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dalcieloallaterra

 

HO SCRITTO IL 14 LUGLIO 2005:

GIULIETTO CHIESA. UN ARALDO DELLA VERITÀ E DELLA GIUSTIZIA.

CRONACHE MARXZIANE. UN’ANALISI LUCIDA E PERFETTAMENTE DOCUMENTATA SULLA VERITÀ DELLO STATO DEL MONDO.
L’IMPERO, I NEOCON, IL SUPERCLAN, LA GRANDE FABBRICA DEI SOGNI SONO GLI APPELLATIVI CHE CHIESA INDICA, GIUSTAMENTE, COME CAUSA SCATENANTE DELLA TRAGICA, DRAMMATICA E CATASTROFICA SITUAZIONE CHE OGGI VIVE LA SOCIETÀ UMANA.
LEGGETE MOLTO ATTENTAMENTE L’INTERVISTA CHE IL NOSTRO AMICO GIORNALISTA E PARLAMENTARE EUROPEO HA RILASCIATO ALLA NOSTRA RIVISTA ANTIMAFIA.
SEMBRA UN MARZIANO CADUTO SULLA TERRA GIULIETTO CHIESA, UN ALIENO APPUNTO!
COME NOI! O PEGGIO!

 

GIORGIO BONGIOVANNI

ROMA 14 LUGLIO 2005


ALLEGATO ALL’INTERVISTA E RECENSIONE LIBRO CRONACHE MARXZIANE


Nella fabbrica dei sogni

A colloquio con Giulietto Chiesa.
Nel libro-intervista curato da Massimiliano Panarari Cronache marxziane l’analisi lucida dello stato del mondo, le menzogne dell’Impero, lo spettro di una grande guerra sempre più imminente.
A cura di Monica Centofante

Un giornalista indipendente, un uomo capace di esaminare lo “stato del mondo” sfuggendo ai condizionamenti e alle illusioni, insomma: un marziano precipitato sulla Terra. Si sente così Giulietto Chiesa nel libro intervista curato da Massimiliano Panarari che un po’ di Marte lo ha messo anche nel titolo. Insieme a un po’ di Marx che, spiega lo stesso Chiesa, “è un pezzo della mia storia”. Cronache Marxziane è un’analisi lucida. E’ la fotografia della nostra attuale società. Una raccolta di dati e valutazioni così dettagliati ed obiettivi da lasciarci persino intravedere il futuro. E nel futuro, non molto lontano, l’esistenza di due Americhe. Quella che già conosciamo e quella che si profila all’orizzonte guadagnando, ogni giorno di più, intere fette di mercato e diventando parte integrante dell’economia capitalistica. La seconda America si chiama Cina. E come la prima ha ed avrà sempre più il desiderio di consumare, di crescere, di divenire competitiva. Ma non potrà inserirsi, senza provocare un’autentica esplosione, in un contesto economico mondiale già saturo, che vede gli Stati Uniti, “capitale simbolica” nonché “componente primaria, economica e sociale dell’Impero”, agitare il bastone globale e spendere quasi quanto tutto il resto del mondo, lasciando al resto del mondo il prezzo da pagare. In termini di denaro e – lo sperano i neocon del governo statunitense - in termini di risorse. “Il nostro destino prevedibile si ferma al 2055”, tuona Chiesa. A dirlo “millecinquecento scienziati responsabili di ogni parte del mondo, i quali hanno calcolato che quasi tutti gli ecosistemi principali sui cui si regge la vita sulla Terra non riescono più a riprodursi e finiranno del tutto di operare intorno a quella data”. Vale a dire che chi riuscirà ad accaparrarsi per primo la poca linfa vitale di cui dispone il pianeta sopravvivrà. Gli altri no. L’opinione pubblica questo non lo sa. O lo sa poco. Offuscata dai fumi di quella che l’autore definisce la Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna. Un sistema mediatico-informativo che è parte fondamentale e “propellente” dell’”egemonia del neoliberismo” e dell’Impero. Non solo “strumento di dominio”, ma “espressione per eccellenza di questi nuovi tempi cosiddetti postmoderni”.

