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africaaguaDAL CIELO ALLA TERRA


UN OCEANO D´ACQUA POTABILE SOTTO IL TERRITORIO AFRICANO.
UNO STUDIO SCIENTIFICO LO DIMOSTRA.

DAL CIELO ALLA TERRA

SETUN SHENAR COMUNICA:

UN NOSTRO FRATELLO DELLA LUCE, TRAMITE IL MESSAGGERO DEL CIELO EUGENIO SIRAGUSA, AVEVA COMUNICATO ALLA VOSTRA SCIENZA UNA IMPORTANTE SCOPERTA SCIENTIFICO-GEOLOGICA RIGUARDANTE LA SOPRAVVIVENZA DI UNA PARTE DEI VOSTRI POPOLI CHE SOFFRONO LA SETE E LA SICCITÀ.
QUESTA INDICAZIONE VI FU DATA NELL´ANNO 1985 DEL VOSTRO TEMPO, MA LA VOSTRA SCIENZA SENZA COSCIENZA, COME AL SOLITO, COORDINATA DA SCIENZIATI CORROTTI AL SERVIZIO DEL POTERE TIRANNICO, HA IGNORATO COMPLETAMENTE QUESTA PREZIOSA OFFERTA INDICATA DAL NOSTRO FRATELLO DI LUCE CHIAMATO DA EUGENIO HOARA.
ADESSO, ANCORA UNA VOLTA, SIETE COSTRETTI A PRENDERE ATTO DELLE NOSTRE ESATTE PREVISIONI E DELLE NOSTRE PERFETTE RICERCHE SCIENTIFICHE.
PECCATO! IL RAMMARICO E LA COMMISERAZIONE CHE PROVIAMO PER VOI SONO TUTTE NOSTRE, MA VOSTRE SONO LE RESPONSABILITÀ, VOSTRI SONO I REATI DEI QUALI DOVRETE RISPONDERE MOLTO PRESTO AL TRIBUNALE CELESTE PRESIEDUTO DAL GIUDICE SUPREMO GESÙ IL CRISTO.
L´ACQUA AZZURRA NEL SOTTOSUOLO DEL MERAVIGLIOSO CONTINENTE AFRICANO SARÀ CERTAMENTE DISPONIBILE PER GLI ABITANTI DELLA NUOVA ERA:  I GIUSTI, I BEATI, I PURI DI CUORE E I BAMBINI, PARGOLETTI DELLA VITA.
PACE.

SETUN SHENAR SALUTA

Montevideo (Uruguay)
21 aprile 2012. Ore 18:05
Giorgio Bongiovanni
Stigmatizzato

AFRICA
HOARA COMUNICA:
 DA NOSTRI SPECIFICI SONDAGGI

CI RISULTA CHE IL SOTTOSUOLO DI GRAN PARTE DEL CONTINENTE AFRICANO È RICCO DI IMMENSI BACINI ACQUIFERI. È CONSIGLIABILE IMPEGNARE LA TECNOLOGIA CHE POSSEDETE PER PORTARE IN SUPERFICIE QUESTO PREZIOSO ELEMENTO VITALE.
VI DICIAMO CHE COSÌ FACENDO, E PRESTO, POTRETE RIGENERARE DI FERTILITÀ TUTTE QUELLE ZONE OFFESE DALLA PROLUNGATA SICCITÀ, IN PARTE DOVUTA A UNO SCOMPENSO DELLE CORRENTI PROVOCATO DALLA VOSTRA SCIENZA NUCLEARE.
OCCORRONO TRIVELLE E STRUTTURE IDONEE PER LA CONSERVAZIONE DELL’ACQUA, TENENDO PRESENTE LA NECESSITÀ DI CONSERVARLA IN APPOSITI CONTENITORI CHIUSI E DI USARE CONDUTTURE ATTE PER LO SMISTAMENTO DELL’ELEMENTO NELLE ZONE OVE TALE ELEMENTO NECESSITA.
È ALTRESÌ INDISPENSABILE EDUCARE I POPOLI A RENDERE LA TERRA VIVA E FRUTTIFICANTE FORNENDO LORO STRUTTURE AGRICOLE E MEZZI A SUFFICIENZA.
SE VOLETE FERMARE L’AVANZATA DEL DESERTO E LA MORTE DI MILIONI DI INDIVIDUI PER SETE E PER FAME, DOVETE IMPEGNARVI SUBITO E SERIAMENTE. NEL SOTTOSUOLO AFRICANO, OLTRE AD ENORMI BACINI DI ACQUA PURISSIMA, ABBIAMO RILEVATO COSPICUI GIACIMENTI DI MINERALI E DI LIQUIDI UTILI AL VOSTRO BENESSERE.
È UN NOSTRO CONSIGLIO.

