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luigifrancesca1Di Luigi e Francesca

Flavio, con il suo insegnamento, ha voluto lasciare IL SEGNO, segno che si tramanda da millenni sulla Terra, segno che da sempre ha accompagnato l'evoluzione di popoli differenti per razza e cultura, ma sempre e comunque emanazioni conseguenti di quel segno, il quale ha creato tutto, è eterno e non può trovare limiti di spazio e tempo. Sta a noi riuscire ad afferrare il segno, che in un determinato momento della nostra esistenza ci accarezza e distoglie in noi, anche solo per un attimo, l'attenzione verso qualcosa che sta più in alto, qualcosa che mai avremmo immaginato fino a quel momento, verso la Via, la Verità e la Vita.

Sta a noi dunque avere il coraggio, la forza, la pazienza e la volontà di non lasciar fuggire via il segno, il quale rappresenta una sacra opportunità donataci da "Colui che tutto move", opportunità da cogliere al volo e fare nostra attraverso la testimonianza e l'esempio di vita. Destiamoci dunque, non lasciamo che il segno voli via verso altri lidi, perché è vero che chi conosce la Verità sarà libero davvero, ma è anche vero che "Se foste stati ciechi, non avreste avuto alcun peccato, ma siccome avete visto, il vostro peccato rimane”.

Dunque, il segno è un dono unico che apporta in noi potere, sia sulla nostra vita che sulla vita del prossimo, in quanto è un potere che accresce in ognuno di noi una giusta responsabilità, responsabilità che se sapremo portare avanti fino in fondo, ci offrirà la grazia della salvezza spirituale.

Sia benedetto il Segno!

Con Amore

Luigi e Francesca

Arca Poimandres Gubbio

9 Febbraio 2019

⃰ ⃰ ⃰
L'associazione Culturale Dal Cielo alla Terra – Gubbio presenta:
“Il nostro tempo dà la possibilità di seguire virtute e canoscenza?”
Riflessioni dello storico Flavio Ciucani
Incontro del 20 gennaio 2019
Centro Giovani Gubbio

Flavio Ciucani è tornato a Gubbio un freddo giovedì di gennaio, il 20, per raccontarci la sua esperienza e il suo cammino spirituale e per rispondere alle domande dei fratelli dell'Arca di Gubbio, in un libero scambio di idee e concetti della Sacra Scienza dello Spirito a partire dalla riflessione: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Flavio ha avviato il discorso a partire dal concetto di VIRTÙ: un uomo virtuoso è una persona giusta, sincera con se stessa e con gli altri, che ascolta e rispetta il prossimo. Essere virtuosi significa conseguire tutte quelle doti che ci fanno vivere come un qualcuno che prende le distanze dagli atteggiamenti degli altri (“i bruti”).

La gente “bruta” ha bisogno di semplificare la realtà dandogli degli schemi per comprenderla, mentre i virtuosi sono coloro che rompono gli schemi, escono dagli argini delle imposizioni della società e guardano il mondo e la realtà con occhi nuovi. Per cui i virtuosi, agli occhi dei bruti, risultano incomprensibili perché non catalogabili, suscitando in loro rabbia e diffidenza.

La virtù va praticata con COERENZA. Se resta una mera dichiarazione di intenti senza una reale applicazione pratica nel nostro quotidiano, si riduce a una moda passeggera, come ad esempio la moda dei cibi naturali e salutari (natural chic) fini a se stessi.

Conoscenza, educazione e insegnamento: l'inizio del cammino

In questo percorso spirituale che stiamo seguendo cerchiamo la virtù attraverso la CONOSCENZA. Conoscere significa partire dall'EDUCAZIONE. Un’educazione che non è soltanto nostra, ma che riguarda la comunità.

La scuola non educa a recepire i nostri sentimenti, né alla ricerca spirituale. È settaria, anche rispetto ai temi dell’innovazione come, ad esempio, la tecnologia. In realtà educare, dal latino "e-ducere", significa proprio “condurre”, "tirar fuori" da una persona, cioè far emergere le capacità di ognuno. In questa accezione, la scuola di oggi non porta a termine questo compito.

Oltre all'educazione, nella formazione di una persona conta l'INSEGNAMENTO: insegnare significa “dare il segno”, lasciare il proprio segno nei discenti. Giotto, ad esempio, trasmetteva ai suoi allievi la sua sapienza nelle arti pittoriche, e questi allievi erano, poi, facilmente riconoscibili per il tratto, il segno, che utilizzavano essi stessi nelle loro composizioni. Nei loro lavori c'era il “segno” di Giotto.

