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cruz_02"PORTA LA TUA CROCE"
Mi sono svegliato agitato e con un attacco d'asma, come se qualcosa mi fosse strappata dal petto. Io non sono asmatico, ma ogni tanto mi accade e sento dentro di me come un avvertimento, un sobbalzo che mi spinge a reagire. Questa mattina ho sentito nel mio petto il vero significato di "portare la croce", che non è solo gioia, ma anche molto dolore, sia fisico che spirituale.
Io non sono degno, nemmeno sono il più indicato per dire ai miei fratelli e agli amici con i quali percorro questo sentiero accanto a Giorgio, il significato di "portare la propria croce", che è molto più profondo di quanto si possa immaginare, per questo motivo queste parole rimangono soltanto una mia riflessione su quello che io devo fare, anche senza capirne il perché.
Immaginiamo in questi giorni di dicembre, quasi all’inizio del 2011, che siamo in grado di caricare sulle nostre spalle quella croce pesante che caricò su di sé il nostro Maestro Gesù Cristo. Cerchiamo di sentire il suo peso e come fanno male la schiena, le gambe, le braccia, la pelle, come il nostro cuore si sforza per pompare il sangue, come l'acqua del nostro corpo si perde attraverso il sudore e ci si  sente sopraffare da un calore intenso fino al punto che non si è più in grado di camminare. Allora, a quel punto, alziamo lo sguardo perché forse possiamo vedere Lui, con il Suo dolore, la Sua sofferenza, chiedendoci di comprendere il significato di "portare la propria croce".
Quando vediamo che il sangue discende dal suo corpo mutilato, quando riusciamo a vedere che ha portato la Sua croce fino al sacrificio e ha dato la sua vita per noi, quando Lo vediamo chiudere gli occhi mentre sentiamo il nostro dolore, il nostro peso, la nostra croce sulla spalla, in quel momento ci rendiamo conto di essere vivi, e forse ancora immeritevoli.
Ma se siamo riusciti a portare la croce e a sentirne il dolore, guardandolo negli occhi possiamo dire che non abbiamo capito il significato di "portare la propria croce", ma che l’abbiamo caricata sulle nostre spalle e che ognuno di noi farà del suo meglio, secondo le proprie capacità, consapevoli dei nostri limiti.
È il momento di “portare la croce”, non importa se ieri abbiamo fatto poco o nulla, se chi è accanto a noi fa di più o di meno di noi. Se abbiamo perso il tempo o se invece siamo stati premiati per il nostro impegno, o se ho fatto tanto e adesso posso rimanere seduto.
No, non importa l'apparenza con cui ci vestiamo ogni giorno, o la paura di fare qualcosa e di ridicolo, o se io riconosco lo sforzo o meno.
. È tempo di tracciare un cammino e farlo passo dopo passo, giorno per giorno, ma con una mèta fissa, sapendo che il peso della croce sulle spalle ti da la forza ed è il termometro per prendere le decisioni giuste.
E alla fine del cammino ci aspetterà Lui, per dirci personalmente che non abbiamo capito il vero significato di "portare la propria croce" e subito dopo ci dirà: non lo avete capito, ma lo avete vissuto ...

Daniel Amaral.
Montevideo, 14 dicembre 2010.

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