HOARA SALUTA

Nicolosi, 10 maggio 1985
Ore 9:00
Eugenio Siragusa


UNO STUDIO LONDINESE HA RIVELATO UNO STRATO LIQUIDO DI 75 METRI
NELLE REGIONI SETTENTRIONALI. MA OCCORRE CENTELLINARLO

L’Africa muore di sete su un mare d’acqua
Mappato il sottosuolo, enormi quantità di “oro blu”. Riserve per oltre settant’anni
Londra. L’Africa è zeppa d’acqua, specie nella sua parte più arida, il deserto del Sahara. I suoi abitanti non se ne sono mai accorti non perché colpiti da violente insolazioni ma perché l'oro blu, da secoli, si è rifugiato nel sottosuolo. E non due gocce. Le faglie sotterranee, infatti, superano di ben cento volte la quantità d’acqua che si trova oggi in superficie. Per l’Africa si tratta - potenzialmente - di una rivoluzione copernicana. A patto, precisano gli esperti, di saper gestire la scoperta con parsimonia.
A mappare con attenzione, per la prima volta, le risorse idriche nascoste del «continente assetato» sono stati i ricercatori della British Geological Survey e del University College London (UCL).
Che sperano così, anche grazie all’aiuto dei grafici colorati, di «aprire gli occhi alla gente» e portare il tema al centro del dibattito internazionale. «Le riserve maggiori - spiega alla BBC Helen Bonsor, uno degli autori della ricerca - si trovano nelle regioni settentrionali dell’Africa: in Libia, Algeria e Chad». Ovvero in enormi, e antichi, bacini sedimentari. «Si tratta di aree coperte da uno strato d’acqua spesso 75 metri. È una quantità enorme». E pensare che nel continente sono circa in 300 milioni a non avere accesso ad acqua potabile - senza contare che, al momento, solo il 5% della terra coltivabile è irrigata.
«La mancanza di fognature e di acqua potabile scatena epidemie di diarrea, che è la principale causa di morte tra i bambini dell’Africa subsahariana», commenta Barbara Frost, direttrice di WaterAid, l’Ong internazionale – con sede a Londra – che si batte per migliorare l’accesso all’oro blu ai quattro angoli del mondo. Ecco perché al summit di Washington «Sanitation and Water for All» funzionari e ministri di oltre 50 Stati africani hanno promesso investimenti reali tra il 5% e il 7% nell'arco dei prossimi due anni. Un colpo di reni è d’altra parte necessario. Se si guarda ai progressi fatti in questo campo, con questo ritmo l’Africa raggiungerà i target prefissati dal Millennium Goal nel 2175. Il che significa un ritardo di 160 anni. Insomma, se si vuole dissetare l’Africa, più che al cielo è forse meglio guardare alla terra. Ma con attenzione. Far scattare l’operazione «trivella selvaggia» sarebbe infatti persino controproducente.«È altamente sconsigliato scavare e posare condotte ad alta portata senza prima aver svolto precise ricognizioni sullo stato delle riserve locali», ha messo in guardia Alan MacDonald, coordinatore dello studio. In alcune aree le riserve, una volta utilizzate, non sono infatti ricostituibili. In altre parole: in quel caso quando l'acqua finisce finisce.

Meglio dunque optare per «sorgenti rurali e pompe manuali a bassa portata». Il che significa organizzarsi per una produzione dedicata al consumo locale, non certo alla commercializzazione di tipo industriale.

«Le nostre analisi mostrano che, se si procede con attente esplorazioni, nel sottosuolo africano c'è acqua sufficiente per usi potabili e irrigazione a basso impatto», spiega Bonsor. E questo anche se la domanda, nei prossimi decenni, dovrebbe aumentare sotto il peso dell’aumento demografico e delle necessità dell’agricoltura.
L’idea migliore sarebbe quella di usare le risorse sotterranee come «cuscino di protezione» contro le oscillazioni climatiche provocate dal «climate change». «Persino nelle riserve più vicine alla superficie locate nelle zone semi-aride con pochissime precipitazioni - conclude Bonsor - i bacini danno l’indicazione di poter durare dai 20 ai 70 anni».

Queste conclusioni sono state raggiunte confrontando le diverse mappe idro-geologiche realizzate dai vari governi con 283 studi acquiferi indipendenti. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista scientifica Environmental Research Letters.

Mattia Bernardo Bagnoli

LA STAMPA 21 APRILE 2012

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