Nella vita di Flavio, come lui ci racconta, sono stati tanti gli insegnanti, ovvero le persone che hanno lasciato il loro segno, ma pochi gli educatori, cioè coloro che mostrano ad una persona le proprie capacità. Questa mancanza di conoscenza delle proprie potenzialità e capacità, non gli ha permesso,, in gioventù, di compiere scelte consapevoli.

Flavio ha poi iniziato a raccontare la propria esperienza nel campo spirituale, caratterizzata dall'incontro con GIORGIO BONGIOVANNI, con il quale condivide, a tutt'oggi, le scelte di vita.

Sin da piccolo, Flavio trovava la tematica UFO come un aspetto normale della vita. Leggeva le storie su dischi volanti ed extraterrestri pubblicate su “l’Intrepido”, il noto giornale per i più piccoli, con storie a fumetti ed illustrazioni. A lui sembrava normale parlare di questi argomenti, non ci vedeva nulla di straordinario.

La prima persona che gli ha insegnato e lo ha educato è stato il suo insegnante di ginnastica. Nell’adolescenza si ha bisogno di rapporti parentali: si odiano i propri genitori, ma allo stesso tempo si ha estremo bisogno di loro per avere dei consigli sulla vita e sulle scelte da compiere.

Flavio ha perso il padre da piccolo (4 anni) e soffriva della sua assenza e del non poter chiedere aiuto ad una figura maschile.

Praticava la palla a volo in maniera agonistica, e un giorno, dopo un litigio con i suoi compagni, venne avvicinato dal professore di educazione fisica. Flavio, preso dalla rabbia, aveva fatto rimbalzare il pallone con forza, facendolo volare via. “Il pallone era sgonfio?” gli domanda il professore. “No” risponde Flavio. “Se tu sprechi energie arrabbiandoti, sei come un pallone sgonfio e il tuo tiro non arriverà mai là dove vuoi farlo arrivare, invece trattieni l’ira e l’insofferenza, più il pallone sarà gonfio e potrai far volare la palla in alto”. Flavio ha appreso un grande insegnamento, ossia quello di trattenere l’ira e trasformarla, incanalarla in un sentimento positivo, in una spinta creativa.

Crescendo, Flavio, che era un ragazzo socievole, faceva parte di un folto gruppo di ragazzi che si impegnavano in attività sociali e teatrali. Un giorno. Si ritrovò con uno di questi ragazzi, un suo amico, a prendere un caffè in un bar, giusto per stare un po' insieme. Quel giorno parlarono per 4 ore, e il suo amico gli fece un quadro dettagliato sulla politica, sul mondo, sulla società e sui suoi meccanismi, il potere, ecc. Quel momento è stato per Flavio un altro insegnamento: quella chiacchierata gli aveva aperto una nuova prospettiva, un nuovo modo di guardare le cose e di comprenderle, Gli è stato lasciato un segno. Si è aperto un nuovo scenario davanti a lui.

Un altro importante insegnamento Flavio lo ha avuto a S. Benedetto del Tronto, dove un giorno, passando davanti alla sala Cursaal, è stato attratto dalla locandina della conferenza che si stava svolgendo in quel momento. La relatrice era la signora Murri, e parlava di REINCARNAZIONE. Quelle parole e quelle conoscenze hanno aperto in Flavio un'altra porta, da dove la mente ha riconosciuto concetti antichi, ovvero il perpetuarsi dell’esistenza fino alla propria evoluzione spirituale.

Alla conferenza successiva, Flavio andò con due amiche, in cui si parlò anche di Esseri di luce, di mondo sottile, extrasensoriale, di Angeli, ecc. Le sue amiche uscirono sconvolte, mentre lui si sentiva felice e calmo. Questo ulteriore segno è stato, per lui, un arricchimento, ovvero la scoperta di un mondo che non aveva mai immaginato. A partire da quel momento Flavio iniziò a fare ricerche.

Poco dopo, una sua amica andò in viaggio di nozze in Sicilia, presso il famoso contattista EUGENIO SIRAGUSA, e, tornata dal viaggio, gli consigliò di andare a trovare questa persona. Flavio andò con poca convinzione. Appena lo vide, Eugenio lo prese per mano, lo condusse con lui e gli parlò per un’ora circa di fatti di cui Flavio non comprendeva quasi nulla, ma che avrebbe compreso in seguito, quando si sarebbero realmente verificati.

