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 Segni dei Tempi

hipopotamo1Lo stop alla caccia agli elefanti, massacrati e a rischio estinzione per via delle loro zanne, non ha placato la brama di avorio nel mondo. E così, per rispondere alla sempre massiccia domanda (e lucrarci su) i cacciatori di frodo hanno trovato una soluzione alternativa alla caccia all’elefante: quella all’ippopotamo. Con il risultato che, in questo modo, il mite animale rischia di scomparire dalla faccia della Terra entro un secolo. Addormentati o uccisi a distanza, è facile trovare i corpi degli ippopotami con la bocca aperta, insanguinati e privati dei loro denti. Sin dal 1989, anno in cui il commercio di zanne di elefanti fu messo al bando, sono loro le nuove vittime di un mercato (nero) globale. E il trend, suggerisce un recente studio pubblicato sull’African Journal of Ecology, è sempre più al rialzo.

congo2017Onu: «In aumento del 30% rispetto all’anno scorso» a causa della guerra sempre più violenta, infestazioni, colera e morbillo

Da decenni la Repubblica democratica del Congo (Rdc) è devastata da guerre di una violenza inaudita, i cui echi giungono attutiti e lontani alle orecchie occidentali. Eppure frammenti di quelle stesse guerre ce li troviamo di fronte ogni giorno, nelle nostre case, nelle nostre tasche. L’esempio drammaticamente più celebre è quello del coltan, minerale fondamentale per la produzione di meraviglie elettroniche come smartphone e computer: il Congo possiede dal 60 all’ 80% delle riserve mondiali di coltan, ma questa ricchezza si è trasformata in sciagura come già accaduto per diamanti, petrolio, oro. È nella “maledizione delle risorse” che affondano le radici delle milioni di morti violente consumatesi in Congo, a cui si aggiungono quelle – crescenti – per fame.

eclipse100L’impatto con la Terra dell’asteroide che 66 milioni di anni fa estinse i dinosauri oscurò il pianeta. Una nuova ricerca spiega che lo stesso potrebbe accadere in caso di conflitto atomico

Iniziata ieri alle 18.05 italiane, l’eclissi solare totale che ieri è stata visibile in 14 Stati Usa – abitati da circa 12 milioni di persone – è stata forse la «più fotografata della storia», come sottolineano dall’Agenzia spaziale italiana. L’oscuramento del sole da parte della nostra luna «ha avuto il suo picco massimo intorno alle 19.15, e grazie soprattutto alla massiccia campagna di comunicazione della Nasa è stato seguito in tutto il mondo», con testimoni d’eccezione come l’astronauta italiano Paolo Nespoli, che si è potuto godere lo spettacolo – prontamente condiviso sui canali social – direttamente a bordo della Stazione spaziale internazionale.

yemen100 Foto: Commons.wikimedia.org

Un paese al collasso, distrutto dalle bombe sganciate a grappoli dai caccia sauditi, e oggi colpito dalla “peggiore epidemia di colera al mondo all’interno della più grande crisi umanitaria al mondo”. Così l’Onu insieme ad alcune tra le principali organizzazioni non governative – tra cui Unicef, Oxfam, Medici Senza Frontiere – descrivono lo Yemen, un luogo che sembra essere stato dimenticato (dai media, dall’opinione pubblica, della comunità internazionale), martoriato da una guerra che va avanti dal 2015 e che solo apparentemente non ci coinvolge. Arrivano da casa nostra, infatti, molte delle bombe che continuano a piovere sulla popolazione yemenita e a colpire indiscriminatamente ospedali, scuole, civili inermi: le produciamo qui e le vendiamo all’Arabia Saudita, per un volume d’affari di milioni di euro. Le conseguenze? Quasi 5 mila vittime, molte delle quali bambini, con oltre 3 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, mentre il 70% della popolazione – circa 19 milioni di persone – hanno bisogno immediato di aiuti umanitari per sopravvivere, e tra loro 7 milioni lottano ogni giorno per avere un pasto decente.

lago100 Foto: Shamil Zhumatov,
Reuters/Contrasto da Internazionale.it

 

Solo due anni fa la Nasa aveva diffuso delle immagini satellitari che dimostravano come la superficie del lago Aral si fosse ridotta del 75% in 50 anni. Oggi quello che è stato il quarto più grande mare interno del mondo, incastonato tra il Kazakistan e l’Uzbekistan, è quasi del tutto scomparso a causa di una serie di disastri ambientali di natura antropica che lo hanno fatto ritirare con una media di tre metri all’anno. Tutto è cominciato negli anni quaranta quando l’ex Unione Sovietica deviò il corso del Syr Darya e l’Amu Darya, i due fiumi principali che lo alimentavano, realizzando un sistema d’irrigazione utile alla produzione di cotone. La mancanza di acqua dolce che alimentava l’Aral ha fatto aumentare la salinità nell’intera area, avvelenato grandi estensioni di territorio e provocato gravi danni alla salute umana e alla stessa agricoltura che si intendeva favorire. Il lento, ma progressivo effetto del cambiamento climatico ha fatto il resto e quando negli anni novanta l’Unione Sovietica è crollata, l’Aral era già diviso in diversi specchi d’acqua, molto più piccoli rispetto al lago disegnato sulle cartine geografiche che vedevamo appese a scuola.

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