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LA MAFIA E IL DENARO NELLA BANCA DEL VATICANO Stampa
ior_bancoHO SCRITTO IL 3 FEBBRAIO 2011:

LA MAFIA E IL DENARO, LO STERCO DI SATANA NELLA BANCA DEL VATICANO

L'UNICA RICOMPENSA CHE CHIEDEREI A CRISTO PER IL MODESTO LAVORO CHE HO SVOLTO IN QUESTI LUNGHI ANNI AL SUO SERVIZIO È QUELLO DI ASSISTERE AL DIBATTIMENTO PUBBLICO NEL QUALE VIENE PROCESSATO IL VATICANO E MOLTI ALTI DIRIGENTI DELLO STESSO. MI PIACEREBBE ASCOLTARE LE ACCUSE STORICHE E MODERNE CHE IL PUBBLICO MINISTERO GESÙ OFFRE AL GIUDICE ADONAY. VORREI VEDERE LA VERGOGNA E LA PAURA DISEGNATA NEI VOLTI DEI RAPPRESENTANTI DI QUELL'ISTITUZIONE CRIMINALE CHE HA UCCISO UOMINI E DONNE NEL NOME DI DIO. VORREI ASSISTERE AL GIORNO IN CUI VERRÀ EMESSA LA SENTENZA DI CONDANNA PER QUESTI TIRANNI E ASCOLTARE LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER I MISSIONARI E I PRETI CHE HANNO OPERATO CON AMORE PER IL PROSSIMO ANCHE SE APPARTENENTI ALL' ISTITUZIONE COLPEVOLE.
SIA CHIARO, MI RIFERISCO AL VATICANO, ALLA SUA STORIA CRIMINALE FATTA DI UOMINI, DI BORDELLI E DI QUEI DELINQUENTI CHE HANNO CONSEGNATO AL BOIA, E QUINDI BRUCIATO, GIORDANO BRUNO NEL PASSATO, DI QUEI CRIMINALI CHE OGGI HANNO RICICLATO I SOLDI DI RIINA E PROVENZANO E DI PIPPO CALÒ.  NON MI RIFERISCO CERTO ALLA SANTA MADRE CHIESA CATTOLICA E APOSTOLICA FONDATA DA CRISTO ALLA QUALE NOI ADERIAMO CON FEDE E DEVOZIONE.
COME AL SOLITO VI DICO, LEGGETE QUESTO ARTICOLO E POI MEDITATE E DEDUCETE.

GIORGIO BONGIOVANNI

NEI 50 CONTI SEGRETI DI DON EVALDO LA PISTA CHE LEGA BALDUCCI E VATICANO
ECCO IL TESORO MILIONARIO GESTITO DAL PRETE AMICO DI ANEMONE