Ed è la Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna a disegnarci l’America come il migliore dei mondi possibili. A rappresentarci la sua economia come la più dinamica ed efficace di tutte (omettendo di dire che quello statunitense è il paese più indebitato del mondo con i suoi 660 miliardi di dollari solo per le partite correnti), a trasmetterci da ogni finestra mediatica il “mito della capacità della società americana di adattarsi, meglio di qualunque altra, ai vorticosi mutamenti dell’era globale”. Ma, soprattutto, a trasferire l’idea di se stessa come dell’unico vero modello da esportare e da imitare, un esempio di trionfo del Bene sul Male. Quel Male rappresentato un tempo dalla minaccia sovietica e, oggi, dal terrorismo internazionale. E’ per questo che sembra la cosa più naturale accettare la barbarie della “guerra preventiva” e vedere l’intero popolo iracheno morire sotto una pioggia di bombardamenti perché in possesso di armi di distruzione di massa che nessuno ha mai trovato. E se le armi non ci sono, il petrolio sì. Siamo vittime di un “sistema di pura rapina – continua Chiesa – lontano mille miglia da ogni idea di governo del mondo, perché pensare di guidare il mondo con la rapina è una follia, a meno di non avere in testa l’assoggettamento puro e semplice di tutti”. Nessuno dei governi occidentali sembra averlo realmente compreso. Men che meno lo ha compreso il governo italiano, e in particolare la nostra sinistra alla quale l’autore non risparmia una dura critica.
Soprattutto perché priva di “alcuna politica della comunicazione all’altezza della situazione in cui viviamo, che è andata ben oltre l’emergenza democratica”. E così dai 30 ai 40 milioni di persone, in Italia (ma potremmo riportare identici e più preoccupanti esempi nel resto del mondo occidentale) ricevono informazioni solo attraverso la TV. E non sanno nulla, o quasi, di quanto realmente accade sul nostro pianeta. Del “tumultuoso suicidio collettivo se non delle nostre vite, certo delle nostre intelligenze, certissimamente della nostra democrazia” a cui andiamo come “allegri e spensierati topi danzanti al suono di dieci pifferai magici”. Visione apocalittica, catastrofismo? Risponde Chiesa: “Il problema è analizzare i dati”. “Quando mi accorgo che miliardi di persone, altrove, sono privati di quello di cui io posso godere; quando vedo che stiamo andando sempre più frequentemente in guerra contro di loro, per impedire che possano risalire la corrente, allora non posso evitare di pormi la domanda: ma è possibile vivere in pace in queste condizioni? E’ giusto ignorare lo stato del mondo e infischiarsene degli altri? E’ razionale?” “Se i dati conducono a previsioni gravi, invece di guardare il dito si guardino i dati. Le condizioni della crisi ci sono tutte, anzi, essa è già largamente e visibilmente in corso. Se uno non vuole vedere, se ne stia allegro”. Per chi la vede il messaggio finale è comunque un invito alla speranza. “Io credo che questo processo possa ancora essere efficacemente contrastato. Non tutto è perduto e, per quanto, sia difficile, ce la possiamo ancora fare”.

Giulietto Chiesa, qual è la tua opinione sui recenti attentati a Londra. A quali conseguenze porteranno, in Europa e in Italia, in termini di riduzione delle nostre libertà?
Temo che sia in atto una grande offensiva -tra l’altro i giornali di questi giorni lo dimostrano in modo incontrovertibile -per ridurre le libertà democratiche in tutti i paesi dell’occidente. E l’Italia manifesta una particolare aggressività. Fra i giornali della borghesia l’unico che si è distinto ieri (10 luglio 2005 ndr.), con un editoriale di Scalfari molto bello, è stato Repubblica. Il resto è un coro quasi unanime di inviti a “leggi speciali” e “misure eccezionali”, il che significa una riduzione drastica della libertà democratica nel paese. Peraltro neanche accompagnata dalla promessa che si tratterà di operazioni temporanee, perché nessuno è in grado di prevedere quanto durerà questa lotta infinita verso il terrorismo internazionale. Del resto io non dimentico le dichiarazioni rilasciate all’inizio di questa storia, subito dopo la tragedia dell’11 di settembre, sia dal Presidente degli Stati Uniti George Bush, sia da Donald Rumsfeld, ministro della Difesa. Il primo disse che questa guerra durerà cinquant’anni, il secondo un’intera generazione. Ora -a parte che io non ho mai visto condottieri cominciare una guerra annunciandone la durata, e questo dettaglio solleva molti interrogativi -resta il fatto che noi sappiamo di trovarci di fronte una guerra che durerà indefinitamente. Quindi, se si propone di limitare o di azzerare le libertà democratiche lo si farà per una fase indefinita. E siccome una fase indefinita senza libertà democratiche significa la fine dell’Occidente ci stanno dicendo che vogliono farla finita con l’Occidente democratico.

