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ramirocardoso100Di Ramiro Cardoso
Paraguay, una terra dove il popolo non dimentica le proprie origini né la propria lingua. Un luogo dove i contadini ancora oggi lavorano la terra ed hanno cura delle loro greggi come un tempo. Un luogo profumato dalle foreste e dai frutti più ricchi e meravigliosi del mondo. Una patria benedetta con una gioventù che ammira il proprio popolo e lo rivive attraverso i loro costumi.
Il 12 Ottobre 2016, sono partito per il Paraguay insieme a Matías Guffanti, Raúl Blázquez, Alejandro Díaz, come rappresentanti di Antimafia Dos Mil Argentina. Un lungo viaggio, 15 ore in tutto, ma tra risate ed aneddoti, non lo abbiamo quasi sentito.

Siamo arrivati il giovedì mattina, accolti da Omar Cristaldo, redattore della rivista online Antimafia Dos Mil Paraguay, che ci ha ospitato a casa sua. Il calore della sua famiglia mi ha fatto sentire in pochi istanti come se fossi a casa mia. Ci siamo messi subito all’opera. Prima di tutto l’intervista per un programma tv al giornalista uruguaiano Jean Georges Almendras ed al magistrato e direttore del sito online Antimafia Dos Mil Paraguay, Jorge Figueredo.

ramirocardoso5A dire la verità, era la prima volta che entravo in uno studio televisivo, forse per questo motivo osservavo come le telecamere si accendevano tutte simultaneamente, il conto alla rovescia e la parola ‘azione’, indicavano alla conduttrice di dare inizio al programma. Poco dopo è iniziata l’intervista, focalizzata su alcuni punti riguardanti il narcotraffico, la necessità di aderire alla manifestazione del giorno dopo in un piccolo paese chiamato Curuguaty, per ricordare ed onorare la vita e le azioni di Pablo Medina ed Antonia Almada, vittime dei sicari, martiri del XXI Secolo in Paraguay.

È stato detto anche che è necessario che la popolazione si risvegli e venga sollecitata principalmente nel luogo dove abitava Pablo Medina, dove si stima che la metà degli abitanti siano complici, perché coinvolti direttamente nelle mafie locali, o per la loro quasi totale indifferenza. Un altro punto sul quale si è insistito durante l’intervista è stato l’ampio spazio concesso dalla stampa al mandante Vilmar Neneco Acosta, permettendogli in questo modo di riscattare e migliorare la propria immagine di fronte al pubblico, ancor prima di essere giudicato. Il programma si è concluso con alcune domande poste dai conduttori del programma, e sono andato via dallo studio televisivo con la speranza di essere stati ascoltati dal popolo paraguaiano.

ramirocardoso4Lo stesso giorno veniva presentato in diversi cinema di Asuncion il documentario Paraguay: droga e banana, che racconta con destrezza la moderna storia del Paraguay, la dittatura, gli interessi esterni, il narcotraffico ed il Piano Condor nella sua massima espressione. Io ritengo sia fondamentale ricordare questo film, perché per capire la storia attuale del Paraguay, dobbiamo essere coscienti della storia e del contesto in cui ha vissuto decenni addietro il popolo paraguaiano.

Il sabato 14, un po’ ansiosi, siamo partiti per Curuguaty. Dovevamo assistere alla proiezione del documentario realizzato dal giornalista uruguaiano Jean Georges Almendras dal titolo Pablo. Io, personalmente, speravo che la sala fosse piena di giovani, sono loro che dovranno vivere il futuro ed ancora possono scegliere di cambiare. Ma non c’erano.

ramirocardoso2Non era presente nemmeno ABC Color, il quotidiano per cui lavorava Pablo Medina. Eravamo circa 30 persone, tra familiari ed amici di Pablo. Nei loro sguardi si sentiva il dolore della perdita di un fratello, un amico, un martire della giustizia, Pablo. Ma erano lì, presenti, pronti a continuare a lottare, affinché il nome di Pablo non venga dimenticato.
Il magistrato Jorge Figueredo, nel suo intervento, ha parlato della relazione tra lo Stato ed il narcotraffico e ha affermato che: “per distruggere il narcotraffico prima bisogna separare lo Stato dalla mafia”. È iniziato così il documentario, che si è concluso con le domande dei presenti.
Il giorno dopo è stata la volta dell’atto commemorativo vero e proprio a due anni dell’omicidio di Pablo ed Antonia. E nuovamente, con molto dolore, devo dire che gli unici presenti eravamo giornalisti, familiari ed amici, tutte persone che in qualche modo sono state colpite dall’infame crimine.