Verso altri lidi: alla fonte della Conoscenza

L’educazione serve per uscire da se stessi, astrarsi, guardarsi da fuori per riuscire a prendere delle scelte consapevoli. In assenza di educazione ci è impossibile saper scegliere.

L'educazione e l'insegnamento portano l'individuo all'INIZIAZIONE, ossia il momento in cui compiamo una scelta, prendiamo una posizione ed entriamo a far parte di qualcosa.

L'incontro con Eugenio è stato per Flavio un’iniziazione.

Un'altra iniziazione è avvenuta con il suo confessore, un prete missionario che, una volta rientrato, fu fatto vescovo di Macerata. Questa persona lo ha educato, cioè lo ha aiutato a fare delle scelte.

Altra persona speciale nella vita di Flavio è stato un amico con cui ha vissuto per un po’ di tempo, e che ha in seguito ricevuto le stimmate: Giorgio Bongiovanni, Con lui ha avuto il secondo e ultimo insegnamento (segno): ha capito quanto detto da Eugenio Siragusa e ha capito la sua missione su questa terra.

Considerazioni e domande

Concludendo sul tema “educazione e insegnamento”, Flavio riassume il suo pensiero ribadendo l'importanza della pratica e dell'esperienza di vita, accompagnata allo studio e alle letture, nella formazione di una persona, in particolare rispetto alle persone che incontriamo sul nostro cammino e alle relazioni che instauriamo.

Le letture sono utili in quanto stimolano la conoscenza, ma la vita ci mette vicino delle persone che ci lasciano il segno.

Gesù disse agli apostoli che aveva insegnato loro tutto quello che poteva, ma disse anche che sarebbe arrivato lo Spirito Paraclito che li avrebbe aiutati a comprendere i suoi insegnamenti. Lo Spirito Paraclito si manifesta nelle persone che ci insegnano, dandoci la possibilità di scegliere e di essere iniziati, per prendere una decisione sulla direzione da far prendere alla nostra vita.

Le cose che hanno veramente importanza e che vale la pena di vivere non partono dalla mente, ma dal cuore, inteso non come emozione e istinto, ma come Amore.

Domande e risposte

D: Il Paraclito è lo Spirito Santo? Ossia, lo Spirito Onnicreante?

R: Chi è Dio? Dio è immenso, per cui come faccio ad immaginarlo e a contenerlo nella mia percezione? Gesù è arrivato in mezzo a noi per farci conoscere Dio. Lui disse che se noi fossimo riusciti ad ascoltarlo e a conoscerlo, avremmo conosciuto e visto Dio. Ma Cristo disse anche che esiste uno Spirito Creante, dal quale tutto è stato generato. Le stesse divinità solari sono tante, quanti sono i Soli nell'Universo, ma lo Spirito Onnicreante è Uno. L'Intelligenza Onnicreante è quella che ha generato tutto e che ha dato le Leggi universali..

I Vangeli non parlano della biografia di Gesù, ma della “Buona Novella”, ossia di tutto ciò che Cristo ha predicato, dell’insegnamento dell’Amore, della venuta di Cristo e del suo Ritorno. Gli apostoli sono stati poi infusi dal Paraclito, manifestazione dello Spirito Santo, e sono andati ad evangelizzare il mondo, cioè a diffondere la Buona Novella.

D: Quali sono le differenze tra Eugenio e Giorgio nella prosecuzione dell’opera?

R: Il primo impatto con Eugenio non è stato positivo, in quanto era una persona egocentrica, prepotente, quasi dittatoriale, ma l'importante è che ciò che diceva era vero. Non bisogna commettere l'errore di concentrarsi sul messaggero, mentre è bene che si guardi al Messaggio. Ed io, tuttora, testimonio che il messaggio di Eugenio era e continua ad essere veritiero.

Per quanto riguarda Giorgio, possiamo dire che è riuscito a proseguire l’Opera di Eugenio, a darle un seguito e a rinnovarla nei vari aspetti. La mia scelta di continuare a stare con Giorgio, scelta che altri non hanno condiviso ma non sta a me giudicare nessuno, ha significato essenzialmente mettere la propria faccia per la Causa, mentre rimanere con Eugenio avrebbe significato non esporsi.

D: Il momento in cui gli Apostoli hanno vissuto la Pentecoste, lo possiamo interpretare come una loro personificazione da parte degli Esseri Cosmici. Sappiamo che il Paraclito è l’intelligenza Onnicreante che si manifesta. Oggi possiamo considerare le apparizioni mariane e gli Esseri Cosmici come il moderno Paraclito?

