati decine di assegni e si sta tentando di risalire a chi avrebbe pagato in nero Anemone. Gli inquirenti sospettano che Anemone facesse eseguire lavori gratis o a prezzi di favore anche a prefetti, magistrati, esponenti delle forze dell´ordine che adesso temono che la vicenda possa essere scoperta. Interrogato nei giorni scorsi, Diego Anemone si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Ma se parlasse - afferma un magistrato - gran parte della Roma bene potrebbe passare guai seri».
La traccia che ha portato ai fondi neri di Diego Anemone nasce da una telefonata tra l´imprenditore Francesco Piscicelli e Anemone.
In questa circostanza Piscicelli, che sa della disponibilità in nero di Anemone, dice: «... allora io gli devo lasciare un po´ di cash... perché io cerco sempre di fare da solo... però dobbiamo fare il cambio.. . «.
Anemone: «... cambio o meno... dimmi quant´era la cosa... mo´ vedo io che posso fare».
Piscicelli: «... io allora... perlomeno 15-20 bisogna darglieli». Anemone gli fa capire che bisogna aspettare qualche giorno per il "cash" e aggiunge che sarà in grado di dargli per il momento soltanto 10 mila ero: «Mo´ chiamo quel ragazzo... quel prete lì, quel giovane missionario... mi ha dato appuntamento giovedì». Il giovane missionario a cui Anemone fa riferimento, scrivono i carabinieri, sarebbe don Evaldo Biasini. Dalla conversazione si intuisce che Piscicelli ha bisogno di quei soldi in contanti. Soldi che si riferiscono a un «urgente intervento» di natura economica «di cui ha appena avuto richiesta presso gli uffici del dipartimento di via della Ferratella, in cambio dell´affidamento di lavori pubblici per un cospicuo importo. Tanto da far affermare allo stesso Piscicelli: « … Come le vacche all´ingrasso ci mettono».
I Ros intercettano un´altra conversazione tra Anemone e don Evaldo il giorno prima dell´incontro con Guido Bertolaso a Piazzale Ungheria: «... senti don Evà scusa se ti scoccio... solo per rotture di coglioni perché ieri... stamattina devo vedere una persona verso le 10.30... tu come sei messo?». Don Evaldo risponde di poter recuperare, su due piedi, solo 10 mila euro: «Di soldi? Qui ad Albano ce n´ho 10 soltanto… giù a Roma potrei darteli... debbo poi portarli in Africa... mercoledì». E la mattina dopo, don Evaldo informa Anemone di avere a disposizione i 50 mila euro: «Quanto ti serve... dimmi tu perché li vado a prendere». Diego Anemone dopo questa rassicurazione dice a don Evaldo: «Va bene don Evaldo... sei un angelo».
LA REPUBBLICA 5 MARZO 2010
FINMECCANICA: UTILI E RICAVI IN CRESCITA NEL 2009. PRUDENZA PER IL 2010
Il Cda di Finmeccanica ha approvato i risultati dell’esercizio 2009 che si chiude con ordini pari a 21.099 milioni di euro, in aumento del 20% rispetto al 2008, trainati dalla crescita dell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza (+86%), che include il contributo di DRS, dell’Aeronautica (+37%) e dei Trasporti (+120%).
Il portafoglio ordini si attesta a 45.143 milioni di euro, equivalenti a circa due anni e mezzo di produzione.
I ricavi ammontano a 18.176 milioni di euro rispetto ai 15.037 milioni del 2008, con un aumento del 21%, mentre l’utile netto è pari a 718 milioni di euro, in crescita del 16%.
L’EBITA rettificato cresce a 1.587 milioni di euro, in aumento del 22% rispetto al 2008, mentre l’indebitamento finanziario netto è pari a 3.070 milioni di eruo, rispetto ai 3.383 della fine del 2008.
Il Cda ha deliberato di proporre all’Assemblea degli Azionisti il pagamento di un dividendo di 41 centesimi di euro per azione, per un ammontare complessivo di Euro 237.041.661,95. Se approvato, il dividendo verrà posto in pagamento nel mese di maggio, con data stacco cedola 24 e data pagamento 27.
Con riferimento alle prospettive per quest’anno, la società fa sapere che la solidità patrimoniale del gruppo dovrà prossimamente confrontarsi con le incertezze sui tempi di ripresa del sistema economico, con la ricerca di nuovi mercati ad elevata competitività e con la possibilità di vedere ridotti gli anticipi corrisposti dai clienti. Tale non facile situazione consiglia, ad oggi, una prudenza nelle indicazioni sulle principali grandezze previste per l’esercizio 2010.
Si prevedono infatti Ricavi di Gruppo compresi tra i 17,8 e i 18,6 miliardi di euro e un EBITA Adjusted compreso tra 1.520 e 1.600 milioni di euro.
SUDAFRICA, SEQUESTRATO CARGO CON CARRI ARMATI PROVENIENTE DALLA COREA DEL NORD
La nave era diretta nella Repubblica Democratica del Congo
Il Sud Africa ha confermato il sequestro delle armi trovate lo scorso novembre su una nave proveniente dalla Corea del Nord, diretta verso la Repubblica del Congo. Il rapporto che il ministro degli esteri sudafricano ha inviato all'Onu parla di diverse parti di carri armati T-55, nascoste sotto sacchi di riso in due containers della nave. Non è il primo caso di sequestro di armi provenienti dalla Corea, dopo le sanzioni Onu del giugno scorso che vietavano al paese l'esportazione di armi o materiale bellico. A dicembre un episodio simile è avvenuto in Thailandia dove sono state sequestrate più di 35 tonnellate di armi in un aereo atterrato in emergenza a Bangkok. Anche in quel caso il cargo era partito da Pyongyang. Le sanzioni Onu consentono di ispezionare ogni spedizione proveniente o diretta al paese asiatico, sospettata del trasporto di merci di contrabbando. http://it.peacereporter.net/articolo/20536/Sudafrica%2C+sequestrato+cargo+con+carri+armati+proveniente+dalla+Corea+del+Nord
2 Marzo 2010
LONDRA, IL DEFICIT ORA FA PAURA GLI SPECULATORI CONTRO LA STERLINA
Ad Atene Papandreou annuncia "misure straordinarie"
Il capo economista di Citigroup lancia l´allarme "Sui conti pubblici la situazione inglese è come quella greca"
ELENA POLIDORI
ROMA - La sterlina è sotto pressione: dopo Atene, la speculazione sembra interessarsi a Londra. E così, per il secondo giorno consecutivo, il cambio della moneta inglese col dollaro scivola a quota 1,4927 dopo essere sceso al minimo da dieci mesi; quello con l´euro si attesta a 0,9085. Sul suo andamento pesano soprattutto le incertezze politiche, il timore che dalle imminenti elezioni esca un Parlamento ingessato, senza una maggioranza assoluta capace di prendere le misure che servono per risanare il bilancio pubblico. Sullo sfondo, ad innervosire gli operatori, resta il caso Grecia: parlando in Parlamento, il premier George Papandreou evoca il rischio che il suo paese possa finire «in bancarotta» senza un´azione radicale. Contro l´austerity del governo, reclamata a gran voce anche dalla Ue, è però in arrivo una nuova ondata di scioperi.
Londra come Atene, allora? «Per quanto riguarda deficit e debito la situazione inglese è cattiva quanto quella della Grecia», afferma Willem Buiter, capo economista di Citigroup interrogato dal Financial Times. Ma al dunque la questione è politica. Secondo un sondaggio, se gli inglesi votassero oggi il 35% darebbe il proprio consenso a Gordon Brown e il 37% ai conservatori di David Cameron. Per effetto del maggioritario, i laburisti vincerebbero in termini di seggi. Ma uno scarto così contenuto non consente di prevedere una vittoria chiara. Altri sondaggi prevedono un´avanzata dei conservatori, ma sempre di misura. Il rischio è che il Parlamento resti "appeso" (hung), con un´aula dove nessuno avrà una maggioranza tale da riuscire a varare i provvedimenti per contrastare la crisi e i suoi effetti sul bilancio pubblico. All´incertezza politica si aggiunge quella sulle decisioni della Banca d´Inghilterra, che potrebbe far ripartire il cosiddetto "quantitative easing", ovvero l´acquisto da parte dello stato di titoli per iniettare fondi nell´economia in difficoltà.
Di qui, gli scivoloni della sterlina in un contesto di grande agitazione dei mercati per via della situazione greca ma anche della crisi della Spagna, che ora ha un nuovo record di disoccupati: 4,13 milioni, con un tasso di senza-lavoro che a febbraio è a quota 18,8%. Entrambe i governi devono annunciare nelle prossime ore i loro programmi anti-recessione.
Papandreou in particolare dichiara che «il paese è in guerra» contro una crisi senza precedenti, e l´esecutivo è pronto a tutto, a cominciare dal varo di «misure aggiuntive» per evitare il crac. I provvedimenti saranno resi pubblici oggi: si parla di tagli al deficit fino a 4,8 miliardi, di aumenti dell´Iva, di più tasse su tabacco e alcol ma anche di una riduzione delle indennità per il pubblico impiego. Proprio gli statali si preparano a incrociare le braccia il 16 marzo. Altri scioperi, dopo quello generale di qualche giorno fa, sono in calendario: ieri è toccato ai taxi, poi sarà la volta di pensionati e doganieri. Papandreou è atteso nel fine settimana in Germania da Angela Merkel. Subito dopo, il 9, andrà a Washington da Obama. Un dato allarmante: secondo un rapporto di Transparency International, le famiglie greche hanno pagato nel 2009 oltre 780 milioni di euro in bustarelle per accelerare servizi come la richiesta della patente o l´apertura di un conto in banca. In media, sono 1.355 euro a testa per agevolare le pratiche nel settore pubblico e 1.671 per quelle del settore privato.
In Spagna, il premier Zapatero sta negoziando con l´opposizione un Patto anticrisi. Il governo propone un piano per rilanciare l´edilizia che, nelle intenzioni, dovrebbe creare 250 mila nuovi posti di lavoro.
LA REPUBBLICA 3 MARZO 2010
"ARMI DALL´ITALIA AL REGIME DI TEHERAN"
Milano, blitz della Guardia di Finanza: in manette anche un giornalista
Coinvolti cinque professionisti italiani e due 007 iraniani. Trovato materiale bellico
EMILIO RANDACIO
MILANO - Un avvocato torinese con il ruolo di interlocutore diretto con il governo di Teheran. Due società schermo (uno con sede a Monza, l´altra a Ginevra), ufficialmente occupate in attività di import-export, in realtà usate per mascherare le forniture. E, in mezzo, manager italiani e presunti agenti segreti iraniani, a fare carte false per eludere l´embargo imposto sul regime del presidente Ahmadinejad, garantendogli materiale bellico proibito. Accessori di produzione tedesca, circa 1000 «apparecchi ottici di precisione» e 120 giubbotti autorespiratori da immersione, destinati ad armamenti militari.
Questo lo sfondo dell´operazione scattata martedì sera a Milano, coordinata dal procuratore aggiunto Armando Spataro. I finanzieri del nucleo regionale di Polizia tributaria hanno eseguito sette ordini d´arresto. L´accusa parla di associazione a delinquere e violazioni delle normative Ue e dell´Onu in materia di vendita di armi al regime iraniano. In manette, è finito l´avvocato torinese Raffaele Patriarca Rossi, 45 anni, con interessi e affari anche in Medio Oriente. Era lui, giurano gli investigatori, che poteva contare sui contatti istituzionali. Lo stesso destino è toccato agli imprenditori Alessandro Bon, titolare della società monzese "Antares Srl", la fidanzata Danila Maffei, bresciana, e gli imprenditori Arnaldo La Scala e Guglielmo Savi.
In manette sono finiti anche il giornalista Iraniano Nejad Hamid Masoumi, accreditato presso il nostro governo, famoso mezzobusto della televisione di Stato iraniano, e Ali Damirchiloo, residente a Torino, ufficialmente senza un´occupazione. Latitanti altri due loro connazionali. Tutti i quattro cittadini stranieri, secondo la ricostruzione della procura di Milano, in realtà sono agenti segreti al soldo del regime di Teheran.
L´inchiesta parte nel giugno dello scorso anno, dopo il sequestro che la polizia britannica esegue all´aeroporto londinese di Heatrow. All´interno di un cargo, destinazione Teheran, vengono rinvenuti 200 «sistemi ottici di puntamento» prodotti in Germania. Le bolle di accompagnamento sono irregolari. Il materiale arriva a Londra, uscendo dalla Germania, passando per la Svizzera e l´Italia, ma non viene classificato per l´espatrio come materiale bellico. Un cittadino iraniano finisce in carcere. Dall´analisi delle autorizzazioni all´espatrio del materiale bellico sequestrato, i servizi segreti britannici risalgono prima alla società di intermediazione dell´italiano Bon, in Brianza, poi alla Svizzera e quindi tornano alla casa di produzione tedesca. Delle indagini, otto mesi fa, vengono informati anche i nostri 007. Un altro sequestro del medesimo materiale, circa 200 mirini elettronici, avviene in Romania. Anche in questo caso, il sistema per eludere i controlli alle dogane è identico a quello scoperto in gran Bretagna. Nelle bolle di accompagnamento non c´è traccia del materiale bellico poi rinvenuto. In totale, il traffico verso l´Iran, transitato nel nostro paese, sarebbe costato alle casse di Teheran oltre due milioni di euro.
L´ordinanza firmata dal gip milanese Chiara Valori, per dimostrare le responsabilità degli indagati, si basa anche su intercettazioni di conversazioni telefoniche e informatiche. Spesso, vengono citate le presunte richieste di forniture, partite direttamente dall´esecutivo del presidente Ahmadinejad. In seguito al sequestro di 200 puntatori ottici avvenuto in Romania, il giornalista televisivo arrestato, fa fretta a Bon: «Il ministero della Difesa - spiega Masoumi al telefono - ci sta pressando». Sfruttando il canale che passava per l´Italia, gli agenti iraniani, sempre per telefono, avrebbero provato anche a ottenere materiale chimico ben più pericoloso. Ma l´organizzazione che faceva capo a Bon e a Patriarca Rossi, si sarebbe rifiutata di rifornirglielo: «Quello è troppo pericoloso», si legge in una delle intercettazioni.
LA REPUBBLICA 4 MARZO 2010
STATI UNITI, LANCIATA SUL MERCATO LA SUPER MARIJUANA
Secondo un rapporto Onu gli Stati Uniti sono il primo consumatore di cocaina al mondo e il principale produttore di marijuana, incluse le varietà transgeniche
Il rapporto dell' International Narcotics Control Board, organismo delle Nazioni Unite per il monitoraggio degli stupefacenti, ha pubblicato i dati relativi al 2009.
Secondo la relazione gli Stati Uniti sono il primo Paese al mondo per consumo di cocaina e il principale produttore mondiale di marijuana. I dati includono la varietà transgenica, conosciuta come super marijuana. Il rapporto calcola in 5,3 milioni i consumatori statunitensi di cocaina e derivati, incluso il crack, pari al 2,1 percento della popolazione. La polvere bianca viene introdotta di contrabbando attraverso il Messico e proviene principalmente dalla Colombia.
La cannabis è comunque la droga più utilizzata nel Paese a stelle e strisce, i cui consumatori costituiscono il 10 percento della popolazione. Il rapporto aggiunge che gli Usa sono anche i principali produttori della versione transgenica, che viene modificata nei laboratori per aumentare la concentrazione di Thc, la sostanza psicoattiva. La concentrazione di questa sostanza è normalmente del 4 percento nella versione organica e può arrivare al 20 percento nella versione in laboratorio.
Secondo recenti notizie pubblicate su vari giornali, è stata recentemente lanciata sul mercato una mistura di erba non psicotropa, a cui si mescola un composto sintetico simile al Thc. La sostanza, denominata K2, si vende attraverso internet e negozi specializzati. Gli ingredienti alla base di questa sostanza sono proibiti in quasi tutti i paesi europei e non regolati da alcuna normativa negli Stati Uniti. http://it.peacereporter.net/articolo/20527/Stati+Uniti%2C+lanciata+sul+mercato+la+super+marijuana
2 Marzo 2010
STERLINA SEMPRE PIÙ GIÙ
Londra, 02-03-2010
A pesare sulla valuta del Regno Unito sia la crescente incertezza che circonda l'esito delle prossime elezioni generali - attese a maggio e a seguito delle quali gli analisti
prevedono manovre correttive di bilancio per arginare la deriva dei conti pubblici - sia incognite sulla possibilità che la Banca d'Inghilterra torni ad aumentare il suo programma di acquisti diretti di titoli pubblici e privati.