ramirocardoso1Ma gli abitanti di Curuguaty proseguivano nella loro quotidianità, come se niente fosse, il commerciante vendeva la frutta, i giovani circolavano con le loro moto e le madri giocavano con i loro figli nel parco. Solo noi eravamo lì, circa 50 persone quasi invisibili allo sguardo, semmai curioso, della gente. L’unica speranza che mi rimaneva quel giorno era che tutti nel paese, almeno, ascoltassero Giorgio Bongiovanni, quello stigmatizzato, quel giornalista, quell’accusatore della mafia, quell’amico di Pablo che due anni prima era stato presente, dopo un viaggio di migliaia di km, per parlare ai cittadini. Ma niente, nessuno sembrava ricordare, solo poche persone.

ramirocardoso3L’evento è stato inaugurato dal Dr. Jorge Figueredo che ha subito rimarcato che la politica era coinvolta nel duplice omicidio. Subito dopo ha introdotto il direttore della rivista AntimafiaDuemila Giorgio Bongiovanni, il quale ha esordito dicendo che la cosa più importante è trovare la verità e che l’assassino sia giudicato. Ha denunciato inoltre il silenzio di tutti i politici, silenzio che dimostra il legame tra la politica e la mafia, coprendo in questo modo non soltanto tutti gli omicidi perpetrati dalla stessa, ma anche il commercio di droga che si estende dal territorio paraguaiano, fino alla stessa Italia, terra della mafia siciliana, da dove viene distribuita in tutto il mondo. Ma la parola che mi ha toccato di più e che mi da’ forza, come ragazzo giovane che sono, è: Rivoluzione. Rivoluzione del popolo contro lo Stato corrotto, per pretendere una vera democrazia e, soprattutto, vera giustizia. Giorgio ha concluso chiedendo al popolo di mobilitarsi e di gridare per questi valori. Subito dopo è salito sul palco il fratello di Pablo, Francisco Medina, che, con fermezza, ha aperto il suo discorso chiedendosi perché nessuna autorità era presente quel giorno. Piano piano la sua voce si è fatta tremante, e le lacrime rigavano il suo volto, il tono severo delle sue parole incalzava sempre di più. Anche il fratello minore di Pablo, Gaspar, ha preso la parola dicendo che la mafia gli aveva strappato vari componenti della sua famiglia, l’ultima vittima sua madre che non ha retto al dolore della perdita di un figlio. Mi ha sorpreso non vedere rancore né ira nel suo volto, ma soltanto lo sguardo di un uomo stanco, che vorrebbe semplicemente dormire un giorno in pace, senza altre notizie di sangue, senza il narcotraffico. All’atto commemorativo è seguita la manifestazione annunciata da vari mezzi di comunicazione, insieme alla presentazione del documentario.

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Lunedì 17 ottobre è stato forse il giorno più caldo di tutti, ma non importava, sentivo solo la gioia di avere la possibilità di entrare al Congresso. Poter trasmettere il nostro messaggio, i nostri ricordi, la nostra richiesta di verità e giustizia, nella sede stessa dei politici, molti dei quali sono vincolati al narcotraffico. Mi sembrava di vivere un paradosso, ma comunque importante. Buona parte della città di Asuncion lo sapeva, la notizia era stata divulgata dai mezzi di comunicazione, dalla televisione, quindi ci aspettavamo una buona affluenza. Ma la realtà questa volta è risultata ancora più lacerante, nemmeno una persona, non un adulto, non un giovane. Eravamo presenti soltanto i giornalisti argentini, il giornalista uruguaiano Georges Almendras, ed il magistrato e direttore di Antimafia Dos Mil Paraguay Jorge Figueredo, il giornalista e redattore della stessa rivista online Omar Cristaldo, ed alcuni collaboratori. Da segnalare la presenza del Senatore Eduardo Petta, come rappresentante della Comisión de Prevención y Lucha contro il Narcotraffico. È stato proiettato il documentario che si è concluso con alcune domande della stampa alle quali ha risposto Almendras, produttore del documentario Pablo.

Concludo questa cronaca riallacciandomi a quanto dicevo all’inizio. Sembra un’ironia che fatico a credere, una contraddizione per la quale il popolo paraguaiano, che conta su una profonda memoria per ricordare i propri costumi, cultura, radici, e mantenerli quindi vivi e palpitanti, dall’altra parte dimentica i suoi martiri, i grandi eroi che hanno dato la vita per il loro popolo e per un futuro migliore per la loro patria ed i loro figli.

Ramiro Cardoso
Arca Lily Mariposa
Rosario, Santa Fe, Argentina.

7 Novembre 2016

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