L’attentato è stato rivendicato da Al Qaeda.
Nessuno saprà mai se è veramente così. Perché anche l’ultimo degli scalzacani potrebbe fare una rivendicazione semplicemente andando su internet. Alla cosa, tra l’altro, nessuno darebbe credito. Perché prima ancora di sentire le rivendicazioni tutti avevano già deciso che si trattava di Al Qaeda e di Osama Bin Laden. Naturalmente io ho molte riserve su questo modo di procedere per cui ragiono con la mia testa.

Nel tuo libro parli di Al Qaeda e del terrorismo in generale come di una commistione di diversi interessi, di organizzazioni infiltrate dai servizi segreti occidentali. Che cos’è oggi Al Qaeda?
Se sapessimo cos’è Al Qaeda avremmo risolto il problema. Se Al Qaeda esistesse avremmo risolto il problema, perché io ho il sospetto - lo ho sempre avuto - che Al Qaeda sia una ipostasi con cui si riassumono tante cose insieme. Del fatto che si tratti di un terrorismo islamico ho sempre dubitato e continuo a dubitare. Questo è un terrorismo di stato che dispone di grandi risorse tecnologiche e anche militari, che usa una manovalanza islamica, ma che non è nient’affatto fanatico. E’ molto freddo nelle sue valutazioni, progetta e programma stragi quando servono politicamente e quindi sono convinto, assolutamente certo, che in questo terrorismo sono implicati settori più o meno deviati di alcuni servizi segreti occidentali.

La tua opinione è che il prossimo obiettivo di guerra degli Stati Uniti sarà l’Iran.
Ne sono convinto. La linea degli Usa è quella di abbattere gli stati cosiddetti canaglia, che sono già stati individuati. Loro stanno puntando con la più alta velocità possibile a conquistare l’intero mercato del petrolio mondiale e quindi procedono con la tattica degli Orazi e dei Curiazi: uno dopo l’altro li fanno fuori tutti. L’inizio sperimentale è stato il Kossovo al quale hanno fatto seguito Afghanistan e Iraq. Ora è la volta dell’Iran, che è già bello e pronto a essere ingoiato e una volta conquistato tutto il Medio Oriente passeranno all’assoggettamento definitivo e alla spartizione della Russia. In modo da impedirle di rispondere come un paese potente e compatto. E questo perché le altre riserve petrolifere sono in Russia. E se a parte di queste riescono già ad accedervi rimangono quelle del grande nord. Per questa ragione il grande nord dovrà essere spezzettato a sua volta in tanti staterelli ciascuno dei quali sarà assoggettato all’Impero. Il disegno è questo anche se naturalmente non posso dire che ci riusciranno. Una volta fatto questo o in contemporanea con questo avranno ragione anche degli altri più piccoli produttori come il Venezuela e l’America latina. Una volta che avranno a disposizione praticamente tutto l’intero mercato mondiale del petrolio se la vedranno con il grande avversario, con l’interlocutore seduto sulla sedia di fronte alla loro: la Cina. Che non ha risorse proprie e dovrà quindi approvvigionarsi. Dovrà cioè comprarle. E siccome non ce ne sarà per gli uni e per gli altri arriveremo a una radde rationem. Gli americani vogliono arrivare radde rationem con la Cina avendo in mano, se non proprio tutte, quasi tutte le risorse energetiche del mondo. Questo è quello che sta accadendo.

Tu hai definito la Cina una seconda America e quindi ci si aspetterà uno scontro violentissimo tra queste due potenze mondiali.
La grande questione è: come si arriverà a questo dato, a questo risultato. E’ chiaro che le risorse sono delimitate e siccome l’America, da sola, ne consuma circa un quarto, se la Cina arriva sulla scena del mondo con la pretesa di consumarne anche lei un quarto -anzi più, in realtà – allora il problema diventerà assolutamente irrisolvibile in termini pacifici, se non si saranno costruite prima le regole del comportamento. E siccome non c’è spazio per due Americhe su questo pianeta bisognerà che una delle due venga assoggettata oppure eliminata. La questione è molto semplice ed è questo che si staglia di fronte a noi come un grande, tremendo punto interrogativo. In realtà, bisognerebbe velocemente costruire una nuova architettura mondiale per il governo del pianeta e della globalizzazione basata sul consenso, in modo che tutti possano esservi dentro, che tutti possano risolvere insieme il problema delle risorse - non solo petrolifere, ma di ogni genere -o, addirittura, investano tutti insieme nella ricerca di fonti alternative o di soluzioni globali che non distruggano l’ecosistema del pianeta, che non distruggano la vita della nostra collettività. Ma non vedo tracce di tutto questo. Noi ci stiamo ingaggiando in una grande lotta contro il terrorismo internazionale, che in realtà è un bluff clamoroso, perché non è il terrorismo internazionale che interessa ai grandi poteri mondiali, ma appunto le risorse. Noi stiamo ingaggiandoci in una lunga guerra che, come tutte le guerre, sarà fatta apposta per decidere chi è più forte e chi più debole. Un piccolo dettaglio: nel caso specifico entrambi i contendenti saranno di nuovo armati con armi nucleari. Siamo quindi di fronte a una tremenda commedia, o tragedia, un equivoco in cui miliardi di persone vengono lasciate facendo loro credere che le cose stanno in un modo mentre stanno in realtà in un modo totalmente diverso.