Per la prima volta dal maggio del 2009 la sterlina è scesa ieri sotto 1,5 dollari, fino a 1,4784 per poi attestarsi a 1,4935 dollari. Oggi la valuta britannica è scesa per il sesto giorno consecutivo, precipitando sotto 1,49 dollari, a un minimo di 1,4895. Domenica il Sunday Times ha pubblicato un sondaggio secondo cui i laburisti, attualmente al governo, sono in rimonta, distanziati di appena due punti percentuali - il margine d'errore dell'indagine - dai Conservatori nelle intenzioni di voto. Di più, il disegno delle circoscrizioni elettorali uninominali consentirebbe a Gordon Brown di guidare una maggioranza risicata in Parlamento. Visto il compito improbo che attende chiunque vinca le prossime elezioni in Gran Bretagna, per i mercati lo scenario peggiore di tutti: incertezza e - in prspettiva- instabilità, con eventuali nuove elezioni in autunno. Per questo la setrlina soffre e il Financial Times azzarda oggi la soluzione del governo di unità nazionale che metta insieme i tre maggiori partiti - laburisti, conservatori e liberaldemocratici - per risanare i conti pubblici con un ricetta tutta lacrime e sangue.
Sui Conservatori, in evidente rallentamento rispetto alle previsioni trionfalistiche di vittoria annunciata, si abbatte intanto lo 'scandalo' di Lord Michael Ashcroft, vice presidente del partito conservatore britannico nonché uno dei suoi principali
donatori: ieri ha ammesso di non pagare le tasse in Gran Bretagna. Inizierà a farlo, ha detto, se il suo partito vincerà le prossime politiche previste a maggio.
Ashcroft, multimilionario, doppia nazionalità, britannica e del Belize, ha dichiarato in un comunicato di godere dello status di non-residente rispetto alle tasse, il che significa che non paga le imposte sui redditi esteri. Il leader dei Tories, David
Cameron, è stato sollecitato più volte negli ultimi mesi a chiarire lo status di Ashcroft. Membro della Camera dei Lord, Michael Ashcroft ha donato milioni
di sterline ai conservatori e fa campagna per le elezioni di questa primavera. Conformemente al nuovo regolamento della camera alta del Parlamento, che dovrebbe entrare in vigore prossimamente, i lord dovranno pagare le tasse in Gran Bretagna.
La sua ammissione di essere un non-domicile rappresenta un brutto colpo per l'immagine dei Tory. Grazie al suo status, Ashcroft è riuscito infatti per diversi anni a non versare milioni di sterline di tasse al Paese che il suo partito vorrebbe guidare. Il ministro dell'Interno Alan Johnson ha accusato i conservatori di farsi finanziare da una persona "non patriottica", mentre secondo il leader liberaldemocratico Nick
Clegg i Tory si sarebbero lasciati "comprare come una repubblica delle banane". "Per chi vuole influenzare il risultato delle prossime elezioni - ha aggiunto Clegg - è fondamentalmente sbagliato cercare di pagare le tasse soltanto parzialmente in questo Paese".
CONTI TRUCCATI DELLA GRECIA, LA FEDERAL RESERVE ACCUSA GOLDMAN SACHS
Adesso anche la Banca centrale americana, la Federal Reserve, denuncia le responsabilità di Goldman Sachs nel truccare il debito pubblico della Grecia. In una testimonianza davanti al parlamento, ieri, il presidente della Fed Ben Bernanke ha detto: “Stiamo esaminando una serie di questioni relative alle operazioni di Goldman Sachs e di altre aziende nel negoziare strumenti derivati con la Grecia”.
OPERAZIONE EURO. I fatti risalgono al 2001: la Grecia deve entrare nell’euro e negozia con la banca d’affari più famosa, Goldman Sachs, un derivato (cioè un contratto finanziario che redistribuisce nel tempo gli oneri del debito pubblico) per rendere presentabili suoi conti pubblici: la Grecia riesce così a rientrare nei parametri europei nascondendo a Bruxelles la reale fragilità delle sue finanze e Goldman si intasca una commissione da 300 milioni di euro. La banca d’affari non smentisce l’operazione, ma il 21 febbraio ha precisato che l’accordo con il governo greco rispettava “i principi fissati da Eurostat”, il servizio statistico della Commissione europea (la Banca d’Italia ha chiarito che Mario Draghi, vicepresidente di Goldman dal 2002 al 2005, non ha avuto alcun ruolo nell’operazione).
ALLARME DEBITO. Ma questi sono problemi di ieri, anche l’interesse della Fed per i conti greci è dovuto a quello che potrebbe arrivare prestissimo, cioè il default dello Stato. Soltanto nei prossimi tre mesi Atene dovrà rifinanziare 25 miliardi euro e non è affatto detto che troverà investitori interessati . Dopo qualche giorno di tregua, infatti, da ieri i mercati finanziari hanno ricominciato a mettere sotto pressione i titoli di Stato greci. La task force di Unione europea e Fondo monetario internazionale che ieri ha concluso la sua missione ad Atene è arrivata alla conclusione che le misure di austerità previste dal governo greco non sono sufficienti: bisogna trovare altri 4,8 miliardi di euro. Ma non sarà facile visto che la Grecia ha già preso impegni giudicati dai mercati quasi impossibili da rispettare (dovrebbe portare il rapporto tra deficit e Pil dal 13 per cento al 3 in tre annni).
PUNIZIONI. Due giorni fa la Grecia si è fermata paralizzata da uno sciopero generale, segnale che l’eventuale risanamento causerà tensioni sociali (e una recessione economica) che potrebbero destabilizzare il governo. Anche per questa ragione alcune agenzie di rating cominciano a pensare di tagliare il giudizio di affidabilità del debito greco: se succederà, potrebbe diventare l’innesco della fase finale della crisi finanziaria. Pierre Cailleteau, responsabile per i rating sovrani di Moody’s ha detto ieri: “Se in pochi mesi dovessimo vedere uno scostamento significativo rispetto al piano, allora è abbastanza probabile che dovremo aggiustare il rating di conseguenza”. E già oggi il giudizio sui titoli greci non è dei migliori, soltanto A2. Mentre Standard &Poor’s e Fitch, altre due agenzie di rating, sono già più pessimiste e lo classificano come BBB+. Intanto la Borsa di Atene continua a perdere e ieri ha registrato un calo del 2,82 per cento. E l’euro è sempre più debole, sia verso il dollaro che verso lo yen giapponese: ieri il cambio con la valuta americana è arrivato a 1,35. Segnale che l’effetto Grecia si fa sentire sulla credibilità dell’intera Eurozona.
Unica conseguenza positiva: le merci europee ritrovano competitività perché, con un euro debole, sono più economiche per chi le compra in altra valuta.
IL FATTO QUOTIDIANO 26 FEBBRAIO 2010
CILE,CONCEPTION SPOSTATA. SANTIAGO DEL CILE SI E' MOSSA DI 27,7 CM VERSO OCCIDENTE
09 marzo, 07:28
(ANSA) - WASHINGTON, 9 MAR - La scossa di terremoto di magnitudine 8,8 in Cile ha provocato lo spostamento della citta' di Conception di tre metri verso ovest. E' quanto e' emerso da uno studio di scienziati cileni e americani diffuso dall'universita' dell'Ohio. Secondo gli stessi rilevamenti, Santiago del Cile, la capitale del Paese, s'e' spostata di 27,7 centimetri, sempre verso occidente. Il sisma del Cile e' stato uno dei piu' forti rilevati da oltre un secolo.
GRECIA, SCOSSA AD ATENE
Al momento non sono segnalate vittime o danni
(ANSA) - ROMA, 9 MAR - Una scossa di terremoto di magnitudo 4.6 e' stata registrata questa mattina in Grecia, con epicentro a 95 chilometri da Atene. Lo ha reso noto il servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs). Le scosse avvertite stamani a nord di Evia, e sentite anche in altre regioni dell'Attica, sono state due, specifica il servizio sismologico locale, sottolineando che non hanno relazione con il terremoto di ieri in Turchia. Al momento non sono segnalate vittime o danni.
TERREMOTO IN TURCHIA, SCOSSA 6,2 RICHTER: 57 VITTIME E 100 FERITI
Ankara - Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.2 Richter si è verificata oggi vicino alla città di Elazig, nella Turchia centro-orientale. Secondo il Centro geologico statunitense (Usgs), l'epicentro del terremoto è stato registrato a 13 miglia (21 chilometri) a sud-sudovest di Elazig e a una profondità di 11 km. E' di almeno 57 morti e cento feriti, di cui alcuni gravi, il bilancio delle vittime.
Il terremoto in Turchia La scossa, come ha riferito l'agenzia Anadolu, è stata avvertita alle 04:32 del mattino (le 03:32 in Italia) ed è stata registrata dall'Osservatorio di Kandilli ad Istanbul. Nella provincia di Elazig continuano ad arrivare i soccorso e squadre di soccorritori per la ricerca di eventuali superstiti rimasti sotto le macerie delle abitazioni crollate. Come ha affermato il vicegovernatore della provincia di Elazig, Mehmet Ali Saglam, le località più colpite dal terremoto sono stati sei villaggi, tra cui in particolare quelli di Okcular e Yukari Demirci, sui quali da stamani si sono concentrati i soccorritori arrivati dalle vicine città di Tunceli, Bingol, Diyarbakir, Mardin ed Erzurum. Secondo vari media, in un villaggio ci sarebbero almeno sei persone ancora intrappolate sotto le macerie di un’abitazione che, come la maggior parte di quelle crollate, era stata costruita con mattoni fatti di terra secca mista a paglia.
Il precedente Nella stessa zona lo scorso primo febbraio si registrò una scossa di magnitudo 4.7 gradi Richter ed il successivo 21 un’altra di 4.3 gradi che però non provocarono vittime nè danni di rilievo. Le scosse telluriche sono abbastanza frequenti in Turchia che è situata su un’importante faglia sismica. Gli ultimi terremoti disastrosi in questo Paese sono avvenuti nell’agosto e nel novembre del 1999 ed hanno provocato circa 20 mila vittime.
9 marzo 2010
Il Giornale.it
CINA: DUE TERREMOTI NELLA REGIONE DI HEBEI
Pechino, 6 mar. - (Adnkronos) - Due terremoti, di magnitudo 4.2 e 3.1 sulla scala Richter, hanno colpito oggi la provincia di Hebei, nel nord della Cina. Il primo sisma e' avvenuto alle 10:49 locali, e il secondo 11 minuti dopo, a una profondita' di 15 chilometri. Al momento non ci sono segnalazioni di vittime o di danni materiali. I terremoti hanno colpito l'area della citta' di Tangshan, dove nel 1976 un devastante sisma provoco' la morte di 240 mila persone.
L'ECUADOR LOTTA PER IL PARCO YASUNI. L'OCCIDENTE STA A GUARDARE DI PAOLO MENCHI
Pubblicato il 06 Marzo 2010
L'Ecuador è un paese molto povero ma ha un asso nella manica che potrebbe cambiarne gli scenari economici, infatti, è stato individuato un grosso giacimento di petrolio che risolverebbe, almeno in parte, molti problemi. Purtroppo il giacimento si trova in una zona della foresta amazzonica ancora incontaminata, precisamente nel parco Yasuni, che sarebbe così distrutto dalle trivellazioni.
Il parco Yasuni è una delle zone della terra con il maggior numero di specie per metro quadrato, tanto da essere dichiarato nel 1989 dall'Unesco "Riserva della biosfera", senza dimenticare i diritti degli indigeni che abitano la zona che sarebbero costretti ad un'emigrazione forzata nel caso in cui i giacimenti fossero sfruttati.
Nel 2007 il presidente Rafael Correa, conscio che il suo Paese non poteva rinunciare ad una tale risorsa economica, aveva lanciato un appello alla comunità internazionale affinché le nazioni più sviluppate potessero finanziare l'Ecuador che a sua volta si sarebbe impegnato a lasciare intatto il Parco in cambio della metà del mancato guadagno stimato.
L'iniziativa era stata accolta favorevolmente, infatti, per la prima volta, la coscienza ecologista era stata messa in primo piano e l'esigenza di salvaguardare un territorio era diventata l'esigenza del mondo intero e non di una sola nazione.
Poteva essere l'esempio di come il Nord ed il Sud del mondo possano collaborare per una causa comune, accantonando la mentalità colonialista che ha sempre caratterizzato il mondo.
Dal punto di vista pratico le nazioni che dichiararono immediatamente il loro appoggio economico furono Spagna, Germania e Norvegia cui seguirono molti altri paesi tra i quali la stessa Italia e l'Unione Europea.
Purtroppo, come spesso accade, quando si passa dalle parole ai fatti le cose si complicano e tutte le adesioni si sono tramutate in una sola iniziativa condotta dall'Onu per utilizzare i fondi stanziati da Spagna e Germania.
Nei giorni scorsi, per accelerare i tempi, il vicepresidente dell'Ecuador, Lenin Moreno, ha effettuato una visita in Iran con l'obiettivo di ottenere l'appoggio ed i fondi necessari per portare a termine il "progetto Yasunì".
Si calcola che per evitare che vengano estratti gli 850 milioni di barili di petrolio stimati per il giacimento, sarebbe necessario un apporto da parte della comunità internazionale di tre miliardi di dollari, circa la metà di quanto potrebbe guadagnare l'Ecuador dallo sfruttamento dei nuovi pozzi petroliferi.
Dopo l'Iran Moreno andrà in visita anche negli Emirati Arabi ed in Turchia per promuovere l'iniziativa economico-ambientale che, a suo parere, deve coinvolgere soprattutto i paesi produttori di petrolio che hanno un'enorme responsabilità nell'adozione di misure per la conservazione del pianeta.
Un ulteriore ostacolo nella realizzazione del progetto potrebbe essere la recente relazione del "Gruppo d'azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio di capitali "(GAFI) che ha inserito l'Ecuador nella lista nera dei paesi poco collaborativi, anche per i rapporti intrattenuti con l'Iran.
Moreno si è difeso affermando che nessuno può proibire al suo paese di avere relazioni commerciali con chi ritiene opportuno ed ha sottolineato che l'Ecuador si è sempre distinto nella lotta al narcotraffico ed al terrorismo.
CLARISSA.IT
LA PATATA OGM SBARCA IN EUROPA
Dopo un embargo durato 12 anni la Commissione europea ha dato il via libera alla coltivazione di quattro nuove sementa Ogm. Si tratta di tre specie di mais ed una di patate. Quest'ultima, la Amflora, desta particolare preoccupazione in quanto contiene un enzima che può inibire alcuni antibiotici.
di Andrea Degl'Innocenti
Il 2 marzo la Commissione per la sicurezza alimentare UE ha ufficialmente autorizzato la coltivazione della patata geneticamente modificata AmfloraPare che tocchi alla patata fare da apripista alle nuove colture ogm in Europa. Prima di lei, solo una specie di mais, il cosiddetto 810 prodotto dalla Monsanto, era riuscito ad ottenere il via libera nel 1998. Poi, un embargo durato 12 anni aveva impedito l'introduzione di nuove coltivazioni. Fino a due giorni fa.
Il 2 marzo infatti la Commissione per la sicurezza alimentare UE ha ufficialmente autorizzato la coltivazione della patata geneticamente modificata "Amflora", mettendo fine al precedente divieto. Sarà dunque il tubero che dall'America Latina giunse clandestino in Europa secoli addietro a fare da grimaldello ad una nuova invasione vegetale, ben più pericolosa e micidiale. Lo accompagnano tre nuove varietà di mais Ogm, approvate nella medesima occasione. E dietro è lunga la fila di sementa pronte a seguire il sentiero battuto.
Al momento però è proprio la patata a destare le maggiori preoccupazioni; vediamo come mai. L'Amflora, come tutte le patate, è molto ricca di amido. L'amido delle normali patate è composto da due diverse sostanze: l'amilopectina e l'amilosio. Di queste, la prima è molto usata dall'industria per produrre carta e collanti mentre la seconda non trova applicazioni industriali; separarle però non è affatto semplice e piuttosto costoso.
Ecco dunque che gli scienziati della Basf, la maxi-compagnia chimica tedesca produttrice del tubero, hanno pensato di creare in laboratorio una patata che contenesse solo amilopectina.
Come ci sono riusciti? Semplicemente inibendo il gene responsabile della produzione di amilosio con un enzima marcatore, l'nptII. E qui viene la parte peggiore. Lo stesso enzima infatti oltre a bloccare la produzione di amilosio, conferisce una particolare resistenza alla kanamicina e alla neomicina, due antibiotici.
La kanamicina, in particolare, viene impiegata come farmaco di seconda linea nel trattamento delle infezioni da tubercolosi multi-farmacoresistente, di cui si registra a livello mondiale un numero crescente di casi.
Proprio per il rischio che un enzima del genere rappresenta per la salute dell'uomo, l'Unione Europea aveva varato nel 2001 una direttiva che proibiva espressamente l’autorizzazione agli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana.
Barroso, Presidente di turno del Parlamento Europeo, è stato uno dei maggiori promotori delle sementa Ogm.Adesso la nuova decisione viola completamente il vecchio provvedimento. Per giustificare questo ripensamento, dall'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare responsabile della decisione, fanno sapere che l'ambito applicativo del tubero ogm sarà circoscritto al settore industriale e alla produzione di mangime per animali.
