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IL SEGNO VIVENTE PERCORRE LE VIE DEL MONDO
Anche questo viaggio di missione in America Latina é giunto a conclusione. Siamo sull'aereo che da Buenos Aires ci porta verso Madrid e da qui per Roma, ci aspetteranno poi altre tre ore e mezza di strada in macchina per giungere nella nostra casa di Sant'Elpidio a Mare.
Gli orologi locali segnano l'1:45, abbiamo sorvolato il Brasile e ci stiamo addentrando nei cieli che sovrastano il grande Oceano Atlantico. É notte. Sul volo che ci ospita della compagnia Iberia dormono oramai quasi tutti.

Un uomo si distingue dagli altri per I guanti bianchi che ricoprono le sue mani. Guanti macchiati di sangue. L'aereo è al completo. Tutti I posti a sedere sono occupati. L'uomo prova a trovare una posizione che gli permetta di riposare un pochino per quanto possibile. I piedi, stigmatizzati anch'essi, domani saranno gonfi.  Lui però non desidera essere diverso, ama essere un uomo tra gli uomini, non chiede trattamenti speciali e così mi vieta di fare richieste particolari alle hostess che vanno avanti e indietro per accogliere le richieste dei viaggiatori ignari dell'ospite d'eccezione che li onora della sua presenza così come tante altre volte è accaduto in passato.
Il segno vivente percorre le vie del mondo, ma solo chi ha il cuore dischiuso come un fior di loto al sole pronto a ricevere la Verità con devozione e umiltà può riconoscerlo. Colui che parla per sua bocca è l'ospite invisibile delle nostre vite, l'ascoltatore silente di ogni nostra conversazione, il viandante che tutto osserva e tutto vede. Disobbedisco. Mi apparto con le hostess mettendole al corrente della presenza di quell'ospite Sacro e chiedendo loro di intercedere con il comandante del velivolo affiché possa farlo riposare in prima classe visto che ha la disponibilità di diversi posti liberi. Una di loro appena parlo di uomo stigmatizzato esclama alla collega: que es eso?. L'altra mi spiega con gentilezza e dispiacere che purtroppo ció non è possibile per le regole ferree a cui sono sottoposti I dipendenti della compagnia. Sono costretta mio malgrado a dover accettare la situazione. Con un nodo alla gola guardo Giorgio che incurvato su se stesso prova a riposare.
La notte sarà dura. In Italia sono le sei e mezzo del mattino. Il paese si risveglia. E così anche I membri della nostra amata famiglia fisica e spirituale che ci attendono per sera. Con noi ancora forte addosso il  prezioso profumo di tutti i nostri amati fratelli del Sud America, il loro luminoso sorriso, il loro profondo sguardo, Uruguay, Paraguay, Argentina, Cile, Messico, fratelli con i quali abbiamo condiviso questi brevi ma intensi, meravigliosi e indimenticabili giorni di missione. Fratelli speciali, scudo forte e fiero del testimone della verità che prepara l'avvento del Cristo nella Nuova Galilea dei Gentili e l'ultima battaglia contro colui che si antepone al Cristo nostro Re e Signore.
Concetti dal profondo valore spirituale sono stati da lui elargiti con quell'amore che muove I mondi e le stelle. Lo stesso amore che nel silenzio di un aereo sa soffrire. Lo stesso amore che si offre nudo in sacrificio per noi immeritevoli di tanta grazia divina. Vi amo. Profondamente vi amo.  
Vostra in eterno.
Sonia Alea
8 Aprile 2013                       

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