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ryan100Redazione Art-Vibes | On 17, Gen 2017
Una piccola impresa che ricicla rifiuti al cui comando c’è un bambino di soli 7 anni.
di Redazione Art Vibes
Questa è la storia di Ryan Hickman, un bambino della California che a soli 7 anni è riuscito a mettere in piedi una piccola impresa che si occupa di riciclare rifiuti.
Tutto ha inizio nel 2012 quando Ryan si recò insieme al padre al centro di riciclaggio locale della contea di Orange County, e lì capì fin da subito che si poteva fare molto di più rispetto a quello che veniva fatto. Già il giorno seguente gli balenò l’idea di coinvolgere vicini di casa, amici e parenti nella pratica del riciclo cominciando ad accumulare grandi quantità di rifiuti da smaltire.

islandia100

L’Islanda ha sconfitto le dipendenze e trasformato i giovani dell’isola nei più salutisti d’Europa.
Nelle scorse settimane, dopo che gli amanti del calcio ne avevano celebrato le gesta e il geyser-sound agli europei in Francia quest’estate, l’Islanda è improvvisamente tornata di moda, protagonista di una rivoluzione educativa durata 20’anni che ha sconfitto le dipendenze e trasformato i giovani dell’isola nei più salutisti d’Europa. Se fino a due decenni fa, infatti, la dipendenza da droghe e l’abuso di alcol in età adolescenziale degli islandesi aveva raggiunto livelli da allarme sociale, oggi non è più così. Dal 1998 al 2016 la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati drasticamente passando dal 23% al 3%. Siamo chiari, non si tratta di un miracolo, ma di un percorso lungo e tortuoso che è stato possibile solo grazie ad interventi mirati e spesso drastici,ma ilrisultato in termini di salute è oggi innegabile e ha completamente ribaltato quella classifica negativa che vedeva i giovani islandesi come i maggiori consumatori di droghe e alcol d'Europa.

3chicas100Questa cifra rappresenta il 50% del budget per la ricerca a disposizione del Sant Joan de Deu Hospital
 
Daniela e Mariona, 12 anni e Candela, hanno raccolto più di un milione di euro per la ricerca sul cancro infantile, con la vendita di braccialetti. (Quique García / EFE)
Quello che era iniziato come un gioco sta diventando un fenomeno sociale e di solidarietà. Daniela e Mariona, amiche di Candela, una ragazza affetta da leucemia, hanno deciso un bel giorno di iniziare questa impresa di solidarietà per aiutare la loro amica. Il gesto delle ragazze è piaciuto molto, così come i bracciali, ed hanno iniziato a venderli a buon ritmo!

SIUX100di Maria Rita D’Orsogna
Credo che non sia possibile restare indifferenti a queste immagini.
Duemila veterani di guerra statunitensi si sono accampati nelle praterie del North Dakota per dare il loro appoggio ai Sioux che resistevano al passaggio dell’oleodotto North Dakota Access Pipeline.
Cosi, solo per amore, sono andati lì e hanno offerto di essere a fianco delle tribù indigene le cui acque e i cui siti sacri erano minacciati da questo oleodotto.
Lo US Army Corps ha deciso in extermis di bloccare l’oleodotto e di considerare un percorso alternativo, dopo mesi di resistenza, di violenza, di freddo, di paura (leggi Hanno vinto i Sioux, niente oleodotto).
E alla fine, succede qualcosa di inaspettato, e di quanto più nobile l’umanità possa offrire. A un certo punto del tutto inaspettatamente, i veterani si sono inginocchiati e hanno chiesto scusa ai Sioux per il genocidio e i crimini di guerra commessi dall’esercito statunitense contro i popoli indigeni nel corso dei secoli.
      
Il capo Sioux, Leksi Leonard Crow Dog, per conto di tutte le tribù Sioux ha accettato le scuse e a sua volta ha chiesto scusa ai militari per il dolore causato il giorno 25 giugno 1876 quando i Sioux sconfissero la settima cavelleria dell’esercito Usa. Il capo tribù ha detto: “Vi perdoniamo e chiediamo pace al mondo”.
Tutti avevano gli occhi inumiditi. E anche chi scrive.
 
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Fonte: http://comune-info.net/2016/12/chiediamo-scusa-ai-sioux/

Foto di Josh Morgan para The Huffington Post

BARRE100Ogni lunedì e giovedì Alberta Marchetta esce di casa verso le dieci, prende una ramazza, indossa una pettorina e offre al suo paese un po’ di quel bene prezioso che si chiama tempo. Pulisce una strada, un giardino, un’aiuola, fa quel che il suo essere cittadino le suggerisce di fare contro il cinismo e il menefreghismo di chi lascia scarti da pattumiera in un luogo pubblico, ignorando l’educazione e anche il rispetto. Quando passa davanti al bar un pensionato le offre il caffè. «Sono ammirato», dice. Un altro la guarda come si guarda un alieno. «Non tocca a noi», l’avverte. Ma lei tira dritto nel suo impegno volontario, contro l’inerzia che ci rende complici e rassegnati.

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