In altre parole, l'Amflora non si mangia. La mangeranno però gli animali, col rischio che i batteri presenti nel loro apparato digerente sviluppino a loro volta la resistenza agli antibiotici, e diano quindi origine a virus che ne sono immuni.
Il fatto che la patata non sia destinata al settore alimentare non è una garanzia per la salute dell'uomo anche per altri motivi. È noto infatti che le colture geneticamente modificate sono particolarmente aggressive verso le coltivazioni tradizionali, anche se si trovano a distanza di chilometri. Le prime infatti finiscono spesso per inquinare ogni altra piantagione che si trovi nei dintorni, attraverso l’aria, i pollini, gli insetti, il suolo.
Una recente indagine di due microbiologi dell’ambiente dell'Università di Berkeley, Ignacio Chapela e David Quist, ha rilevato la presenza di geni modificati all'interno di una coltivazione di mais in Messico, a più di 100 chilometri di distanza dalla più vicina coltura ogm autorizzata.
Il mais infetto apparteneva ad una specie antichissima, detta criollo, protetta tutt'intorno da coltivazioni cuscinetto che dovevano servire proprio ad impedire qualsiasi tipo di contaminazione. Ciononostante le sementa ogm sono riuscite a superare tutte le barriere e penetrare al suo interno.
È evidente che far coesistere le sementa Ogm con quelle tradizionali è quantomeno un rischio. Non confortano troppo le rassicurazioni sulla innocuità per la salute umana degli Ogm resistenti agli antibiotici provenienti da GMO e BIOHAZ, due unità della commissione Europea che si occupano di organismi geneticamente modificati e che in passato non avevano esitato a rigettare le conclusioni di una ricerca seria riguardante la tossicità delle varietà dei mais MON810, MON863 e NK603 della Monsanto.
Le patate rosse di Colfiorito sono un'eccellenza italiana messa a rischio dall'introduzione del tubero OgmFa specie, inoltre, che decisioni così importanti per la salute dei cittadini e per la sopravvivenza della biodiversità – non fa mai male ricordare che il 2010 è l'anno internazionale della biodiversità – siano prese passando sopra la volontà non solo dei cittadini ma persino dei singoli stati. Ma il Trattato di Lisbona conferisce all’esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull’autorizzazione.
Unica possibilità lasciata ai Paesi membri contrari alla coltivazione della patata transgenica o di un altro qualsiasi ogm sarà quella di fare appello alla “clausola di salvaguardia” per impedire la coltivazione all’interno del territorio nazionale. Non è granché, vista la facilità con cui gli Ogm si propagano, ma è pur meglio di niente. Di tale strumento si sono già serviti Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia.
E l'Italia? Beh, per una volta il nostro paese, spesso pecora nera d'Europa – si pensi alla mancata applicazione dei decreti di limitazione in tema di caccia, pesca, edilizia – si è affrettato a seguire le disposizioni di Bruxelles approntando con discreto anticipo un protocollo d'intesa fra stato e regioni per l'introduzione delle coltivazioni Ogm. Il decreto, lo rivela La Stampa, è stato approvato il 28 gennaio scorso, nel più totale silenzio.
Pare insomma che dovremo rassegnarci all'invasione. Sono avvertite le patate di Colfiorito, ottime per gli gnocchi, o le patate rosse siliane, prelibatezza calabrese. E al pari loro tutte le eccellenze alimentari italiane, che sempre più numerose si troveranno a dover affrontare l'arrembaggio delle nuove sementa modificate.
4 marzo 2010 – Terranauta
Un’isola di ghiaccio grande come il Lussemburgo si è staccata dall’Antartide
Alla deriva Sta galleggiando nell’oceano diretto verso le coste australiane e rischia di alterare gli equilibri delle correnti
Gli ecosistemi. Gli effetti potrebbero estendersi anche all’Atlantico, provocando una serie di inverni sempre più rigidi
La terza bufera blocca l’America
New York e tutto il Nord Est degli Stati Uniti sono di nuovo sommersi dalla neve. La tempesta, la terza più violenta di quest’inverno, ha provocato disagi senza fine anche nel cuore di Manhattan: traffico bloccato, scuole chiuse, centinaia di voli cancellati a causa delle piste ghiacciate e del forte vento sia all’aeroporto internazionale John F. Kennedy, il più importante nella zona di New York, sia a Newark, in New Jersey. Cinquemila persone nella regione sono rimaste senza corrente elettrica, - il peso della neve ha fatto crollare le linee, - e un responsabile della New York State Electric and Gas Corp., la società elettrica locale, ha confermato che 1.300 famiglie erano isolate nella zona di Orange County. La tormenta che ha investito il Nord Est è causata dalla bassa pressione che dalla costa si è mossa verso nord trasformando la pioggia in neve. [FIRMA]FRANCESCO SAVERIO ALONZO
STOCCOLMA
Nevica e la Svezia si ferma. Ma come? Un Paese così moderno, tecnicamente avanzato, si lascia mettere in ginocchio come una nazione mediterranea qualsiasi da nevicate che da sempre fanno parte della tradizione nordica? Il fatto è che da una settimana treni, metropolitane ed autobus sono bloccati da un clima eccezionalmente rigido (l’inverno più freddo da 180 anni a questa parte) che ha messo fuori uso, binari, scambi, motori e centralini.
Le temperature polari che si registrano da dicembre, senza interruzione, oscillano fra i dieci e i trentacinque gradi sotto zero e a peggiorare la situazione concorrono abbondanti nevicate (due metri nell’arco di tre mesi). Le linee metropolitane di Stoccolma sono bloccate, i treni percorrono soltanto i tragitti sotterranei e lasciano decine di migliaia di passeggeri nelle stazioni all’aperto dove gli autobus che dovrebbero sostituire i convogli vengono presi letteralmente d’assalto. Si assiste a scene selvagge che non credevamo fossero possibili nella nazione nota per le sue code ordinate e per il comportamento civile dei suoi cittadini. La situazione è, se possibile, ancora piú angosciosa per chi deve viaggiare su lunghi percorsi. Perfino i treni delle grandi linee nazionali rimangono fermi, intrappolati dal gelo e dalle masse di neve, e i passeggeri devono attendere ore ed ore, talvolta addirittura giorni interi, prima di giungere a destinazione.
Per la prima volta, si parla di caos nella nazione dell’ordine perfetto. Le autorità si limitano a consigliare ai cittadini di non uscire di casa, di non viaggiare né con i mezzi pubblici, né con le proprie auto perché anche l’assistenza stradale si è dimostrata scandalosamente difettosa e molti sono i casi di persone a bordo di auto finite fuori strada o bloccate dal gelo morte assiderate. I giornali svedesi, oltre a descrivere la situazione nei suoi aspetti più terribili, si scagliano contro i responsabili di questa «sconfitta del sistema svedese» che non regge più alle descrizioni lusinghiere che se ne erano fatte finora.
Domenica scorsa, il ministro Torstensson ha annunciato che si sarebbe fatto ricorso a reparti dell’esercito per rimettere in funzione le linee ferroviarie. È stata applaudita, ma ci sono voluti cinque giorni prima che qualche sparuta pattuglia di genieri cominciasse a sgomberare i binari.
La rabbia degli svedesi si acuisce apprendendo che nelle vicine nazioni di Norvegia e Finlandia, dove il clima è pressoché uguale, i treni viaggiano regolarmente, senza ritardi. Ma là non hanno avuto tanta fretta ad agire in previsione del «global warming». [FIRMA]FRANCESCA PACI
CORRISPONDENTE DA LONDRA
Nel 2007, quando dal mastodontico ghiacciaio di Pine Island, nell’Antartide occidentale, si staccò un iceberg grande quanto Singapore gli scienziati lanciarono l’Sos: difficile, nelle condizioni attuali, immaginare d’avere ancora a lungo un Polo Sud così come lo si studia sui manuali di geografia. Due anni dopo la rivista americana «Geophysical Research Letters» avrebbe pubblicato una ricerca britannica secondo cui, alla velocità di scioglimento di 16 metri l’anno, il Pine Island sarebbe scomparso nel giro di un secolo invece dei sei originariamente stimati.
Anche gli scettici più irriducibili non potranno negare che qualcosa si muove: il centro di ricerca australiano «Antarctic Climate and Ecosystems» ha intercettato un nuovo e gigantesco iceberg alla deriva al largo dell’Antartide, alcune migliaia di chilometri a Sud dell’Australia, una montagna immacolata delle dimensioni del Lussemburgo che contiene circa un quinto dell’acqua consumata in un anno in tutto il mondo. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche e di lungo periodo: secondo il glaciologo Neal Young, l’iceberg potrebbe bloccare un’area che «produce» un quarto delle acque più dense e fredde del pianeta, alterando le correnti e generando una serie di inverni particolarmente freddi in tutta l’area dell’Atlantico del Nord.
All’inizio di febbraio il ghiacciaio Mertz, uno dei maggiori censiti, è stato urtato dall’iceberg B9B, 97 chilometri residui d’un blocco ancora più grande staccatosi nel 1987, e si è spezzato, liberando il blocco che ora fluttua nelle acque di «competenza» australiana, minacciando flora e fauna marina.
«È una zona molto favorevole alla crescita delle alghe», spiega alla Bbc il professor Young. Ma non si tratta solo di quel che prospera nelle profondità dell’abisso: «A 2-300 chilometri di distanza da dove è stato avvistato l’iceberg ci sono colonie di pinguini imperatori abituati a dirigersi verso il mare aperto per cercare cibo: se il ghiaccio dovesse intasare le correnti, sarebbero costretti a migrare altrove». Gli esperti temono che lo spostamento di questi enormi blocchi di ghiaccio possa impattare sugli equilibri oceanici, alterando i rapporti di acqua dolce e salmastra e la stessa circolazione dell’ossigeno, fondamentale per qualsiasi forma di vita.
Tutta colpa del surriscaldamento, archetipo dell’irresponsabilità umana secondo alcuni e secondo altri leggenda metropolitana? «Nessun evento di per sé è unicamente collegabile ai cambiamenti climatici, ma è indubbio che il trend dell’aumento delle temperature riguardi anche l’Antartico, specialmente nella zona occidentale», osserva Stefano Caserini, docente di fenomeni d’inquinamento al Politecnico di Milano. I dati «statisticamente significativi» sono tutti lì, nella «Copenhagen Diagnosis», l’aggiornamento del quarto rapporto dell’Ipcc dell’Onu: «La deglaciazione ha motivazioni complesse, ma di certo il surriscaldamento dà un contributo».
Dal giorno della collisione il B9B e l’iceberg grande quanto il Lussemburgo si muovono a poca distanza uno dall’altro, vascelli fantasma con a bordo il destino degli oceani e del clima globale. www.lastampa.it/paci
LA STAMPA 27 FEBBRAIO 2010
DISASTRI AMBIENTALI: L'ALTO PREZZO DEI CONFLITTI
Una guerra non è solo una catastrofe umana, è anche una "disgrazia" ecologica: boschi e corsi d’acqua distrutti, aria ammorbata, terra avvelenata
Da qualunque parte la guardi, in qualunque modo la giri, la guerra è sempre un brutto affare. Anche parlarne, o scriverne in questo caso, non è semplice. Perché la guerra tocca i nervi scoperti di tutti, dei pacifisti, dei militaristi e degli indecisi.
Parlarne come si vuole fare in queste pagine, cioè in termini "ambientali", è ancora più arduo. Certo, quando si pensa a una guerra l'ultimo pensiero è, evidentemente, per l'ambiente. Nel cercare informazioni in merito, anche da chi si occupa di questo aspetto spinoso dei conflitti, sono arrivati pistolotti morali buoni per qualunque contraente. Su questo aspetto delle guerre - il loro devastante impatto sul Pianeta e non solo sugli umani - quasi nessuno si sbilancia. Una prudenza che pare di maniera.
La premessa è che ogni guerra è una guerra civile e non porta troppo bene nemmeno a chi la vince. E' antieconomica anche per l'onestà intellettuale dei più convinti sostenitori delle ragioni della forza bruta; costa anche quando non la si fa perché "tenersi pronti", investire nell'industria bellica, significa far pagare un sacco di soldi ai contribuenti, anche a quelli pacifisti, proprio come fa l'Italia che, nonostante la grave crisi economica, investe oggi qualcosa come 15 milioni di euro in armamenti.
Poi, ça va çans dir, un conflitto lascia un'irreversibile strascico di morte che difficilmente giustifica la scelta - anche individuale - se si realizza che sotto quegli elmetti e dentro quegli anfibi, dentro quelle case ci sono uomini e donne, persone con le loro storie ed esistenze.
Il postulato invece è che ciò che si vuole fare in queste righe, è guardare le guerre da un'altra angolazione, più scomoda e, solo apparentemente, più cinica. Non vogliamo parlare dell'impatto che la guerra ha sulle popolazioni colpite o sui militari che la combattono: vogliamo occuparci di un altro aspetto e per farlo dobbiamo mettere da parte, momentaneamente, qualunque considerazione di tipo etico.
Gli effetti di un conflitto non cessano con il cessare del conflitto stesso; la loro eco è assai più duratura, sia a livello economico e sociale che ambientale. Infatti, senza scavalcarne gli orrori umani, una guerra si paga, oggi più che mai, anche dal punto di vista dell'ambiente. Dobbiamo ricordarci però che un costo ambientale è sempre, anche, un costo economico. Ogni guerra, quindi, non è solo una catastrofe umana e un enorme drenaggio di denaro, ma anche un disastro ecologico: boschi e corsi d'acqua distrutti, aria ammorbata, terra avvelenata, habitat devastati. Ecco che cosa è una guerra, oltre che l'irreparabile lutto dell'umana pietas.
Qui, dunque, il punto di partenza è che una guerra non conviene mai, da nessun punto di vista, meno che mai quello economico/ambientale a causa dei costi esponenziali dell'andare in guerra e per quelli altrettanto astronomici della ricostruzione. Gli ultimi conflitti, quelli contemporanei, quelli dei quali il ricordo è freschissimo, hanno avuto un unico obiettivo reale ma anche un unico motore: il petrolio.
Senza petrolio non girano le economie ma anche i mezzi militari non si muovono, non camminano i carri armati, non volano gli elicotteri, non decollano gli aerei. Ma quanto gliene serve? Tanto, tantissimo perché sono grossi e potenti, perché sono tanti e perché le guerre durano parecchio. Tuttavia, capire quanto petrolio ci costano le guerre per il petrolio non è facile.
Difficilissimo fare considerazioni con dati alla mano; ma ci possiamo arrivare per stime. Ci provò qualche anno fa il meteorologo Luca Mercalli che però ci dice oggi di trattare quei dati con cautela: «Sono dati difficili da verificare, tuttavia una guerra mette in atto il meglio della tecnologie esistente con i caccia che consumano migliaia di litri di combustibile per ora di volo, i carri armati che fanno un chilometro con un litro. Se mettiamo insieme tutto questo e lo moltiplichiamo per il numero di truppe mobilitate, ne viene fuori un contributo importante all'inquinamento atmosferico. E quando diciamo alle persone che devono fare meno km in automobile, dobbiamo sapere che dall'altra parte tutto questo viene vanificato in un solo giorno di guerra».
Non sappiamo esattamente quanti e quali mezzi militari sono usati nelle diverse operazioni né per quanto tempo, però il ragionamento, a spanne, si può fare. Secondo la Rivista italiana difesa, il vecchio carro armato "Abrams" usato nel primo conflitto del Golfo, nell'operazione nota come Desert storm, ha un serbatoio da 1.900 litri è fa un km con circa 4,5 litri di carburante. Cioè "beve" 450 litri di combustibile ogni 100 km.
Ci sono poi gli aerei dove le stime sono ancora più ardue: secondo i dati raccolti da Mercalli, un caccia "F-15 Strike eagle" o "F16 Falcon" consumerebbe oltre 16.000 litri di carburante all'ora. Un bombardiere "B52" un po' meno: 12.000. Un elicottero "Apache" sarebbe ancora più parco accontentandosi di circa 500 litri di carburante/ora. Ci sono poi i mezzi di appoggio che difficilmente fanno più di un km con un litro.
Sohbet Karbuz, ex capo della sezione non-Ocse statistiche dell'Energia dell'International agency, sostiene che l'esercito degli Stati Uniti è il maggiore acquirente di petrolio al mondo e il consumo di carburante per veicoli militari di ogni genere fa del ministero della Difesa americano il più grande consumatore di petrolio degli Usa.
Ora, bisognerebbe capire quante sono in un conflitto le forze in gioco, quali gli spiegamenti delle varie coalizioni e via dicendo. Impossibile stabilirlo con certezza perché sono informazioni non accessibili. Però un'idea possiamo farcela. Anche noi abbiamo fatto qualche ricerca e sembra che la coalizione Usa/Uk in Desert storm - conflitto del 1991 durato 295 giorni - abbia impiegato qualcosa come oltre 2.000 aerei, altrettanti carri armati e all'incirca 50.000 mezzi d'appoggio.
