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2019 04 13 leandro gomezDi Leandro Gómez
Ora che stiamo per salire sul traghetto… non vorrei lasciare questo paese senza condividere con voi quello che ho scritto ieri sera sulla spiaggia.

I momenti imangono impressi in ognuno dei luoghi in cui abbiamo vissuto. Gli insegnamenti della morte del essere si incontrano con tutte le altre sorelle che dall'altro lato aspettano per accompagnarci nell'eternità. Siamo acqua e siamo terra, siamo sangue e siamo carne. Siamo parte di uno stesso mondo, che per quanto cammineremo su linee contrarie, presto o tardi torneremo ad incontrarci. Perché siamo questo, siamo vita e siamo morte.

Siamo quello che rimane di noi quando non ci siamo più e siamo coloro che sempre ci saranno nonostante l'assenza. Siamo sabbia bagnata che il sole la mattina asciuga, siamo la sabbia del tempo in un tic tac che non perdona il cieco, nessuno vede la sua presenza, però è lì, nostro alleato e nostro nemico.

La nostra carne si deteriora dal suo trascorrere, il nostro cuore si ferma, quando per noi è giunta la fine. Viviamo sulla stessa terra, i nostri passi sono collegati con lo stesso centro, la nostra coscienza in costante interazione con il cosmo. Siamo coloro che sono sempre esistiti da quando esistono, e saremo sempre esistenza, finché torneremo ad esistere. Per questo sono grato della mia vita, che gira attorno alla mia gente, per questo apprezzo la vita, perché è con voi. E anche se la marea si ritira, cercando rifugio dentro il mare, tornerà nel luogo che le appartiene, portando la vita in nuovi porti.

A presto, terra promessa, in te accadono e accadranno i fatti più forti di questa povera vita. A presto, non voglio più perdermi nella marea di migliaia di persone. Perché siamo un uno, diviso in migliaia, perché siamo uno nell'immensità. Perché chi nasce una volta per servire, nemmeno la morte potrà farlo morire.


Leandro Gómez

13 aprile 2019

 

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