Verifiche in corso su due maxi transazioni disposte dall´Istituto per il sostentamento del clero mentre le persone coinvolte nell´indagine si trovavano agli arresti.
Dallo Ior alle principali banche italiane, l´economo della Congregazione del preziosissimo sangue amministrava decine di polizze e posizioni.
CARLO BONINI
PERUGIA - Altro che «don bancomat». Piuttosto, «don Banca». Liquidato dalle cronache come appendice folcloristica del Sistema Anemone-Balducci, di cui era stato nel tempo l´occulta cassa continua di denaro contante, don Evaldo Biasini, economo della "Congregazione del Preziosissimo Sangue", si rivela snodo sensibile degli incroci tra la finanza vaticana e «l´associazione per delinquere» che governava i Grandi Appalti. Perché uomo capace di movimentare decine di milioni di euro nello spazio di un anno solare. Lo documentano una perizia informatica del 23 dicembre scorso sui file contenuti nelle "chiavette usb" e nei dischi rigidi del pc sequestrati al missionario, nonché un´informativa del Nucleo di polizia tributaria di Roma su un sospetto movimento di 20 milioni di euro in una filiale di Roma del "Credito Artigiano".
LA VERITÀ CUSTODITA DA UNA CHIAVETTA USB
Le "chiavette" e i "dischi" di don Evaldo, dunque. «Nei supporti digitali - si legge nella nota di polizia giudiziaria che dà conto degli esiti della perizia informatica - è emersa l´esistenza di un programma di gestione contabile denominato "wOmar"». Qui, l´economo conserva traccia di tutti i rapporti bancari (conti correnti, depositi titoli, gestioni patrimoniali) su cui opera: a titolo personale, a nome della Congregazione, per conto dello Ior. Sono cinquanta. Quattro sono accesi presso "Banca Intesa"; 5 in "Banca Marche"; 2 in "Banca Generali"; 1 presso la "Cassa di risparmio di Città di Castello"; 3 in "Poste Italiane"; 1 in "Banca Carige", 13 risultano intestati allo Ior (si tratta di depositi contanti in valuta, fondi di investimento, gestioni patrimoniali); 12 le posizioni con "Monte dei Paschi di Siena"; 2 con "Ras Bank"; 1 con "Rolo Banca", 2 con "San Paolo Imi", 3 con "Banca di Roma" (ora Unicredit).
MOVIMENTI DI DENARO FRENETICI
Sono conti dalla robusta quanto opaca movimentazione. In una infernale commistione di sacro e profano. E, per averne un´idea, è sufficiente esaminare tre di quelli accesi dal missionario nella sola filiale di Roma della "Banca Marche", istituto dove per altro hanno i loro depositi Angelo Balducci e il suo intero nucleo familiare, come anche il Gruppo Anemone. «Sul conto ordinario 713, nel solo biennio 2006-2008, si registrano movimenti per circa 500 mila euro sia in entrata che in uscita, con assegni per 50 mila euro incassati dalla "Congregazione" su disposizione di Anemone e dalla "Congregazione" girati a Filippo Balducci». Ancora: «Sul conto ordinario 1562, utilizzato come "transito", si registrano flussi per 7 milioni di euro e qui passa parte della provvista consegnata a Mauro Della Giovampaola (...) Sul conto ordinario 4630, aperto il 3 marzo del 2006 ed estinto il 7 giugno 2010, vengono movimentati, tra entrate e uscite, 18 milioni di euro (...) Spiccano in ingresso cospicui versamenti di assegni postali dal conto della Congregazione presso piazza san Silvestro per un totale di 7 milioni e mezzo di euro, nonché diversi bonifici provenienti da altri conti della Congregazione per 4 milioni e 200 mila euro, un bonifico di 100 mila euro proveniente dallo Ior il 15 giugno del 2007, versamenti di assegni bancari sottosoglia per 400 mila euro tratti dalla società "Igt" di Bruno Ciolfi (una delle società coinvolte nell´inchiesta, ndr) e prelevamenti di contante per oltre 4 milioni di euro».
Venticinque milioni di euro di movimenti su 3 soltanto dei 50 conti a disposizione sono numeri non da piccolo economo di una Congregazione missionaria, ma da grande azienda. E del resto, quel denaro gira anche e attraverso i conti Ior su cui don Evaldo ha delega ad operare. Anche qui, a titolo di esempio, il Ros dei carabinieri annota, per il solo anno 2007, «nel sottoconto azioni Ior, una gestione patrimoniale di azioni per 990 mila euro».
I CONTANTI PER ANEMONE E LA MOGLIE DI BALDUCCI
Si capisce dunque, perché è in questo pozzo, senza apparente fondo, che Diego Anemone e Rosanna Thau, moglie di Angelo Balducci, decidono di custodire contante in nero che don Evaldo è pronto a restituire con maggiorazione di interessi. Annota la polizia giudiziaria sulla base dei file scovati nel programma "wOmar": «Per l´anno 2007, il saldo attivo dare-avere cash di Diego Anemone è di 183mila 739 euro, con un prelievo in contanti di oltre 126mila euro. Per il 2008, di 253mila 910 euro, con prelievi in contanti di oltre 382 mila euro». Tutto contante esigibile ad horas, come quando - documenta la Finanza - «il 22 settembre 2008, Anemone ritira cash 50mila euro». Denaro che, il giorno successivo, la procura ritiene venga consegnato brevi manu dal costruttore a Guido Bertolaso. Inferiori e "immobili" i depositi della Thau. La moglie di Balducci apre il suo "conto" nero con l´economo il primo di gennaio 2007: «25.581 euro, cui, a fine 2008, don Evaldo corrisponde interessi per 648,42 euro».
L´OPERAZIONE SOSPETTA DA VENTI MILIONI
È in questo quadro che, il 10 dicembre scorso, il Nucleo di polizia tributaria di Roma apre un nuovo squarcio su un´operazione che tiene insieme le casse vaticane e Balducci. La Finanza riceve una segnalazione anonima secondo cui, «presso la filiale di Roma in via San Pio X del "Credito Artigiano", sono transitate due operazioni da ricondurre al caso Balducci» (in quel momento, agli arresti domiciliari da mesi). La prima, «tra il 15 e il 18 maggio del 2010, per 15 milioni di euro». La seconda, «tra il 20 e il 21 maggio, per 5 milioni». Viene attivata l´Unità di intelligence finanziaria della Banca d´Italia e il risultato è per certi versi sorprendente. «In data 12 maggio 2010 - si legge nella nota che documenta gli esiti dell´accertamento - l´Istituto per il sostentamento del Clero ha aperto presso il Credito Artigiano il conto 49086 che, dodici giorni dopo, viene alimentato con un giro conto di 15 milioni di euro da un altro rapporto acceso dallo stesso Istituto presso la "Finecobank". (...) I 15 milioni in oggetto vengono quindi girati il 23 giugno 2010 su un conto ancora intestato all´Istituto per il sostentamento del Clero acceso presso la "Banca Prossima (del Gruppo Intesa-San Paolo)». Di Balducci non c´è traccia apparente. Ma la banca su cui l´operazione si perfeziona - il Credito Artigiano - è finita da mesi nella lente investigativa della procura di Roma per le operazioni dello Ior in violazione delle norme antiriciclaggio. E ora, la procura di Perugia, vuole capire se tra queste due storie - il caso Balducci e il caso Ior - esista o meno un nesso.
LA REPUBBLICA 03 FEBBRAIO 2011