A questo punto, come suggeriva Mercalli, se ipotizziamo che tutti quei mezzi siano stati usati anche solo un'ora al giorno, alla luce dei consumi di cui abbiamo detto e della durata di quel conflitto, il consumo impressionante di carburante di quella guerra lo possiamo immaginare anche troppo bene. E poi, tutto quel carburante servito ai mezzi della coalizione, quanto ha contribuito al surriscaldamento del clima con il suo impressionante carico di CO2?
Se prendiamo come media che la combustione di un litro di carburante produce due chili e mezzo di anidride carbonica (bruciare un litro di benzina produce 2,35 kg di CO2 e bruciare un litro di gasolio ne produce 2,66), il risultato è che la guerra per il petrolio è costata una quantità impressionante di petrolio e uno sproposito di anidride carbonica.
Così tante emissioni in un solo conflitto da vanificare, anche solo per logica, ogni accordo internazionale, qualunque Kyoto o Copenhagen. Forse è per questo che la rivista The Ecologist riporta che le forze armate del mondo intero contribuiscono più di chiunque altro al cambiamento climatico, ritenendole responsabili di consumare tanto petrolio quanto il Giappone, rendendosi così colpevoli del 10% dell'inquinamento globale dell'aria. Una schizofrenia politica difficilmente condivisibile.
Sempre secondo Karbuz, per tre settimane di combattimenti in Iraq servì tanto carburante quanto ne utilizzarono tutti gli eserciti alleati nei quattro anni della Prima Guerra Mondiale. Un segno dei tempi.
Ma i danni ambientali di una guerra non derivano solo dall'abuso di petrolio come carburante. Per restare al conflitto del Golfo del 1991, allora venne impiegata la micidiale arma del terrorismo ambientale. Oltre 60 milioni di barili di petrolio vennero versati intenzionalmente nel Golfo Persico, ricoprendo di greggio 300 km di litorale, al solo scopo aumentare il costo della guerra per il nemico.
Fu rilasciato in atmosfera un milione di metri cubi di sostanze tossiche; avvenne il più massiccio versamento di petrolio sul suolo che si conosca, con il sabotaggio di almeno 600 pozzi di petrolio che inquinarono l'aria con circa mezzo miliardo di tonnellate di anidride carbonica. Fu impiantato oltre un milione e mezzo di mine e furono utilizzate oltre 130.000 tonnellate di esplosivo d'artiglieria, in buona parte uranio impoverito.
I danni ambientali di quel conflitto furono stimati da Green cross international (l'organizzazione ambientale fondata dall'ex premier russo Mikhail Gorbachev) in 40 miliardi di dollari, stima approssimativa, molto probabilmente per difetto. Dunque, purtroppo, non è solo questione di petrolio e per capirlo dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, fino alla Seconda Guerra Mondiale. Fu allora che i Paesi coinvolti aumentarono la produzione di armi chimiche. Gli alleati in Germania ne trovarono 250.000 tonnellate. Ventimila erano di gas nervino.
E poi c'è il mare. Dal 1990 sono stati scoperti almeno una quindicina di siti marini in cui, a profondità che variano dai 30 ai 200 metri, giacciono relitti di navi volutamente affondate come siti di stoccaggio di centinaia di migliaia di tonnellate di sostanze altamente tossiche. Vere e proprie discariche subacquee che compongono una lunga e triste lista che va dal mare danese, all'Atlantico al Baltico.
E' però dai gloriosi anni '60 che, tra un miracolo economico e l'altro, gli effetti devastanti dei conflitti armati sull'ambiente sono cresciuti. L'esempio degli esempi, noto pure ai più distratti - grazie anche a un'ampia letteratura cinematografica - è la guerra del Vietnam nella quale, per consentire ai soldati americani di combattere nell'intrico delle foreste di quelle terre, furono utilizzati almeno quattro tipi di potentissimi defolianti.
Il più noto, l'agent orange (l'agente arancio), venne largamente impiegato non solo per "sfoltire" le foreste ma anche sulle coltivazioni, con l'intento chirurgico, diabolico, di affamare i Vietcong. Solo che la fame dei vietnamiti superstiti non è finita con la guerra perché alla fine del conflitto mancavano all'appello 325.000 ettari di terra. Cancellati.
Una scriteriata follia che ha fatto sì che ampi tratti del delta del Mekong siano divenuti sterili pianure di fango. Oggi il raggio d'azione delle guerre è aumentato a dismisura ed è proporzionale alla loro forza devastante. Le armi usate sono sempre più sofisticate e micidiali e la loro bava di morte varca i confini degli stati e la durata dei conflitti. Le guerre di oggi non si combattono più soltanto al fronte o sul campo di battaglia; le armi, gli obiettivi e le moderne tattiche hanno trasformato tutto l'ambiente in territorio di guerra.
E' per questo che il Programma Onu per l'Ambiente (Unep) ha recentemente segnalato la necessità di aggiornare il diritto internazionale sui conflitti, prevedendo uno strumento legale totalmente nuovo che renda inviolabili parchi nazionali, falde acquifere, terreni coltivati, habitat con specie minacciate. Oggi le guerre in atto sul Pianeta sono una trentina, sembra il momento di ripensare le strategie che muovono i fili del mondo perché un'alternativa pacifica al conflitto non è né un ideale né una ideologia. Cinicamente, alla fine conviene a tutti.
Cristiana Savio
15-02-2010 – IAM online – Informazione e Ambiente
DISASTRO SUL LAMBRO: IL PETROLIO È NEL PO E SPUNTA LA PISTA APPALTI
La chiazza di petrolio che martedì notte è fuoriuscita dagli stabilimenti di Monza e si è riversata nel fiume Lambro è ormai giunta nel Po, rischiando di compromettere il suo delicato ecosistema. Intanto gli inquirenti indagano sulla pista degli appalti.
di Andrea Degl'Innocenti
La macchia di petrolio ha ormai raggiunto il Po.Tutto è iniziato alle 3 e mezza di notte di martedì scorso. Qualcuno si è introdotto furtivamente nell'ex-raffineria della Lombarda Petroli di Villasanta, a Monza ed ha aperto i rubinetti delle cisterne. Il petrolio si è riversato abbondante nel piazzale del deposito ed è penetrato nei tombini percorrendo chilometri e chilometri di fognature.
Alle 8,30 con uno strano – a detta degli inquirenti – ritardo di 5 ore è arrivata la prima chiamata della società all'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa) ed è scattato l'allarme.
Troppo tardi. Il petrolio ha raggiunto e intasato il depuratore ed ha iniziato a riversarsi nel Lambro. Quando infine, intorno a mezzogiorno, l'Arpa è riuscita a fermare la fuga il disastro era più che compiuto. A nulla sono valsi gli estremi tentativi di fermare la macchia oleosa: la convocazione dell'unità di crisi, l'allestimento di barriere galleggianti l'organizzazione di un Centro operativo per la gestione del depuratore. Tutto inutile.
Sono trascorsi tre giorni e l'onda nera ha ormai raggiunto il Po, di cui il Lambro è un importante affluente. L'ennesimo sbarramento, allestito nei pressi dell'Isola Serafini è stato superato in nottata e in questo momento chiazze e veli oleosi sono segnalati nel tratto tra Cremona e il mantovano, fino ad oltre 150 chilometri dalla ex-raffineria brianzola.
La velocità della corrente spinge il deposito di petrolio sulle sponde. I danni sono già elevatissimi e rischiano di aggravarsi quando il petrolio raggiungerà il Delta.
"Questa emergenza è stata gestita con incredibili ritardi sia da parte del Governo che delle tre regioni coinvolte con sottovalutazioni e insufficienza di persone e mezzi."
La chiazza oleosa minaccia i preziosi ecosistemi del Delta del Po, un complesso sistema di specchi d'acqua tra loro comunicanti, con tutte le specie che vi risiedono."Manca soprattutto una cabina di regia unitaria ed efficace, ma è ancora possibile intervenire per limitare i danni prima che il petrolio raggiunga il Delta e l'Adriatico", dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.
"E’ necessario che il Governo nomini un commissario capace di gestire l'emergenza, mettendo in campo le competenze della Protezione Civile nazionale e delle aziende che operano nel settore con i mezzi per intervenire tempestivamente".
La chiazza oleosa minaccia infatti i preziosi ecosistemi del Delta del Po, un complesso sistema di specchi d'acqua tra loro comunicanti, con tutte le specie che vi risiedono. Il rischio riguarda le attività di pesca, gli allevamenti ittici e di mitili e l'approvvigionamento idropotabile, visto che l'acquedotto di Ferrara pesca da una falda alimentata direttamente dal fiume Po.
Sul fatto che si tratti di un disastro doloso sembrano non esserci dubbi: per aprire le cisterne è necessaria una serie complessa di operazioni non ascrivibile alla fatalità (sbloccare le valvole, attivare nella giusta sequenza tre comandi, attendere che gli idrocarburi vengano aspirati dal fondo e pompati in apposite tubature, infine aprire le ultime paratie).
Resta da attribuire la responsabilità dei fatti. Gli inquirenti indagano sulla pista degli appalti. Sui terreni dell'ex-raffineria infatti dovrebbe sorgere la nuova Ecocity della società di Nova Milanese “Addamiano Engineering”. In realtà più che di una città ecologica si tratta di un progetto faraonico che prevede la costruzione di appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale.
Il sospetto degli inquirenti nasce dalle difficoltà economiche in cui versano i fratelli Addamiano, proprietari della holding. Se la pista della speculazione edilizia dovesse trovare riscontri si tratterebbe di un fatto gravissimo e, a detta del Presidente della Provincia di Milano Guido Podestà “sarebbe necessario porre un vincolo urbanistico su tutte le aree attorno al Lambro”.
1-3-10 Terranauta
PETROLIO DALLA RAFFINERIA NEL LAMBRO ALLARME AMBIENTALE IN LOMBARDIA
Sversato dolosamente da un impianto in disuso. La macchia fino al Po, tanti animali morti
Dietro l´episodio l´ombra di una gigantesca speculazione edilizia
GABRIELE CEREDA
FRANCO VANNI
MILANO - Più di 2.500 metri cubi di petrolio e gasolio, finiti nel fiume Lambro. Un dramma ecologico cominciato alle 3.30 di martedì. All´inizio si è pensato a un attentato. Poi, ci sono volute ore per scoprire la sorgente dell´onda nera, che è sdtata individuata solo in mattinata: è la Lombarda Petroli, un deposito di carburante a Villasanta, in provincia di Monza e Brianza. I carabinieri visitano lo stabilimento e arrivano presto al dunque: è stato un sabotaggio. Le indagini dicono che nella notte qualcuno si è introdotto nell´azienda, una ex-raffineria, dribblando controlli e telecamere di serveglianza. «Chi ha agito sapeva dove colpire», dicono gli investigatori. Intanto, la massa di olio puzzolente attraversa Milano uccidendo le anatre nei parchi, imbratta i campi del Lodigiano e minaccia il Po, dove il Lambro finisce la sua corsa. E mentre il prefetto di Milano mette in moto l´unità anticrisi nel tentativo di rallentare la corsa dei veleni, e allerta tutti i Comuni fino alla foce del Po, e la Provincia denuncia il «disastro ambientale», si affaccia un´ipotesi inquietante: l´apertura dolosa dei rubinetti del gasolio potrebbe essere parte di una gigantesca speculazione edilizia.
Alla Lombarda ci sono 20 cisterne, di cui solo 7 ancora in funzione: le uniche a essere state manomesse. «Chi ha agito sapeva». In pochi minuti il deposito è sommerso da un blob nero che si perde nei tombini, viaggia per 6 chilometri nelle fogne, intasa il depuratore di Monza e si riversa nel Lambro. Tutto era stato calcolato, da chi ha provocato il disastro ambientale. Nel Lambro finisce greggio a sufficienza per riempire 125 tir, e l´odore del petrolio vizia l´aria per chilometri. All´arrivo dei carabinieri, i dipendenti della Lombarda Petroli fanno resistenza, vogliono gestire da soli l´emergenza. Solo dopo le 8 i rubinetti delle cisterne manomesse vengono chiusi. L´attenzione degli inquirenti si concentra anche sul fatto che nel deposito c´era troppo carburante, molto più di quanto la Regione un anno fa aveva imposto di tenerne, decretando la "fine lavori" per lo stabilimento.
L´area dell´ex-raffineria dal 2005 è al centro di un progetto di recupero approvato dal Comune di Villasanta, che intascherà 28 milioni in cambio della concessione a costruire un quartiere di 309mila metri quadri. «Un affare da 500 milioni di euro», dice il sindaco Emilio Merlo. A capo dell´affare immobiliare ci sono gli stessi proprietari dell´ex raffineria: i cugini Tagliabue e la Addamiano Costruzioni di Nova Milanese, che in Brianza ha firmato la milionaria e discussa riqualificazione dell´ex-Autobianchi di Desio. «I responsabili saranno puniti», annuncia Dario Allevi, presidente della Provincia di Monza e Brianza. «Per fortuna, sembra non ci sia stato danno per la salute pubblica», assicura la Asl milanese.
Ieri tutte le forze di soccorso disponibili in Lombardia hanno lottato fino a sera per fermare la corsa del carburante verso valle: Protezione civile e vigili del fuoco, sommozzatori ed elicotteristi, prefettura, Regione e Provincia. Hanno steso file di galleggianti, hanno serrato le chiuse del fiume e provato a pompare via il gasolio. Ma a sera nemmeno un litro della melma puzzolente era stato stoccato in impianti ad hoc. Vista la portata della fuoriuscita - «almeno 2.500 metri cubi» - la macchina dei soccorsi ha faticato: a Milano il gasolio ha imbrattato gli argini e reso irrespirabile l´aria, a Melegnano è esondato riempiendo cortili e terreni coltivati, e a sera è arrivato vicino alla confluenza del Lambro col Po, dove ogni intervento è impossibile.
LA REPUBBLICA 24 FEBBRAIO 2010
«BIDONE ATOMICO»: ECCOLACENTRALLE SCELTA DALL`ITALIA
di Roberto Rossitutti
Non è vero che dovremo aspettare il 2013 per vedere la prima centrale nucleare. Esiste già. Non è in Italia. È più a nord, a 300 chilometri a ovest di Helsinki, nel Golfo di Botnia, nel Mar Baltico, tra le pianure ghiacciate della Finlandia. Si chiama Olkiluoto 3. Il nome indica la piccola isola che la ospita. Il numero, invece, una progressione. Nel raggio di 200 metri esistono altri due reattori, costruiti nel 1978 e nel 1980. Roba vecchia, 800 megawatt ciascuno, ma funzionante. Questo, invece, è nuovo di pacca. È di terza generazione. È un Epr (European Pressurized water Reactor).
Lo sta costruendo la francese Areva, che detiene i brevetti e che opera in joint venture con Siemens. Svilupperà, a regime, 1600 megawatt. Ci si illumina una città. Sarà la più grande centrale al mondo. Ed è, con quello di Flamanville in Francia, lo stesso progetto che vuole Enel in Italia. Il prezzo? Quattro miliardi. Ma quanto costa davvero impiantare una centrale di questo tipo? Se lo sono chiesti in Finlandia quando dopo vent’anni hanno deciso di riabbracciare alla grande il nucleare. Se lo sono domandato gli industriali che controllano la compagnia elettrica Tvo, committente del progetto, ma anche i normali consumatori.
Dall’investimento totale dipende poi la tariffa finale. A Helsinki, tra le tante proposte circolate, la risposta più convincente è stata data proprio da Areva. Per la costruzione di Olkiluoto 3, nel 2002, nel Parlamento finlandese la società guidata dall’amministratrice delegata Anne Lauvergnon presentò un preventivo di 2,6 miliardi per 4 anni di lavoro.
L’idea piacque. Un po’ meno l’atteggiamento dei francesi. Che al momento della stipula del contratto alzarono il prezzo a 3,2 miliardi. Ma tant’è. Una volta iniziati i lavori, comunque fu presto chiaro che anche il lasso temporale indicato, quattro anni, era piuttosto mendace. Prima sei mesi, poi un anno, alla fine tre anni è stato il ritardo accumulato. Olkiluoto 3 avrebbe dovuto già essere in funzione. Invece, se tutto andrà secondo i progetti, sarà accesa per il 2012 o forse il 2013. Naturalmente più tempo implica anche più denaro. Anche i costi sono diventati una variabile indipendente. Qualche tempo fa, durante la presentazione del bilancio, la stessa Lauvergon, aveva detto di non essere in grado di prevedere il costo finale. Con un ritardo di tre anni sulla tabella di marcia fino a questo momento la spesa prevista è quasi raddoppiata. Siamo arrivati a 5,5 miliardi di euro, ma quassù i giornali scommettono che si arriverà a sette.