R: Lo Spirito Paraclito è stato sempre presente tra gli uomini. Negli ultimi anni è stato Eugenio Siragusa (Il Consolatore). Maometto era considerato lo Spirito Paraclito. Ma in generale, tutti coloro che denunciano apertamente le ingiustizie del mondo sono espressione dello Spirito Paraclito. Anche gli Esseri di luce, come la Madonna, sono dei precursori della Seconda Venuta di Cristo.

D: Ci racconti qualche tua esperienza con gli U.F.O.?

R: Personalmente non ho avuto grandi esperienze con gli Esseri, forse perché non ne avevo bisogno. Loro si fanno vedere a chi ne ha davvero bisogno nel momento giusto.

Comunque ve ne racconto una: avevo una casa in riva al mare Adriatico. Una mattina esco presto in macchina per andare a lavorare. Durante il tragitto, mi appare una luce contro, come quella del Sole. Mi viene subito di abbassare il parasole, appunto, ma poi mi accorgo che il Sole era alla mia destra. Lì per lì non ci ho fatto caso, poi ho realizzato che si era trattato di una manifestazione degli Esseri.

La seconda esperienza che ho avuto è stata quella di vedere, mentre osservavo la luna, una grossa palla color arancio, che si è fermata sopra Taormina e poi si è buttata in mare.

Un'altra ancora, fu quando il mio amico Carmelo, una sera, mi chiese di portarlo ai 3 pini, a Sant'Elpidio, ovvero il luogo in cui in passato a Giorgio era apparsa la Madonna. Una volta arrivati sul posto, abbiamo potuto vedere una luce, che inizialmente io scambiai per un aereo, che si avvicinò a noi per poi scomparire improvvisamente.

D: Flavio, tu che rapporto hai con la preghiera?

R: Il maestro di Scienza Sacra, Gesù Cristo, ha detto "Chiedete al padre in nome mio e sarete esauditi".

Mia madre fin da piccolo mi ha sempre educato alla preghiera, dato che lei aveva un rapporto dialettico con Cristo. La preghiera è un momento di meditazione e concentrazione. Se pregava Cristo che è il Maestro dei Maestri, perché non dobbiamo pregare noi? La preghiera non è solo recitare litanie, ma è creare noi stessi nostre preghiere.

Il Prof. Pincherli (fratello dello scrittore Alberto Moravia) era convinto che le lettere dell’alfabeto ebraico avessero un significato particolare (vedi: Kabala). Egli era convinto che le lettere avessero un potere magico (le lettere come creazione). Una volta Eugenio disse: “Quando malediciamo qualcuno, è come se gli lanciassimo una sassata, perché le parole hanno una loro energia”. E' assolutamente vero! Basta pensare anche all’incipit del Vangelo di Giovanni “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. Per cui la parola è Creazione!

Mi ricordo che nella zona di Fabriano (AN) successe un fatto grave di cronaca, in cui durante una seduta spiritica un ragazzo minorenne ne uccise un altro, giustificandosi poi dicendo che era stato posseduto da uno spirito maligno. Pincherli cercò di esorcizzarlo con le lettere in ebraico, ma fallì miseramente, perché si può esorcizzare solo in nome di Cristo.

La parola è energia, noi tutti siamo fatti di energia, siamo delle piccole centrali termonucleari.

D: In questo percorso hai avuto dei momenti di cedimento, dove il richiamo del mondo fosse più forte rispetto alla Verità?

R: No, ho avuto dei momenti difficili con la mia prima famiglia, con cui non c'era sintonia di intenti, ma mai sulla Verità. Ho avuto dubbi sulle persone, per cui non ero convinto di quello che facevano le persone.

D:Secondo te cosa significa oggi uscire dal sistema?

R: Da persona anziana quale sono, mi sento di dire a voi di non credere a chiunque vi dica “Ai tempi miei era meglio”, perché significa che tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi è male. Se fosse così allora, a rigor di logica, andando a ritroso dovrebbe essere stato tutto perfetto. Ma non è così.

Ognuno fa la sua esperienza in un determinato luogo e in un determinato tempo. Tutto quello che viene dopo è degli altri, di chi verrà dopo di noi. Il problema non è tanto dire che prima era meglio, ma del fare, cioè evolverci. Non c'è un meglio o peggio, ma c'è un modo in cui io mi approprio di quanto fatto per evolvermi e per migliorare la situazione che mi trovo a vivere.

La prima azione è quella di impegnarsi in prima persona, e la seconda è quella di predisporci all'avvento di Cristo.