Tra i nemici dell’Impero potremo ritrovare un giorno anche la Russia? Putin rialzerà la testa dopo i colpi subiti dagli Usa? Tu parli di una seconda guerra fredda che sta iniziando.
La seconda guerra fredda è già iniziata, perché i rapporti fra la Russia e gli Usa non sono più buoni come prima. Non so francamente se Putin sarà in grado di reggere sollevando la testa. Certo ha già subito dei colpi gravi, come la perdita della sua influenza su numerosi paesi dell’ex Unione Sovietica. Alcuni sono addirittura andati dall’altra parte, sono entrati nella Nato, l’Ucraina è stata perduta con tutta probabilità per sempre. L’ultima cosa che gli rimane ancora da giocare è la Bielorussia. Ma la Bielorussia è già sottoposta a una fortissima pressione dall’esterno perché si sollevi contro quello che Condoleeza Rice ha definito l’ultimo dittatore sanguinario all’interno dell’Europa. Vedremo se Putin riuscirà a resistere su questo fronte e a imporre uno stop agli Stati Uniti. Un piccolo segnale c’è stato, in questi ultimi giorni: una dichiarazione congiunta di Russia, Cina e Kazakhstan che hanno chiesto agli Stati Uniti di ritirare le proprie truppe dalle basi costruite dopo la guerra afgana in Kirgizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Si tratta di un gesto che ha un suo significato. Non so fino a che punto la Russia vorrà proseguire in questa direzione, non sono in grado di dirlo. Anche se la mia impressione personale è che al Cremlino in questo momento ci sia una leadership già assoggettata alla linea americana che di fronte a un aspro indurimento della posizione statunitense cederebbe immediatamente.

Sarebbe possibile ipotizzare un’alleanza tra Russia e Cina?
L’alleanza tra Russia e Cina è possibile se le cose vanno male con la Cina e vanno male con la Russia. Allora in questo senso l’una e l’altra potrebbero essere indotte a cercare un rifugio l’una nell’altra. Questa ipotesi io non la escluderei anche se mi pare remota. Si tratterebbe infatti di un’alleanza ipotetica tra due interlocutori che sono diversissimi. La Cina è un paese che sta rapidamente acquistando coscienza della propria importanza, del proprio peso mondiale e mi pare intenzionata a esercitarlo, pur se con prudenza. La Russia,invece, si è già praticamente arresa alla penetrazione americana e non ha nessuna voglia di fare unacontrapposizione. Gli oligarchi russi hanno tutti i loro capitali nelle banche americane, nelle banche europee,in Svizzera e non credo che nessuno di loro sia disposto a giocarsi le proprie ricchezze. Esiste comunque la remota possibilità che gli Stati Uniti, di norma abbastanza brutali, possano decidere diabbandonare al loro destino Putin e gli oligarchi russi e che questi, avendo paura, inizino a comportarsi inmodo aggressivo. Potrebbe accadere questo se gli americani decideranno di trattare con i Russi con la stessaprosopopea con cui sono abituati a trattare con noi europei.