Comunque sia un bel salasso. Per prima cosa nei confronti delle stesse società impegnate nell’affare. Come ricordava il Financial Times, solo nei primi sei mesi dell’anno Areva ha dovuto sborsare 550 milioni di euro extra per Olkiluoto 3. La spesa non prevista è salita a 2,6 miliardi in totale. Cifra sempre in difetto e in costante crescita. Al punto che la stessa Areva vorrebbe condividere le sue sventure con Tvo. Vorrebbe che la società elettrica finlandese, che ha commissionato il progetto ed eseguito gli scavi, partecipasse alle spese aggiuntive. Areva ha chiesto un miliardo pulito. Che Tvo non ha intenzione di pagare visto che la società si era impegnata a una consegna chiavi in mano e, soprattutto, a prezzo fisso. Le carte sono nelle mani di avvocati e qualche soluzione si troverà. Resta l’interrogativo su chi, alla fine, pagherà i ritardi, ricordando che Areva è una società controllata al 91% dallo Stato francese, mentre Tvo è una società privata che vende energia ai consumatori finali.
23 febbraio 2010
L'UNITA'
LA CORSA ALL`ORO DI VENTA A OSTACOLI
Grazie alle continue pressioni dei movimenti civici e ambientalisti, il governatore della stato di Baja California Sud ha scelto di impegnarsi a frenare il progetto di Vista Gold che prevede di deturpare una riserva di biosfera in nome dell'oro
"Lottiamo per proteggere la nostra Sierra La Laguna. È una riserva di biosfera riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità e la vogliono distruggere. Una miniera d'oro a cielo aperto, ecco cosa vogliono ricavare dal cuore del nostro paradiso, non curandosi del fatto che si tratti di un'attività altamente inquinante che metterà in pericolo l'intero ecosistema della regione. L'acqua sarà contaminata e la salute dell'uomo messa a rischio". Così Elena Moreno, del gruppo ecologista Agua vale más que oro, ci aveva raccontato poche settimane fa lo spettro che aleggia sulla regione messicana dove sorge il pueblo mágico Todos Santos, municipio La Paz, stato di Baja California Sud. La compagnia Paredones Amarillos, sussidiaria della statunitense Vista Gold, stava procedendo di gran carriera, e la strada verso quel goloso giacimento di oro sembrava spianata. Ma adesso qualcosa è cambiato, e questa via è diventata quanto meno accidentata.
Il governatore di Baja California Sud, Narciso Agúndez, si è impegnato a gestire il retro front del progetto che puntava dritto dritto a violentare nell'animo la Riserva della Biosfera Sierra de la Laguna. Le pressioni, le manifestazioni, le raccolte di firme, le notti insonni dei cittadini riuniti in vari movimenti ambientalisti hanno fatto centro. Dopo un colloquio tète à tète con Agúndez, il rappresentante del comitato di cittadini, Ariel Ruiz, ha potuto finalmente dire che il governatore ha riconosciuto e condiviso la preoccupazione che agitava gli abitanti di questo paradiso. E ha ammesso che la miniera d'oro a cielo aperto, prevista nella località El Rosario, avrebbe avuto un impatto sociale e ambientale devastante. Il rischio di contaminazione delle falde acquifere è infatti altissimo, e se si considera che la regione è la più arida del Messico, i conti son presto fatti: sciagura senza ritorno. Così, Agúndez ha scelto da che parte stare e immediatamente si è mosso per convincere la Segreteria dell'ambiente e delle risorse naturali a bloccare ogni velleità di sfruttamento.
A dar man forte al governatore ci saranno le tremila firme raccolte nelle comunità coinvolte in questo mega progetto, come quelle di El Pescadero e Todos Santos, zone che dipendono direttamente dalle acque della Riserva. "Siamo molto preoccupati - ha ribadito il rappresentante dell'agguerrita organizzazione in difesa dell'ambiente - perché gli svantaggi che provocherebbe la miniera sono molti di più dei benefici. Un'intera regione ne sarebbe coinvolta e sconvolta". In particolare il popolo magico Todos Santos, che vive di solo turismo e dove ogni abitante è quindi contrario e arrabbiato, perché la miniera li rovinerebbe per sempre.
Stella Spinelli
- Peace Reporter
UN MECCANISMO INASPETTATO. ACQUE SUBTROPICALILAMBISCONO LA GROENLANDIA
I cambiamenti a vasta scala della circolazione oceanica si propagano fino ai ghiacciai groenlandesi molto più rapidamente di quanto si supponesse.
Le acque più calde provenienti dalle regioni subtropicali lambiscono i ghiacciai della Groenlandia, accelerandone lo scioglimento: lo mostra uno studio di un gruppo di ricercatori diretto dalla italiana Fiamma Straneo, attualmente in forza presso la Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), che firmano un articolo pubblicato sulla rivista Nature Geosciences.
"Questa è la prima volta che osserviamo acqua così calda in un qualsiasi fiordo della Groenlandia", dice Fiammetta Straneo. "Le acque subtropicali stanno fluendo attraverso il fiordo moto velocemente, riuscendo così a trasportare calore e a innescare lo scioglimento della parte finale del ghiacciaio."
Nell'ultimo decennio la coltre glaciale della Groenlandia, che ha uno spessore medio di tre chilometri e ricopre una superficie circa pari a quella del Messico, ha perso massa in modo sempre più accelerato.
"Fra i meccanismi che sospettiamo possano avere innescato questa accelerazione vi sono i recenti cambiamenti nella circolazione delle correnti del Nord Atlantico che stanno trasportando grandi masse di acque tropicali alle alte latitudini", spiega la Straneo. Ma finora mancavano accurate osservazioni e misurazioni in grado di confermare empiricamente l'ipotesi.
I ricercatori hanno condotto due campagne di studio nel giugno e nel settembre del 2008. collezionando dati nel fiordo di Sermilik Fjord, nella Groenlandia orientale, che è lungo 100 chilometri, collega il ghiacciaio di Helheim con il mare di Irminger e che nel solo 2003, si è ritirato di diversi chilometri raddoppiando la velocità di scioglimento.
Per ricostruire anche l'andamento stagionale delle temperature nelle acque del fiordo, i ricercatori hanno poi sfruttato i dati rilevati da sensori di temperatura applicati a 19 esemplari di foca dalla cresta (Cystophora cristata) e inviati periodicamente via satellite.
"I cambiamenti a vasta scala della circolazione oceanica si propagano fino ai ghiacciai molto rapidamente, non nell'arco di anni, ma nell'arco di mesi. SI tratta di una comunicazione estremamente rapida", ha concluso la Straneo. (gg)
19-2-10 Le Scienze
Documento segreto. Raccolta segnalazioni perdita di tempo.
(ANSA) - LONDRA, 28 FEB - Il ministero della Difesa britannico distruggera' tutti gli X files che ricevera' in futuro su avvistamenti di Ufo, per evitare di doverli pubblicare. Lo scrive il Sunday Telegraph, citando un documento finora segreto, nel quale si dice anche che la raccolta di segnalazioni di avvistamenti e', di fatto, un perdita di tempo.
Londra ha chiuso a inizio dicembre la linea telefonica e l'unita' investigativa che da anni erano attive nel raccogliere e analizzare testimonianze su oggetti volanti non identificati.
Da allora ha attuato una decisione per la quale tutti i nuovi rapporti su Ufo che vengono ricevuti dopo il 30 novembre 2009 sono conservati e studiati per 30 giorni, per poi essere distrutti. La decisione, scrive il domenicale, e' stata presa per evitare che richieste fatte con il Freedom of Information act, la legge che da' accesso ai documenti dello stato da parte dei cittadini, portino alla pubblicazione degli x files, se questi finiranno negli Archivi nazionali.
Il memorandum che stabilisce questa nuova procedura e' dell'11 novembre 2009: nel documento si spiega che le segnalazioni di Ufo nel 2009 hanno raggiunto un numero record, 634, secondo picco storico dopo quello del 1978 quando furono 750. Questo bombardamento di 'avvistamenti', si nota, distoglieva troppo tempo e risorse dalle attivita' ''piu' importanti'' della Difesa.
Dopo la chiusura della linea telefonica, ''avvistamenti segnalati da altre fonti dovrebbero avere una risposta standard per lettera, essere conservati per 30 giorni e poi distrutti, per evitare richieste con il Freedom of Information act (Foi), e il dover pubblicare altri files dopo il 30 novembre 2009 se questi saranno agli archivi''. Nel documento si dice anche di evitare di parlare di questa decisione con altri governi ''per evitare sospetti di un insabbiamento globale''. Gli Usa, si ricorda, hanno smesso di acquisire informazioni sugli
avvistamenti nel dicembre 1969.
Curiosamente David Clarke, esperto di Ufo e docente universitario di giornalismo, ha ottenuto il documento proprio grazie al Foi. ''Questo e' il sigillo finale sulla decisione, vogliono sbarazzarsi completamente della questione Ufo'', commenta, ''E' stata per loro una pietra al collo sin dalla Guerra Fredda. Hanno deciso che, non importa come trattano la questione, si riflette negativamente su di loro''. Gli Archivi nazionali hanno pubblicato documenti storici sugli Ufo negli ultimi anni, finora un terzo del totale. (ANSA)
28-FEB-10
IMMAGINE DI GESÙ CHE LACRIMA A SAN PAOLO (BRASILE)
SAN PAOLO- BRASILE, 23 FEB. (ANSA) - Una immagine di GesùCristo che "lacrima" ha provocato la curiosità tra i fedeli della Chiesa Cattolica nella città brasiliana di San Paolo.
Secondo la versione dell’Arcidiocesi locale dall’immagine di gesso fuoriesce una sostanza da un occhio, somigliante a miele.
La propietaria della statua è una donna che abita a Sapopemba e frequenta la parrocchia Nossa Senhora da Esperança. La Chiesa attende le analisi scientifiche per considerare il presunto pianto come fenomeno soprannaturale e poter scartare le ipotesi che il fenomeno sia provocato da umidità o variazioni degli elementi di cui è composta l’immagine.
23/02/2010 19:04
ANSA.
LONDRA: NUOVI X-FILES "SDOGANATI" GLI UFI DI CHURCHILL E HOWARD
Scritto da: Flavio Vanetti alle 17:08
La cara e vecchia Inghilterra, secondo me una delle patrie degli Ufo, torna alla ribalta. Gli archivi nazionali hanno sdoganato ulteriori documenti su avvistamenti e dintorni, concentrandosi sugli ultimi 20 anni. Passo direttamente al testo lanciato dalle agenzie di stampa: si parla anche di un episodio avvenuto sopra la casa dell'ex premier Michael Howard.
Nuovi documenti dagli Archivi nazionali britannici raccontano migliaia di avvistamenti di Ufo (Unidentified flying objects, oggetti volanti non identificati) in Gran Bretagna negli ultimi 20 anni, e rivelano l'interesse di Winston Churchill sulla vicenda dei dischi volanti sin dal 1952. Lo riferisce la Bbc online. Oltre 6000 pagine di resoconti descrivono le esperienze di numerose persone tra il 1994 ed il 2000. La pubblicazione è stata decisa nell'ambito di un progetto posto in essere dal ministero della Difesa e dagli Archivi nazionali. La documentazione include episodi clamorosi come gli avvistamenti nei pressi dello Stanford Bridge del Chelsea nel 1999 o della casa dell'ex ministro Michael Howard, ed è ricca di disegni realizzati dai testimoni sugli oggetti volanti avvistati. Tra i vari episodi, anche la segnalazione delle forze dell'ordine nel Lincolnshire, quando gli agenti riuscirono a filmare l'Ufo, ed i resoconti di alcuni ufficiali dell'esercito che raccontano di aver visionato filmati realizzati dai piloti della Raf sin dalla metà degli anni '50. A quel tempo, rivelano i documenti, gli Ufo avevano già destato l'interesse del premier Winston Churchill, che già nel 1952 aveva chiesto un dossier: «Che cosa è tutta questa roba sui dischi volanti? Qual è la verità?».
Se volete leggere di più, vi passo il link del quotidiano The Independent che tratta lo stesso tema finito sui nobili canali della Bbc e riporta il pure il virgolettato di un ufologo, David Clarke, circa i cambiamenti delle forme degli oggetti volanti nel corso dei vari decenni. Alcune di esse, a suo avviso, sono derivate da condizionamenti del cinema, della Tv o di certi aspetti della tecnologia militare. Ma se la suggestione può spiegare tanti avvistamenti e le forme degli Ufo, rimane una quota di casi difficile da spiegare.
18-2-10 Corriere della Sera
UFO: GB NUOVI DOCUMENTI RIPORTANO MIGLAIA DI AVVISTAMENTI
18 Febbraio 2010 08:27 SCIENZE E TECNOLOGIE
MILANO - Nuovi rivelazioni sulla possibile esistenza degli ufo. Dagli Archivi nazionali britannici spuntano documenti che raccontano migliaia di avvistamenti di Ufo in Gran Bretagna negli ultimi 20 anni, e testimoniano l'interesse di Winston Churchill sulla vicenda sin dal 1952. Lo riporta la Bbc online. Le carte contengono oltre 6.000 pagine di resoconti nelle quali sono descritte le esperienze di numerose persone tra il 1994 ed il 2000. La pubblicazione e' stata decisa nell'ambito di un progetto posto in essere dal ministero della Difesa e dagli Archivi nazionali. (RCD
UFO: TELESCOPIO FOTOGRAFA PRESUNTA FLOTTA ALIENA SUL SOLE
HOUSTON – Le voci sull'esistenza di vita extraterrestre ormai non fanno nemmeno più notizia, sono sempre più le persone convinte che non siamo soli nell'universo, tanto vero che ultimamente anche la Chiesa ha ritenuto plausibile l'esistenza di vita extraterrestre. Sono in tanti a pensare che possano essere semplicemente dei batteri come quelli trovati su Marte, ma sono in tantissimi a credere ad esseri umanoidi a bordo di navicelle spaziali.
Il telescopio orbitante SOHO, che da molto tempo osserva costantemente il sole in questo momento è finito al centro dell'ennesimo mistero spaziale. Infatti, sono in molti a sostenere che abbia fotografato delle flotte di Ufo presenti sul suolo solare. La NASA non commenta e cerca di smontare queste teorie, sostenendo che ci siano stati degli errori di trasmissione delle immagini digitali a Terra, ma gli appassionati non si perdono d'animo è vogliono sapere la verità su quelle immagini.
Quella dell'errore è una soluzione al mistero che non convince anche perché le stesse macchie, di identica forma sono state fotografate negli anni ripetutamente, quindi è facile ipotizzare che realmente possa essere una flotta che stia volando da anni intorno al sole. Il ricercatore scientifico Scott Stevens, uno dei sostenitori di questa teoria, sostiene inoltre: “Parlo di una flotta di UFO che agisce vicino al Sole. Io credo che sia la NASA che il governo USA sappiano dell'esistenza di una certa civiltà con astronavi in grado di resistere ad altissime temperature. I poteri hanno paura di ammettere il fatto. Non hanno ancora deciso sulle tattiche”. In realtà c'è anche una teoria, che smonterebbe l'idea della flotta Ufo: queste ombre apparirebbero sempre in occasione di aumenti nel flusso di particelle che causerebbero interferenze nella fotocamera, producendo queste immagini sospette.
02/02/10 16:13
Aniello Maria Mormile
Tratto da http://www.notiziarioitaliano.it/italia/mondo/31016/ufo-telescopio-fotografa-presunta-flotta-aliena-sul-sole.html
X-FILES: LA NUOVA ZELANDA A BREVE APRIRÀ I SUOI ARCHIVI
WELLINGTON - Dopo la Gran Bretagna ed il Brasile, tocca alla Nuova Zelanda a rendere pubblici gli x-files contenuti nei suoi segretissimi archivi. Centinaia di pagine di documenti segreti riguardanti gli avvistamenti UFO della Nuova Zelanda saranno resi pubblici dai militari quest'anno.
Verranno resi pubblici i rapporti di avvistamenti a partire dal 1979 -1984 e riferimenti per il famoso avvistamento avvenuto a Kaikoura nel dicembre 1978. In quell'occasione, nei cieli comparirono alcune luci, registrate dai radar e filmate da un equipe di giornalisti e poco dopo alcuni mezzi militari si alzarono in volo girando in torno all'area dell'avvistamento.
Un altro passo per dire al mondo che non siamo soli nell'universo. (foto dalla rete) 25/01/10 15:05 Aniello Maria Mormile
28/12/2009 - Annalisa, sul sito 'Noi e gli extraterrestri' scrive: "Grazie all'indicazione di un attento utente di Ufoforum.it segnaliamo che il giorno di Natale (2009, ndr) durante il servizio del TG nazionale Studio Aperto riguardante il disastro e le alluvioni avvenute recentemente in Italia, la telecamera ha ripreso quella che potrebbe essere una flottiglia di oggetti sferici in volo su Firenze.