Questa società, ormai, non può più essere cambiata, ma deve essere rinnovata. Questo si chiama ravvedimento, ossia cambiamento: lottare contro le ingiustizie della società e promulgare la Verità del ritorno di Cristo attraverso le Rivelazioni Mariane e le apparizioni degli Esseri, cioè attraverso i Segni dei Tempi.

D:Sappiamo che gli unici due Sacramenti presenti effettivamente nei Vangeli sono il Battesimo e la Comunione. Cosa ne pensi della Chiesa che, ad esempio, dichiara che la Confessione sia presente nei Vangeli?

R: All'epoca di Cristo, nelle prime comunità cristiane, la Confessione non era come quella che oggi conosciamo noi. La Confessione veniva praticata da chi commetteva un peccato contro la società, contro la comunità cristiana. Chi commetteva un peccato personale, nel senso che non nuoceva gli interessi della comunità, ma aveva solo un problema individuale e di coscienza, non doveva confessarsi, ma si interfacciava direttamente con il divino. Chi invece commetteva peccato contro la società, veniva scacciato dalla comunità, salvo poi tornare pentito e ravveduto, chiedendo di poter rientrare. Veniva così riaccolto, ma se sbagliava ancora avrebbe pagato a caro prezzo, cioè con la definitiva esclusione dalla comunità cristiana.

Oggi invece, la Confessione, nata appunto come questione sociale, è stata convertita in questione individuale. Ovvero, io commetto un peccato, il quale può anche non riguardare la società, poi mi confesso e risolvo così la questione. Poi ancora, commetto di nuovo un altro peccato, e mi riconfesso beccandomi l'assoluzione. E così via. Questo è molto comodo e soprattutto completamente differente dalla vera Confessione.

D: Ci racconti un episodio significativo della vita con Giorgio?

R: Luglio 1989. All'arca di Sant'Elpidio c'erano gli orti, e si facevano i turni per innaffiarli. Quel giorno toccava a me e Giorgio innaffiare, così, dopo il lavoro, ci incontriamo lì, facciamo il nostro dovere e ci sediamo a chiacchierare spalle alla casa, rivolti verso la quercia, parlando degli Esseri di luce. Arrivati al crepuscolo, all'imbrunire, Giorgio si alza in piedi di scatto e vede sulla quercia qualcuno. Io non la vedo. Giorgio va a vedere sulla quercia ma non trova nulla. Poi guarda il vialetto e dice “lo vedo pieno di macchine, e qui vedo tanti giovani”.

A settembre dello stesso anno Giorgio ricevette le stimmate, per cui furono invitati i partecipanti di tutte le arche del mondo (Spagna, Francia, Inghilterra, ecc...): il vialetto era completamente pieno di macchine e l'arca stracolma di persone!

Un altro aneddoto è il seguente: c'erano 10 famiglie a Sant'Elpidio, che si incontravano settimanalmente la sera. Durante una di queste serate Giorgio arriva piangendo e dice “La Madonna mi è apparsa e mi ha detto che devo andare a Fatima”. Il 31 agosto va a Fatima a fare volantinaggio riguardo al tema dei segreti di Fatima, All'aeroporto, al ritorno a casa, una donna si avvicina e gli dice “ti ho aspettato alla quercia, ma tu non sei venuto”. Sull'aereo Giorgio piange lacrime amare al pensiero di aver disubbidito alla Madonna, che aveva personificato quella donna. Al rientro va da Eugenio e gli racconta tutto. Eugenio gli dice “devi tornare là”. Allora Giorgio torna a Fatima il 2 settembre, si reca sotto quercia delle apparizioni, va in estasi e riceve un messaggio dalla Madonna, circa la sua missione sulla terra. Poi gli domanda “vuoi portare un po' della sofferenza di mio Figlio?”, lui rispose affermativamente ed iniziò a contorcersi dal dolore. In quel momento ricevette le stimmate. Io ero a Sant'Elpidio con gli altri, quando ricevemmo una telefonata che annunciava che Giorgio aveva ricevuto le stimmate. In quel momento io compresi le parole di Eugenio: “verrà in mezzo a voi il Calice della Comunione vivente”, che tempo prima aveva pronunciato più volte. Più avanti ci furono delle diatribe e delle incomprensioni, date dal fatto che Eugenio pensava che le stimmate fossero il segno della Giustizia e del Ritorno di Cristo, ma in realtà rappresentano anche un segno d'Amore.