DAI MARMI AI RUBINETTI IN DUE ANNI A CASA BERTOLASO
LAVORI PER 250MILA EURO

Per ristrutturare l´appartamento di Scajola al Colosseo vennero tirati fuori altri 119mila euro

PERUGIA - Il lavoro di dettaglio della Guardia di Finanza sui 400 nomi della "lista Anemone" documenta, in un colpo solo, insieme alle identità dei beneficiari di un sistema utilizzato per acquisire "benemerenze", la dimensione e la qualità dei servizi di ristrutturazione gratuita offerti dal costruttore. Perché, se è ormai noto che in quella lista - come le cronache dei mesi scorsi hanno già dato conto - figurano, tra gli altri, ex ministri come Claudio Scajola, ex funzionari dei Servizi come il generale Francesco Pittorru, l´ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e l´attuale capo della polizia Antonio Manganelli, ora è possibile comprendere che i servigi di Anemone erano a cinque zeri. Tutt´altro che banali interventi, come pure è stato detto, di «piccola falegnameria» o «idraulica».
Esemplare, il caso di Guido Bertolaso. Anemone lo soddisfa nelle esigenze dell´abitazione della sua famiglia in via Bellotti Bon e nell´appartamento di via Giulia, di cui, per altro, già paga mensilmente il canone di affitto. Ebbene, in soli due anni - come documenta la Guardia di Finanza - «l´importo reale» dei lavori effettuati nelle due abitazioni supera i 250 mila euro: 91mila 963, nel 2005; 160mila 375, nel 2006. Sono denari che escono dalle tasche di Anemone, ma il cui importo Anemone abbatte fino al 90 per cento nella sua contabilità in chiaro, facendo in modo che i fornitori e gli artigiani di cui si serve in quegli appartamenti fatturino importi esigui. Nel 2005, poco più di 58mila euro. Nel 2006, appena sopra gli 11mila.
Il trucco si svela quando, trovata la "lista", i militari della Guardia di finanza risalgono a chi ha lavorato in via Bellotti Bon e in via Giulia e gliene chiedono conto. Si scopre così che la "De Masi srl", ditta che vende materiale edile, nel marzo del 2006 ha lavorato nelle case dell´ex capo della Protezione civile, assicurando commesse per oltre 11mila euro, a fronte delle quali le fatture "in chiaro" registrano 26 euro. Anche la "D.i.e.", azienda che realizza sistemi di sicurezza, fornisce materiali e manodopera per oltre 41mila euro, di cui, nella contabilità di Anemone non resta traccia che per 2 ila e 200 euro. Ci sono poi marmi, rubinetti, ceramiche, ombrelloni da esterni, interventi stagionali per la disinfestazione. Per ogni voce, il sistema non cambia. Nella fatturazione dei lavori, il "nero" si mangia i tre quarti del costo reale dell´intervento. Il Fisco ne ha un danno. Ma il segreto che deve coprire il cliente diventa ermetico, perché - ritiene Anemone - da quelle fatture farlocche nessuno potrà mai risalire al beneficiario effettivo dei lavori.
Succede con Guido Bertolaso, si ripete con Claudio Scajola. L´allora ministro, che dice di «ignorare» che il costruttore gli ha pagato i due terzi del mezzanino vista Colosseo in cui è andato ad abitare, ignora evidentemente anche che quello stesso costruttore, per ristrutturare l´appartamento, tira fuori oltre 119mila euro. Di cui, fornitori e artigiani fatturano poco più della metà (68mila euro). Certo, a scorrere la lista degli interventi, è difficile immaginare come non ci si possa accorgere che sono stati messi in casa propria ponteggi per 13mila euro, impiegato calcestruzzo per 3mila, piantati pali e reti del cantiere per 5mila, rifatti impianti elettrici per 7mila, montate ceramiche per 10mila.
Non è esattamente una "romanella" neppure la ristrutturazione delle case di Pittorru in via Poliziano e via Merulana (altro caso di acquisto di appartamenti propri con soldi altrui, quelli di Anemone). Il costo effettivo dei lavori sostenuti dalle ditte incaricate da Anemone supera i 69mila euro. Il fatturato in chiaro supera di qualche euro i 13mila. Vale a dire appena l´equivalente di quanto effettivamente speso per la sola voce "impianti". Naturalmente, anche per il generale (che per altro, come Bertolaso, in questi mesi è ricorso in sede civile e penale contro "Repubblica" ritenendosi gravemente diffamato dalla pubblicazione delle circostanze che lo riguardano emerse dall´inchiesta), marmi e finiture di pregio.
(c.b.)
LA REPUBBLICA 03 FEBBRAIO 2011

 

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