I pochi frame sono stati anche commentati dal giornalista che al termine del servizio che si trovava in prossimità del fiume Arno diceva che oltre alla preoccupazione del disastro appena avvenuto "c'e' anche qualche sorpresa" riferendosi appunto ai presunti UFO.
Gli UFO da sempre sono stati notati in prossimità di calamità naturali, come se avessero un certo interesse verso questi fenomeni. Ricordiamo inoltre che alcuni misteriosi oggetti furono notati due giorni dopo la terribile frana, dovuta all'alluvione, avvenuta a Scaletta Zanclea in provincia di Messina la notte del 30 Settembre scorso". (Fonte: Ufoforum.it)
L'UFO A FORMA DI PIRAMIDE CHE VOLA SUL CREMLINO E UN ALTRO SOPRA L´INGHILTERRA
Due video amatoriali spopolano su Youtube.
Il precedente nello stesso luogo nel 1808
MOSCA - «È come l’Imperial Cruiser di Guerre Stellari», urla un testimone oculare. Solo che non siamo nella saga cinematografica di George Lucas. Anzi il dito dell'uomo indica la punta del Cremlino, situato nel centro di Mosca, sulla riva sinistra del fiume Moscova. Si tratta di una gigantesca piramide che vola sulla sede delle istituzioni governative nazionali della Russia quella immortalata in due videoclip mandati continuamente in onda dalle televisioni del Paese. È un'astronave aliena? Oppure la solita sonda, il solito pallone meteorologico oppure un veicolo segreto scambiato per un Ufo? È quanto si chiedono i cittadini moscoviti, e ora i media di tutto il mondo.
I VIDEO - Le immagini sono state riprese da due amatori e poi caricate su Youtube dove stanno raccogliendo un clamoroso successo di clic. Un filmato mostra la piramide di notte e l'altro alla luce del sole. Ovviamente, come accade sempre in questi casi, la polizia si rifiuta di fare commenti. Come riporta il Telegraph, Nick Pope consulente del ministro della Difesa della Gran Bretagna, esperto di Ufo, afferma che si tratta del video «più straordinario sugli avvistamenti di Ufo» che lui abbia mai visto: «All'inizio pensavo si trattasse di un riflesso di luce ma poi ho notato che l'oggetto si muoveva in un modo tale da poter scartare questa ipotesi».
IL PRECEDENTE - Lo scorso anno il Komsomolskaya, come scrive Ivan Ceci, blogger appassionato di ufologia, ha pubblicato un documento segreto che racconta del volo di un gigantesco Ufo sopra il Cremino risalente al 1808. L'avvistamento è così descritto: «Il Primo settembre 1808, alle 20,07 precise, nel cielo terso e seminato di stelle, ha avuto luogo un fenomeno di incomparabile bellezza e rigore, il fenomeno era talmente grande che niente di simile si era mai visto prima. Il tutto era accompagnato da un suono sempre più forte, mentre l’arco luminoso nel cielo stava aumentando all’orizzonte, passando da 55 a quasi 90 gradi. Lentamente si è arrestato fra le nubi, disponendosi in lungo sopra il Cremlino come una piastra diritta e compatta lunga circa 6,35 metri e spessa 0,35 metri, formata a strati». Che quella di oggi sia una replica?
18 dicembre 2009 - Corriere della Sera
'UFO IN ITALIA: È BOOM! IL CENTRO ITALIANO STUDI UFOLOGI (CISU): "DA ANNI NON SI REGISTRAVANO, IN ITALIA, TANTI AVVISTAMENTI"
Gli avvistamenti sono iniziati a maggio, per raggiungere il culmine durante i mesi di luglio e agosto. Napoli e Roma le città più "visitate". In tutto si contano circa 1.500 voli inclassificabili di "oggetti" nei nostri cieli.
Per arrivare a dati analoghi dobbiamo compiere un salto di 30 anni: nel 1978 ci furono, infatti, 1.900 segnalazioni di questo tipo durante il periodo estivo, record imbattuto.
Ma cosa si è visto di "eclatante"?
Un po’ di "tutto", affermano i tecnici del CISU, specialmente durante le ore notturne (l'85% dei casi registrati). Rari i fenomeni diurni (10%), rarissimi quelli che hanno in qualche modo lasciato tracce
visibili sul territorio: nelle Marche, per esempio, un oggetto misterioso, immobile a circa 20 metri dal suolo, avrebbe interferito con la centralina elettronica di un'automobile.
Inesistenti gli pseudo-contatti con entità "aliene", fenomeno più volte descritto durante gli anni '70. In compenso aumentano le "prove" relative agli UFO: grazie alla tecnologia, infatti, oggi quasi tutti
disponiamo di strumenti in grado di "immortalare" ciò che accade sopra le nostre teste. Ma vediamo quali sono gli avvistamenti più "curiosi" avvenuti questa estate, prendendo spunto da un servizio apparso sull'ultimo numero di 'Focus'.
È il 17 maggio quando, a Villabate (PA), una signora sta tranquillamente prendendo il sole sul suo terrazzo. Improvvisamente scorge in cielo un corpo discoidale giallo, grande come un elicottero,
che emette delle strane luci e compie dei movimenti "inconsueti" per un oggetto volante. Ha appena il tempo di avvertire una vicina che l'UFO scompare a gran velocità. Il 12 giugno una lunga striscia
luminosa disegna i cieli della Puglia. Il fenomeno viene osservato anche in Montenegro e in Grecia. Quasi sicuramente, però, si tratta di una meteora. Il 22 giugno è la volta di un avvistamento ad Ariano Irpino (AV). Qui il protagonista è un giovane svegliato di colpo da un rumore assordante, riconducibile a quello di un aereo che precipita.
Corre alla finestra e vede, allibito, un oggetto ovale a circa 40 metri dal davanzale. Chiama il padre che lo raggiunge prendendo atto
dell'insolito fatto: il "disco", nel frattempo, si è allontanato a circa 200 metri. Trascorre poco più di un minuto e infine la "cosa" scompare dietro ad alcune colline. Il 3 luglio, a Bolzano, un pilota
di aerei da diporto, nota nei pressi dell'aeroporto cittadino una specie di disco volante di 20-25 metri di diametro. Emana una luce rossastra: la sua distanza da terra è stimata intorno ai 700 metri.
Per cinque minuti rimane immobile, poi, all'improvviso, decolla in verticale a gran velocità, si pensa intorno ai 10.800 km/h.
Davanti a simili descrizioni di avvistamenti di UFO, non si può che rimanere esterrefatti, tuttavia gli esperti del 'CISU' sono convinti che spesso le persone si lasciano facilmente suggestionare, scambiando oggetti "normalissimi" per 'oggetti non identificati'. È il caso, per esempio, delle 'lanterne cinesi', una moda scoppiata da poco in Europa e riguardante piccole mongolfiere lanciate in aria durante le feste.
Alte non più di un metro presentano alla base un piccolo telaio e una piastrina infiammabile di paraffina che - una volta accesa - consente alle "sky lanters" di guadagnare quota, inducendo a credere che si tratti della nuova navicella di qualche 'E.T.'.
In realtà il boom di avvistamenti di 'UFO' non è un fenomeno verificabile solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo, per esempio in Inghilterra. Secondo il ministero della difesa britannico durante i primi sei mesi del 2009 ci sono state 231 segnalazioni di oggetti volanti non identificati (contro i 135 complessivi del 2007 e i 97 del 2006).
Anche qui ci si è spesso trovati di fronte a "fenomeni" inspiegabili.
STATUETTA IN UNA GROTTICINA PRENDE FORMA UMANA E LACRIMA
Di Anita Guidera
Venerdì 02 Ottobre 2009
I visitatori del luogo di culto Kerrytown, vicino Dungloe, a Co Donegal, hanno visto lacrimare una statua della Vergine Maria.
Inoltre hanno assistito all’apparizione e sparizione di croci nel cielo notturno per circa 10 minuti.
Circa 14 persone hanno assistito al fenomeno che è durato circa un’ora.
Il luogo di culto Kerrytown viene visitato da migliaia di fedeli ogni anno, dopo essere stato oggetto di apparizioni religiose 70 anni fa.
Il gruppo si era riunito in seguito al messaggio ricevuto dal guaritore Joe Coleman, il quale era stato avvisato dalla Vergine tramite comunicazione extrasensoriale che sarebbe apparsa nella grotticina il 29 settembre alle 20:00. Coleman ha detto di vedere l’apparizione della vergine da molti anni
Successivamente la gente ha notato che la statuetta bianca dal cuore rosso acceso ha cominciato a cambiare colore e forma, trasfigurandosi in una figura dalle fattezze umane, guardando le persone di fronte, in particolare i bambini davanti a lei.
- Anita Guidera
Irish Independent
Calvino Inman, un giovane del Tennessee, ha 15 anni e almeno tre volte al giorno i suoi occhi lacrimano sangue. C'è molto di misterioso in questa storia ma i medici sono chiari su un punto: si tratta di una malattia, per quanto rara. Non ne conoscono la causa specifica per quanto riguarda Calvino ma il fenomeno è noto alla scienza.
In India, una tredicenne Twinkle Dwivedi piange lacrime di sangue ma sanguina anche dalla testa, dai piedi e dalle mani senza apparenti segni di ferite.
Di Calvino i medici sanno solo che le lacrime di sangue sono persistenti, si ripetono per più volte in una giornata e, come racconta lo stesso ragazzo nel video qui sotto, sono precedute da altri sintomi.
"Capisco quando sta per succedere - racconta il quindicenne - proprio come le normali lacrime, ma a volte brucia. Quasi tutte le persone che mi hanno visto dicono che sono 'posseduto'. Io ormai mi sono abituato ma è stata molto dura".
Il ragazzo è stato intervistato dalla CNN: nel video, in lingua inglese, si vede chiaramente la lacrimazione. Calvino è insieme a sua mamma e con lei spiega come vivano in una condizione di straniamento.
I medici sanno di cosa si tratta ma nonostante gli esami non ne conoscono la causa. E senza diagnosi è impossibile cominciare una cura efficace.
3 settembre 2009
Fonte: Infobae.com
UFO. ARCHIVI SEGRETI INGLESI. ALIENI, DISCHI VOLANTI E LUCI SOSPETTE. LONDRA SVELA I SUOI SEGRETI SUGLI UFO
Enigmi. Le autorità britanniche hanno sempre trattato gli avvistamenti con grande serietà
Negli Archivi Nazionali oltre quindici anni di indagini della Difesa
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Rossi, blu, gialli. E ovali, triangolari, panciuti, sottili, acuminati. Nei cieli inglesi il traffico di Ufo, negli anni Ot tanta e Novanta, era da esodo estivo. Allucinazioni? O gli alieni giocavano a nascondino? Il ministero della Difesa britannico ha una sezione che si occupa di dischi volanti o cose del gene re. E conserva tonnellate di denunce, rapporti, indagini (persi no della mitica Royal Air Force, la Raf) su incontri ravvicinati del terzo tipo avvenuti qua e là nel Regno Unito, fra il 1980 e il 1996. Una bella parte di questo «tesoro» ieri è stata liberata dal segreto e regalata agli Archivi Nazionali.
Tutto si può dire ma su un particolare non c’è da discutere: Londra ha sempre preso la questione molto sul serio. A comin ciare dal cosiddetto incidente nella foresta di Rendlesham. La mattina del 27 dicembre 1980 due guardie della base aerea di Woodbridge nel Suffolk, all’epoca usata dagli americani, videro «bagliori inusuali» al di là della recinzione posteriore. Chiesero l’autorizzazione per compiere una perlustrazione e scoprirono un «oggetto incandescente, approssimativamente di due me tri per tre» che «illuminava la fo resta». Provarono ad avvicinar si ma il misterioso oggetto «manovrò tra gli alberi e scomparve ». Nel suo rapporto del 13 gennaio 1981, spedito anche al governo britannico, il colonnello statunitense Charles Halt in dicò altri particolari: che l’area era stata contaminata da raggi beta-gamma; che la notte successiva era ricomparsa una «luce rossa pulsante» e si era allontanata nel cielo.
A Londra il ministero della Di fesa si occupò della storia con il massimo della serietà. Ma non ne venne a capo: fantasie o alieni? I bagliori della foresta nel Suffolk diventarono un caso na zionale che, si sa ora, entrò nella stanze del governo di Margaret Thatcher. Il segretario della Difesa, ovvero il ministro Michael Heseltine, optò per la prima ipotesi (fantasie). Ma Lord Hill-Norton, capo delle forze armate lo ammonì per iscritto il primo maggio del 1985: «Ignorare gli avvistamenti può essere un banana skin (un passo falso)». Lui ci credeva. Ed era pure in buona compagnia.
Di piloti Raf colpiti da sindrome da Ufo ve ne erano parecchi.
Addirittura, qualche tempo do po, il 31 marzo 1993, sir Anthony Bagnall, numero due del comando aereo, trovò sulla scrivania un memorandum: dalle parti della base Raf di Wolve rhampton, la «difesa aerea britannica » era stata bucata da al meno una trentina di «oggetti luminosi» non identificati. La verità scientifica era questa: quei bagliori erano i riflessi del razzo russo che aveva portato in orbita il satellite Cosmos. Non si comprese invece che cosa fossero stati i puntini intercettati nei cieli del Belgio e inseguiti, inutilmente, dagli F-16 dell’aeronauti ca militare di Bruxelles (come spiegò il generale Wilfried de Brouwer ai colleghi di Londra).
Gli alieni ci osservano? Tutto può essere. Ma dagli archivi escono due certezze. La prima: nel 1993 i londinesi furono abbagliati da un dirigibile. Pensaro no che fossero arrivati gli Ufo, era invece la
pubblicità di una macchina. La seconda: nel 1996 gli avvistamenti si moltiplicarono. Traffico intenso nel cielo. Ma, guarda caso, era appena cominciata la serie televisiva «X-Files» e nei cinema era sbarcata la pellicola «Independence day». Che fosse suggestione?
Caso nazionale Nel 1980 presunti avvistamenti nella foresta di Rendlesham coinvolsero il governo della Thatcher
Fabio Cavalera
IL CORRIERE DELLA SERA 18 AGOSTO 2009
UFO: RECORD DI AVVISTAMENTI IN GRAN BRETAGNA !
Si moltiplicano gli avvistamenti di Ufo nel Regno Unito. Lo fa sapere il ministero della difesa britannico che, durante i primi sei mesi del 2009, ha ricevuto 231 segnalazioni di oggetti volanti non identificati con un forte aumento rispetto agli anni scorsi, quando le cifre registrate furono: 285 nel 2008, 135 nel 2007 e 97 nel 2006.Il Daily Telegraph racconta del curioso dato in crescita che probabilmente e' dovuto al fatto che oggi, rispetto a qualche anno fa, e' piu' facile immortalare i presunti Ufo con cellulari o macchine fotografiche digitali, e quindi 'denunciarli'.Tra i casi registrati finora, sembra che molti rimangano 'avvolti dal mistero'. Il Telegraph ricorda infatti che quando lo scorso anno il ministero della difesa britannico diffuse i file relativi agli avvistamenti avvenuti tra il 1986 e il 1992, si rilevo' che spesso le indagini non erano giunte a nessuna conclusione certa, non riconoscendo nel presunto Ufo nessun possibile oggetto 'noto'.
16 luglio 2009 – Il Sole 24 ore.com
INVASIONE UFO SULLA CAPITALE
Roma 24 Maggio 2009 - ore 00.45
Sono decine e decine le segnalazioni che giungono alla nostra redazione, relative agli avvistamenti di sfere di luce.
Sicuramente non si tratta di psicosi, dato che le persone che hanno avvistato e segnalato la presenza di UFO, non si conoscono tra loro e non sono assolutamente appassionati di tematiche relative al mistero.
Ci giunge alla nostra redazione un'altra segnalazione oltre a quella fatta dalla sig.ra Gemmj, di un avvistamento UFO (sfera di luce) su Roma, sempre il 24 Maggio ma alle ore 00.45. Il filmato che vi proponiamo è stato registrato con la videocamera dal sig. Massimo nella zona Piazza Re di Roma (Alberone).
La Redazione di Segni dal Cielo ringrazia i testimoni dell'avvistamento UFO per aver dato la possibilità di pubblicare i fatti occorsi la notte scorsa.
SOPRA GLI STUDI DELLA RAI,. A ROMA TERZO FENOMENO IN POCHI GIORNI
Un Ufo (presunto) sui cieli di Saxa Rubra
Su un sito web il video girato con un cellulare di un avvistamento sospetto
ROMA - Un oggetto dalla forma rotonda che vola nel cielo sopra gli studi Rai di Saxa Rubra, a Roma. È quanto mostra un video pubblicato sul sito internet «L'unico - quotidiano web di Roma». Il filmato è stato fatto con un telefono cellulare da un dipendente della sede Rai di Saxa Rubra sulla via Flaminia.