D: Giorgio una sera disse: “Ricordatevi che quello che voi sapete finora non è la realtà: il Ritorno di Cristo non avverrà come voi vi aspettate”. Che idea ti sei fatto su questo?

R: Non mi sono fatto nessuna idea. Gli ebrei hanno aspettato 4000 anni, pensavano che il Cristo sarebbe stato un antenato di David, un re, e invece è nato in una stalla. Probabilmente la visione mondiale potrebbe avvenire anche tramite mezzi tecnologici, ossia cellulari. Noi pensiamo ad un avvenimento straordinario, che avvenga in maniera fiabesca, invece Gesù era uno del popolo, per cui avverrà in maniera più concreta, per cui dobbiamo essere sempre all'erta e controllare I SEGNI.

Il problema è che noi, che condividiamo la vita e l'Opera, pensiamo di salvarci tutti insieme; ma la salvezza è individuale, lo stare insieme serve solo per aiutarci.

Vi racconto un aneddoto. Eugenio ci raccontò un fatto: in Vaticano c'era un personaggio, un certo Durante, che inviò una cartolina ad Eugenio. Durante era la reincarnazione di Pietro l'Apostolo. Eugenio mi disse: "è possibile che tu lo incontri".

Un giorno, andando al lavoro, passai il semaforo e incontrai un vecchio che mi fece cenno di fermarsi, ma siccome ero in ritardo non mi fermai. Il giorno dopo un fratello mi raccontò che suo figlio di 3 anni aveva sognato un vecchietto che gli parlò e gli disse “sono andato ad incontrare Flavio, ma lui non si è fermato”. Successivamente ebbi la conferma che questo fatto era un modo per stimolarmi ad essere più presente alle attività dell'Opera.

Un'altra volta, dovevo andare ad incontrare con altri Pier Carpi, scrittore della biografia su Cagliostro, nonché cineasta, regista della Rai, iscritto P2, ma poi “redento”. Andammo ad intervistarlo con Giorgio, Filippo, il marito di Mara, per chiedergli dove avesse preso tutte quelle informazioni su Cagliostro. Lui disse che essendo iscritto alla P2 era riuscito ad entrare nella biblioteca vaticana. Disse che in una stanza c'erano tutti libri sull'ufologia, dove prese informazioni sulle profezie di Papa Giovanni. Io gli chiesi chi lo avesse accompagnato in quelle stanze segrete, e mi rispose “mi ha accompagnato Pietro Durante”. Lì ebbi una seconda conferma del mio primo incontro mancato con Durante, e che mi aveva perdonato.

D: Puoi dirci di più sul significato della Confessione di una volta rispetto a quella di oggi? A cosa si riferisce il passo del Vangelo "Quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in Cielo"?

R: In realtà la Chiesa ha interpretato male quel passo. Ad esempio, gli ebrei, in quel tempo, si radunavano con i sacerdoti. I sacerdoti recitavano e i traduttori traducevano per il popolo, che parlava solo aramaico. Poi portavano in mezzo a loro un caprone, sul quale tutti imponevano le mani. Infine il sacerdote diceva che tutti i peccati della comunità sarebbero ricaduti su quella bestia, che veniva lasciata nel deserto a morire di stenti (da qui è l'origine del cosiddetto "capro espiatorio").

I primi cristiani non avevano bisogno della confessione, in quanto avevano già il battesimo, che veniva fatto in età adulta e che cancellava i peccati. Una volta battezzati dovevano comportarsi in modo cristiano, ovvero perseguire la Verità e vivere in Giustizia, Pace e Amore.

Dunque, quel passo del Vangelo a cui poi la Chiesa ha attribuito il significato della Confessione, ha come significato invece “lo scioglimento del Karma” .

La Parola di Gesù rappresenta un'iniziazione. Egli, molto spesso, parlava solo a chi doveva riceverla, ovvero solo gli Apostoli e non il popolo. La Chiesa è apostolica, nel senso che gli apostoli praticavano la “guarigione”, e che la confessione era il rito della guarigione, ossia lo scioglimento del Karma. Cristo li aveva iniziati per praticare questa guarigione, che è stata tramandata di vescovo in vescovo, fino al 1300, quando la confessione è stata cambiata, assumendo i connotati di oggi.

L'iniziazione è una pratica esoterica. Il rito è un fatto essoterico, ossia una dimostrazione del fatto che tu sia stato iniziato. L'iniziazione si manifesta con le opere, con la propria vita.

L'incontro con Flavio è terminato verso le ore 19, seguito da una cena

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