Tu riponi però molta fiducia nell’Europa. Vedi in lei una speranza per l’istaurasi di un nuovo dialogo tra le potenze internazionali.
Sì in parte dell’Europa. La vecchia Europa potrebbe esercitare una funzione di freno dell’America e credo che potrebbe fare anche molto sul piano internazionale per avviare a un dialogo con le altre grandi componenti culturali, scientifiche, religiose del pianeta. L’Europa potrebbe dialogare molto bene con la Russia, con la Cina e con l’America latina. Per questo ha, nelle sue mani, un’enorme possibilità politico-diplomatica. E pur essendo disarmata rimane comunque una potenza finanziaria, industriale, tecnologica di tutto respiro. Ma, allo stato attuale delle cose, il nostro continente è stato penetrato da sette, otto cavalli di Troia americani che sono i nuovi arrivati nell’est europeo. Parlo della Polonia in primo luogo, il più determinato in questa direzione, poi i tre baltici, la Slovenia e, in qualche misura, l’Ungheria. Tutti questi sono per una linea molto americana e non potranno che impedire all’Europa di autonomizzarsi e di sostenere la tesi di una linea alternativa diversa.

Invece l’Italia come si dovrebbe porre in questo scenario? Tu, tra l’altro, hai mosso dure critiche alla sinistra italiana perché non è più in grado di rappresentare questi valori e i valori del suo elettorato.
Esattamente. Io penso che le oscillazioni della sinistra siano state in questo senso perniciose. Noi abbiamo perduto e Berlusconi ci ha trascinati in guerra. La sinistra, invece di opporsi a questa cosa con tutta l’energia del caso, ha trattato. E lo ha fatto perché anche lei è entrata nel conflitto ai tempi del Kossovo. Come avrebbe potuto dire di essere contro la guerra? Doveva in qualche misura essere -e infatti ancora lo è -con una gamba di qua e una di là. In queste condizioni la sinistra e l’opposizione praticamente si sono arrese di fronte all’evidenza della loro incapacità e non hanno esercitato nessuna controazione, tanto è vero che in questi anni sono stati i movimenti che hanno svolto questa funzione. Spesso contro gli stessi partiti della sinistra. Adesso i movimenti si sono afflosciati, per tante ragioni, e i partiti sono tornati in primo piano ma con le stesse ambiguità di prima. Quindi, sostanzialmente, non si può dire che a sinistra ci sia una visione del mondo che è capace di contrapporsi alla logica e alla prospettiva dell’Impero. Non c’è, in questo momento non c’è.

Ma se la sinistra non è più in grado di rappresentarci avremo comunque bisogno di volti nuovi. E’ possibile che emergano dai movimenti pacifisti?
Sì, è possibile. Bisogna che però anche i movimenti escano dalla loro estraneità alla politica. Io sono tra i critici più severi del processo di corruzione, di vera e propria degenerazione genetica che ha attraversato il centrosinistra e la sinistra. Allontanandolo dalla gente. C’è uno stacco tremendo fra i dirigenti della sinistra e la gente. Basti pensare che durante il movimento pacifista la grande maggioranza degli italiani era contro la guerra mentre i parlamentari della sinistra erano quasi tutti a favore. E’ questo il punto. Ora, i movimenti hanno sottoposto e sottopongono a giusta critica la sinistra istituzionale, il centro sinistra, i DS in particolare, ma non sono stati capaci di darsi una continuità, di ragionare sul cosa fare verso le istituzioni. Perché qui c’è una contraddizione evidente. E’inutile parlare di società civile se non si è pronti a produrre della rappresentanza. Chi la rappresenta questa società civile? Se quando viene il momento della decisione dobbiamo affidare e delegare la decisione a persone e partiti che noi non stimiamo e che consideriamo, anzi, corrotti e lontani dalla gente? Ma qualcuno deve risolverla questa contraddizione. Qualcuno deve dire alle migliaia e migliaia di giovani che sono insoddisfatti e critici verso la politica delle istituzioni democratiche del Parlamento, che tipo di Parlamento vuole. Perché se non glielo dice, mi dispiace, ma diventa corresponsabile del processo di degenerazione del tessuto democratico di questo paese.

Facciamo un salto, pur rimanendo in Italia. Tu come giudichi le recenti notizie sul rapimento di Abu Omar. E’ possibile che i servizi segreti italiani non sapessero nulla?
No, non è possibile che non sapessero nulla. Sapevano tutto, benissimo e hanno collaborato con tutta probabilità nell’operazione. Hanno ragione gli americani quando dicono: lo abbiamo fatto con il consenso tacito del governo. Con tutta probabilità il consenso tacito c’è stato e c’è stato un consenso attivo, di conseguenza, dei servizi segreti. E ne sono convinto perché dire che i servizi segreti non erano al corrente di questa situazione è come dire che sono una manica di imbroglioni, che noi paghiamo, ma che sono incapaci di fare il proprio mestiere. Siccome non penso sia così devo dedurre che hanno partecipato all’operazione in varia forma.