L'AVVISTATORE - «Lo strano puntino che si nota nel video - ha detto l'autore delle immagini fatte dal parcheggio antistante gli studi televisivi, Edoardo Sadurny - fatto con un telefonino e quindi a bassa definizione, appariva in realtà ad occhio nudo come un disco nero roteante sul proprio asse e capace di movimenti intermittenti. Si spostava cioè da un punto all'altro senza dare la percezione di compiere una traiettoria. Spariva da un punto e riappariva in un altro. Certamente uno strano fenomeno». Sulla home page del sito web è spiegato che «il centro di ricerca di ufologia facente capo al portale "Ufo Network" ha chiesto di analizzare le immagini, dopo che già alla
Balduina e a Piazza Bologna negli scorsi giorni erano state fatte testimonianze di alcuni avvistamenti».
08 aprile 2009
CORRIERE DELLA SERA ONLINE
LA STUDIOSA VATICANA: «HO LE CARTE, I TEMPLARI ADORAVANO LA SINDONE»
La scoperta L’autrice lavora nell’Archivio segreto della Santa Sede «L’idolo per cui furono condannati era Cristo»
Sull’argomento è pronto un libro che è stato anticipato ieri con un articolo sull’Osservatore Romano
CITTÀ DEL VATICANO — Ora lo sappiamo: i Templari, in effetti, adoravano un «idolo barbuto». Però non era Bafometto, come volevano gli inquisitori che li processarono per arrivare a sciogliere nel 1314 l’ordine più potente e illustre del medioevo cristiano, il «grande complotto innescato nel 1307 dal re di Francia Filippo IV il Bello». E non era neanche un idolo, in verità, per quanto senza dubbio fosse barbuto: l’oggetto della loro venerazione era la Sindone, il telo di lino che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù e ne reca impressa l’immagine.
Furono i Cavalieri a custodire in gran segreto la Sindone nel secolo e mezzo in cui se ne perdono le tracce, dal saccheggio di Costantinopoli del 1204 alla ricomparsa in Europa a metà del Trecento.
Si tratta di argomenti sui quali fioccano le bufale e il 99 per cento di ciò che si racconta, Umberto Eco docet, è «spazzatura ». Ma qui la fonte è più che affidabile: lo scrive l’Osservatore Romano, anticipando alcune pagine de «I templari e la sindone di Cristo», il nuovo libro di Barbara Frale che il Mulino pubblicherà entro l’estate. L’autrice è una giovane e serissima ricercatrice dell’Archivio segreto vaticano che da anni studia e scrive dei Templari. Attingendo ai documenti del processo, cita tra l’altro la testimonianza della «prova d’ingresso », nel 1287, di «un giovane di buona famiglia del meridione francese», Arnaut Sabbatier: «Il precettore condusse il giovane Arnaut in un luogo chiuso, accessibile ai soli frati del Tempio: qui gli mostrò un lungo telo di lino che portava impressa la figura di un uomo e gli impose di adorarlo baciandogli per tre volte i piedi».
Nel 1978 fu lo storico di Oxford Ian Wilson, ricorda la studiosa, il primo a sostenere la tesi che il misterioso «idolo » barbuto dei Templari fosse in realtà il telo rubato dalla cappella degli imperatori bizantini nel 1204, durante la quarta crociata, e che i Cavalieri l’avessero custodito in segreto. Ora Barbara Frale spiega di aver trovato «molti tasselli mancanti» a sostegno della teoria. Fonti inedite che spiegano anche le ragioni dell’adorazione e della segretezza. «I Templari si procurarono la sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie», scrive. «I catari e gli altri eretici affermavano che Cristo non aveva vero corpo umano né vero sangue, che non aveva mai sofferto la Passione, non era mai morto, non era risorto». Che l’avessero trafugata i Templari o fosse stata comprata, doveva rimanere celata: sui responsabili del saccheggio pendeva la scomunica di Papa Innocenzo III. Ma era una reliquia potente e ne valeva la pena: «L’umanità di Cristo che i catari dicevano immaginaria, si poteva invece vedere, toccare, baciare. Questo è qualcosa che per l'uomo del medioevo non aveva prezzo».
IL CORRIERE DELLA SERA 5 APRILE 2009
GIGANTESCO UFO IN CINA
2 aprile 2009
Cina: l'apparizione di un gigantesco UFO causa sconcerto tra la gente. Nella città cinese di Yongan l’apparizione di un gigantesco UFO, che è stato descritto come lungo e di colore scuro, ha causato reazioni di “shock” tra i residenti. L’avvistamento è avvenuto il giorno 14 Marzo 2009, alle ore 8:45 pomeridiane. La grande “nave madre”, stile velivolo, è stata vista uscire da una coltre di nubi e posizionarsi sopra la città. Una volta intercettato ciò, decine di residenti si sono recati all’interno delle loro abitazioni per prendere le telecamere, ma tornando sul luogo della scena hanno scoperto che il velivolo era scomparso rapidamente, così come era apparso. L’UFO si è ritirato di nuovo al di là delle nuvole, lasciando i residenti a discutere su ciò che avevano appena visto. Le locali autorità sono state informate sull’accaduto e le associazione ufologiche si sono recate in zona per una completa investigazione sull’incidente. L’avvistamento ha ricevuto ampia copertura sui media cinesi. Da quando gli avvistamenti UFO in Cina stanno diventando molto comuni, mai come prima, i cittadini stanno spingendo affinchè il loro governo riveli ciò che sa sull’argomento. Fonte di informazione CUT e in inglese: http://www.allnewsweb.com/page6686681.php
(Fonte cun)
AVVISTAMENTI CONTINUI IN UCRAINA
29 Marzo 2009 - Di: ufologia.net - Fonte: Terni in rete
UFO in Ucraina
A Varvarovka gli UFO sono ormai di casa dal 1995.
Su: Terni in rete
Data articolo originale 27 Marzo 2009
Nell'ufologia alcune storie hanno dell'incredibile, non tanto per il soggetto che lo è per sua natura, quanto per i risvolti umani a volte veramente fuori dall ordinario. C'è chi darebbe qualunque cosa per avvistare il suo primo ufo, per poter "credere dopo aver visto" e c'è chi invece gli UFO se li vede sorvolare il tetto di casa praticamente tutti i giorni, tanto che ormai "ci ha fatto l'abitudine".
E' proprio questo ciò che accade da oltre 13 anni nella cittadina ucraina di Varvarovka (nella regione della più grande città Dnipropetrovsk) .
Evidentemente nell'ultimo periodo gli avvistamenti si sono intensificati tanto da spingere i residenti a contattare un ufologo per indagare in modo più approfondito sul fenomeno.
E così armati di tutte le apparecchiature necessarie, tra cui l'indispensabile videocamera, sono arrivati i ricercatori guidati da Vladislav Kanuka, ufologo di lunga data ed esperienza in zona.
Il team non ha dovuto attendere a lungo per poter filmare un evento incredibile. Un oggetto volante non identificato, di forma circolare, luminoso e di colore rosato, ha compiuto una lenta traiettoria nel cielo, curvando fino ad atterrare nei pressi di un bosco vicino. Gli ufologi sbalorti dopo aver filmato l'evento, sono saltati sulle tre vetture a disposizione intenzionati ad trasformare l'avvistamento in un incontro ravvicinato del terzo tipo.
A quanto pare però questo desiderio non era reciproco e giunti nei pressi della zona, i motori di tutti e tre i veicoli hanno iniziato a malfunzionare fino a fermarsi del tutto lasciando le vetture impantanate nel fango e costringendo gli ufologi a rimandare la visita al giorno successivo.
La mattinata del giorno seguente però, giunti sul presunto luogo dell'atterraggio, non hanno trovato nulla di insolito con loro grande delusione.
Rimane però a ricordo dell'esperienza indimenticabile e soggetto per eventuali approfondimenti e visite future, un filmato inequivocabile.
Per quanto riguarda i residenti di Varvarovka, gli UFO ormai fanno parte dell'ambiente circostante come gli uccelli e le piante e hanno imparato a conviverci guardando queste manifestazioni con occhio più benevolo, forse anche perché a distanza di così tanti anni nessuna di esse ha causato loro danni di qualche tipo.
(Fonte ufologia.net)
GLI ALIENI SONO TRA NOI: IL GOVERNO LO SA MA LO TIENE SEGRETO...
Lunedí 09.03.2009 12:20 di David Migliori C’è chi spera nella vita ultraterrena e chi crede nella vita extraterrestre. Ma non tutti vedono gli alieni allo stesso modo. Se Piero Angela spiega che è ragionevole ipotizzare che, tra miliardi di galassie sparse nell’universo, ci possa essere da qualche parte nello spazio profondo un altro pianeta in cui è nata e si è sviluppata la vita, altri sono convinti che gli extraterrestri siano invece molto vicini a noi. Anzi, che siano già tra noi.
Gli ufo sopra la testa Da almeno 50 anni vengono segnalati avvistamenti di UFO (Unidentified Flying Object, cioè Oggetto volante non identificato) ed esiste una pseudoscienza, l’ufologia, che si occupa di studiare queste misteriose apparizioni. Anche se non manca chi sostiene si tratti di visioni o di bizzarri fenomeni naturali, esistono molte prove documentate che dimostrano che nel cielo sopra le nostre teste passano degli strani oggetti volanti.
All’estremo opposto degli scettici, ci sono quelli sicuri al 100% che dietro ai dischi volanti ci siano alieni che si dilettano nel volo per ragioni a noi ignote. Tra loro ci sono quelli che parlano dell’esistenza di un “complotto Ufo”. I capi dei governi mondiali sarebbero in realtà consapevoli dell’esistenza degli alieni, ma terrebbero nascosta la notizia alle masse; anzi, i governanti sarebbero già in contatto e in cooperazione con gli extraterrestri… La “Congiura del silenzio” metterebbe una volta tanto d’accordo leader occidentali e feroci dittatori medio-orientali, spie, agenti segreti, uomini in nero, massoni e chi più ne ha, più ne metta… I dischisti sono quelli che agli alieni nei dischi volanti credono e spesso sostengono di averli anche incontrati. Tra i primi, il siciliano Eugenio Siragusa, fondatore del centro Studi Fratellanza Cosmica, che sosteneva di essersi imbattuto in una coppia di alieni alle pendici dell’Etna nel 1962. Secondo la Domenica del Corriere che raccontò l’episodio: "Due esseri… vestiti con tute dalle strane fogge, simili a tute di volo, una soave luminescenza li avvolge... Proiettano su Eugenio un fascio di luce che lo rasserena immediatamente... Gli dettano un messaggio da inviare ai Capi di Stato e agli uomini più importanti della terra. Un appello alla immediata cessazione degli esperimenti nucleari e a realizzare una unione fraterna fra tutti i popoli della terra".
Inutile chiedersi perché i due alieni abbiano scartato l’ipotesi di comunicare il loro messaggio direttamente ai potenti della terra preferendo servirsi di Eugenio Siragusa, il quale avrà avuto i suoi problemi per farsi ascoltare dai Presidenti di Stati Uniti e Unione Sovietica… Ancora oggi c’è chi sostiene di avere contatti e rapporti con gli alieni. Uno di questi è il professore Antonio Cimento, che all’insegnamento della matematica preferisce l’ufologia. Il docente sostiene di essere in possesso di prove inconfutabili che dimostrano la presenza di ben 2 basi aliene nella zona di Pordenone, non lontano dalla base militare di Aviano. Gli scettici non sorridano: il professore avrebbe scattato delle fotografie agli alieni all’interno della loro astronave…
TRATTO DA HYPERLINK http://www.affaritaliani.it/mediatech/segnali070309_pg_2.html
UFO: AVVISTAMENTO DI MASSA IN SIBERIA
18 Febbraio 2009 13.29 - di Ufologia.net - Fonte: Extra Media - cod.
Un grande oggetto ha sorvolato intorno alle 18.00 del 15 febbraio una cittadina di 300.000 abitanti.
E' successo nel pomeriggio di domenica 15 febbraio 2009 a Chita, una cittadina del sud-est siberiano, con una popolazione di 300.000 abitanti.
I residenti hanno osservato un enorme oggetto volante attraversare i cieli della loro città per poi sparire silenziosamente all'orizzonte.
Una dei testimoni, Anna Kotchetkova che ha osservato l'UFO con i suoi figli, lo descrive come una sorta di enorme triangolo dagli angoli smussati, di colore grigio scuro, quasi nero, senza alcuna luce e assolutamente silenzioso. La forma era comunque irregolare ed aveva una specie di "sfocatura" nei contorni, come il riverbero generato dal sole su una strada asfaltata o nel deserto.
Diversi testimoni sono riusciti a fotografare l'oggetto con i loro cellulari e praticamente tutta la città si è immobilizzata, nel centro e nei parchi, con persone allibite che puntavano sguardi e dita al
cielo, ad indicare quella strana cosa che sorvolava i loro quartieri.
Secondo le prime ricostruzioni l'UFO volava a circa 500-1000 metri di altezza, aveva le dimensioni di un Boeing 747 e procedeva lentamente a circa 25 Km/h.
All'evento è stata data subito grande copertura nei media russi e sembra che molti giornalisti si siano diretti verso Chita per approfondire la cosa e lo stesso stanno pianificando gruppi di ricerca ufologica per intervistare personalmente i testimoni ed osservare l'area dell'evento.
tratto da http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=168124
GALASSIE NANE, I MATTONI CON CUI È STATA COSTRUITA LA VIA LATTEA
La stella trovata nella galassia nana dello Scultore ha un'abbondanza di metalli 4000 volte più bassa di quella del Sole: probabilmente essa è antica quanto l'universo
Nuovi e importanti indizi sull'evoluzione della nostra galassia sono stati ottenuti grazie alla scoperta di una nuova stella: localizzata nella galassia nana dello Scultore, a circa 280.000 anni luce da noi, l'oggetto ha una composizione chimica simile a quella delle più antiche stelle della Via Lattea, il che confermerebbe l'ipotesi che essa si sia espansa assorbendo galassie nane.
Alcuni studi recenti hanno messo in discussione il collegamento tra galassie nane e la Via Lattea sulla base delle differenze tra le rispettive composizioni chimiche delle loro stelle. Eppure le differenze potrebbero non essere così grandi, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature.
"Era solo questione di trovare il giusto tipo di stella, ma per farlo occorreva un nuovo tipo di tecnica osservativa”, ha spiegato Josh Simon, astronomo degli Osservatori della Carnegie Institution, coautore dello studio. “Utilizzando le tecniche precedenti, era molto difficoltoso riconoscere quali fossero gli oggetti importanti da osservare.”
Le galassie nane sono di dimensioni limitate e contengono pochi milioni di stelle. Spesso orbitano intorno a galassie di dimensioni maggiori, come la Via Lattea, costituite da centinaia di miliardi di stelle.
Nel modello bottom-up di formazione stellare, proposto nel 1978 dagli astronomi della Carnegie Leonard Searle e Robert Zinn, le galassie più grandi raggiungono le loro dimensioni finali nell'arco di miliardi di anni inghiottendo le loro vicine più piccole. Ma se le galassie nane sono i mattoni elementari di quelle più grandi, bisognerebbe trovare lo stesso tipo di stelle in entrambi i tipi di galassie, specialmente nel caso delle stelle più vecchie, povere di metalli (in astronomia, i metalli sono tutti gli elementi chimici più pesanti dell'elio).
Le stelle nell'alone della Via Lattea possono essere estremamente povere di metalli, anche 100.000 volte più povere del Sole, che è una stella con un'abbondanza media di questi elementi. Negli ultimi decenni, tuttavia, l'osservazione sperimentale della presenza di stelle estremamente povere di metalli nelle galassie nane è mancata.
"La Via Lattea sembrava avere stelle molto più primitive di qualunque altra stella in qualunque galassia nana", ha commentato Simon. "Se le galassie nane sono state effettivamente le componenti originali della Via Lattea, è difficile comprendere perché non abbiano composizioni simili."
Simon e colleghi hanno quindi cominciato a sospettare la presenza di un errore sistematico nei metodi utilizzati finora in questo tipo di osservazioni. Evan Kirby, astronomo del Caltech che ha partecipato alla ricerca, ha perciò sviluppato un metodo per stimare contemporaneamente l'abbondanza di metalli in un gran numero di stelle, e per evidenziare quelle in cui tale parametro è minimo.
Tra le stelle trovate nella galassia nana dello Scultore, quella indicata dalla sigla S1020549, ha un'abbondanza di metalli 4000 volte più bassa di quella del Sole e cinque volte inferiore a quella di qualunque altra stella trovata finora in una galassia di questo tipo.
"Probabilmente questa stella è antica quanto l'universo stesso”, ha concluso Anna Frebel, astronoma dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, primo autore dell'articolo comparso su Nature.
Oltre a ciò, i ricercatori hanno confrontato la presenza di ferro rispetto ad altri elementi quali magnesio, calcio e titanio. Le abbondanze relative sono così risultate simili a quelle tipiche delle stelle più antiche della Via Lattea, a ulteriore conferma del fatto che esse si formarono originariamente nelle galassie nane. (fc)
(05 marzo 2010) – Le Scienze
MAGNETAR. I PIÙ POTENTI MAGNETI DELL'UNIVERSO
L'osservazione è stata la più accurata finora mai ottenuta per questo tipo di oggetti celesti, consentendo di stabilire significativi limiti alle proprietà fisiche dei magnetar
Grazie alle osservazioni condotte con il Gran Telescopio CANARIAS un gruppo internazionale di astronomi guidati da Paolo Esposito dello IASF-INAF di Milano è riuscito a porre dei limiti alle proprietà fisiche di quelli che sono fra i corpi celesti più rari e meno conosciuti: i magnetar. I risultati del loro studio sono in corso di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
I magnetar sono oggetti rarissimi: nella nostra galassia se ne conoscono meno di 20. "La loro densità è così alta che questi resti stellari concentrano una massa paragonabile a quella del Sole all'interno di una sfera di soli 30 chilometri di diametro", spiega Paolo Esposito. "I magnetar hanno un campo magnetico migliaia di volte superiore a quello di una normale stella a neutroni, milioni di volte superiore al più intenso campo magnetico che possa essere prodotto in un laboratorio terrestre. In effetti, su tratta dei più potenti magneti dell'universo."
E sono anche assai difficili da osservare: si fanno notare solo quando avviene un'esplosione, ovvero quando l'instabile configurazione del loro campo magnetico ha un sussulto tale da squarciarne la crosta esterna, innescando emissioni d'energia spaventose, in gran parte concentrate nella banda dei raggi gamma.
L'occasione per comprendere meglio la loro natura si è presentata lo scorso giugno quando i sensori dei satelliti Fermie Swifthanno registrato lampi di radiazione di alta energia prodotti da una nuova sorgente nella nostra galassia, denominata SGR 0418+5729 e classificata come magnetar.
I ricercatori hanno avviato subito una campagna osservativa su un'ampia gamma di lunghezze d'onda durata 160 giorni, che ha coinvolto i migliori strumenti per l'astrofisica dallo spazio, compreso il Gran Telescopio CANARIAS, entrato in attività alle isole Canarie nel luglio del 2009. Con il suo specchio principale di 10,4 metri di diametro, CANARIAS detiene il primato del più grande telescopio ottico a specchio unico al mondo.
Nonostante la grande sensibilità dello strumento impiegato, la radiazione luminosa di SGR 0418+5729 è risultata troppo debole per registrare tutti i dati che gli astronomi speravano di ottenere. Tuttavia l'osservazione è stata la più accurata finora mai ottenuta per questo tipo di oggetti celesti, consentendo di stabilire significativi limiti alle proprietà fisiche dei magnetar, come ha osservato Paolo Esposito: "Queste indagini, le più approfondite mai ottenute finora per una sorgete di questa classe di corpi celesti, ci forniscono infatti dei fondamentali limiti sulle proprietà fisiche dei magnetar".
(04 marzo 2010) – Le Scienze
LA NASA LANCIA GOES-P. IL SATELLITE CHE PREVEDE URAGANI, TORNADI E SITUAZIONI DI PERICOLO
Questo tipo di satellite fornisce ventiquattr’ore su ventiquattro osservazioni di più del 50% della sfera terrestre. Studierà cambiamenti atmosferici e attività solari
Washington, 5 marzo 2010 - La Nasa ha lanciato ieri Goes-P, un satellite di ultima generazione destinato a fornire previsioni meteorologiche giornaliere e a spiegare le attività solari che possono influire sull’ambiente terrestre. Geos-P, che pesa 3,1 tonnellate, è stato lanciato da un razzo Delta IV di United Launch Alliance dalla base aerea di Cap Canaveral in Florida.
Si tratta del terzo dei tre satelliti Goes (Geostationnary Operational Environmental Satellite) di nuova generazione costruiti dall’azienda americana Boeing. I satelliti Goes forniscono ventiquattr’ore su ventiquattro osservazioni di più del 50% della sfera terrestre, fra cui gli Stati Uniti. I due primi satelliti di questo tipo, Goes-N e Goes-O, erano stati messi in orbita nel 2006 e 2009.
I satelliti Goes "sono essenziali per le previsioni delle condizioni meteorologiche pericolose perché sorvegliano i cambiamenti atmosferici rapidi responsabili di uragani, tornado, inondazioni e altre situazioni di pericolo”, ha spiegato Steve Kirkner, responsabile del programma Goes della Nasa.
4 marzo 2010 - Italianews
UN AFFERMATO SCIENZIATO BRITANNICO HA DICHIARATO CHE GLI ESSERI UMANI SONO TUTTI “ALIENI” GIUNTI SULLA TERRA DALLO SPAZIO
Il Prof Chandra Wickramasinghe sembra aver dimostrato attraverso la sua ricerca che tutti gli esseri umani erano “alieni”. Il professore ha affermato che questa può essere la prova che gli esseri umani e tutta la vita sulla Terra, proviene dallo spazio esterno, probabilmente da alcune comete che hanno colpito il pianeta.Il professore, dell’Università di Cardiff, ha detto che la nuova ricerca prova in modo “schiacciante” che la vita umana è iniziata fuori dalla nostra Terra. L’astrobiologo ha detto che i primi “semi della vita” sono stati depositati dallo spazio sul nostro pianeta circa 3.8 miliardi di anni fa. La testimonianza,è stata pubblicata dal Cambridge University’s International Journal of Astrobiology.”Sì, siamo tutti alieni – condividiamo una discendenza cosmica”, ha detto il prof Wickramasinghe.”Ogni volta che un nuovo sistema planetario forma dei microbi pochi superstiti trovano la loro strada nelle comete.Questi successivamente si moltiplicano con ulteriori semi appartenenti ad altri pianeti “. Ha poi aggiunto: “Noi siamo così a far parte di una catena di collegamento che si estende in vasta quantità nel cosmo. Le prove puntano inesorabilmente in questa direzione “. Il Prof Wickramasinghe ritiene che la vita si è trasferita da un pianeta all’altro nel corso di miliardi di anni. Egli crede che le comete abbiano colpito i pianeti spingendo la “materia vivente” nello spazio. Egli ha detto che alcuni microbi sono sopravvissuti e hanno trovato il loro habitat su nuovi pianeti in un lasso di tempo di milioni e milioni di anni. Il professore e il suo collega scomparso Sir Fred Hoyle hanno sempre difeso infatti la cosiddetta “panspermia”,una teoria scientifica dal 1960 che definisce appunto tale concetto.”Entriamo in una nuava decade – il 2010 – con una chiara ed importante testimonianza sulla nostra probabile discendenza aliena con la consapevolezza dell’esistenza di vita extraterrestre su scala cosmica.”
Fonte:telegraph.co.uk – Traduzione in italiano a cura di evidenzaliena.wordpress.com
SPAZIO, PARTITO LO SHUTTLE ENDEAVOUR A BORDO MODULI ITALIANI PER LA STAZIONE ISS
In orbita il sofisticato sistema Nodo 3 e la Cupola, entrambi realizzati dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) negli stabilimenti di Torino della Thales Alenia Space Italia
Houston, 8 febbraio 2010 - È partito dal kennedy Space Center, in Florida, lo shuttle Endeavour, che porterà sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). La missione, che arriva in un momento in cui la Nasa - a causa dei tagli al bilancio decisi dall’amministrazione Obama, sta rivedendo i suoi progetti futuri - porta sull’Iss due moduli 'made in Italy': il Nodo 3 e la Cupola, entrambi realizzati dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) negli stabilimenti di Torino della Thales Alenia Space Italia.
Il Nodo 3 è il più sofisticato sistema di supporto alla vita mai lanciato nello spazio: oltre a riciclare le acque di scarico e a generare ossigeno per l’equipaggio, sarà anche la palestra degli astronauti: non appena sarà agganciato e operativo, verranno spostate al suo interno le due attrezzature per l’esercizio fisico a bordo della Iss.
La Cupola è la grande finestra della Stazione spaziale, grazie alla quale gli astronauti potranno seguire meglio le passeggiate spaziali e, perchè no, rilassarsi guardando la Terra.
Fonte AGI
LA NASA MOSTRA AL MONDO LE NUOVE FOTO DEL COSMO REALIZZATE DAL TELESCOPIO HUBBLE
Grazie al lavoro svolto nel maggio scorso dagli astronauti dell'Atlantis, che volarono fino al telescopio Hubble per ripararlo e consentirgli altri dieci anni di funzionamento, stanno giungendo sulla Terra le prime nuove immagini scattate dal telescopio spaziale, capace ora di 'guardare' lo spazio ad una profondità inedita. A detta della stessa Nasa, sono immagini "straordinarie": galassie, corpi celesti, formazioni astronomiche mai viste prima (FOTO). La Nasa ha cominciato a diffondere le prime di queste fotografie. Tra le altre, una denominata "la farfalla", una conformazione celeste di colore viola, perfettamente simmetrica, che si muove nello spazio ai confini del cosmo.Ecco come la Nasa la commenta: "Quelle che sembrano le ali di una farfalla sono in realtà enormi 'contenitori' di gas di oltre 20mila gradi di temperatura e quel gas si sta muovendo nello spazio ad una velocità di oltre 966mila km/h. Come andare dalla Terra alla Luna in 24 minuti".
10 settembre 2009 Redazione Tiscali
“LA SINDONE È VERA. VI SPIEGO PERCHÉ”
LE INDAGINI DELLA STORICA BARBARA FRALE
Un negativo fotografico del volto di Cristo quale appare sulla Sindone conservata nel Duomo di Torino
Una studiosa tra i segreti degli Archivi Vaticani: "E' del I secolo, esporrò le prove in un nuovo libro"
MARIO BAUDINO
Sulla Sindone c’è una scritta in caratteri ebraici che rinvia all’aramaico, la lingua dei primissimi cristiani. L’ha scoperta uno scienziato francese, Thierry Castex, e ne dà notizia per la prima volta una studiosa italiana, Barbara Frale, nel suo saggio da poco uscito per il Mulino col titolo I templari e la Sindone di Cristo. E’ invisibile a occhio nudo, ma è stata evidenziata grazie a procedimenti fotografici; una presenza del genere sul lenzuolo conservato a Torino, che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù, non è certo un episodio che possa restare confinato nel mondo degli studiosi. La storica italiana, ufficiale dell’Archivio segreto Vaticano, ha ricevuto la documentazione per un consulto, e d’accordo con lo scopritore l’ha resa pubblica nel libro sui Templari, che è il prologo a un nuovo lavoro, tutto sul «Sacro lino», di imminente pubblicazione. I due argomenti sono collegati. Barbara Frale è nota per aver trovato fra le carte vaticane nuovi documenti sull’atteggiamento del papa Clemente V nei confronti dei monaci-guerrieri accusati di eresia, quando all’inizio del Trecento il re di Francia Filippo il Bello scatenò contro di essi una repressione feroce. Ha smontato le leggende esoteriche e dimostrato la riluttanza del Papato rispetto alla persecuzione, che per ragioni politiche non poté essere comunque impedita. Nel libro appena uscito segue il filo che lega la Sindone all’austero esercito nato dopo la prima crociata per proteggere i pellegrini in Terrasanta, diventato una grande potenza «multinazionale» e finito sui roghi. Arriva a conclusioni appassionanti, perché conferma l’intuizione di uno studioso inglese secondo cui dopo il saccheggio di Costantinopoli ad opere di veneziani e francesi (nel corso della quarta crociata), il lenzuolo passò effettivamente in mano templare: ma per essere conservato e adorato in gran segreto.
Le misteriose testimonianze sul culto di un idolo o di un volto demoniaco andrebbero così riferite ai pochi eletti che ebbero modo di vedere la Sindone, ripiegata allo stesso modo in cui la conservava l’imperatore di Bisanzio. Ma di qui in poi, l’obiettivo cambia. Barbara Frale è sulle tracce più antiche della Sindone. Al centro di questa ricerca si staglia l’imprevedibile scritta in aramaico, pochi caratteri che tuttavia possono essere ricondotti a un significato del tipo: «Noi abbiamo trovato». Ma vengono proposti anche nuovi documenti, per esempio sull’arrivo nella capitale dell’Impero d’Oriente della preziosa reliquia. E contro la tesi che venisse adorato in realtà un «fazzoletto» con un ritratto dipinto (il mandylion), la studiosa esibisce un testo scoperto nel ’97 sempre alla Biblioteca Vaticana (dallo storico Gino Zaninotto). E’ un’omelia del X secolo in cui viene descritta la reliquia, che l’imperatore Romano I aveva mandato a prelevare nella città di Edessa.
L’autore è Gregorio il Referendario, arcidiacono della Basilica di Santa Sofia, incaricato della delicatissima operazione nell’anno 943. Non parla di un fazzoletto dipinto, ma di una grande immagine: pare proprio di leggere la descrizione della Sindone di Torino, che pure anni fa venne sottoposta all’esame del carbonio 14, usato per datare i reperti antichi, e dichiarata un manufatto medioevale. Come spiega la Frale questa contraddizione? «L’esperimento aveva, date le tecnologie a disposizione in passato, ampi margini di ambiguità. E poi non è stato condotto in modo verificabile», sostiene la studiosa. Ormai, aggiunge, non fa più testo. «I documenti mi portano molto più all’indietro nel tempo. Anche nel quarto secolo ci sono testi che parlano della Sindone».
Ma torniamo alle scritte, che in realtà sono più d’una: in greco, e anche in latino, scoperte a partire dal 1978. Lei spiega che non sembrano vergate sul lino, ma impresse per contatto, forse casuale, con cartigli e reliquiari. Che cosa dimostrano? «Quella in caratteri ebraici poteva essere un motivo importante per spiegare la segretezza di cui i templari circondarono la Sindone, in anni di fortissimo antisemitismo». Però c’è dell’altro: «Sì, c’è il fatto che dopo il 70 non si parlò più aramaico nelle comunità cristiane. E già San Paolo scriveva in greco». A cosa sta pensando, allora? «Ci sono molti indizi, direi un’infinità, che sembrano collegare la Sindone ai primi trent’anni dell’era cristiana. Per ora è una traccia di ricerca». Pensa che il testo si sia impresso prima del 70? «Quel che sappiamo del mondo antico ci costringe a formulare questa ipotesi». E qui la studiosa si ferma, rinviando al nuovo libro, La Sindone di Gesù Nazareno, che uscirà sempre per il Mulino prima di Natale. Ma non si sottrae alle domande. La prima è ovvia: come escludere che si tratti semplicemente di un «falso», nel senso di una reliquia costruita e modificata nel tempo?
Magari realizzata proprio sulla scorta dei Vangeli? «Innanzi tutto il mondo antico non ha mai avuto interesse a confermare i Vangeli. Non conosce il nostro concetto di riscontro o di prova. In secondo luogo le scritte possono essere datate, in base alla loro forma, alla grammatica, al contesto. Gli studiosi che le hanno esaminate le fanno risalire a un periodo fra il primo e il terzo secolo». Si ritiene però che l’archeologia del terzo secolo fosse molto diversa dalla nostra. La madre di Costantino trovò a Gerusalemme tutto ciò che desiderava, dalla croce alla casa di Pietro. «Non è così semplice. Quest’idea rischia di diventare un luogo comune. La questione dell’imperatrice Elena è un capitolo a parte».
Ultima osservazione: la Sindone riporta un’immagine tridimensionale. Per ottenerla non posso avvolgere semplicemente un corpo in un lenzuolo, come farei al momento della sepoltura. «No, deve fare molte altre cose, questo è vero. Però ricordiamoci che, data la sua sacralità, è difficile accostare e studiare l’oggetto stesso». Infatti queste scritte non sono mai state viste da nessuno, in tanti anni, anche quando la Sindone era, come lei spiega, molto meno sbiadita di adesso. «Tenga conto che veniva avvicinata raramente, e con una forma quasi di terrore sacrale. Io comunque non mi sono interrogata sulla sua formazione, perché sarebbe un tentativo di razionalizzare una materia dove lo storico, qualora lo faccia, si espone a troppi rischi, anche di figuracce. Come chi aveva spiegato la trasfigurazione di Cristo ricorrendo ai fenomeni ottici che si verificano sui ghiacciai. Preoccupiamoci piuttosto di studiare seriamente. L’unica cosa certa è che dobbiamo toglierci dalla testa di avere in mano, al proposito, le carte definitive».
Ci sarà anche Benedetto XVI nel milione di pellegrini attesi a Torino la prossima primavera per venerare la Sindone. «Sarà l’occasione per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio», spiega il Papa che celebrerà messa sul sagrato del Duomo. Le ultime ostensioni erano state quella del 1978 e quella per il Giubileo del 2000.
21 luglio 2009
La Stampa.