Si tratta comunque di una violazione della sovranità dello Stato italiano.
Totale.

Ed è una cosa gravissima.
Una cosa gravissima. Ma, nello stesso tempo, quando ho letto dei grandi stupori di molti commentatori politici sono caduto dalle nuvole. Perché già nell’anno 2002 nel mio libro La guerra infinita avevo commentato dettagliatamente la direttiva dell’Imperatore, cioè del presidente Bush, che a ottobre dell’anno 2001 emanò un decreto, quello che io chiamo un editto imperiale. Con l’editto egli autorizzava se stesso, l’imperatore, a decidere l’arresto di cittadini stranieri in territorio straniero -che avrebbero potuto essere processati da un tribunale militare speciale - e persino a erogare la pena di morte in totale segretezza. Questo a seguito di processi che avrebbero potuto essere istituiti ed eseguiti a bordo di navi militari americane, quindi fuori dal territorio degli Stati Uniti e dalle sue acque territoriali. Ora, io non so quanta parte di questo editto sia stato eseguito e quante volte, ma ho la sensazione che siano state tante. Non so se i processi sono stati fatti, se ci sono state delle condanne a morte, ma mi ricordo benissimo che quell’editto è stato reso pubblico. E che non è stato mai approvato da nessun organo giurisdizionale americano. Quindi un editto imperiale, illegale, secondo la stessa legge americana, che è stato applicato sicuramente almeno per quanto riguarda l’arresto e il prelievo -senza autorizzazione da parte degli stati interessati -di decine di persone. Noi siamo venuti a scoprirlo perché la magistratura italiana funziona ancora e ce lo ha fatto scoprire. La domanda è: quante magistrature hanno fatto lo stesso? Quanti sono stati i prelievi, dove sono avvenuti, dove sono stati portati i prelevati, quanti di loro sono morti sotto le torture, quanti di loro sono stati uccisi semplicemente? Tutto questo ci dice che siamo ormai in una situazione di totale illegalità internazionale, o meglio di sostituzione della legalità internazionale con delle leggi ad hoc, costruite addirittura per decreto imperiale.

A queste domande non potremo mai rispondere se il sistema dell’informazione, come tu hai detto, è completamente controllato dal potere.
Tutto ciò che ho detto da quando abbiamo cominciato a parlare è praticamente sconosciuto a migliaia di italiani. Tu sai benissimo che le cose che dico non le dice quasi nessuno. E non lo dicono nemmeno i movimenti contro la guerra perché l’analisi del funzionamento del sistema mediatico è molto carente nei movimenti democratici che sono stati portati avanti. Molti di loro sono ancora lì a perdere tempo con l’idea della controinformazione, che è un piccolissimo pezzo del problema. Il resto del problema non è stato visto, non è stato capito e quindi non è stato sottoposto a critica. Il resto del problema è rappresentato dal fatto che la televisione è diventata ormai la padrona delle nostre menti. Non della nostra informazione, perché l’informazione è il 10% scarso di ciò che si vede in televisione, il resto non è informazione. E’ pubblicità e intrattenimento. La controinformazione non fa pubblicità alternativa, non combatte la pubblicità e non fa intrattenimento alternativo, il che vuol dire che i detentori della televisione sono padroni assoluti del 90% e più di tutto ciò che 30 o 40 milioni di italiani vedono tutti i giorni. Fino a che non si sarà capito questo non si sarà capito che cosa significa la Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna, che è il mondo in cui viviamo. Anzi, è il mondo di cui noi siamo i prodotti. Perché noi siamo i prodotti della Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna e quindi non siamo in grado di sapere quasi niente. Tutto ciò che io ti ho raccontato si spiega perché milioni, anzi miliardi di persone non sanno praticamente nulla di ciò che accade intorno a loro. E non sono quindi in grado né di decidere né di votare avendo coscienza di ciò che fanno. Questo è il quadro in cui noi stiamo vivendo. Dal quale io concludo che la sinistra dovrebbe ormai capire, e prendere atto, che la battaglia principale da fare è per la conquista della democrazia nella comunicazione. Se non si farà questo, tutto il resto sarà già perduto e noi saremo tutti sballottati, come dei fuscelli, a ogni ondata di terrorismo che ci verrà sbattuta sulla faccia terrorizzando e impaurendo milioni di persone che non sono in grado né di analizzare le cause del terrorismo né di capire come ci si può difendere. In questo momento siamo sotto una grave minaccia di trasformazione delle democrazie occidentali in stati autoritari fortemente repressivi.

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